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21 febbraio 2009
politica interna
La primavera è finita, attendiamo l'autunno.

La nuova stagione, la primavera di Walter è finita, ma è stata, in ogni caso, una bella stagione di rinnovamento. Con Walter Veltroni la sinistra italiana è comunque cambiata e il riformismo, di cui il PD è portatore, ci permette di guardare al futuro con un maggiore ottimismo e di muoverci nel cambiamento con maggiore efficienza di quanto lo possano fare i residuali frammenti della sinistra.



continua >> -->
30 dicembre 2008
politica interna
La democrazia della comunicazione.

Se poi guardiamo le cose più da vicino, senza farci impressionare dalle formule e dalle dichiarazioni di fede, ci rendiamo facilmente conto del perché. la parola democrazia non divide più.
 


Da sempre, ci sono stati molti modi di intenderla.
Ma oggi lo sviluppo della tecnologia nella comunicazione politica e le novità che esso permette nel rapporto governanti-governati rendono possibile, addirittura far passare nel campo della democrazia, come regimi fondati sul consenso, forme di governo che in passato si sarebbero facilmente ascritte al campo. dell’autoritarismo antidemocratico.
Di più: questa trasmigrazione si presenta. sotto il segno del massimo ossequio alla volontà del popolo sovrano, dunque dell’optimum desiderabile.
L’ambiguità è il carattere della democrazia del nostro tempo.
Da "Il Crucifige e la democrazia" di G. Zagrebelsky.

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7 novembre 2008
politica estera
B. Obama: "The first swedish President of USA"

Ritengo che la vittoria di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti d’America, al di là dell’euforia, anche eccessiva, con la quale è stata accolta, rappresenti soprattutto una rivalutazione di un modello di gestione della "cosa pubblica" assimilabile alla socialdemocrazia (in USA denominato “liberal”).


Non è un caso che Obama sia stato “accusato” di voler costituire negli Stati Uniti d’America, un impianto economico simile a quello della Svezia, come nell’intervista di Barbara West all'allora candidato Vicepresidente Joe Biden (
http://www.youtube.com/watch?v=ZmjoKYZGysw ).

Ogni conquista sociale che riteniamo ormai scontata e naturale, come l'assistenza sanitaria garantita a tutti, l'istruzione primaria gratuita, la previdenza sociale per le persone anziane, negli Stati Uniti non è affatto ovvia.

Lo spirito socialdemocratico pervade le società europee ed è alla radice del nostro modo di intendere i diritti.

È un modo di guardare ai diritti, che ha costituito, dal dopoguerra in poi, una caratteristica generale della politica europea di centrosinistra, ma anche in gran parte di quella del centrodestra.

Negli USA la politica del liberismo assoluto iniziata dal riflusso della fine degli anni ’70 con Nixon ed esaltata dall’amministrazione Reagan negli anni ’80 e infine stabilizzata da quelle dei Bush, si è scontrata con la globalizzazione.

Semplicisticamente in un sistema economico chiuso chi ha maggiori mezzi economici spende i propri quattrini all’interno del sistema di appartenenza rimettendone in circolazione una parte, differentemente, in un sistema globale, i flussi economici possono avere delle dinamiche unidirezionali producendo un continuo depauperamento finanziario in un’area e un costante afflusso di denaro in altra.

Diventa quindi necessario per alcuni stati, al fine di alleviare il disagio della popolazione e aumentare la competitività delle aziende, intervenire fornendo o maggiori servizi e infrastrutture o con una minore pressione fiscale oppure mettendo in atto entrambe le azioni.

Il programma di Obama ( http://www.barackobama.com/issues/ ) prevede di implementare e di sostenere alcuni servizi (cassa mutua aziendale, scuole superiori gratuite [college], assistenza ai diversamente abili, ecc.), ridurre la pressione tributaria per i meno abbienti e contemporaneamente combattere l’elusione fiscale, oggi molto diffusa in USA e tollerata dai precedenti governi (compresi Carter e Clinton).

Ciò rappresenta un cambiamento epocale per gli USA: si ammette per la prima volta che non è importante che lo stato “non metta le mani nelle tasche” dei propri cittadini, ma è importante che lo stato fornisca dei servizi di livello adeguato alle tasse pagate, così come avviene in Svezia e in molti altri paesi scandinavi.

Purtroppo quegli stati sono molto diversi dagli USA e il funzionamento di quest’impianto economico non è assicurato con una società così complessa e multiforme come quella americana.

Un ulteriore fattore critico è rappresentato da una caratteristica collettiva della comunità americana, ossia quella di pretendere che se un servizio deve essere fornito dallo stato, la "utility" deve essere offerta in modo preciso ed efficiente (ciò posso dirlo con cognizione di causa essendo stato mio padre per parecchi anni alle dipendenze di un ente governativo degli USA).

Ecco perché, in tempi non sospetti, mi ero schierato per Hillary Rodham Clinton che proponeva un programma, come diremmo noi europei, più liberaldemocratico e maggiormente accettabile dalla società americana nel suo complesso e più attrattivo per il ceto medio e per gli elettori incerti e più moderati.

Ma evidentemente mi sbagliavo, la società americana è arrivata ad un passaggio per certi versi rivoluzionario, una loro seconda repubblica.

Da qui la distanza dal centrodestra italiano che non può certo attribuirsi nessuna parentela con la politica di Obama e l’articolo a firma Antonio Martino su Libero del 7 novembre ’08 (di spalla a pagina 9) me ne da ragione.

Oggi forse gli statunitensi possono dire: “Thank you, Europe!”.

Domani torneremo a dirlo anche noi italiani.

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4 luglio 2008
politica interna
Gli “anni di piombo”.

In occasione della “Giornata della memoria delle vittime del terrorismo”, lunedì 26 maggio 2008, presso l'auditorium della Biblioteca Civica di Villanova d'Asti (ex Confraternita della SS. Annunziata), si tenuto un incontro con gli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Villanova d’Asti, sul tema “La figura sociale e umana di Aldo Moro, le vittime del terrorismo, il clima sociale negli anni di piombo”, attraverso la proposta di memorie, di immagini e di alcune letture.

Il terrorismo delle Brigate Rosse, sfociato nell’eccidio di Aldo Moro e della sua scorta, lo stragismo di destra, la violenza e l’estremismo dei gruppi extraparlamentari (Autonomia Operaia, Lotta Continua, ecc., ecc) e tanto altro raccontato ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado.

E’ importante indirizzare dei giovani, che tra pochi mesi saranno nei licei e negli istituti tecnici di Torino, Asti e Chieri, ad interessarsi della “bella politica” senza cadere nelle lusinghe di chi gli propone dei simboli più che delle ideologie.

La “bella politica” quella che ti fa perdere le serate a discutere del tuo quartiere o del tuo paese, che ti fa distribuire i volantini la domenica mattina, che ti fa candidare anche se sai che non sarai eletto, ecc., ecc..

sono intervenuti:

- Giovanni Berardi (Presidente dell’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo e dell'Eversione Contro l'Ordinamento Costituzionale dello Stato)

- Bruno Diotti (Segretario dell’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo e dell'Eversione Contro l'Ordinamento Costituzionale dello Stato)

- Roberto Placido – PD (Vicepresidente del Consiglio Regionale e Presidente del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio Regionale)

- Antonio Baudo – PDL (Assessore Cultura, Istruzione e Università della Provincia di Asti)

- Ludovica Fiorino (Presidente della Commissione Biblioteca Civica di Villanova d’Asti)

Conduttore - Mario Lanfranco (componente della Commissione Biblioteca Civica di Villanova d’Asti)

Lettore e fotografo - Willi Ivaldi (componente della Commissione Biblioteca Civica di Villanova d’Asti)


I libri presentati sono stati:

- Lettere dalla prigionia (Aldo Moro)

- I silenzi degli innocenti (Giovanni Fasanella - giornalista di Panorama)

- I ragazzi che volevano fare la rivoluzione (Aldo Cazzullo - giornalista del Corriere della Sera)



Gli argomenti esposti sono stati, anche in risposta a interessanti domande dei ragazzi:

“La figura sociale, politica e umana di Aldo Moro”
“La DC e la Chiesa nella vicenda del sequestro Moro”
“Quali sono le vittime dimenticate, e perché devono essere ricordate”
“Il clima sociale degli anni ’70, i cosiddetti ‘anni di piombo’”
“Gli attentati e le stragi, diverse strategie per un unico disegno criminale”
“Il significato di ‘Eversione Contro l'Ordinamento Costituzionale dello Stato’”

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12 giugno 2008
politica interna
Il dopo petrolio

Mi appare tragico che il Centrodestra presenti la costruzione di centrali nucleari come “La Soluzione” dei nostri problemi energetici.
Lo dico poiché sono dipendente ENEL da quasi trent’anni e all’inizio degli anni ‘80 ero aggregato al Centro Termico e Nucleare di Milano per la costruzione della cosiddetta “Trino 2”.
Vi propongo quindi un intervento di Segolene Royal sul tema delle risorse energetiche in Francia e su chi gravino i costi dell’energia.
Questo intervento è importante per capire come siano complessi i problemi legati alle fonti di energia, anche in un paese come la Francia che si è affidata da lungo tempo al nucleare.
Partire oggi significherebbe avere la prima centrale funzionante fra sei – sette anni; e con quale tecnologia? Con la “seconda generazione e mezzo” o con la “terza generazione” ancora tutta da sviluppare?E gli interrogativi tecnici sarebbero molti altri.
Io credo che sia necessario ridare slancio alla ricerca sul risparmio energetico e sulle fonti di energia rinnovabili e nucleare e non perdersi in dichiarazioni di effetto solamente mediatico.

Nel futuro la primaria risorsa energetica saranno le idee.

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Il dopo petrolio

Di fronte al dramma delle nostre risorse energetiche, è necessaria una scossa.
Come è possibile che le turbine inventate dai francesi, sperimentate già nell’anno 1950 nel Beauce, non vengano costruite in Francia - o se ne costruiscano molto poche?
Come è possibile che il nostro paese quasi non produca energia solare e geotermica?
Ci vuole una vera e propria mobilitazione nazionale. Si tratta di una nuova era che si apre.
Era prevedibile, ma non siamo ancora pronti.
Sarà necessario adattarsi, molto più velocemente di quello che credevamo, a un nuovo modo di illuminare, di fare calore, di muoverci.
In attesa di poter diffondere un’alternativa al petrolio, dobbiamo cercare di correggere le disuguaglianze causate dal crescente prezzo del barile di petrolio.
Soprattutto ora, senza attendere il dopo petrolio, dobbiamo investire massicciamente nelle fonti di energia rinnovabili e dobbiamo cambiare le nostre abitudini di consumo.
Sabato ho detto a Bordeaux che lo stato, attualmente gestito dalla destra, è stato irresponsabile, inetto e imprevidente.
Come si può a questo punto rimanere immobili davanti ad una rivoluzione energetica di questa natura?
Che la Francia da sola non sia in grado di ridurre il prezzo del petrolio greggio, sarà vero.
Ma che il governo francese non abbia alcun mezzo per correggere le conseguenze negative di questi prezzi esorbitanti sulla vita quotidiana dei francesi, non credo sia vero.
Dobbiamo smettere di insinuare che lo Stato non può fare nulla.
Trasformare i nostri stili di vita al fine di rendere la vita meno indipendente dall’energia, in campagna o addirittura in città, è possibile.
Gli incentivi fiscali per le imprese che utilizzano parte dei profitti per investire in soluzioni ambientali, sono possibili.
La società Total, il quarto più grande produttore di petrolio e la prima azienda in Francia, ha incassato più di 12 miliardi di profitti nel 2007.
I suoi profitti crescono naturalmente come i prezzi del petrolio esplodono.
Dobbiamo quindi organizzare una migliore distribuzione dei profitti del petrolio e incoraggiare le imprese a investire in fonti di energia rinnovabili.
Vorrei aggiungere che il Regno Unito fa già in questo modo con la British Petroleum.
L'idea di utilizzare i profitti realizzati da Total da me avanzata recentemente è stata ripresa da altri leader socialisti.
Bertrand Delanoë, Domenica, ha chiesto di "tassare la Total".
Stephane Le Foll, Lunedì, ha invece anche ricordato che il gigante petroliere "ha goduto del peso della diplomazia francese" per le sue sedi internazionali.
Noi siamo tutti sulla stessa lunghezza d'onda per distribuire meglio la ricchezza del nostro paese.

Così vedo il Partito socialista.

Critici per le crescenti ingiustizie subite dai francesi, uniti intorno alle stesse proposte, fiduciosi nella possibilità di un'altra politica, noi socialisti saremo in grado di combattere una destra che non ha capito che il mondo sta cambiando.

Segolene Royal

Qui l'intervento in lingua originale

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30 maggio 2008
politica interna
Malata a Roma, guarita ad Asti

Asti, 29 maggio 2008

Con riferimento alla recente débâcle parlamentare da cui è reduce lo schieramento del PDL ed alle conseguenti sfuriate del proprio leader, si è appreso da un articolo apparso sul sito internet www.corriere.it a firma Monica Guerzoni e Roberto Zuccolini (29.05.2008), che l’Onorevole Maria Teresa Armosino il giorno 27 maggio 2008 era “bloccata da un malanno, cinque giorni di terapia”.

Malanno, e conseguente terapia, che le hanno impedito di recarsi quel giorno a Roma ed assolvere, in questo modo, al proprio dovere di parlamentare.

Ma che non le hanno impedito, tuttavia, di essere fisicamente presente in occasione del Consiglio Provinciale tenutosi, in perfetta concomitanza con la seduta parlamentare, presso il Palazzo della Provincia di Asti.

Si intende, va da sé, rivolgere rispettosi auguri di pronta ed immediata guarigione all’Onorevole Armosino, peraltro all’apparenza già in perfetta forma.

Non senza aver evidenziato il fatto che, egoisticamente parlando, la Provincia di Asti ha “beneficiato” del malanno e della conseguente terapia cui il Presidente è stata costretta a sottoporsi.

Di fatto, nondimeno, ne ha “beneficiato” la stessa “vittima”, sollevata in questo modo da imbarazzanti scelte: recarsi a Roma a votare un importante provvedimento parlamentare, o rimanere ad Asti ad affrontare i problemi della provincia?

Scelte che con ogni verosimiglianza si prospetteranno con frequenza nel futuro e di fronte alle quali, in assenza – ci si augura – di nuovi acciacchi, l’Onorevole Maria Teresa Armosino sarà chiamata ad assumere decisioni che non potranno non avere ripercussioni negative.

Vuoi in danno della Provincia, nel momento in cui il leader del PDL imporrà (come pare abbia intenzione) la presenza dei propri parlamentari a Roma.

Vuoi in danno degli interessi nazionali, nel momento in cui il Presidente provinciale, per dedicarsi alle questioni locali, sarà costretta a declinare i propri impegni romani.

Si prende atto che le preoccupazioni espresse nel corso della campagna elettorale dal Partito Democratico (e dal sottoscritto in prima persona) circa l’incompatibilità delle cariche di cui l’Onorevole Armosino è investita, si sono trasformate ben presto in realtà, costringendola a vestire i panni di Presidente provinciale e di Deputato parlamentare a mezzo servizio.

Il tutto a discapito del territorio astigiano e dei suoi cittadini.

Si chiede alla Presidente se in futuro, in occasione di impegni concomitanti Roma-Asti, privilegerà sempre la Provincia.

Il Capogruppo PD

Roberto Peretti


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28 maggio 2008
politica interna
Enzo Biagi, la libertà di espressione.

...
Eventualmente è meglio essere cacciato per avere detto qualche verità che restare al prezzo di certi patteggiamenti.
...
La televisione è un grande mezzo di comunicazione, lo dimostra il fatto che un signore che non era votato alla politica, disponendo delle televisioni è diventato il nostro presidente del Consiglio.
...
Al cimitero, quando è morto Indro Montanelli, ho chiesto se potevo restare con lui due minuti perché dovevo dirgli due cose. Se ne sono andati molto rispettosamente e io gli ho detto: «Indro, dicevi che certi personaggi dovevamo provarli. Ho l’impressione che abbiano sbagliato la dose».
...
Enzo Biagi

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15 maggio 2008
politica interna
Il risultato amministrativo.

Mi rivolgo principalmente ai compagni e agli amici astigiani e torinesi che meglio conoscono la realtà piemontese, ma le considerazioni generali sono trasferibili almeno a tutta "la provincia" del centro-nord Italia.
Pur andando al ballottaggio, nelle elezioni amministrative per la Provincia di Asti, la destra è riuscita ad operare un’azione devastante per il centrosinistra: è riuscita ad aggirare il limite del maggioritario (tot seggi per il vincitore) presentando due coalizioni, una ufficiale e una pseudocivica, in modo da prendere i posti della maggioranza e parte di quelli della minoranza portando il centrosinistra al minimo storico di appena sei seggi (PD+SinArc).
Chi è stato artefice di questa operazione afferma che si è trattato di contrasto interno a Forza Italia.
La “teoria del complotto” è sempre l’ultima da prendere in considerazione e quindi non voglio pensar male, … .
Ormai è andata, in questa fase non sono ammesse né lagnanze, né ricerche di colpevoli esterni, né tanto meno atteggiamenti autoconsolatori del tipo “siamo andati al ballottaggio” perché apparirebbe come il “correre felici con le braccia piene di niente”!
Occorre quindi capire perché il progetto politico e il programma del PD non siano stati attrattivi né per l’elettorato moderato, né, in fase di ballottaggio, per l’elettorato di sinistra.
Innanzitutto ho avuto l’impressione che sia mancata la comunicazione, molti cittadini non sono stati raggiunti dal nostro messaggio.
Ottimo il rilievo di chi osserva che, ove il PD era presente con un circolo ben organizzato, siamo andati benino, ove non c’era un riferimento locale, siamo andati molto male.
Credo che sia una regola generale: nei piccoli e medi centri, i messaggi elettorali sono veicolati “in primis” con il passaparola, poi con la carta, il web e tutto il resto.
Eppure gli argomenti c'erano: avremmo dovuto trasmettere all’elettorato moderato che le destre erano inaffidabili con la loro spocchia di mandare un presidente in carica in lista per il PDL e un’intera provincia all’elezioni anticipate, avremmo dovuto trasmettere che la provincia di Asti sta attraversando la più grave crisi occupazionale dalla sua vita industriale, avremmo dovuto trasmettere che esistono nelle aree urbane e paraurbane delle “zone con problematiche sociali”, avremmo dovuto trasmettere che l’84% della popolazione attiva della provincia è costretta a muoversi dal proprio comune per recarsi al lavoro (ISTAT), avremmo dovuto trasmettere che l’Astigiano è il più lontano e uno dei più consistenti affluenti di pendolari verso l’area urbana di Torino (ISTAT), avremmo dovuto trasmettere soprattutto che il nostro programma garantiva sviluppo economico, se non industriale, quanto meno agricolo, artigianale e turistico, tutti aspetti che le precedenti giunte di centrodestra non avevano saputo neppure individuare.
Tutti argomenti che, al contrario, troviamo, sotto varie forme, nel programma per “Peretti Presidente”.
Al di là degli errori di rapporto degli esponenti della sinistra con il PD, occorreva forse fare qualche passo in più verso la comprensione dei loro atteggiamenti sbrigativi.
Occorreva anche coinvolgere quei personaggi non così schierati a destra che sono stati incantati dalla sirena delle liste pseudociviche di centrodestra.
Più facile a dirsi che a farsi, ma la somma dei voti per alla Camera per il centrosinistra è vicino, se non superiore, a quanto fatto dalla Armosino al ballottaggio (circa 50.000 voti) e l’UDC ha avuto 7.500 voti che non sono ufficialmente rappresentati in Provincia.

Che fare?

La Armosino non è un personaggio dalle mezze misure, e in questo facilita il lavoro dell’opposizione, non starà mai su due sponde come Marmo, ma non farà sconti a nessuno, occorre quindi prepararsi ad un’opposizione incessante, tenace, inflessibile e rigorosa.

Giunta ombra? Forse.

I temi sono quelli di cui sopra e la Giunta di destra può essere incalzata sui temi della fatiscenza degli edifici scolastici e delle strade provinciali.
Così come sui temi delle grandi infrastrutture e della mobilità (una gran parte dei pendolari di Torino gravitano dall’astigiano e occorrono nuove tracce ferroviarie per il collegamento di Torino con il retroporto di Genova).
Ancora una volta cito Piero Fassino:
“Governare è assai più difficile che vincere le elezioni. E, tuttavia, se vogliamo che la nostra opposizione sia efficace e se vogliamo riconquistare i consensi non ottenuti in queste elezioni, dobbiamo partire di qui e darci una strategia capace di offrire alle molte inquietudini della società italiana risposte più efficaci di quelle proposte da Berlusconi. Di questo dobbiamo discutere!”.
Occorrerà sviluppare più canali di comunicazione ai cittadini (circoli, comunicati stampa, manifesti, web) per fare sapere loro ciò che si fa e che non si fa in consiglio altrimenti sarà tutto inutile!
Occorrerà individuare dei livelli di partecipazione aperti, ma concretamente utili: l'incontro di giovedì 8 maggio si è rivelato pletorico, dentro il quale non solo non era possibile prendere alcuna decisione, ma era persino difficile prendere la parola.
Il Coordinamento Provinciale è invece un organismo troppo ristretto, probabilmente occorrerebbe un direttivo allargato a quaranta – cinquanta persone e un esecutivo di otto – dieci persone dedicate, come in ogni esecutivo, ad un singolo argomento: i comuni, la provincia, l’assistenza, l’istruzione, la viabilità, l’edilizia scolastica … ecc. e soprattutto un addetto alla comunicazione.

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13 maggio 2008
politica interna
Il risultato nazionale.

Dopo la lettura “a caldo” dei dati elettorali del mio post “Nuova impetuosa avanzata del PD”, voglio esercitarmi, per quel che può valere e per quel che può interessare, in un’analisi dei risultati elettorali più ampia e precisa.
Il risultato delle elezioni per il rinnovo della Camera dei Deputati e del Senato consegna il Paese alla destra, con una maggioranza politica di dimensioni tali da assicurarle stabilità e governabilità per i prossimi cinque anni.
Per noi, invece, si tratta di una sconfitta elettorale dura e profonda (parole di Piero Fassino).
Ognuno di noi sa che una vittoria della coalizione PD-IdV era onestamente inimmaginabile, ma una sconfitta così “dura e profonda” ci ha sorpreso.
E’ chiaro che il progetto politico proposto da PD non è stato sufficientemente attrattivo per l’elettorato moderato (di area UDC,UDEUR e FI), ma ha subito anche la perdita del voto dei cittadini che hanno recepito come un inganno le promesse della campagna elettorale della primavera duemilasei, solo parzialmente compensati dai voti della sinistra radicale richiamati dal “voto utile”.
Coerentemente con la nostra origine politica dell’Ulivo e dell’Unione, abbiamo pagato contiguità al Governo Prodi, che è stato un ottimo governo dal punto di vista delle riforme e del risanamento economico, ma che non ha avuto il tempo di promuovere la politica delle due fasi (prima il risanamento, poi la ridistribuzione), infatti non si arrivava alla quarta settimana con Tremonti e Berlusconi, così come con Padoa Schioppa e Prodi; abbiamo pagato una fase di recessione economica trascinata dalle speculazioni sul prezzo del petrolio; abbiamo pagato un’ondata anomala di antipolitica che, attraverso il “grillismo” e l’enfatizzazione di opere editoriali come “La casta”, ha colpito chi è al “potere”, individuando erroneamente soprattutto nei politici di centrosinistra, chi, dedicandosi alla politica, è passato da una vita “normale” ad un’agiatezza da nababbo; abbiamo pagato la parziale incapacità del Governo Prodi di trasferire, dai propositi alla pratica politica, le politiche sull’immigrazione e sulla sicurezza; abbiamo pagato i distinguo, determinati dall’eterogeneità della compagine politica e dalla voglia di emergere di singoli esponenti (ricordiamo Rizzo e Diliberto, Caruso, Pecoraro Scanio, Turigliatto e Rossi, ma anche Bordon, Manzione, lo stesso Di Pietro e tanti altri), ed una manifesta litigiosità che quotidianamente riempiva le pagine dei giornali e dei servizi dei telegiornali; credo infine che abbiamo pagato gravemente l’incapacità di utilizzare i media: internet, manifesti, radio, giornali e la televisione soprattutto.
Faccio un esempio corsivo: se un sindaco di centrosinistra vuole aumentare le licenze dei taxi, dovrebbe fare prima una lunga campagna di comunicazione sul fatto che i taxi, nella sua città, hanno un tempo di attesa troppo lungo, in modo da creare un’opinione diffusa che è necessario l’aumento delle licenze dei taxi; se invece si fa la stessa operazione senza una dovuta preparazione dell’opinione pubblica, i media trasmetteranno che un “perfido sindaco comunista”, ostile ai lavoratori autonomi che “si arricchiscono e non pagano le tasse”, ha deciso di colpire quei lavoratori per motivi ideologici e qualcuno può salire sul predellino di un taxi per fare il difensore dei tassinari (pardon) … dei tassisti nella totale indifferenza della gente comune.

Che fare?

All’indomani delle sconfitte della nazionale di calcio, ci si trova di fronte a cinquantaseimilioni di commissari tecnici e oggi dobbiamo fare i conti con almeno diecimilioni di segretari nazionali del PD: i blog e i giornali sono pieni di ricette, dei massimi esponenti del PD e di semplici elettori, su come vincere le prossime elezioni.
In ogni caso, dalla lettura di questi vari suggerimenti direi che le maggiori preoccupazioni derivano non tanto dall’orientamento politico quanto dalle future alleanze: ritorno con la sinistra, in viaggio verso l’UDC o ancora avanti “da soli”.
Ognuna di queste ipotesi ha dei pro e contro: con una parte della sinistra si può andare d’accordo per essere contro la destra, ma non per programmare delle politiche di sviluppo economico; con l’UDC, dorotea e andreottiana, si possono programmare ed attuare delle politiche attive, ma un’alleanza simile sarebbe carente sul piano della laicità dello stato (… e poi occorre capire se ci stanno ad avere un dialogo privilegiato verso un centrosinistra che non offre loro sbocchi di immediato potere); infine andare avanti “da soli” darebbe la possibilità di altre conglomerazioni (ex socialisti), ma ci consegnerebbe ad una lunga sequela di sconfitte elettorali poiché, anche dove il centrosinistra è forte, difficilmente la sinistra radicale sarebbe attratta da candidati PD che non l’hanno coinvolta nella redazione dei programmi e nella spartizione delle eventuali cariche.
Tuttavia mi pare indiscutibile che la maggior parte degli elettori del PD si stia orientando una nuova parola d’ordine: “la vocazione maggioritaria non significa autosufficienza”.

Ma dobbiamo farcene una ragione: la linea politica di un partito la decide il suo congresso!

Un congresso da farsi con calma, senza fretta, confrontandoci prima nelle sedi nazionali come nei circoli di quartiere e di paese.
Dibattiti nei quali si discuta apertamente delle nuove strategie del centrosinistra, delle nuove idee riformiste, della rielaborazione dei concetti cari al centrosinistra come l’eguaglianza (portare tutti allo stesso punto di partenza e aiutare chi rimane più indietro), la solidarietà, l’interesse collettivo, prima che delle alleanze di governo, non inseguire la destra sul suo territorio (detassazione, sicurezza, , ma essere credibili ed alternativi.
La mozione di Nichi Vendola per la segreteria di PRC così esorta i suoi: “Dobbiamo imparare a correre cercando la strada”, noi forse stiamo un po’ meglio: la strada l’abbiamo individuata all’orizzonte, ma il percorso è accidentato e pieno d’insidie e a correre dobbiamo imparare anche noi.
Partendo dalle politiche si potranno poi formulare, con chi ci sta, dei programmi che abbiano una larga base di consenso sia a sinistra che al centro.

Ma è un lavoro tutt’altro facile: il New Labour Party inglese ha progettato una politica sociale basata su cinque punti: educazione pubblica, salute pubblica, lotta alla criminalità, stabilità economica e controllo dei flussi immigratori.

I risultati elettorali del NLP di Gordon Brown non hanno dato i risultati sperati, ma anche in Inghilterra e Galles il centrosinistra ha subito un tracollo alle ultime elezioni amministrative.
Si ha l’impressione, leggendo gli interventi dei cittadini inglesi sul forum del sito del NLP, di una società ripiegata su se stessa, impaurita dalla presenza degli stranieri provenienti dall’India e dal Pakistan, in conflitto di culture e di religioni: chi segnala di non aver più votato il NLP perché suo figlio non ha trovato posto al nido, ma il figlio del pakistano sì; chi segnala di non aver più votato il NLP perché si sentito dire da alcuni mussulmani che, secondo la sharia, avrebbero dovuto tagliargli la testa in quanto gay, … .
Interessante è il post di un certo Dale, di cui riporto la traduzione:
Il Labour ha due scelte: 1. Inizi a controllare i nostri confini come la maggioranza desidera che vengano controllati - arresti complessivamente l'immigrazione e obblighi coloro che sono qui ad imparare i nostri valori e non viceversa. 2. Perda le prossime elezioni. ... Ci siamo mai chiesti se il multiculturalismo è ciò abbiamo desiderato? - io non sono mai  venuto in contatto con qualcuno che ne fosse d'accordo.

Già visto?

Occorre aver tempo per riflettere sul voto alla Lega Nord, un voto furente verso chi non riesce a trasferire le “belle politiche” dalla teoria alla pratica, verso chi da per scontato il tuo voto, verso chi pensa a far quadrare i parametri di Maastricht piuttosto che il bilancio famigliare, verso chi vedono distante da loro, sono quasi d’accordo con Chiamparino: tanti convegni, ma anche tanti mercatini!
Infine, ma non ultimo, l’antifascismo: non dobbiamo trovare scuse sulla fine del ‘900 oppure sul fatto che le contrapposizioni ideologiche non ci fanno prendere neanche “un voto in più”, sulla perseveranza all’antifascismo del PD non ci devono essere dubbi, oggi ci troviamo di fronte ad una diffusa ricomparsa dei simboli, degli atteggiamenti, dei linguaggi e dei metodi di stampo squadristico.
Giorgio Bocca, negli anni ’70 ammoniva: “state attenti, sono pochi, ma ci credono!”, bene oggi non sono così pochi.
Come diceva quella vecchia canzone di Fausto Amodei?
    …
    sempre uguale è la canzone che abbiamo da cantare,
    scarpe rotte eppur bisogna andare!
    …

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16 aprile 2008
politica interna
“Nuova impetuosa avanzata del PD”

Pressappoco così titolava “l’Unità” del 22 giugno 1976, il PCI aveva raggiunto il suo massimo storico (34,4%) e nulla, o quasi, era rimasto alla sua sinistra, a parte uno sparuto gruppetto di deputati di Democrazia proletaria guidato da Lucio Magri e Luciana Castellina (in quegli anni essere in Parlamento non consentiva di accedere ai mass-media come oggi, essere in pochi era come non esserci).
Oggi come allora il PD, come somma di DS e Margherita, si ritrova, pur in minoranza, al suo massimo storico.
Moro e ZaccagniniDall’altra parte non c’è però la DC di Moro e Zaccagnini che prendevano il loro elettorato, anche quello meno riformista, e lo portavano comunque verso il “senso dello Stato”, verso la scuola pubblica, verso la sanità pubblica, indirizzavano, in altre parole, “l'attività economica pubblica e privata a fini sociali”, come recita la nostra Costituzione.
Oggi dall’altra parte c’è il blocco PDL-LN, che diversamente dalla DC, prende il suo elettorato, in prevalenza moderato, e lo porta nelle paludi del qualunquismo, del populismo, del revisionismo, dell’intolleranza e della xenofobia.
Una vera “comunità della porcata” con la quale sarà difficile per il PD intendersi sulle riforme istituzionali.
Trabant disponibiliE noi, Democratici, dovremmo ripartire con l’umiltà della
“comunità del porcellino” a ricostruire un centrosinistra organico e rappresentativo.

E, in questa operazione, non ci sarà di grande aiuto chi vorrà ripartire dalla “falce e martello”, magari andando a prendere la salma di Lenin a bordo di una vecchia TRABANT.

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15 aprile 2008
politica interna
Ispirato da "Ode a Venezia" di A. Fusinato

Oggi mi sento così:

E' fosco l'aere, il cielo e' muto,
ed io sul tacito veron seduto,
in solitaria malinconia
ti guardo e lagrimo,
Italia mia!

...

Passa una gondola della città.
"Ehi, dalla gondola, qual novità ?"
"Il morbo infuria, il pan ci manca,
sul ponte sventola bandiera bianca!"

No, no, non splendere su tanti guai,
sole d'Italia, non splender mai.

Ma il vento sibila,
ma l'onda e' scura,
ma tutta in tenebre
e' la natura:
le corde stridono,
la voce manca...

Sul ponte sventola
bandiera bianca!

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11 aprile 2008
politica interna
Il politometro.


Il politometro mi porta vicino alla Sinistra Critica, ma solo in apparenza ...





Il più vicino alle mie apettative è il PD ... !

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21 marzo 2008
politica interna
La Nuova Frontiera

La Nuova Frontiera, era un programma politico che non faceva promesse ma proponeva al popolo americano una nuova stagione di impegno civile, era un programma fatto non per dare ma per chiedere qualcosa; si connotava come un’era di attività, di progressismo, di rinato interesse per la cosa pubblica, in contrapposizione al precedente periodo conservatore, connotato da passività e da rinuncia.

Da "I mille giorni di John F.Kennedy" di Arthur Meier Schlesinger Jr.
  (Columbus 1917 – New York 2007)

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21 marzo 2008
politica interna
La primavera di Walter.

Oggi, primo giorno di primavera del 2008, mi riporta alla primavera di quarant’anni fa.

A Praga, nel 1968, la primavera arrivò il 3 gennaio, il giorno in cui il Plenum del partito comunista cecoslovacco, nominò il giovane Alexander Dubcek segretario generale.

Esponente moderato e riformista che, ad aprile dello stesso anno, inaugurò un nuovo corso, la cosiddetta "Primavera di Praga".

Nel breve periodo in cui governò, Dubcek promosse lo svecchiamento della politica dando il via a riforme politiche e sociali.

Una primavera finita, come sappiamo, nella repressione sovietica, che porterà la Cecoslovacchia in un lungo inverno di 22 anni.

      Alexander Dubcek      


Ma non “toccate ferro”, è proprio grazie alla politica del sorriso di uomini come Alexander Dubcek che oggi il riformismo, come metodo democratico, gradualistico, evoluzionistico della società, ha grandi speranze di prendere definitivamente il sopravvento sugli estremismi e sui populismi.

Oggi il mondo è cambiato e il riformismo, di cui il PD è portatore, ci permette di muoverci nel cambiamento con efficienza e con giustizia.

Il riformismo, nella pratica della politica, ci permette di tenere conto dell’opinione dei governati più che di governanti, di trasformare la domanda in servizi, di non avere antagonisti, di proporre nuovi progetti e pensare in termini di governo anche quando siamo all'opposizione, di offrire nuove speranze anziché praticare vecchie ideologie.

Si annuncia una primavera alla quale seguirà, comunque, una lunga estate di rinnovamento.

Una nuova stagione, SI PUO’ FARE!

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19 marzo 2008
politica interna
La forza della verità.



Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta.
La verità è sempre illuminante.
Ci aiuta ad essere coraggiosi.

Aldo Moro (Maglie LE 1916 - Roma 1978)

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17 marzo 2008
politica interna
Veltroni ad Asti
GIOVEDI MATTINA, 20 MARZO ORE 10,00 - 10,30 VELTRONI AL TEATRO POLITEAMA
Via Ospedale 17

 
- al Politeama saranno disponibili 750 posti;
- la Via Ospedale sarà chiusa al traffico e sarà piena di gente;
- abbiamo già previsto che, se dovesse essere necessario, Veltroni parlerà in teatro, ma anche fuori (stiamo organizzando in tal senso con casse e palchetto)

PORTATE GENTE, TANTA, PIU' CHE POTETE... NON DIAMO PER SCONTATO CHE TANTO ARRIVERA' DA SOLA.

Occorre contattare personalmente le persone (fate elenchi delle adesioni), mandare un fiume di MAIL, SMS, ecc...

CORAGGIO... SI PUO' FARE!

In ogni caso l'appuntamento è per giovedi mattina ore 8,00 al Politeama servono almeno 40-50 volontari per l'organizzazione ... non mancate!

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12 marzo 2008
politica interna
Una ragione in più per l’antiberlusconismo

Evidentemente in questa campagna elettorale non volevamo aggiungere nuove ragioni per l’antiberlusconismo: ci bastavano gli editti bulgari, le corna, i kapò, il mittelfinger, il monopolio mediatico e l’immoralità finanziaria … ci ha voluto regalare anche la candidatura di Ciarrapico.
Mi riecheggiano nella mente le parole espresse da Tina Anselmi in una sua lettera al direttore di Repubblica, di seguito ne trascrivo una parte.
Sono convinto che un inciucio con Berlusconi non sia possibile.
Per governare uno Stato assieme non basta condividere la volontà di fare un tratto di ferrovia o di costruire un ponte piuttosto che vendere una quota di una società.
Occorre soprattutto condividere dei valori come l’antifascismo, la difesa del lavoro e dei lavoratori, il rispetto delle istituzioni, la scelta della democrazia, la libertà di stampa e di espressione.

- Fango sulle istituzioni. Come voleva Gelli
di Tina Anselmi, Repubblica - 30 Gennaio 2008

Caro direttore, sono stata una moderata, non certo per la forza della mia passione civile, quanto per i modi in cui ho fatto politica e i luoghi della mia collocazione politica: ho sempre militato nella Dc e di quel partito sono stata a lungo parlamentare.
Mi rivolgo pertanto a quei moderati che hanno a cuore come me le sorti dell’Italia, che rispettano le istituzioni e le regole democratiche e che sovente ho sentito dichiararsi discepoli di Alcide De Gasperi.
(…)
Tuttavia, da moderata e da cattolica – educata negli ideali di Dossetti e di De Gasperi a rispettare, a difendere la laicità dello Stato e a legare strettamente l’onestà dei comportamenti all’operato politico – mi rivolgo ai tanti che ho visto maturare e crescere nelle file del mio partito, e a tutte le donne e agli uomini di buona volontà che vorranno ascoltare le mie parole.
E, aggiungo, da partigiana: come potrei non fare riferimento a quella mia intensa, dolorosa, forte, esperienza, di giovane staffetta partigiana, in questi giorni del 2008, in cui si celebrano i sessant’anni della nostra Carta Costituzionale?
Permettetemi di ricordarvi, quale testimone di quei lontani anni del primo dopoguerra, che rispettare la Costituzione non vuol dire solo rispettarne i contenuti, ma rendere omaggio ai tanti che hanno concorso a elaborarla, a quelle donne e a quegli uomini, quegli italiani, che sacrificarono la loro vita per la democrazia.
Vuol dire non dimenticare le tante vittime civili, i tanti giovani e meno giovani morti in una guerra scatenata dalla follia di onnipotenza della Germania di Hitler e delle tante nazioni, tra cui ahimè l’Italia fascista di Mussolini, che combatterono al suo fianco.
(…)

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4 marzo 2008
politica interna
Il Partito siamo noi!

Con qualche esitazione, ho deciso di candidarmi nella lista per il coordinamento del circolo territoriale del PD del Pianalto (la provincia di Asti, oltre la periferia di Torino).

Ritengo che "il circolo" sia il gruppo che costituirà il punto di riferimento, non solo del PD locale, ma di tutto il centrosinistra del Pianalto.

Domenica 9 marzo, a partire dalle 9,00 fino alle ore 20,00 ,presso la Sala Consigliare di Villanova d´Asti, si voterà per le "primariette" ossia per il gruppo di coordinamento del Circolo PD, potranno votare tutti i cittadini che abbiano compiuto sedici anni, indifferentemente dalla loro partecipazione alle primarie del 14 ottobre scorso.

Il voto si esprime indicando una coppia di preferenze, obbligatoriamente
una per una candidata donna ed
una per un candidato uomo, presenti nella lista.

Vota: LANFRANCO
Al lavoro nel PD.

Il mio volantino

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19 febbraio 2008
politica interna
Marshall e McCarty

Il nome che ci siamo dati evoca delle suggestioni: “Partito Democratico”, come il “Democratic Party” americano.

In questi giorni di fasi organizzative e scelta delle candidature, sono stato testimone di fatti spiacevoli.

Anche dei compagni e degli amici mi hanno descritto, in territori diversi dal mio, delle situazioni simili, leggo infine sui giornali di liti che si protraggono ormai da svariati mesi.

Fatti e situazioni che mi hanno fatto tornare alla mente due personaggi della recente storia degli Stati Uniti d’America: il senatore repubblicanoSen. Joseph McCarthy Joseph McCarthy e il democratico George Marshall, segretario di stato del governo Truman.

Ho avuto l’impressione che, in chi arriva alle riunioni organizzative con le tabelle relative al conteggio dei voti delle ultime politiche o con la ripartizione dei delegati ai congressi della scorsa primavera o ancora con i risultati delle primarie, ci sia la ricerca della divisione e della contrapposizione.

In loro si riconosce chi vuole vedere sempre, in ogni campo e in ogni ambiente, la realtà come dipendente dall’azione di due principi opposti, tra i quali debba esistere un eterno conflitto insanabile, sul quale giocare per far prevalere le proprie posizioni.

Ovvero lo spirito del “maccartismo”.   

                                                 

George C. Marshall e il Pres. Truman



Occorrerebbe invece un atteggiamento più vicino al “piano Marshall”: la condivisione del proprio “macinato”, delle proprie ricchezze e delle proprie vittorie anche con gli sconfitti.

Non una “beatificazione laica”, ma un patto per condividere successivamente ideali e obiettivi.

Nessuno deve rinunciare al proprio ruolo per via di un cavillo scritto, per chissà quale volontà di “nuovismo”, in uno statuto (io sono per dare qualche deroga in più: con tutto il rispetto per i gravissimi fatti della Tyssen Krupp ma, sono più tranquillo se in parlamento, a rappresentarmi, ci va Pietro Marcenaro piuttosto che Antonio Boccuzzi).

Ma per favore, il manuale Cencelli, con i suoi 40 anni di ingloriosa storia, è ora di dimenticarlo in soffitta!

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13 febbraio 2008
politica interna
Primariette: sì, ma ...

 (ANSA) ROMA 12 FEB - I candidati del PD per le elezioni del 13 -14 aprile saranno scelti attraverso delle piccole primarie,  in cui verranno chiamati a decidere tutti gli iscritti o forse tutti i 3 milioni e mezzo di cittadini che hanno partecipato alle primarie del 14 ottobre.
E' quanto emerso nella riunione dei segretari regionali del PD con il vicesegretario Dario Franceschini ed altri dirigenti del partito.
La prossima settimana, ha spiegato alla fine Andrea Orlando, responsabile organizzazione del partito, il coordinamento nazionale del PD approverà un regolamento con tutti i dettagli delle cosiddette "primariette".

Commento:
Durante un convegno, trasmesso da Rai GR Parlamento, Gianfranco Fini (personaggio che non mi è mai piaciuto e non solo politicamente) ha pronunciato una frase che mi ha trovato concorde:

"Ci sono dei personaggi che non sanno né parlare, né stare zitti, che quando si aprono le urne sembrano degli statisti".
 
Io anche questa volta mi sono già messo in moto, ma spero che queste "primariette", così come la formazione dei circoli, non si risolvano con la solita fiera dei soliti noti.

Noi italiani siamo spesso portati a pensare che esista "La Soluzione" di tutti i problemi politici: di volta in volta si passa dall'euforia per la novità (le primarie, il maggioritario, il candidato premier, il partito unico, il ritorno al proporzionale, l'uomo della provvidenza, ecc., ecc.) alla delusione e alla frustrazione per l'immutabilità di molte cose.
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24 gennaio 2008
politica interna
I politici d'oggi





I politici d’oggi non parlano altro che di fabbriche, di commercio, di finanze, di ricchezze e persino di lusso.

Charles Louis De Montesquieu
(Parigi 1689-1755)

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22 gennaio 2008
politica interna
Un prodotto articiale




La società politica è un prodotto artificiale della volontà degli individui.
Norberto Bobbio.
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15 gennaio 2008
politica interna
Discariche

Concordo pienamente con una recente espressione di Vittorio Zucconi:
“Napoli è l’ammalato più grave dell’ospedale Italia”.
Le immagini che hanno fatto il giro del mondo e i dibattiti che hanno riempito telegiornali e “talk show” hanno segnato Napoli come un caso eccezionale.
Io, nonostante sia un “provinciale”, torinese di nascita e astigiano d’adozione, a Napoli ho vissuto un certo periodo della mia vita.
Posso quindi, meglio di altri, capire quali siano le condizioni psicologiche nelle quali versa la popolazione napoletana.
Essa vive nel perenne stato di rassegnazione e frustrazione di fronte alla constatazione che lo sviluppo di ogni attività economica e sociale procede non per “stato di diritto”, ma sempre attraverso la mediazione della malavita organizzata e delle consuetudini che essa genera e diffonde.
I napoletani si oppongono alla riapertura della discarica di Pianura perché temono che la Camorra torni a gestirne il funzionamento, intercettando gli investimenti e utilizzando le aree per i suoi loschi traffici.
Ma anche altrove, nella nostra penisola, la situazione è simile, certamente altre aree d’Italia sono meno influenzate dalle grandi organizzazioni criminali, tuttavia nella gente è grande il timore che una determinata infrastruttura sia costruita in modo approssimativo o che venga gestita successivamente in modo deleterio per l’habitat umano.
Chi si oppone alle discariche non vive solamente a Napoli, ma ovunque si tenti di fare una discarica, o un termovalorizzatore, o un rigasificatore o un qualsiasi altro impianto o infrastruttura.
Ovunque in Italia si creano immediatamente i “comitati contro”.
Ogni area in Italia diventa immediatamente “a vocazione turistica” oppure “parco naturale” o ancora “territorio tartufigeno”, eccetera, eccetera, eccetera.
D’altronde l’Italia è un paese quasi totalmente antropizzato e un qualsiasi ambiente non trasformato e adattato alle esigenze dell’uomo non può essere altro che una “oasi naturalistica”.
Enzo Baldazzi, Sindaco di
Sogliano al Rubicone (FC), piccolo centro della collina romagnola, è stato recentemente intervistato dalla RAI, in quanto il comune in questione vive in un benessere straordinario.


Egli ha esposto come alcuni anni fa, nel territorio soglianese, venne realizzata, secondo tutte le regole per la salvaguardia ambientale, una grande discarica con ciclo di recupero dei gas di decomposizione per la produzione di energia elettrica.
Detto impianto porta al bilancio comunale un canone d’uso e la centrale a gas genera energia che viene venduta alla rete elettrica nazionale … e i cittadini soglianesi possono oggi scegliere di non pagare la Tarsu oppure il trasporto scolastico.
Baldazzi, al termine dell’intervista, ha però aggiunto, che suoi “lungimiranti” predecessori, che avevano accettato di far costruire nel territorio comunale la grande discarica, avevano però disastrosamente perso le successive elezioni amministrative.
Questo ci insegna che la politica democratica deve essere portatrice delle virtù del “pimby” (Please In My Back Yard) e non di sindromi di “nimby” (Not In My Back Yard)” soprattutto attraverso il coinvolgimento delle cittadinanze: "Le opere pubbliche devono essere decise in modo democratico (Rutelli, 2001)", ma occorre che le decisioni, una volta condivise, vengano perseguite e non siano ostaggio di minoranze.
La politica delle opere pubbliche e la gestione del territorio in generale, non si sottraggono alle comuni regole della democrazia, così, a seconda di come sono individuate, decise e gestite, si possono identificare delle opere pubbliche imposte ed autoritarie, così come delle opere democratiche e condivise.


Da domani sarebbe bello che i media, con tutti quanti noi, ci occupassimo delle discariche che veramente ci dovrebbero angosciare: come Dandora, l’inferno di rifiuti dove vivono le 700 mila persone di Korogocho o come quelle dei bimbi di Manila e di Phnom Pehn.

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5 dicembre 2007
politica interna
Partito Democratico e ulivista

Recupero, a circa due mesi di distanza, il mio intervento all’incontro con la popolazione del Pianalto Astigiano (Villanova – Valfenera – Dusino – San Paolo – Cellarengo) organizzato dal locale Comitato Promotore 14 Ottobre per il Partito Democratico la sera dello scorso 11 ottobre presso la Sala Consigliare di Villanova d’Asti con la partecipazione di:

- Gianfranco Morgando (senatore e ora Segretario Regionale del Piemonte del PD)

- Massimo Fiorio (deputato DS)

- Giovanni Saracco (ex senatore DS)

- Mariano Rabino (cons. regionale DL-La Margherita)

In realtà non si tratta di un vero e proprio intervento, ma di un’esposizione commentata, in tono ulivista, del programma di Rosy Bindi per il PD.

La lunghezza del testo è giustificata dal fatto che l’evento era organizzato in modo da presentare i vari candidati nazionali e regionali e le relative liste locali nonché le proposte e le idee di riferimento.

Il cantiere democratico di Rosy Bindi è anche il cantiere ulivista.

Come “ulivisti” sosteniamo il candidato che dà mostra di riconoscersi in una visione ulivista del PD.

Non per nulla già nel 2001 ci autodefinivamo “testardi dentro”. Rosy Bindi ha messo a fuoco il futuro del partito senza pensare alla fantapolitica di governi futuribili che non sono l’oggetto del confronto.

Lo spirito dell’Ulivo si rivela nella politica delle sue regole e dei suoi comportamenti, sulla legalità e sull’etica pubblica nonché nella chiara estraneità dalla politica del centrodestra, da Berlusconi e soprattutto dal suo populismo.

Come ulivisti oltre ai contenuti, abbiamo apprezzato altri tre aspetti della candidatura Bindi:

- il coraggio di rompere l’unanimismo intorno al candidato unico, di introdurre un elemento di competizione, in un quadro che stava per ridurre le primarie del 14 ottobre a una cerimonia;

- l’autonomia della sua candidatura senza l’avallo degli apparati di partito tutti solidamente schierati a sostegno del loro candidato. Un handicap, certo, tale leggerezza della candidatura Bindi, ma anche una risorsa di novità, di apertura al protagonismo dei cittadini;

- la circostanza di una candidatura femminile.
Ricordo che mai in Italia ci sono stati dei segretari di partito donne in Italia, a parte il PR con Adele Faccio, Emma Bonino e l’attuale Segretaria.

Un partito nuovo

Abbiamo una grande ambizione: restituire dignità e autorevolezza alla politica. Vogliamo farlo attraverso la costruzione di un partito nuovo.

Proprio nel momento in cui il sistema dei partiti appare screditato e i cittadini sentono la politica distante, noi scommettiamo su un’idea nuova di partito e di politica.

Un partito che unisca i cittadini e le istituzioni.

La società italiana è ferita, sono aumentate le disuguaglianze e si è allargata la distanza fra i cittadini e le istituzioni. Qualcuno pensa che la risposta sia l’antipolitica e l’alimenta attraverso un populismo mediatico e un nuovo corporativismo sociale e geografico. È invece solo la politica, rimotivata e adeguata alle nuove situazioni, che può davvero aiutare a risolvere i problemi e restituire la voglia di futuro al Paese.

Un partito plurale

Il Partito democratico non sarà la semplice fusione dei partiti fondatori.

Per dar vita a un partito nuovo è necessario unire le culture politiche della liberaldemocrazia, del cattolicesimo democratico e della sinistra democratica, ma anche accogliere i tanti fermenti nati nel nuovo secolo attorno ai temi della pace, della democrazia partecipativa, dello sviluppo sostenibile e dei diritti.

Mentre quelli del Novecento erano partiti identitari e io direi anche ideologici perché rispondevano a società culturalmente omogenee, oggi noi siamo chiamati a costruire un partito plurale perché viviamo in una società caratterizzata dalla frammentazione etica e culturale. Una frammentazione che si trasferisce nelle istituzioni, crea conflitto al loro interno, paralizza le decisioni, e rischia di inibire l’azione di governo.

Il partito plurale che dobbiamo costruire insieme, deve quindi assumersi la fatica e la responsabilità della sintesi, in modo da rendere le istituzioni libere dai conflitti e capaci di decidere.

Un partito davvero plurale non è un partito che include una parte in un’altra, non giustappone le diversità, non oscura le differenze. E’ invece capace di affermare una forte identità in virtù di una sintesi autentica tra culture e punti di vista diversi che devono continuare a vivere.

Un partito davvero plurale trova nella sintesi tra le tante tonalità presenti la condizione indispensabile per essere unito e fare le scelte necessarie. E quanto più quelle scelte appaiono innovative e coraggiose, tanto più è necessario l’apporto di tutti.

Tutti hanno pari dignità, tutti hanno la responsabilità di offrire un contributo che peserà e conterà in una decisione comune frutto di una sintesi più avanzata e convincente del proprio punto di vista

Per questo motivo la collocazione internazionale del nuovo partito è una questione fondamentale. Il Pd italiano ha l’ambizione di creare a livello europeo una casa politica nuova per tutte le culture democratiche che devono attrezzarsi a rispondere alle domande nuove di questo secolo: domande di giustizia, nuove questioni poste dalla scienza, nuovi interrogativi etici e nuove sfide antropologiche.

Nessuno nega il valore dell’esperienza socialdemocratica europea, ma il mondo è incalzato da nuove domande di democrazia, di libertà e di giustizia sociale alle quali solo l’unità delle culture riformiste può dare a livello mondiale risposte, portando ad unità percorsi e storie che hanno interpretato i valori democratici in tutti i continenti. Noi non ci arrendiamo allo schema ormai ingessato del Parlamento europeo.

SPD in Germania e il LP in Gran Bretagna sono molto lontani dall’idea del socialismo storico di inizio ‘900.

Un partito democratico

Un partito orgoglioso di essere “partito politico” nel rispetto del mandato dell’articolo 49 della Costituzione.

La nostra Costituzione individua nei partiti lo strumento a disposizione dei cittadini per determinare la politica nazionale con metodo democratico.

Questo strumento che negli ultimi due decenni è stato depotenziato, fino ad essere delegittimato dall’ultima legge elettorale fondata sull’idea implicita che l’unica relazione tra potere politico e cittadini sia la tele-comunicazione, deve essere rinnovato.

Evitare di dare troppo potere all’Esecutivo e troppo poco al Parlamento.

Se fallisce il metodo democratico dentro i partiti è a rischio anche la democrazia nella società.

Il carattere Nazionale e unitario del Pd dovrà essere assicurato da una leadership rappresentativa e plurale: il nostro non sarà mai il partito del leader.


Per una nuova laicità

Se il Pd è pensato e progettato al servizio del bene del nostro Paese, capace cioè di guidare il rinnovamento della democrazia e superare in una nuova sintesi le vecchie appartenenze, dovrà anche diventare la casa e la scuola di una nuova laicità, il luogo in cui tutti i cittadini possano sentirsi rappresentati, a qualunque fede, etica e cultura (etnia) appartengano.

La laicità non è il laicismo, non è negazione o indifferenza sui valori.

Per un bipolarismo maturo

Partito di centrosinistra a vocazione maggioritaria: non un partito moderato centrista indifferente alle alleanze, ma partito posto al centro del centrosinistra.

Nell’alleanza cui lealmente partecipa sintesi politiche e soluzioni pratiche.

Il Partito democratico ha la funzione di portare a compimento una lunga transizione politica, realizzando una matura democrazia dell’alternanza, in grado di assicurare governabilità e stabilità.

All’Italia serve un bipolarismo fondato su chiari rapporti istituzionali, in cui chi vince governa e chi perde le elezioni sta all’opposizione fino al termine della legislatura o fino a nuove elezioni.

Un partito collocato al centro del centrosinistra per portare tutto il centrosinistra al governo, senza ambiguità e tatticismi, ma aperto ad un confronto autonomo con tutto o parti del centro destra.


Il Pd e il governo dell’Italia

L’orizzonte temporale di un partito è ben più ampio dei cinque anni di una legislatura, cui è legata l’attività di un governo.

Oggi il programma del Partito democratico parte da un sostegno forte e convinto al Governo guidato da Romano Prodi, senza ambiguità e tatticismi nel rispetto del patto solennemente sottoscritto da tutti i partiti dell’Unione (di cui noi ne facciamo parte) di fronte agli elettori per un governo di legislatura.


Per uno sviluppo sostenibile

L’Italia è stata a lungo un paese fermo, che deve affrontare tanti problemi: le disuguaglianze tra Nord e Sud, le poche risorse destinate all’innovazione a alla ricerca, le carenze nelle infrastrutture, la bassa competitività del nostro sistema produttivo, la scarsa mobilità sociale.

Queste scelte sono possibili solo se c’è condivisione e solidarietà.

Nessuno pensi di risolvere separatamente la questione settentrionale dalla questione meridionale.

Nessuno pensi di risolvere il conflitto tra le generazione mettendo i padri contro i figli.

Penso quindi ad un Partito Democratico, che se vorrà sopravvivere oltre la prima tornata elettorale, dovrà puntare ad un riformismo che sappia stare vicino alla gente.

Il nuovo partito dovrà saper formulare delle strategie per contrastare “le povertà”, nella società, nell’economia, nel lavoro, nella ricerca scientifica, nel terzo mondo, nel medio oriente.

Queste scelte sono possibili se insomma tutti, le istituzioni, le imprese, i sindacati, la cultura, la comunicazione, le famiglie faranno la propria parte.


Equità ed efficienza nei servizi pubblici

Sono d’accordo con TPS quando dice che le tasse sono un bellissimo strumento per far funzionare il Paese.

Allo stesso tempo è necessario adeguare il ruolo dello Stato alle mutate esigenze del Paese.

Innovazione è oggi una parola cruciale nell’azione pubblica, se vogliamo – come noi vogliamo - assicurare la sostenibilità finanziaria dei sistemi di welfare.

È il nodo principale da affrontare, il servizio migliore che la politica può rendere ai propri cittadini. La qualità dei servizi e l’efficienza della gestione sono il pilastro dell’azione politica.

Una migliore efficienza e la capacità di innovare della pubblica amministrazione costituiscono il presupposto per chiedere ai cittadini di adempiere il dovere fiscale.

L’unico vero modo di superare le disuguaglianze è fornire servizi efficienti.


Un welfare di lungo periodo

È necessario che il Partito democratico pensi il Paese nel lungo periodo.

In questo senso il rigore dei conti pubblici e il controllo della dinamica del debito pubblico sono la condizione necessaria per garantire la tenuta del nostro Stato sociale anche in futuro.

Allo stesso tempo oggi dobbiamo pensare e avviare una rete di servizi integrati, socio sanitari e assistenziali per le persone non autosufficienti, vera emergenza sociale che affrontano le nostre famiglie.


Welfare e mercato del lavoro

È necessario ripensare il nostro modello welfare anche alla luce dei cambiamenti che investono il mondo del lavoro. Il sistema degli ammortizzatori sociali, attualmente disegnato su un mercato del lavoro profondamente mutato nel tempo, deve essere al centro di una riforma strutturale, … … con l’obiettivo dell’inclusione dei giovani che rischiano di rimanere intrappolati in una precarietà senza prospettive.


Uguaglianza e opportunità

L’Italia non può più permettersi di pagare il prezzo di vecchi privilegi e nuove precarietà, di nuove disuguaglianze e vecchie rendite.

Si tratta di impegnarsi su molti fronti: dalla tutela del lavoratore che è anche consumatore, alla lotta all’evasione - uno degli elementi innovativi dell’azione di questo governo -, al pieno riconoscimento del merito nel mondo del lavoro.

La vera uguaglianza delle opportunità è quella che non lascia indietro nessuno e promuove le qualità di ciascuno.


La Legalità

Il Partito democratico è chiamato ad essere, e con estremo rigore, il partito della legalità, e la legalità si identifica anche con la sicurezza per tutti.

Io ritengo che la sicurezza dei nostri territori ce la costruiamo a partire dalla soluzione dei problemi che affliggono il Terzo Mondo.

La criminalità e l’illegalità dei nostri territori hanno spesso origine nelle estreme povertà degli abitanti delle favelas e delle discariche delle megalopoli, nella mancanza dei diritti umani in molte aree del nostro pianeta, nei conflitti disumani che dilaniano intere popolazioni vittime di interessi mascherati da integralismo religioso.

La Pace

Il Partito democratico si colloca entro la storia della lunga lotta dei popoli per la riduzione delle disuguaglianze e per l’affermazione delle libertà personali.

L’art. 11 della Costituzione rappresenta il caposaldo della politica internazionale del partito nuovo.


Più donne, più democrazia

Le donne italiane devono assumere la leadership delle risposte alla crisi della democrazia.

Infine concludo con una battuta “un po’ preoccupato per la presenza dell’On. Fiorio [Massimo]: docente universitario di Filosofia!” per dare una ragione in più per la presenza di più liste ricordando una frase del filosofo pacifista Émile Auguste Charter:

“Niente è più pericoloso di un'idea quando si ha un'idea sola”.

Grazie.

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8 novembre 2007
politica interna
"Enzo Biagi non ce l'ha fatta ..."

 

Enzo Biagi non ce l'ha fatta.

Enzo Biagi era un uomo del 1920, un uomo che ha vissuto un periodo della nostra storia per cui la Democrazia non la dava né per scontata, né per acquisita per sempre.

Noi tendiamo spesso a vivere la Democrazia con un’imprudente noncuranza.

Lui, con il suo lavoro, ci ha ricordato spesso che la Democrazia (quella vera) va scelta, accudita e difesa dai demagoghi e dai populisti.

Tutti i democratici che credono nel principio della sovranità popolare, anche attraverso un’informazione corretta, devono essere grati ad Enzo Biagi.

Mario Lanfranco

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6 novembre 2007
politica interna
Il vocabolario di Enzo Biagi.

"prendendo ad esempio, per farmi capire meglio, alcune parole che nella mia vita hanno avuto un senso: coraggio, coerenza, umiltà, libertà, rispetto, giustizia, tolleranza, solidarietà".

Enzo Biagi

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16 ottobre 2007
politica interna
Primarie del PD - Area Pianalto Astigiano

Seggi

Liste

 

 

Pianalto Astigiano Assemblea Nazionale

Veltroni 1 71 17,03%
Veltroni 2 25 6,00%
Letta 280 67,15%
Bindi 41 9,83%
Voti validi 417 100,00%
nulle/bianche 15
Votanti 432

Seggi

Pianalto Astigiano Assemblea Regionale

Susta 1 148 39,36%
Susta 2 52 13,83%
Morgando 176 46,81%
Voti validi 376 100,00%
nulle/bianche 56
Votanti 432
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6 settembre 2007
politica interna
pdnight

 pdnight


7 settembre 2007

asti - piazza roma (giardini alganon) – ore 21,00

Il Partito Democratico va a lezione dalla gente!

Voglia di mettere i puntini sulle “i”… voglia di aiutare i politici a non sbagliare… voglia di partecipare… una serata un po’ diversa per ascoltare le voci che vengono dal basso!
Commercianti, lavoratori, pensionati, casalinghe, giovani, studenti, insomma… semplici cittadini saranno protagonisti sul palco per offrire le loro opinioni, le loro critiche e le loro proposte, per dire che cosa vogliono dal nuovo soggetto politico; in platea ad ascoltarli i politici.
Il 7 settembre nell’ambito di una serata di festa e di degustazione (per rimanere in sintonia con la Douja) il Partito Democratico, in fase nascente, va a lezione dalla gente.
In queste ultime settimane – spiegano i promotori dell’evento - l’attenzione è legittimamente focalizzata sulle primarie del 14 ottobre, sulla “competizione” fra i candidati alla carica di segretario nazionale (e regionale) ed sulla formazione delle liste a loro collegate.
E’ una data importante che ci appassiona e auspichiamo che la partecipazione al voto sia la più diffusa possibile; tuttavia la costruzione del Pd non si esaurisce con la scelta del suo leader, nasce e prende forza con le idee e la forza della gente comune.
I leaders possono indicare la strada ma alla fine sono le persone comuni che la percorrono, i leaders cambiano ma un partito, se costruito su basi solide, se frutto del lavoro duro di molte persone, se fortemente radicato nel paese… è destinato a rimanere e durare nel tempo.
Quindi….. la scelta fra candidati diversi e la conseguente formazione delle liste, va detto con estrema fermezza, per noi non sarà il preludio alla nascita di “nuove divisioni” né alla formazione di “nuove correnti”; tuttò ciò appartiene al passato e ad una logica della politica ossidata e superata.
Il partito che vogliamo
dovrà essere un partito aperto e radicato sul territorio; l’unità tra i DS e la Margherita è solo una precondizione, non è l’esito del processo costitutivo del nuovo Pd.
Senza voler sminuire l’importanza dell’aggregazione fra i due partiti, che è certo un’eccezione nel panorama politico italiano, ma se questa sarà una semplice fusione a freddo senza contaminazione con la società e senza un rinnovamento vero della politica nei contenuti, nei metodi e nelle persone… l’operazione sarebbe di corto respiro e non favorirebbe una rinnovata fiducia verso la politica stessa.
Per evitare questo occorrerà un grande lavoro comune per favorire e valorizzare la più alta partecipazione possibile di chi non ha mai fatto della politica una professione.
A noi spetta il compito di costruire il nuovo Pd qui, nella nostra provincia, con la nostra gente e non sarà un’operazione facile e di breve periodo perché richiede onestà, grande coraggio ed intelligenza politica e soprattutto una grande dose di umiltà.
L’iniziativa del “Pdnight” l’esempio per future nuove forme di partecipazione
(e ci impegneremo affinchè siano molte) che è la chiara volontà di diverse persone impegnate in questi giorni ad avviare un processo di rinnovamento serio della politica nel nostro territorio.
Per farcela occorrerà allargare i confini non restringerli in difesa di rendite di posizione, alleggerire i vincoli d’identità perché il Pd non sarà una “casta” solo se saprà offrire spazi di protagonismo ai cittadini e alle cittadine, partendo dalla loro esperienza di lavoro e di vita.
Per farcela occorrerà dimostrare nei fatti che gli spazi per contare ci possono essere realmente perché la gente non ha più voglia di affidare delle deleghe in bianco, la gente comune vuole partecipare ai processi decisionali e soprattutto vuole esercitare legittimamente il suo ruolo di “controllo” sul potere politico.
Per farcela ricominciamo mettendoci innanzitutto in ascolto…, e facciamo sul serio!

La serata sarà resa più allegra da un buon bicchiere di vino e dalla musica dei Fiati Pesanti; modera l’incontro Igor Staglianò, giornalista RAI.

 




“ASTI per il Pd”

Maurizio Pugliese
M. Grazia Arnaldo
Roberto Vercelli
Piera Accornero
Angela Motta
Salvino Razzano
Fabrizio Brignolo
Stefano Gilardi
Pino Goria
Andrea Gamba
Marta Parodi
Giovanni Maglietta
Tonino Fassone
Roberto Gerbi
Angioletta Ghidella
Andrea Visconti

…. e tanti altri!

Il gruppo è spontaneo, nasce dalla volontà di costruire il Pd nella nostra provincia aldilà delle appartenenze, aggrega con entusiasmo tutte le persone che vorranno dare un contributo, che vorranno portare delle idee e assumersi delle responsabilità.

Per informazioni: iostocolpd@yahoo.it

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