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16 dicembre 2014
La tangente
Pare che i Renziani si offendano se si paragona il “fund raising” gestito da Renzino con le celebri cene da 1000 euro a cranio, con degli anticipi di tangenti.
Per cui dobbiamo trovare un diverso vocabolo per definire:
"Denaro dato da ricchi imprenditori a persona di potere".
Ovviamente la parola “tangente”, deriva dal latino “tangere = toccare”, per andar quindi leggeri si potrebbe quindi attingere al verbo “sfiorare” con “sfiorante”, ma è una parola così assonante a “sfiorire” che per un virgulto in piena fioritura mi sembra proprio inappropriato.
C’è da dire che il rigido “toccare” è dovuto alle contaminazioni linguistiche degli idiomi nordici e derivi dal tedesco arcaico “zucchon” divenuto poi “zucken”, ben ci starebbe pertanto una bella “zuccante”, ma anche qui andiamo male, per l’uomo più intelligente del pianeta prendere “zuccanti” sarebbe un’onta inenarrabile.
I sinonimi si sprecano: tastare, palpare, premere, spingere, ma anche avere, ottenere, spettare e poi i più violenti percuotere, colpire, picchiare.
Una “spingente” o una “premente” non vanno poi così male, una “spettante” invece ha il sapore di Agenzia delle Entrate (campo già occupato da un’altra persona di Firenze), una “percuotente” no – proprio no – al massimo può essere il nuovo nome da dare alla “gratifica natalizia” di lavoratori, artigiani e pensionati.
Quelli che come me hanno fatto le scuole tecniche, pensando alla tangente, hanno in mente l’immagine della linea che tocca il cerchio (in questo caso magico), così si potrebbe traslare a qualche altra figura geometrica, la “secante”, per esempio, la linea che entra nel cerchio (sempre magico), si potrebbe poi parlare di “cotangente” che essendo il reciproco della “tangente” la potremmo immaginare come “ciò che mi impegno a restituirti”.
La discussione resta aperta. 
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14 febbraio 2014
politica interna
Benvenuto nella palude Matteo!

A mio modesto parere, Renzi non è del tutto preparato ad affrontare le insidie di una guerra di posizione nella melma romana.

Penso che lui immagini di impegnarsi in una “guerra lampo” che lo porti immediatamente a fare le riforme costituzionali ed elettorali traendone un immediato beneficio in termini di consenso e andando alle urne da vincitore sicuro.

Probabilmente ciò oggi non è possibile.

In primo luogo c’è la questione della maggioranza di governo che presenta oggi le stesse problematiche del 26 febbraio 2013, ovvero ci deve addentrare nelle insidie delle più o meno larghe intese (SEL, PD, SC, Popolari, NCD, M5S, o un mix di partiti e transfughi?).

E poi sarà vero che non arriva dalla Luna, ma è anche vero che non è mai stato né ministro, né sottosegretario e neppure parlamentare.

Ha una lunga esperienza amministrativa, ma alla presidenza del consiglio credo che sia diverso (vedi l’ottimo sindaco Zanonato, quante volte da ministro ha già peccato anche solo di mala - comunicazione).

Su Renzi si potrebbero proiettare consistenti aspettative di una larga parte della cittadinanza italiana, aspettative che non possono essere appagate con una battuta sagace o con una mattinale riunione di segreteria.

Rischia così di sconfessarsi sulle alleanze e di rimanere invischiato nel pantano dei distinguo e degli emendamenti, arrivando a correre la competizione elettorale senza quell’alone di novità che tanto lo fanno piacere agli elettori.

"Chi non conosce le montagne, le foreste, le gole più propizie agli agguati, l’estensione delle paludi piene d’acqua e di quelle piene di melma, non può dirigere la marcia di un esercito." Sun Tzu IV sec. a.C.

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7 dicembre 2012
politica interna
Lo starnuto
Tra tutti gli elementi che si possono analizzare in questi giorni del tumultuoso finale di stagione politica, spicca lo “psicodramma” del senatore Franco Orsi.

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20 gennaio 2012
politica interna
L' egemonia sottoculturale.

L'egemonia sottoculturale. L'italia da Gramsci al gossip.

Panarari Massimiliano

 

Una volta il nazionalpopolare era una categoria gramsciana, i giornali e la televisione pubblica erano pieni di scrittori e intellettuali, la sinistra (si dice) dominava la produzione culturale. Oggi nazionalpopolari sono i reality show pieni di volgarità, la televisione (pubblica o privata) è quella che è, e la sinistra pure. Ma si può paragonare l'Italia di Pasolini, Calvino, Moravia con quella di "Striscia la notizia", Alfonso Signorini, "Amici" di Maria De Filippi ? La tesi provocatoria di questo libro è che il confronto non solo è possibile, ma è illuminante. Perché oggi, finita e strafinita l'egemonia culturale della sinistra, trionfa un'egemonia sottoculturale prodotta dall'adattamento ai gusti nostrani del pensiero unico neoliberale, in quel frullato di cronaca nera e cronaca rosa, condito da vip assortiti, che sono diventati i nostri mezzi di comunicazione, ormai definitivamente dei "mezzi di distrazione di massa". E il paradosso è che molte delle tecniche di comunicazione che oggi innervano la società dello spettacolo sono nate dalla contestazione del Sessantotto, dai movimenti degli anni Settanta e dalle riflessioni sul postmoderno degli anni Ottanta. E cosi, in un cortocircuito di tremenda forza mediatica, il situazionista Antonio Ricci produce televisione commerciale di enorme popolarità, Signorini dirige con mano sicura il suo postmodernissimo impero "nazional-gossiparo", i reality più vari sdoganano il Panopticon di Bentham e Foucault per le masse.

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15 dicembre 2011
politica interna
G. Zagrebelsky E. Mauro - La felicità della democrazia. Un dialogo

G. Zagrebelsky E. Mauro - La felicità della democrazia. Un dialogo

Pensi davvero che ci sia da temere per la democrazia, anche solo come forma politica? Non ti pare che ormai, nel mondo occidentale, nessuno oserebbe proclamarsi antidemocratico? Perfino i dittatori, quando prendono il potere, sciolgono il Parlamento e sospendono i diritti, dicono di farlo per restaurare la 'Vera democrazia'. La democrazia è l'ideale del nostro tempo. Ma la democrazia è un sistema di governo molto compiacente. Può ospitare tante cose, senza abbandonare il suo nome. C'è da preoccuparsi perciò della sua salute, cioè della sua efficacia, che è poi la sua capacità di mantenere le promesse. Non è strano infatti che alla massima estensione spaziale della democrazia corrisponda un'insicurezza, anzi uno scetticismo crescente, diffuso e diffusivo nei suoi confronti? Il disincanto democratico, si sta diffondendo sempre di più, non tra chi appartiene ai giri del potere, ma tra chi ne è escluso. E il segno che la democrazia, come ideale politico si sta appannando, anzi, sta facendo una semi-rotazione: dal basso all'alto. Ma se chi ne ha più bisogno rinuncia alla democrazia come ambito di libertà nel quale è possibile l'emancipazione, il cambiamento, la semplice affermazione di diritti, allora la democrazia è mutilata, perché parziale. E dove va chi è deluso dalla democrazia? Non va da nessuna parte, perché non ci si può astenere dalla democrazia come se fosse un'opzione politica. Il fatto è che la democrazia è fragile, è delicata, è manipolabile...

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15 dicembre 2011
politica interna
Massimo Salvadori - Democrazie senza democrazia

Massimo Salvadori  - Democrazie senza democrazia

Oggi viviamo più che mai in un'era di sacralizzazione della democrazia. Ma, mentre celebra i suoi trionfi, la democrazia è soggetta a così forti motivi di deterioramento da indurre a domandarsi se, sotto l'apparenza, non si celi una realtà che ne contraddice i principi e i presupposti istituzionali e sociali. Fatto è che le istituzioni degli Stati nazionali e la tradizionale divisione dei poteri non sono più in grado, come mostrato dagli eventi che hanno provocato la grande crisi economica del 2008, di regolare e controllare le decisioni dei centri di potere "irresponsabili" che presiedono alla produzione e all'allocazione delle risorse materiali, influiscono in maniera determinante sulla politica degli Stati, plasmano l'opinione pubblica, condizionano pesantemente i processi elettorali. Dopo aver indicato i tratti costitutivi delle varie forme di democrazia, l'autore si sofferma in particolare su tre tipi di regimi: il regime liberale non democratico, il regime liberaldemocratico fondato sui partiti di massa e radicato negli Stati dotati di piena sovranità sul loro territorio e a "economia nazionale", il regime liberaldemocratico nell'era dell'economia globalizzata, dell'indebolimento dei partiti, dell'avvento del cittadino "video-dipendente", dello svuotamento progressivo della sovranità degli Stati.

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15 dicembre 2011
POLITICA
Ronald Dworkin - La democrazia possibile. Principi per un nuovo dibattito politico

 

La democrazia possibile. Principi per un nuovo dibattito politico

Negli Stati Uniti, dove la vita politica somiglia sempre più a una guerra, è ancora possibile trovare una base comune per un corretto dibattito politico?

È questo il quesito fondamentale attorno cui Dworkin articola tutto il suo libro. La nazione americana sembra infatti spaccata in due, divisa fra due culture totalizzanti e incompatibili. Tuttavia per Dworkin questa teoria delle due culture onnicomprensive, quella rossa rappresentata dai repubblicani conservatori e quellablu rappresentata dai democratici progressisti, ormai luogo comune, è quantomeno esagerata. Si tratterebbe piuttosto di una riuscita invenzione politica che, anziché fornire una valida spiegazione circa la reale situazione del contesto politico statunitense, ne acuirebbe la contrapposizione finendo con l’impedire un libero e ragionevole confronto politico. Dworkin si pone quindi due obiettivi: innanzitutto trovare, malgrado l’opinione diffusa, principi comuni abbastanza solidi da rendere possibile e proficuo un dibattito politico serio. In secondo luogo, cercare di evidenziare la forza e l’attinenza di tali principi con i grandi problemi che dividono la nazione americana: i diritti umani, il ruolo della religione nella vita pubblica, la giustizia sociale, il carattere e il valore della democrazia.

Il testo si occupa così soprattutto della vita politica statunitense, ma i principi individuati da Dworkin, secondo lui patrimonio comune degli americani, sono condivisi da molte altre nazioni, e gli argomenti trattati trovano applicazione anche nell’arena internazionale, dovrebbero cioè avere valore per qualsiasi interpretazione matura della democrazia. Così pure la diagnosi sullo stato del dibattito pubblico americano e le conclusioni che, come ben sottolinea Mario Ricciardi nella prefazione all’edizione italiana, si possono estendere benissimo anche alla situazione politica italiana.

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11 luglio 2011
politica interna
Angelino Alfano Segretario del PCUS?

La nomina di Angelino Alfano alla segreteria politica del PDL, mi ha ricordato i riti congressuali del Partito comunista dell’Unione sovietica degli anni ‘70 e ‘80.

La celebrazione dei lavori del Consiglio Nazionale del PdL, con una grande platea caratterizzata da una totale assenza di civile dibattito interno e da un inimmaginabile dissenso, mi è parsa come una commedia recitata da attori che non avendo ancora trovato la compagnia per la prossima stagione, si rassegnano a recitare stancamente l’ultimo atto dell’ultimo spettacolo.

Così come il consigliere regionale Pedicino, unico contrario, colto da un attacco isterico di ilarità, pareva pronto per essere internato in un ospedale psichiatrico.

Oggi siamo alla fine della parabola politica di Silvio Berlusconi che ci ricorda quando, alla morte di Breznev, si successero, in breve sequenza, le nomine di vari funzionari di partito, nella speranza di perpetuare una cultura politica superata dalla realtà dei fatti.

Poi il muro di Berlino crollò e di quella politica non se fece più nulla, almeno l’Europa dell’est fu salva.

Il centrosinistra non può aver nulla da temere dalla nomina di Alfano, egli, anche visivamente, appare un sottoposto, un personaggio che non potrà mai partecipare alle riunioni da solo, la presenza del “suo” Presidente sarà sempre aleggiante.

Anche in questi giorni con l’economia italiana sotto attacco della speculazione e di convulse consultazioni e dichiarazioni in merito alla manovra di bilancio, Alfano non si è reso promotore di conferenze stampa di presentazione e di chiarimento.

Prepariamoci al dopo Alfano “single”, magari un affiancamento della Santanché.

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19 maggio 2011
politica interna
A Milano gli anni ’80 sono finiti.

A Milano, comunque vada il ballottaggio, gli anni ’80 sono finiti.

Sono stati belli con la Milano “da bere” e della moda - sempre più cinese- , la Milano della finanza - che gioca a fare Wall Street - e dei SUV - presiin leasing -, la Milano della flessibilità - che è “il nuovo che avanza” - edelle fabbriche - di sedi commerciali-.

Certamente non finiranno di botto, ma sarà un lento risveglio, a poco apoco la maggioranza dei milanesi prenderà coscienza di aver vissuto un belsogno, ma, come diceva Biagi, dai sogni prima o poi ci si sveglia.

Il Berlusconismo  ha scandito le variefasi oniriche, ma è giunto all’ultima: non ha nuovi sogni da proporre, può solamentefar leva sulle angosce e sulle paure.

Al risveglio, la maggioranza dei milanesi si renderà conto che quegli anninon hanno portato a una concreta stabilità economica delle semprepiù larghe fasce di popolazione esposte agli effetti della crisi.

Un primo significativo effetto di questo rinnovamento del vivere Milano emergedall’osservazione delle preferenze: il Vicesindaco De Corato, di fatto unsindaco vicario sia dell’attuale amministrazione che della Giunta Albertini,espone un’evidente debacle, segno di una gestione della cosa pubblica dedita all’affarismoe poco attenta ai cittadini.

In via Dante, la strada che collega il Castello Sforzesco con il Duomo, ilampioni sono quasi sempre spenti: la sensazione di buio non è solamentefisica, è soprattutto psicologica.

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11 maggio 2011
politica interna
Enrico Morando - Riformisti e comunisti?
Enrico Morando - Riformisti e comunisti? 

Dal Pci al Pd. I «Miglioristi» nella politica italiana




Riformisti e comunisti? A cavallo tra gli anni ottanta e novanta, un gruppo agguerrito di dirigenti e militanti del Pci provò a declinare, in Italia, l’ultima stagione di quello che oggi appare un ossimoro. Nei decenni precedenti, la «destra comunista», prima con Giorgio Amendola e poi con Giorgio Napolitano, era sembrata più volte al limite dello strappo. Ma il crollo precipitoso del colosso sovietico, con gli esiti nostrani della «Bolognina», apriva ora nuove opportunità e non lasciava più tempo agli indugi. Fu tra il 1989 e il 1994 che si consumò, in effetti, la parabola della corrente «migliorista». Il suo intento dichiarato era di superare l’anomalia della sinistra italiana, promuovendo la costruzione di un grande partito socialista a vocazione maggioritaria. Ma tre fattori ne limitarono le potenzialità: la concezione del partito e della lotta politica interna; un’eccessiva ricerca dell’equilibrio tra istanze di continuità ed esigenze di rottura; e infine la difficoltà a considerare come compiutamente propria la cultura liberalsocialista.
La tesi di questo libro, scritto da uno tra i principali protagonisti di quell’esperienza, è netta: se i riformisti del Pds avessero operato più tempestivamente per la sintesi tra socialismo e liberalismo e si fossero candidati alla guida del processo d’innovazione capace di incarnarla, l’Italia si sarebbe dotata già a metà degli anni novanta di un vero partito di «centrosinistra». E oggi sarebbe un’altra Italia…
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29 dicembre 2010
politica interna
Lucci e alborelle.

 


Il più semplice tra i modelli di società è il lago chiuso con due popolazioni: i lucci (i predatori) e le alborelle (le prede).

Man mano che i lucci mangiano le alborelle, la popolazione dei lucci cresce e quella delle alborelle diminuisce, fin tanto che le alborelle diventano poche per nutrire tutti i lucci, inizia così una moria dei predatori che permette successivamente alle prede (le alborelle) di riprodursi e di moltiplicarsi. Il tutto in un ciclo che, tra alti e bassi, sta sostanzialmente in equilibrio.

Ora, se trasponiamo questo modello alla nostra attuale società, ho l'impressione che i lucci (la finanza/l'industria) stiano aggredendo così tanto le alborelle (i lavoratori/i risparmiatori/i consumatori) da rischiarne l'estinzione.

 
Ai lucci rimarrà solamente il disperato tentativo di sopravvivere sbranandosi tra di loro, ma per noi povere alborelle è una magra consolazione.
 
Anch'io, con la responsabilità di dover pensare alla dignità di un lavoro per qualche migliaio di famiglie, avrei firmato l'accordo con la FIAT, ma occorre che la classe politica, specie quella del centrosinistra, proponga un progetto di società che dia la speranza di salvezza, o meglio la garanzia del futuro, alle "alborelle".
 
Mario Lanfranco
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22 settembre 2010
politica interna
I fondisti e lo scattista.

L’ormai arcinota e abusata espressione “discesa in campo” evoca l’ingresso su un campo da calcio, dove si giocherà una partita tra due squadre avversarie e dove, pur con una punta di valore, non sarà un singolo giocatore a vincere o a perdere, ma sarà un’intera squadra a far suo il risultato o, se il collettivo non dovesse funzionare, a lasciare mestamente il campo.

Diversamente, mi pare che la politica attuale assomigli di più ad una gara di atletica leggera (sport che amo più del calcio).

È come una corsa fatta da singoli che sì, alla fine, metteranno anche la loro medaglia nel medagliere di stato, ma che corrono ognuno per il proprio conto.

I corridori del centrosinistra sono quindi “scesi in pista” con largo anticipo, in ordine sparso, e si sono messi a trotterellare al passo da fondista.

Il fiato è greve per l’ormai lunga carriera, le gambe sono indolenzite dagli acciacchi e il morale è basso per i risultati sempre un po’ scarsi.

Tuttavia ognuno di essi sgomita per essere il primo della fila, pensando già alla volata finale pur essendo ancora al primo giro.

 

Eppure io sono ottimista, penso che alcuni di loro il fiato sufficiente per giungere vittoriosi al traguardo ce l'abbiano.

 

Tuttavia occorre stare attenti, ad oggi non sappiamo ancora se sarà una gara sui 5.000, sui 10.000 metri o addirittura una maratona.

 




Di certo sappiamo che a 100 metri dall’arrivo, un atleta un po’ indisciplinato scenderà in pista, uno scattista professionista, che con pochi passi cercherà di regolare la gara a suo favore.

 


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6 agosto 2010
politica interna
Spin-off nel PDL.

“Spin-off” è una locuzione della lingua inglese che indica il distacco di una parte minore da un oggetto principale, ad esempio, di un ramo d’azienda da una società strutturata.

Abbiamo quindi assistito in questi giorni allo spin-off del FLI (Futuro e Libertà per l’Italia) dal PDL, ovvero ad un “processo di accompagnamento (alla porta) volontario, pianificato e non casuale” (da Wikipedia).

Volontario, poiché era da tempo che il clima tra cofondatori del PDL si era arroventato ed era lo stesso Fini a volersi distaccare dal pantano giudiziario nel quale sguazzano i vertici del maggiore partito politico italiano; pianificato, poiché, nelle scelte politiche del Cavaliere, nulla è mai stato lasciato al caso, ma segue i dettami di un attento marketing propagandistico ...
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Ciò frena il furore di Berlusconi nei confronti di Fini, come Ercole vorrebbe colpire cento volte l’abigeo Caco, reo di avergli ha rubato le vacche.
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21 luglio 2010
politica interna
Il Cavaliere Dimezzato

L’ibridazione tra il Cavaliere Agilulfo, paladino di Carlo Magno, e il Visconte Medardo di Terralba, è avvenuta ieri, durante la conferenza stampa del Presidente del Consiglio dei Ministri a Milanello.

Se poteva apparire inverosimile, soprattutto per un osservatore straniero, che un premier potesse intrattenere i giornalisti convenuti con lo sfondo degli sponsor di casa, tra una società telefonica e un trasportatore, un’auto di lusso e una marca di birra e perfino sponsorizzato da una "coppia di fatto" come Dolce e Gabbana (pecunia non olet), appare ancora più stravagante che egli si dispiaccia per un provvedimento legislativo opera della maggioranza che lo sostiene e frutto di una mediazione interna al suo partito.

Un Cavaliere Inesistente, che non esiste al di là degli interessi che rappresenta e cessa di esistere non appena si deconcentra dalla sua forza mediatica e un Visconte Dimezzato, diviso a metà, mezzo padrone dispotico e mezzo incontenibile umorista, per farla breve: un Cavaliere Dimezzato.

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12 luglio 2010
politica interna
L'autodidatta.

Il mio più vivo ricordo di un autodidatta, è quello del signore che si presentò a Portobello, il varietà condotto dall’indimenticato Enzo Tortora, dichiarando di essere un autodidatta di fisica, astrofisica, astronomia, meteorologia, e che poteva affermare che, abbattendo il Passo del Turchino, si sarebbero diradate per sempre le nebbie padane.

Ed è così il mondo dei blogger: per lo più politologi autodidatti.

Gente che comunque qualche sconclusionata opinione la dà, qualche proposta balzana la fa.

E così spesso mi interrogo su quanto abbia studiato la nostra classe politica per guidare il paese, i partiti, le regioni e i comuni?

Su quanti abbiano una solida preparazione in storia e in geografia, per non parlare delle materie più complesse come la sociologia e l’economia.

Qualcuno potrebbe obiettare che un politico non deve essere necessariamente un politologo o comunque un intellettuale o un sapiente, come si diceva un tempo, così come chi sa guidare gli autobus nella nebbia padana non è obbligato a conoscere le dinamiche fisiche della sua formazione.

L’importante è che sia un buon comunicatore e che comunichi sicurezza ai passeggeri.

A me non dispiacerebbe se qualche nostro politico, di tanto in tanto, formulasse delle proposte complesse del futuro dell’Italia, dei progetti per diradare le nebbie.

Ma come scrive Stefano Folli dalle pagine del Sole 24 Ore: “È vero che Casini parla con insistenza di "unità nazionale", ma è tutto da dimostrare che voglia andare in soccorso a Berlusconi.
Più probabile che voglia tenersi pronto per una fase successiva, se e quando si presenterà.
Anche il Pd attende, senza peraltro riuscire a imporre un tema, a farsi protagonista di una battaglia.
Così passano i mesi e la politica resta nella nebbia.”

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2 luglio 2010
politica interna
I migliori anni della nostra socialdemocrazia.

Olaf PalmeSpesso sentiamo sentenziare da esponenti del PD che “la socialdemocrazia è un sistema politico superato”, “ci si può alleare con la sinistra, purché non si parli più di socialdemocrazia” e che - dalla mezzanotte del 31 dicembre 1999 - “è un’ideologia del secolo scorso”.

Nel momento dell’evidente crisi del liberismo, segnalata dall’anomala recessione economica che sta colpendo l’Occidente, tutto ciò mi irrita immensamente.

Soprattutto al pensiero che il patrimonio politico della socialdemocrazia venga scaricato e denigrato, lasciandolo in dote alla sinistra radicale che quel patrimonio non lo ha mai coltivato avendo nutrito, semmai, i vari miti classisti, dapprima rivoluzionari e totalitari, poi elettorali e democratici, ma comunque orientati più sul “chi” fa l’economia che sul “come”.



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18 giugno 2010
politica interna
41 bis.

Keynes a Bretton WoodsNon intendo intervenire sulle norme dell’ordinamento penitenziario, ma sulla proposta, espressa da Tremonti e da Berlusconi, di modifica, in senso liberista, dell’articolo 41 della Costituzione della Repubblica Italiana, formulando così un “41 bis”.

La mia opinione è che l’articolo 41 sia uno tra quelli che maggiormente caratterizzano lo spirito unitario, universale e intramontabile della Costituzione.

Infieriscono quindi sul "41" con volontà iconoclasta, finalizzata alla demolizione dell’architettura costituzionale nata dalla Resistenza.
Esso recita: “L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.

Durante i lavori del Comitato di Redazione, il comunista Togliatti propose di scrivere la parola “guidata” anziché “indirizzata”, i democristiani Dossetti e La Pira si astennero, gran parte della DC votò contro, ma comunque Fanfani diede un contributo decisivo al raggiungimento dell’intesa che fu quella di indirizzare l’Italia economica e finanziaria ad accompagnare e a viaggiare di pari passo con l’Italia sociale, aderendo così all’economia nota come “sociale di mercato”.

Secondo l’opinione di Norberto Bobbio, la nostra Costituzione è il “risultato della confluenza dell’ideologia socialista e di quella cristiano sociale con quella liberale classica”.

I costituenti liberali si lamentarono non delle limitazioni sociali del “41”, ma dell’insufficiente contrasto ai monopoli e alle corporazioni.

“Non basta” – secondo l’onorevole Guido Cortese – “intervenire per reprimere, bisogna prevenire, impedire che si formino le situazioni monopolistiche. Come? Attraverso una legislazione che sopprima i privilegi e ogni forma di protezionismo e regoli i mercati”.

E Aldo Moro – “Non è possibile permettere che gli egoismi si affermino, ma è necessario porre la barriera dell'interesse collettivo come un orientamento e un controllo di carattere giuridico. Ed è nell'ambito di questo controllo che lo Stato permetterà delle iniziative individuali, finché rientrino nell'ordinamento generale, di svolgersi liberamente. E queste iniziative individuali sono consacrate con il riconoscimento della proprietà personale”.

Proprio in questi anni, per non dire in questi giorni, stiamo assistendo a una recrudescenza dell’egoismo delle oligarchie finanziarie, che stanno devastando le economie e le società occidentali, con la creazione continua e illimitata di capitali come unico scopo dell’economia, indifferente alle conseguenze sociali.

E gli stati dovrebbero assistere inermi al mercato, sperando che si autoregoli?

Il fallimento delle economie socialiste e il logoramento di quelle socialdemocratiche, non deve far pensare che la soluzione giusta sia un’economia di mercato pura, semplice e deregolata.

Nessuno è in grado di affermare che il liberismo più sfrenato – il “laissez-faire” – favorisca servizi efficienti, piena occupazione, equità sociale e bassa fiscalità ovvero il migliore dei mondi possibili.

L’economista francese Serge Latouche, in una recente intervista a Repubblica, ha dichiarato: “Da giovane ero un economista esperto di sviluppo. Negli anni Sessanta sono stato in Congo e poi nel Laos per attuare programmi di sviluppo economico. E' così che è incominciata la mia riflessione critica su questo modello di crescita continua. Pensavo essere al servizio di una scienza, in realtà si trattava di una religione”.

L'idea del ministro Tremonti di intervenire sull'articolo 41 della Costituzione, piace alla presidente di Confindustria: ''Condividiamo la proposta di Tremonti di modificare l'articolo 41 della Costituzione per introdurre una vera libertà d'impresa'', ha detto Emma Marcegaglia durante il suo intervento all'Assemblea annuale di Federchimica.

Personalmente ritengo che le difficoltà delle imprese italiane non siano presunte limitazioni alle libertà d’iniziativa, ma siano imputabili proprio all’assenza di autorevoli indirizzi politici in campo economico.

Adam SmithInvestire in filiere industriali o commerciali eccessivamente sature o mature, così come pensare di battere i paesi emergenti sul piano della riduzione dei costi d’impresa con la deregulation contrattuale o con uno smisurato aumento della produttività, sono azioni lecite, ma di pura follia o peggio, di inettitudine.

In ogni caso, alcuni costituzionalisti si sono espressi affermando che è possibile, con legislazione ordinaria, abolire i controlli preventivi (“ex ante”) a nuove imprese, che potrebbero così insediarsi e iniziare a produrre, per essere verificate in seguito (“ex post”) dagli organi di controllo.

Diversamente da quanto fatto (o non fatto) finora, occorre incentivare gli investimenti nella ricerca e attivare delle liberalizzazioni nel campo del credito e delle professioni per rendere le imprese, di ogni dimensione, efficienti e competitive.

Inoltre negli ultimi anni è avvenuto quel trasferimento di ricchezza verso le rendite statiche e speculative avvantaggiando gli intermediatori finanziari e penalizzando larghe fasce del ceto medio, che hanno visto progressivamente peggiorare le proprie condizioni economiche.

Occorre mettere in moto quei meccanismi di redistribuzione dei redditi dalle rendite statiche alle rendite produttive.

Con uno sviluppo crescente e sostenibile si potrà nuovamente dare risposta alle speranze dei lavoratori, dei disoccupati, dei precari, delle donne e degli anziani.

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8 giugno 2010
politica interna
I principi e i voti - Gustavo Zagrebelsky

 

"Non seguirai la maggioranza per agire male" è l'ammonimento che viene dall'Esodo ai giudici di ogni tempo. Ed è il precetto che meglio ci introduce alle funzioni della Corte costituzionale. Suprema istituzione non elettiva, la Corte protegge la repubblica limitando la mera quantità della democrazia per preservarne la qualità, contro la degenerazione democratica in regime della maggioranza irresponsabile. La funzione dei giudici costituzionali è dunque altamente politica, pur senza appartenere alla politica. Essi sono chiamati a difendere i principi della convivenza contro la divisione e a diffondere il "bisogno di costituzione" contro la tentazione di fare della materia costituzionale un campo di sopraffazione della maggioranza sulla minoranza.

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28 maggio 2010
politica interna
Manlio e Livia

Io sono Manlio Milani, il marito di Livia, morta nella strage di Brescia la mattina del 28 maggio 1974.
Da quel giorno, ogni istante della mia vita lo dedico alla ricerca della verità.
Non è facile, credetemi. Ma io non desisto.
Piovigginava, quella mattina.
Ma Livia, in piazza della Loggia, ci sarebbe andata anche se fosse venuto giù il cielo. Voleva essere lì, con i suoi colleghi insegnanti, militanti della Cgil come lei, per testimoniare il suo impegno antifascista. Con alcuni di loro, i coniugi Trebeschi, la sera prima avevamo chiacchierato fino a tardi. Avevamo parlato di tante cose e anche del perché fosse importante partecipare il mattino seguente, alla manifestazione antifascista e allo sciopero che, una volta tanto, non era stato indetto per rivendicazioni economiche, ma per difendere la libertà di tutti. Uscii dal lavoro alle 8 per andare a prenderla, perché dovevamo andare insieme alla manifestazione, mia moglie e io, come avevamo fatto tante altre volte. Io ero impiegato in un’azienda elettrica. Livia invece insegnava letteratura italiana. Aveva vinto il concorso per le Superiori, ai primi di maggio. Avevamo vissuto insieme anche quell’esperienza dalla stanchezza per la preparazione alla felicità per averlo superato. Ed era stato bello. L’azienda in cui lavoravo non era molto distante da casa, e sarei andato a prendere Livia a piedi, se un collega non mi avesse dato un passaggio in macchina. Ci penso spesso ancora oggi: se avessi rinunciato a quel passaggio, avrei tardato un po’ e... forse soli pochi minuti sarebbero bastati a impedire che morisse, chissà...

Arrivai a casa in anticipo, suonai il campanello e quando lei mi rispose, per scherzo la rimproverai: «Dai, svegliati, muoviti, Sei sempre in ritardo?» Così, col sorriso mica dicevo sul serio. Ci piaceva scherzare, eravamo allegri, giocosi.

Scendemmo in fretta da casa e, camminando velocemente, ci dirigemmo verso piazza della Loggia. Continuava a piovere e Livia mi disse, seria: «Guarda te, questa è una pioggia fascista!». Temeva che la pioggia impedisse alla gente di scendere in piazza. Ma si sbagliava, perché quando arrivammo, la piazza era già piena. La attraversammo, da un lato all’altro, cercando con lo sguardo i nostri amici, quelli con cui eravamo stati la sera prima. Li vedemmo, erano a una decina di metri da noi. Stavamo per raggiungerli, quando incontrai un mio compagno, che mi bloccò per chiedermi delle informazioni. Livia però aveva fretta, fretta di raggiungere i suoi amici e di compiere il suo destino. «Io vado, ti aspetto li, vieni subito», mi disse. Mi fermai un attimo a parlare con quel mio compagno, tenendo però sempre d’occhio Livia, per non perderla tra la folla. Poi, andai verso di lei, che intanto aveva raggiunto il gruppo degli amici. Ero ormai vicinissimo, a pochi passi. Livia mi guardò, incrociammo lo sguardo, mi salutò e io risposi allegramente al suo saluto...

In quell’istante, lo scoppio. Erano le 10.12 del 28 maggio 1974.

Da quel momento, ho due immagini fisse nella memoria: il suo saluto prima, il suo corpo straziato dopo. La vedo ancora, lei è li, con i nostri amici, mi sorride e saluta con la mano e, subito dopo, lo scoppio. Il boato lo sento ancora nelle orecchie, lacerante.

Sul momento rimasi come attonito, impotente. Vidi un’ombra che mi passò davanti, e solo più tardi avrei capito che era il corpo di Alberto, Alberto Trebeschi, scagliato a una decina di metri di distanza, come fosse un manichino. In mezzo a quella folla impietrita, si aprì una sorta di buco: dove c’erano gente e sorrisi, ora c’erano solo morte e silenzio.

Da “I silenzi degli innocenti” di Giovanni Fasanella.

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20 maggio 2010
politica interna
Il trolley di cartone

Questa mattina ho ascoltato un servizio di RAI News24 sulla vicenda della Teleperfomance, call center di Taranto attualmente in crisi.

Circa 700 lavoratori che rischiano la messa in mobilità.

Tra le varie interviste, mi ha colpito una in particolare.

Quella a un giovane che alla domanda: “Quali sono le prospettive lavorative a Taranto se la Teleperfomance chiudesse?”, ha risposto: “Le prospettive sono quelle di prendere un trolley, metterci dentro qualche indumento e andare al nord!”.

— Ecco, ho pensato, questa è la sola evoluzione che abbiamo saputo costruire in cinquant’anni, dalla valigia al trolley! — .

Quale sviluppo abbiamo dato al sud Italia, se non siamo riusciti a cambiare stabilmente le possibilità di lavoro e di crescita sociale?

A chi, e perché, è mancata la volontà politica di debellare la corruzione e la malavita organizzata?

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29 aprile 2010
politica interna
Le regionali in Piemonte ovvero l’anno del Novara

Il 2010 sarà ricordato come l’anno del Novara, la squadra di calcio torna in B e il novarese Cota diventa Presidente del Piemonte.
Il Presidente del Piemonte è un novarese, ma non è certo un vanto per un novarese essere considerato piemontese.
Il Novara è tornato in B, ma i piemontesi non ne vanno così fieri, nella loro memoria calcistica collettiva, esclusi Toro e Juve, sono rimasti i sette scudetti della Pro Vercelli e il primo Rivera dell’Alessandria.
Novara è la città meno piemontese del Piemonte e, come Cota, sta con Torino, ma volgendo sempre lo sguardo verso Milano.



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15 marzo 2010
politica interna
Era il 1945.
"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. 
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?
Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico.
In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare".

Elsa Morante, 1945
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1 febbraio 2010
politica interna
Datemi una leva e vi solleverò il PD!

Alcuni giorni fa, ho ascoltato l’intervento di Alfredo Reichlin ad un convegno organizzato dal PD. Egli ha affermato che è necessario trovare un nuovo punto di riferimento, un nuovo orizzonte ideale per orientare e sollevare la sinistra (intesa come ciò che è alternativo alla destra).

Un tempo, la sinistra era unita nella “lotta di classe”: borghesi e contadini contro aristocratici, poveri contro ricchi, operai contro padroni, ovvero era unita in quella contrapposizione tra gruppi umani finalizzata al riequilibrio, spesso tumultuoso, tra le differenze delle condizioni di vita degli uni e degli altri.

Oggi, il PD e ciò che gli sta nelle vicinanze, non avrebbe un preciso scopo della sua azione, occorre quindi, secondo Reichlin, individuare una nuova strada da percorrere insieme.

In definitiva occorre chiedersi cosa spinge a votare per la sinistra, o nello specifico per il PD? Esiste un programma di cambiamento della società italiana ed europea? O si ha la sensazione di dover scegliere semplicemente una nomenclatura piuttosto che un’altra?

Il centrodestra, per unire gli animi, si avvale del populismo (che è sostanzialmente una lotta di classe soft), con il quale è semplice trovare fini comuni (normalmente dei nemici: gli extracomunitari, i meridionali, gli industriali, i banchieri, gli impiegati pubblici, i ferrovieri, i politici, i sindacalisti, i magistrati, ecc., ecc.) e, con poco impegno e qualche parola d’ordine, ottiene il risultato di farsi votare.

Le tesi di Reichlin devono far preoccupare e riflettere, come sappiamo la lotta tra classi sociali non ha mai, nella storia più o meno recente, ottenuto risultati che non fossero effimere sensazioni di vittoria e che non si trasformassero in breve tempo nelle peggiori tragedie degli ultimi duecento anni.

Tesi che, caratterizzate dalla metafora della leva di Archimede, mettono ansia per la loro estrema astrazione: - datemi una leva e vi solleverò il mondo! -.

E’ vero però che occorre trovare un collante unificatore e dare delle speranze chiare, semplici e concrete ai cittadini affinché essi diventino elettori.

Occorre tornare a difendere i cittadini.

Romano Prodi, ha scritto recentemente che "la causa della sconfitta di questa grande stagione" è da identificare nel fatto che, nella prassi, i governi liberalsocialisti si sono limitati ad imitare le precedenti politiche dei conservatori, inseguendone i contenuti, senza percorrere le nuove strade del riformismo, ma le vecchie strade dell'inegualitarismo liberista e conservatore.

Per semplificare propongo un esempio: personalmente sono dell’opinione che chi ha sempre pagato le tasse non ne desidera tanto la loro riduzione, ma chiede che i servizi pubblici siano sempre più diffusi ed efficienti a partire da: sanità, scuola e trasporti.

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11 gennaio 2010
letteratura
Parliamo italiano.






MISSION e VISION: La prima lasciatela ai missionari, l’altra agli ottici. Spiegate invece cosa volete fare, che è meglio.

Beppe Severgnini.

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7 gennaio 2010
diritti
Adriano Olivetti e il progetto di Comunità - Gianni Cortese

Relazioni e ruolo del sindacato unitario




La mensa Olivetti - opera di I. Gardella"Non abbiamo mai chiesto a nessuno a quale fede religiosa credesse, in quale partito militasse o, ancora, da quale regione d'Italia egli e la sua famiglia provenissero".

A cinquant'anni dalla morte di Adriano Olivetti, questo volume vuole rappresentare il punto di vista di un "sindacalista" della UIL, per testimoniare l'intreccio originale ed unico tra un imprenditore "atipico", colto, lungimirante ed un sindacato di partecipazione, altrettanto "sui generis".
Oggi, nel contesto della gravissima crisi internazionale che stiamo attraversando, si presenta un'occasione storica per mettere al centro del nuovo sistema economico le persone e le loro capacità, lo sviluppo effettivamente sostenibile, il radicamento nel territorio, anche come contrappeso a quel "villaggio globale", veicolo di importanti occasioni e nel contempo di seri rischi identitari.
Un nuovo equilibrio dovrebbe preoccuparsi di assicurare a tutte le latitudini, con un'azione progressiva, la soddisfazione e il rispetto delle istanze sociali, a garanzia di giustizia e, nello stesso tempo, di corretta competitività.
Se gli insegnamenti derivanti dalla crisi daranno l'opportunità di favorire un nuovo paradigma, con un approccio più riformista ed umanista, l'opera di Adriano Olivetti e quella dei tanti che hanno creduto in lui acquisterà quel significato profetico che troppi, frettolosamente, avevano, invece, liquidato come "utopia".

GIOVANNI CORTESE ha 55 anni, è nato in Sicilia e risiede nel Canavese da oltre quarant'anni. E' laureato in giurisprudenza ed è attualmente Segretario Generale Regionale della UIL Piemonte.
Ha iniziato l'attività sindacale nel 1976 nella UIL Sanità del Canavese, diventando prima Segretario Provinciale e poi, nel 1995, Segretario Regionale. Nel 2000 ha assunto l'incarico di Segretario Regionale della Federazione dei Poteri Locali. Nel 2006 è entrato a far parte della Segreteria Regionale UIL, diventando Segretario Generale nell'ottobre del 2008.

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19 dicembre 2009
politica interna
La politica in mutande

Dopo molto tempo: tempo dedicato alla stesura degli interventi e delle relazioni per i congressi ai quali sono stato chiamato a partecipare, riprendo la redazione dei miei commenti alla situazione politica.

Scrivo dopo l’aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al quale non posso che esprimere, per quello che vale, la mia personale solidarietà per il grave episodio che gli è accaduto.

Io credo (e a questo punto spero) che questa seconda metà del 2009 sia ricordata per il periodo in cui la “politica” ha raggiunto il punto più infimo della storia repubblicana italiana.

Il caso Letizia, il caso Marrazzo, il caso Boffo - Avvenire, le intemperanze a Bonn, quelle di Brunetta ed infine l’episodio di Piazza Duomo, danno la cifra dell’atmosfera politica che stiamo vivendo, siamo appunto alla politica in “mutande”.

E non solamente per le cronache legate alle frequentazioni di alcuni politici.

Le mutande sono indumenti che, come impone l’etimo, sono da cambiare spesso, anche più spesso della casacca che pure, tra molti nostri politici, è usuale cambiare velocemente.

Le corrette dichiarazioni del Presidente della Camera Gianfranco Fini, le recenti scelte di Pierferdinando Casini e la nascita del movimento Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli e di Bruno Tabacci, sono fatti tumultuosamente e repentinamente travolti dalla continua emersione di vicende e di esternazioni che hanno ben poca attinenza con la bella politica.

Occorrerebbe che i politici dessero un’immagine di se esemplare e cristallina, dando maggiore peso alla scelta lessicale.

C’è anche in corso un dibattito su “chi ha cominciato prima?”, ebbene, io non dubbi, l’origine di tutto nasce dalla “discesa in campo in condizioni di conflitto di interessi" e la conseguente inaccettabilità del Sig. Silvio Berlusconi come leader politico e ancor più come capo del governo.

Ed è quindi da quindici anni che i toni si alzano di giorno in giorno e di anno in anno, non c’è da stupirsi se oggi siano arrivati a livelli parossistici.

Non sto poi a ripetere quanto si dibatte sui giornali e nei talk show sull’amore e sull’odio, sulla personalizzazione della politica, sul populismo e sul consenso, perché una soluzione a tutto questo c’è: votare e far votare per il PD e per gli altri partiti del centro-sinistra.

Il centro-sinistra ha il dovere di organizzare un’alternativa di governo seria, che metta al centro del programma il lavoro.

Banale forse, trito e ritrito, ma è ciò che serve.

E quando alla chiusura di questa mia breve nota mi comparirà un riquadro all’interno del quale l’editor di testo mi chiederà “Salvare <<La politica in mutande>>?” sarà forte la tentazione di rispondere “No”.

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18 dicembre 2009
politica interna
... non è Churchill

Berlusconi non è Churchill - non promette lacrime ma felicità perenne ...

Giovanni Sartori da Il sultanato.

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6 dicembre 2009
diritti
Stralcio dell'intervento al 3° congresso regionale UILCEM Piemonte

Ovviamente l'intervento al congresso regionale non poteva che essere una sintesi della relazione presentata al congresso provinciale.
Tuttavia vi propongo due novità: una "battuta" sulla privatizzazione dei dei servizi idrici e un appello, se non all'unità sindacale, almeno alla ripresa del dialogo interorganizzativo.


In accordo con il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2009 – 2013, varato dall’attuale governo, siamo favorevoli a interrompere il processo di privatizzazione delle società a direzione statale che operano in settori strategici quali l’energia elettrica, il gas e l’alta tecnologia.
Ci sarebbe solamente da chiedersi perché non considerare altrettanto strategico il settore dell’acqua.
Nell’attuale clima di caos finanziario, economico, industriale, sociale, politico e sindacale ci andiamo a proporre con le nostre serie e realistiche piattaforme per il rinnovo di alcuni contratti nazionali quali quello del settore elettrico, del settore energia-petrolio e quello del settore gomma-plastica.
La difficile congiuntura economica che sta attraversando l’Italia, l’assenza di una adeguata politica tributaria a favore del lavoro dipendente, contestuale al consistente aumento dei prezzi al consumo, hanno determinato, anche per i lavoratori da noi rappresentati, una sensibile perdita del potere di acquisto dei salari.
MOLTE IMPRESE HANNO INVECE GARANTITO COMUNQUE AI PROPRI AZIONISTI COSPICUI DIVIDENDI.
Pertanto, nel quadro complessivo dei rinnovi contrattuali, la richiesta economica sarà determinata dalla redistribuzione della ricchezza complessivamente realizzata nei vari comparti.
Sarebbe infine necessaria una maggiore unità di intenti tra le organizzazioni sindacali, se è vero che la CGIL spesso si fa carico di gravami non tipici del sindacato, è altrettanto vero che non possiamo isolare una parte così importante della società italiana.
Dovremmo tutti quanti, prendere esempio da Giulio Pastore, il fondatore della CISL, quando nel 1958 difese, in nome della libertà di pensiero sindacale, la CGIL e i suoi iscritti dagli attacchi della FIAT che minacciava di licenziamento chiunque si fosse candidato ai consigli di fabbrica nelle fila del sindacato comunista.
E’ nostro compito risalire alle radici primarie della UIL, come amiamo spesso dirci nei nostri incontri, SENZA PADRINI E SENZA PADRONI.
Ma ricordiamo come il Presidente del Consiglio dei Ministri, … Bettino Craxi, chiese, durante il suo saluto al nostro congresso nazionale del 1985, di rilanciare, se non un sindacato socialista, almeno un sindacalismo socialista.
Questo dovrebbe essere, ancora oggi, il nostro orizzonte: un sindacalismo riformista che si metta al fianco di quelle forze che si prefiggono l’uguaglianza dei cittadini e maggiore dignità ai lavoratori, ai pensionati, ai disoccupati e ai “diversamente” italiani.

UNITI SI VINCE!
E’ importante solamente definire “su che cosa”, non certo appiattendosi alle altrui piattaforme rivendicative, ma cercando, anche a fatica, un “minimo comun denominatore” fra tutte le organizzazioni sindacali.
Io credo che ce lo chiedano i lavoratori.

Settimo T.se, 4 dicembre 2009
 

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17 ottobre 2009
diritti
Relazione introduttiva al 3° Congresso Provinciale UILCEM ASTI

RELAZIONE INTRODUTTIVA DEL SEGRETARIO PROVINCIALE
Mario LANFRANCO


Care delegate e cari delegati, gentili ospiti e invitati,
in questi tempi, nella nostra Italia avremmo molti motivi per iniziare con un momento di riflessione e di cordoglio.
Se pensiamo alle calamità naturali che recentemente hanno colpito il nostro Paese e soprattutto se pensiamo che spesso le tragedie che ne conseguono, non sono del tutto causate delle calamità.
Se pensiamo ai conflitti internazionali nei quali siamo talvolta direttamente coinvolti …
Ma tra i tanti motivi ve ne propongo due. ...



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5 ottobre 2009
politica interna
Il mio intervento al I Congresso Provinciale del PD di Asti (03-10-2009)

Care amiche e cari amici,
Fabio Mussi al quarto congresso dei Democratici di Sinistra sosteneva: ”Si apre la Costituente del Partito Democratico. Non so se la “fusione” in corso sia calda o fredda: se il risultato è quel Manifesto, la fusione è al momento fallita”.
Mai previsione politica fu più sbagliata!
Oggi siamo qui, come in tanti altri congressi provinciali nel nostro Paese, e guardiamo avanti con fiducia, poiché siamo l’unica forza alternativa alla destra.
OCCORRE PERÒ CHIUDERE VELOCEMENTE QUESTA FASE INTROSPETTIVA, CONDIVIDERE UNA LINEA POLITICA E GUARDARE AI REALI PROBLEMI DELLA GENTE! 
GIÀ SAPENDO CHE OGNI PICCOLO DISTINGUO PERSONALE SARÀ MATERIALE PER IL LAVORO DEI COMITATI ELETTORALI DI BERLUSCONI ... ALTRIMENTI DETTI TG1 – TG2 – TG4 – TG5 – STUDIO APERTO E PORTA A PORTA!

Intendo qui affrontare due argomenti che racchiudono in buona parte i temi congressuali.
Primo : le alleanze, che il Pd deve accettare o perseguire per non lasciare alla destra AFFARISTA e POPULISTA, il governo del Paese e di questa regione.
I risultati congressuali sembrano ormai indirizzati verso una nuova era ulivista, una nuova era di grandi alleanze democratiche fondate però su una reale condivisione dei programmi di governo.

Credo che l’UDC abbia dimostrato, nell’ultima tornata elettorale, di essere, in Piemonte, un alleato ampiamente affidabile, occorrerà capire se e come l’UDC sarà un alleato di governo altrettanto affidabile e se e come si aprirà a una verifica del suo tessuto politico territoriale … e non penso solo al Piemonte!.
Con le formazioni a sinistra del PD si devono affrontare, prima di imbarcarsi in avventure destinate al naufragio, quattro questioni: – le grandi opere – la laicità - la politica estera e la partecipazione alle operazioni militari di peacekeeping – la flessibilità del lavoro.


- Le grandi opere, se sono ritenute utili per la comunità, devono essere proposte alle popolazioni direttamente coinvolte e, con esse, concordate, ogni opera imposta e non condivisa sarà sicuramente oggetto di contrasti politici e sociali.
- Sui temi della laicità e dei diritti civili penso che occorra fare chiarezza, promuovendo le politiche per la famiglia, ma interpretando anche quali siano le linee prevalenti del Partito Democratico sui temi dei farmaci abortivi, della procreazione assistita, delle coppie di fatto, per poi definire le linee del partito con azioni parlamentari unitarie, serie e efficaci.
- La politica estera deve essere vista come reale opportunità di mantenere e di perseguire la pace, anche la partecipazione a missioni militari deve essere assolutamente marginale e limitata a quelle azioni che consentano regole di ingaggio chiare e con ridotti pericoli per il personale impiegato.
Ma la nostra dovrà essere una politica maggiormente pacifista, il nostro elettorato lo chiede con forza, perché è il nostro popolo … quello dei militari che arrivano dal Sud, quello di chi deve pagare il mutuo, quello di chi deve pagare la scuola e l’università ai figli … è il nostro popolo che sta pagando il conto degli interventi militari all’estero.
- Il PD, che si deve preparare ad essere la principale forza del governo di questo Paese, dovrà mettere al centro del suo programma meccanismi di sviluppo per la creazione e la stabilizzazione del lavoro.

  • si dovrebbe maggiormente ridurre i costi diretti e indiretti del lavoro, allo scopo di incentivare la buona e stabile occupazione;
  • si dovrebbe dar corso alla costruzione di quelle infrastrutture utili, condivise e necessarie ad una comunicazione diffusa ed a una mobilità utile, fruibile e ad un processo produttivo saldo, ma sostenibile per l’ambiente;
  • si dovrebbe riformare il Welfare e l’intero sistema di sostegni al reddito per renderlo funzionale davanti alle crescenti incertezze sociali;
  • si dovrebbe verificare che le privatizzazioni siano garantite da livelli occupazionali stabili e da nuovi investimenti e non dare per scontato che ciò che è Stato non funziona, occorre a volte mettere la volontà politica di far funzionare le cose!;
  • si dovrebbe promuovere la politica per la famiglia, che gli consegni più servizi e che fornisca ai giovani sostentamento per la entrata nella vita attiva.

Si dovrebbe lavorare cioè per dare la dignità di cittadino a tutti i cittadini!
Secondo punto: l’uguaglianza.
Purtroppo declinare l’uguaglianza in tutti i suoi aspetti è molto difficile.
L’uguaglianza … è credere in una società aperta – nell’inesorabile porosità dei confini – nella cittadinanza del lavoro e non dell’etnia o della “razza”.
Affermare che un rimedio universale all’immigrazione non esiste visto che la nostra terra ha una storia di migrazioni e che la migrazione è un problema non risolvibile con leggi proibizionistiche.
L’uguaglianza … è affermare che “il problema” della sicurezza in Italia è sono le organizzazioni mafiose e non l’immigrazione.

L’uguaglianza … è credere nella meritocrazia come nella solidarietà verso chi a meno mezzi, mettendo in moto il cosiddetto ascensore sociale.
Occorre uscire dalla crisi finanziaria, divenuta economica ed infine industriale e sociale aumentando il volume del ceto medio.
Il compito che spetta alla politica è quella di dare un senso alle nostre speranze e a quelle delle prossime generazioni.
Lasciatemi ancora una volta dire una delle più belle frasi che siano sentite durante questa fase congressuale:
“La politica è guardare la gente all’altezza degli occhi!”.

Lanfranco Mario - Circolo Pianalto Astigiano

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