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Salvador Allende


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19 dicembre 2009
politica interna
La politica in mutande

Dopo molto tempo: tempo dedicato alla stesura degli interventi e delle relazioni per i congressi ai quali sono stato chiamato a partecipare, riprendo la redazione dei miei commenti alla situazione politica.

Scrivo dopo l’aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al quale non posso che esprimere, per quello che vale, la mia personale solidarietà per il grave episodio che gli è accaduto.

Io credo (e a questo punto spero) che questa seconda metà del 2009 sia ricordata per il periodo in cui la “politica” ha raggiunto il punto più infimo della storia repubblicana italiana.

Il caso Letizia, il caso Marrazzo, il caso Boffo - Avvenire, le intemperanze a Bonn, quelle di Brunetta ed infine l’episodio di Piazza Duomo, danno la cifra dell’atmosfera politica che stiamo vivendo, siamo appunto alla politica in “mutande”.

E non solamente per le cronache legate alle frequentazioni di alcuni politici.

Le mutande sono indumenti che, come impone l’etimo, sono da cambiare spesso, anche più spesso della casacca che pure, tra molti nostri politici, è usuale cambiare velocemente.

Le corrette dichiarazioni del Presidente della Camera Gianfranco Fini, le recenti scelte di Pierferdinando Casini e la nascita del movimento Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli e di Bruno Tabacci, sono fatti tumultuosamente e repentinamente travolti dalla continua emersione di vicende e di esternazioni che hanno ben poca attinenza con la bella politica.

Occorrerebbe che i politici dessero un’immagine di se esemplare e cristallina, dando maggiore peso alla scelta lessicale.

C’è anche in corso un dibattito su “chi ha cominciato prima?”, ebbene, io non dubbi, l’origine di tutto nasce dalla “discesa in campo in condizioni di conflitto di interessi" e la conseguente inaccettabilità del Sig. Silvio Berlusconi come leader politico e ancor più come capo del governo.

Ed è quindi da quindici anni che i toni si alzano di giorno in giorno e di anno in anno, non c’è da stupirsi se oggi siano arrivati a livelli parossistici.

Non sto poi a ripetere quanto si dibatte sui giornali e nei talk show sull’amore e sull’odio, sulla personalizzazione della politica, sul populismo e sul consenso, perché una soluzione a tutto questo c’è: votare e far votare per il PD e per gli altri partiti del centro-sinistra.

Il centro-sinistra ha il dovere di organizzare un’alternativa di governo seria, che metta al centro del programma il lavoro.

Banale forse, trito e ritrito, ma è ciò che serve.

E quando alla chiusura di questa mia breve nota mi comparirà un riquadro all’interno del quale l’editor di testo mi chiederà “Salvare <<La politica in mutande>>?” sarà forte la tentazione di rispondere “No”.

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14 agosto 2009
politica interna
Il sultanato


Giovanni Sartori - Dalla riforma elettorale a quella scolastica e universitaria, dai pericoli del federalismo alle incognite del Partito Democratico, dalle omertà verso la mafia alla bioetica, dall’Alitalia alla crisi economica, l’osservatore più autorevole e sferzante della politica italiana ripercorre fatti e personaggi che hanno occupato la scena del Paese negli ultimi tre anni. E con penna impietosa denuncia gli incredibili paradossi e le troppe storture di un’Italia dove anche il buon senso sembra ormai privilegio di pochi. «Le cose che mi spaventano sono ormai parecchie; ma il livello di soggezione e di degrado intellettuale manifestato da una maggioranza dei nostri ‘onorevoli’ mi spaventa più di tutto. Altro che bipartitismo compiuto! Qui siamo al sultanato, alla peggiore delle corti.»

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2 aprile 2009
politica interna
Le parole hanno un valore
 

Giuseppe Di Vittorio si doleva enormemente per non aver potuto studiare regolarmente e di aver imparato da autodidatta, anche scrivendo gli articoli per “L’Internazionale”, “con invito a chi li riceveva di rileggerli e rimandarglieli con le correzioni, per capire dove aveva sbagliato e non rifarlo più”. Convinto dell’importanza dello studio “perché le parole hanno un valore e bisogna studiare per crescere”, e che solo con il sentire comune e la condivisione si raggiungono risultati giusti e duraturi.



dal blog del Senatore Giovanni Saracco: 
http://www.giovannisaracco.it

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19 gennaio 2009
politica interna
I costi della politica: difficile rinunciare quando ci tocca.

Quello dei cosiddetti costi della politica è uno di quegli argomenti su cui tutti sono d'accordo fino a quando i costi a cui si deve rinunciare non siano i propri o quelli della propria comunità. Inserisco ancora due articoli dell'amico Giorgio Quaglia riguardanti i microcomuni e le comunità montane del Verbano - Cusio - Ossola, ma sono ovviamente riportabili a tutto il territorio italiano.



continua >> -->
30 dicembre 2008
politica interna
La democrazia della comunicazione.

Se poi guardiamo le cose più da vicino, senza farci impressionare dalle formule e dalle dichiarazioni di fede, ci rendiamo facilmente conto del perché. la parola democrazia non divide più.
 


Da sempre, ci sono stati molti modi di intenderla.
Ma oggi lo sviluppo della tecnologia nella comunicazione politica e le novità che esso permette nel rapporto governanti-governati rendono possibile, addirittura far passare nel campo della democrazia, come regimi fondati sul consenso, forme di governo che in passato si sarebbero facilmente ascritte al campo. dell’autoritarismo antidemocratico.
Di più: questa trasmigrazione si presenta. sotto il segno del massimo ossequio alla volontà del popolo sovrano, dunque dell’optimum desiderabile.
L’ambiguità è il carattere della democrazia del nostro tempo.
Da "Il Crucifige e la democrazia" di G. Zagrebelsky.

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17 dicembre 2008
Una questione di coerenza.

Al liceo classico M. D’Azeglio di Torino, un giorno, furono invitati due illustri ex allievi: Giancarlo Pajetta e Vittorio Foa.

Durante il vivace dibattito che ne conseguì Pajetta accusò duramente Foa di essere incoerente nel suo peregrinare tra partiti e partitini.





Foa, garbatamente rispose:
“Caro Giancarlo, vedi, ci sono due tipi di coerenza: quella al partito – all’organizzazione – al sindacato e quella alle proprie idee … e, a volte, bisogna scegliere!”.

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6 dicembre 2008
politica interna
Intervento di saluto al Convegno Sandro Pertini Villanova d'Asti 5-12-2008

In occasione del ricordo di Sandro Pertini, socialista libertario un po’ ribelle, uomo delle istituzioni, Presidente della Repubblica semplice e vicino ai cittadini è doveroso portarVi il saluto della Camera Sindacale dell’Unione Italiana del Lavoro di Asti, di tutti gli iscritti alla UIL della Provincia di Asti ed in particolare del Segretario Provinciale Piero Guerrini.
Di Sandro Pertini, noi della UIL, siamo impegnati a non dimenticare i valori e gli insegnamenti che sono per noi un riferimento costante.
Il 25 aprile 1970- Pertini pronunciò alla Camera dei Deputati uno dei suoi tanti accorati interventi, quello fu tra i più significativi degli altri perché con grande forza e determinazione volle riconoscere il ruolo avuto dalla classe operaia nella partecipazione alla Resistenza e decisivo per la liberazione del Paese: “…senza questa tenace lotta della classe lavoratrice non sarebbe stata possibile la Resistenza, senza la Resistenza la nostra Patria sarebbe stata maggiormente umiliata dai vincitori e non avremmo la carta Costituzionale e la Repubblica. Protagonista è la classe lavoratrice che con la sua generosa partecipazione da’ un contenuto popolare alla guerra di liberazione ed essa diviene così, non per concessione altrui, ma per virtù, soggetto della storia del nostro paese.”
Seriamente preoccupato della disoccupazione giovanile, considerandola il male peggiore della società, continuamente sollecitava le istituzioni e l’intero Paese ad affrontare e risolvere questo problema che se non risolto, ancora oggi, rischia di mettere in discussione il futuro dell’intera nazione.
Sandro Pertini fu un uomo di quella sinistra moderata che ha promosso l’inscindibilità tra centro e sinistra in una moderna concezione del ruolo di forza democratica, una sinistra in cui la moderazione è alternativa alla conservazione.

Ma fu anche sempre intransigente, sempre impeccabile dentro e fuori, uomo che non cedeva mai alle convenienze.
E termino con il giudizio espresso su di lui da Indro Montanelli: “non è necessario essere socialisti per amare Pertini, qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità.”

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29 ottobre 2008
politica interna
"Procuste! Chi era costui?"

Il D.L. 137/08, detto provvedimento Gelmini, che è ora legge dello Stato è stato definito il “letto di Procuste” della scuola pubblica italiana.
Il brigante Procuste aspettava i viandanti, poi li aggrediva e a forza li metteva su un letto; gli sventurati venivano stirati se troppo corti o amputati qualora i loro piedi sporgessero dal letto.
Questa metafora nasce soprattutto dalla necessità di rappresentare il provvedimento Gelmini che, dietro l’apparenza di qualche colpo di maquillage, attua i tagli alla spesa scolastica decisi da Berlusconi e Tremonti.

Il D.L. 137/08, prevede infatti azioni di sperimentazione volte a favorire l’acquisizione di conoscenze e competenze relative a “Cittadinanza e Costituzione” (poi la Lega ha fatto aggiungere anche lo studio degli statuti regionali).
Ma si dice anche che “l’attuazione di tali misure dovrà avvenire entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili”.
E’ chiaro come, in questo caso, si interviene con una legge per dare evidenza all’azione ove si poteva semplicemente inviare una circolare.
Inoltre occorre che qualcuno avvisi il Ministro che non è una norma tanto innovativa dato che esiste già l’insegnamento dell’educazione civica.

Il D.L. 137/08, prevede la reintroduzione del voto in condotta ovvero che venga valutato ogni studente “con specifico riferimento al suo comportamento”.
La disposizione è motivata dall’esigenza di contrastare i numerosi episodi di prevaricazione e di estorsione tra giovani (bullismo) che si stanno verificando nelle scuole e quindi il voto in condotta diventerebbe, secondo il modello della destra, un deterrente a compiere atti di questo tipo.
Ma sappiamo bene che con la repressione fine a se stessa non otteniamo altro che alimentare il disagio.
Occorrerebbero percorsi di sostegno psicologico per le vittime e per i soggetti devianti, occorrerebbe più integrazione sociale e occorrerebbero maggiori spazi di socializzazione.
Invece vediamo sempre più offrire ai giovani forme di identificazione negativa e si assiste sempre più all’esibizione di modelli di successo che tutto hanno a che fare meno che alla crescita culturale.
Come è noto, per evitare la frustrazione dell’insuccesso alcuni giovani acquisiscono personalità rancorose che generano atteggiamenti di violenza gratuita e distruttiva.

Il D.L. 137/08, dispone nuovi criteri per la scelta dei libri di testo nelle scuole, in particolare, stabilisce che i docenti adottino libri di testo in relazione ai quali l’editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto per un quinquennio.
Nel testo del corrispondente articolo però non è indicata la data di decorrenza di applicazione della norma, che così come espressa appare un’enunciazione di principio.

Il D.L. 137/08, dispone che si ricostituiscano le classi con il maestro unico, secondo il modello organizzativo tradizionale della scuola elementare vigente fino al 1990.
Si passa, dunque, da 3 insegnanti su 2 classi a 1 insegnante per ogni singola classe.
Non è chiaro come in questo contesto si inserisca l’organizzazione del tempo-pieno e la disposizione appare ambigua.
Affida ai regolamenti scolastici l’articolazione di un orario che tenga conto sia delle esigenze didattiche e delle famiglie, ma non dice come, creando sicure disomogeneità sul territorio nazionale e una grande incertezza su quello che sarà il futuro del tempo pieno.

Ma l’organizzazione é demandata ai sensi della Legge 133/08 (ex D.L. 112/08), che al Capo II: “Contenimento della spesa per il pubblico impiego” c’é l’articolo 64: “Disposizioni in materia di organizzazione scolastica” che prevede la “razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell'impiego dei docenti”, la “revisione dei criteri vigenti in materia di formazione delle classi”, la “rimodulazione dell'attuale organizzazione didattica della scuola primaria ivi compresa la formazione professionale per il personale docente interessato ai processi di innovazione ordinamentale senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica”, la “revisione dei criteri e dei parametri vigenti per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale docente ed ATA, finalizzata ad una razionalizzazione degli stessi”, la “definizione di criteri, tempi e modalità per la determinazione e l'articolazione dell'azione di ridimensionamento della rete scolastica prevedendo, nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, l'attivazione di servizi qualificati per la migliore fruizione dell'offerta formativa”.

Il D.L. 137/08, enuncia che: “nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti.”
Ciò è molto rassicurante e ci sentiamo tutti più sollevati: i sindaci dei piccoli comuni saranno così autorizzati ad organizzare dei servizi di noleggio limousine con autista per portare a scuola gli studenti disagiati.

Ma soprattutto, il D.L. 137/08, conclude con il verdetto di condanna della scuola pubblica italiana: “dall'attuazione … del presente articolo, devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l'anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l'anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l'anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall'anno 2012”.

Il letto di Procuste è anche quel luogo in cui le persone venivano ridotte ad un’unica misura, ad un unico modello.
Questo è il vero significato della metafora: la volontà della destra di far convergere tutti gli aspetti della vita al business e di allineare tutte le teste al pensiero unico.

“Che la scuola sia anche, o principalmente, un luogo di cultura, che il pane che vi si fabbrica, ben prima della sua messa in vendita e ben oltre il suo prezzo di mercato, sia proprio la cultura degli italiani, non è nemmeno immaginato.”
Da La Repubblica del 09/10/2003 - Il bimbo manager della Moratti di MICHELE SERRA.

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18 settembre 2008
politica interna
Il mal d'informazione
Inserisco una riflessione di Roberta Favrin (giornalista de "La Nuova Provincia" di Asti e de "Il Sole 24 Ore") dalla sua pagina di Facebook. e, di seguito, un mio amaro corsivo.

E' assordante il silenzio di stampa su quello che è accaduto a Cortona: 36 docenti universitari e intellettuali di prestigio riconosciuto a livello nazionale e internazionale riflettono con mille giovani donne e uomini di tutta Italia sulle conseguenze delle globalizzazione, sul futuro del pianeta, sulle responsabilità della politica e, tutto questo, non fa notizia.
Nemmeno personaggi di richiamo mondiale come Vandana Shiva e Jeremy Rifkin fanno notizia. Sui principali quotidiani d'Italia Cortona sostituisce Roma nell'intestazione del pezzo: è solo il luogo dal quale rimbalzano le polemiche sull'agenda politica nazionale (Amato accetterà o no di far parte della commissione Attalì per Roma?) oppure è il soffitto della chiesa sulla quale è ritratto il vescovo Veltroni....
Il Pd è ridotto a una macchietta di sé stesso (pure ieri sul Corriere, a proposito della citazione di Into the wild nel discorso di Vetroni), oppure non esiste.
Non è solo scandaloso, è a dir poco inquietante.
Lo dico da cittadina e lo dico da giornalista che vive un disagio sempre più forte per il modo in cui si fa dis-informazione in Italia, ogni santissimo giorno. Anzi ogni giorno peggio di quello prima. I giornalisti che amano questo mestiere sono ancora tanti, tanti i giovani che aspirano a farlo. Eppure gli editori stanno facendo tutto il possibile per trasformare il giornalista in impiegato passa-veline. Le redazioni si svuotano e si allarga l'esercito dei free-lance a 10 euro a pezzo, senza spiraglio di crescita professionale, sottoposti a ogni genere di ricatto pur di stare appesi alla speranza di una sistemazione migliore. La categoria è allo sbando: i privilegiati difendono le posizioni (dentro le redazioni e dentro gli organismi di categoria), i giovani stanno alla finestra. La politica che fa? Blandisce, compra, corrompe. Oppure protesta ma non fa nulla per cambiare le regole del gioco che sono fondamentali per l'esercizio della democrazia: un sistema dell'informazione libero fatto di professionisti che hanno come unico referente il lettore – cittadino - consumatore; che sono pagati per studiare e analizzare la realtà; per indagare i problemi e scoprirne le connessioni; per fare la guardia ai poteri forti (e non per stare al guinzaglio dei potenti). Spero che all'interno del Partito democratico - e non solo lì - ci sia presto l'occasione per discutere di questi temi.
Roberta Favrin

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Martedì sera, durante la trasmissione Ballarò, il buon Giulio Anselmi ha espresso la sua convinzione in Italia ci sia vera libertà di stampa (e de "La Stampa") prendendo ad esempio la dichiarata ostilità del giornale da lui diretto per il "lodo Alfano".
Ma io mi chiedo: quanti hanno letto i suoi articoli e quindi quanto hanno fatto opinione?
Ormai dei quotidiani si leggono solamente le prime pagine alle rassegne stampa televisive: Il TG5 propone Libero, Il Giornale, Il Tempo con titoli di testa ad effetto.
E poi ci sono i “free papers” che stanno avendo una diffusione dilagante: chissà chi li gestisce? Io una mezz'idea ce l'ho!
Ma se non paghi i “contenuti” che vuoi tu, devi prenderti i “contenuti” di chi paga?

Arrivando con un mio collega nei pressi dell’ufficio, in Torino, veniamo aggrediti da strilloni che ci porgono City, Metro e Leggo. Io garbatamente rifiuto e un mio collega torinese, pensando alla mia "campagnolità" astigiana, mi fa "... prendilo, è gratis!", io rispondo che non leggo i giornali gratuiti e lui “ … ed io quelli a pagamento!”.



Ma infine perché disperarsi?

A chi può interessare che Rifkin ci ricordi “che le attuali risorse energetiche mondiali stiano per esaurirsi”?

Tanto ci penserà “Lui”!

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19 agosto 2008
politica interna
Salvador Allende, una lezione da non dimenticare.



Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano. Sono fiducioso che, almeno, ci sarà una lezione morale che punire il crimine, la codardia e il tradimento di chi ha la forza, ma non la ragione. Palazzo de la Moneda, Santiago del Cile, 11 settembre 1973.

Salvador Allende
(Valparaíso, Cile 26/06/1908 - Santiago del Cile 11/09/1973)

http://apps.facebook.com/causes/76836?m=4e64e&recruiter_id=16685805

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18 agosto 2008
politica interna
Otto milioni di canzonette.

“Otto milioni di baionette” era la minacciosa e, al tempo stesso, limitata immagine della potenza bellica del regime fascista.
E’ così difficile paragonare la società di oggi con quella di settanta anni fa.
 
Vorrei quindi pensare che un ritorno del fascismo tout court o anche “in altre forme” in Italia sia impossibile, così come il ritorno della monarchia o dei venditori di ghiaccio, come della Balilla o del ciclismo senza doping.
Certamente una buona parte della destra italiana ha vissuto gli anni 50’, 60’ e 70’ nella “nostalgia” e nell’attesa della “Ora X” con il conseguente avvento di improbabili “regimi dei colonnelli”.
Una destra che, fino al Congresso di Fiuggi (1995), si è tenuta lontana dalla ricerca dell’allargamento del consenso elettorale attraverso il rinnovamento liberista o radical-liberale.
Una destra quindi che ha delle radici profondamente diverse da quelle della destra francese, inglese o statunitense.
E’ una destra, quella italiana, che è ancora oggi affascinata dagli elementi tipici della destra populista ed autoritaria:
- Il controllo della comunicazione : la scelta di occupare tre quarti della comunicazione radiotelevisiva è un aspetto, ma è l’uso che ne fa che la distingue. Non le è solamente utile per esprimere un pensiero unico, ma soprattutto per disinformare, per proporre un’immagine di Paese spensierato con ore e ore di reality e di tv spazzatura, nel proporre una certa immagine di donna e trasmettere telegiornali teleguidati. Anche la carta stampata ha il suo peso, non solamente attraverso i quotidiani (peraltro poco letti in Italia), ma soprattutto attraverso i rotocalchi settimanali che ci affidano a “veline e palestrati”.
- Le grandi opere: la necessità di “affidarsi a Sua Maestà il piccone” per evidenziare la forza di plasmazione del Paese e la dimostrazione di una potenza fallica del vertice esecutivo
- Il decisionismo: prendere delle decisioni comunque, anche in modo avventato, o peggio sbagliate, e mascherarle da decisionismo.
- "fare ordine" e rendere il Paese più efficiente: eliminare leggi, cacciare i clandestini, il tormentone dei “fannulloni” del Ministro Brunetta, le tre “I”, mietere il grano e spazzare le strade.
- L’uso dell’esercito per risolvere i problemi: i militari in Georgia, a presidiare le discariche, a controllare i parchi, a verificare gli elmetti nei cantieri: con i militari si fa tutto e si risolve tutto
- L’insofferenza per una magistratura autonoma: non c'è più nulla da dire su questo argomento.
- L’insofferenza per le “perdite di tempo”: ridurre i passaggi nei consigli e in Parlamento, ridurre i tempi di discussione.
Un esempio reale:
Giovanni Boccia, presidente del Consiglio comunale di Asti (Forza Italia), intende “ottimizzare” i tempi delle sedute consiliari: «tagli» sulla durata degli interventi (dagli attuali 15 minuti a 10) e delle repliche (da 10 a 5 minuti), sulle dichiarazioni di voto (da 5 a 3) e sul tempo di attesa per iniziare il Consiglio. Non solo: il presidente vorrebbe anche ridurre il numero legale di consiglieri utile per poter aprire il Consiglio, passando da 20 a 14, «ma solo per l’ora delle interrogazioni» precisa.

Ma dico perché 14 quando ne basta 1?

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4 luglio 2008
politica interna
Gli “anni di piombo”.

In occasione della “Giornata della memoria delle vittime del terrorismo”, lunedì 26 maggio 2008, presso l'auditorium della Biblioteca Civica di Villanova d'Asti (ex Confraternita della SS. Annunziata), si tenuto un incontro con gli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Villanova d’Asti, sul tema “La figura sociale e umana di Aldo Moro, le vittime del terrorismo, il clima sociale negli anni di piombo”, attraverso la proposta di memorie, di immagini e di alcune letture.

Il terrorismo delle Brigate Rosse, sfociato nell’eccidio di Aldo Moro e della sua scorta, lo stragismo di destra, la violenza e l’estremismo dei gruppi extraparlamentari (Autonomia Operaia, Lotta Continua, ecc., ecc) e tanto altro raccontato ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado.

E’ importante indirizzare dei giovani, che tra pochi mesi saranno nei licei e negli istituti tecnici di Torino, Asti e Chieri, ad interessarsi della “bella politica” senza cadere nelle lusinghe di chi gli propone dei simboli più che delle ideologie.

La “bella politica” quella che ti fa perdere le serate a discutere del tuo quartiere o del tuo paese, che ti fa distribuire i volantini la domenica mattina, che ti fa candidare anche se sai che non sarai eletto, ecc., ecc..

sono intervenuti:

- Giovanni Berardi (Presidente dell’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo e dell'Eversione Contro l'Ordinamento Costituzionale dello Stato)

- Bruno Diotti (Segretario dell’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo e dell'Eversione Contro l'Ordinamento Costituzionale dello Stato)

- Roberto Placido – PD (Vicepresidente del Consiglio Regionale e Presidente del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio Regionale)

- Antonio Baudo – PDL (Assessore Cultura, Istruzione e Università della Provincia di Asti)

- Ludovica Fiorino (Presidente della Commissione Biblioteca Civica di Villanova d’Asti)

Conduttore - Mario Lanfranco (componente della Commissione Biblioteca Civica di Villanova d’Asti)

Lettore e fotografo - Willi Ivaldi (componente della Commissione Biblioteca Civica di Villanova d’Asti)


I libri presentati sono stati:

- Lettere dalla prigionia (Aldo Moro)

- I silenzi degli innocenti (Giovanni Fasanella - giornalista di Panorama)

- I ragazzi che volevano fare la rivoluzione (Aldo Cazzullo - giornalista del Corriere della Sera)



Gli argomenti esposti sono stati, anche in risposta a interessanti domande dei ragazzi:

“La figura sociale, politica e umana di Aldo Moro”
“La DC e la Chiesa nella vicenda del sequestro Moro”
“Quali sono le vittime dimenticate, e perché devono essere ricordate”
“Il clima sociale degli anni ’70, i cosiddetti ‘anni di piombo’”
“Gli attentati e le stragi, diverse strategie per un unico disegno criminale”
“Il significato di ‘Eversione Contro l'Ordinamento Costituzionale dello Stato’”

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12 giugno 2008
politica interna
Il dopo petrolio

Mi appare tragico che il Centrodestra presenti la costruzione di centrali nucleari come “La Soluzione” dei nostri problemi energetici.
Lo dico poiché sono dipendente ENEL da quasi trent’anni e all’inizio degli anni ‘80 ero aggregato al Centro Termico e Nucleare di Milano per la costruzione della cosiddetta “Trino 2”.
Vi propongo quindi un intervento di Segolene Royal sul tema delle risorse energetiche in Francia e su chi gravino i costi dell’energia.
Questo intervento è importante per capire come siano complessi i problemi legati alle fonti di energia, anche in un paese come la Francia che si è affidata da lungo tempo al nucleare.
Partire oggi significherebbe avere la prima centrale funzionante fra sei – sette anni; e con quale tecnologia? Con la “seconda generazione e mezzo” o con la “terza generazione” ancora tutta da sviluppare?E gli interrogativi tecnici sarebbero molti altri.
Io credo che sia necessario ridare slancio alla ricerca sul risparmio energetico e sulle fonti di energia rinnovabili e nucleare e non perdersi in dichiarazioni di effetto solamente mediatico.

Nel futuro la primaria risorsa energetica saranno le idee.

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Il dopo petrolio

Di fronte al dramma delle nostre risorse energetiche, è necessaria una scossa.
Come è possibile che le turbine inventate dai francesi, sperimentate già nell’anno 1950 nel Beauce, non vengano costruite in Francia - o se ne costruiscano molto poche?
Come è possibile che il nostro paese quasi non produca energia solare e geotermica?
Ci vuole una vera e propria mobilitazione nazionale. Si tratta di una nuova era che si apre.
Era prevedibile, ma non siamo ancora pronti.
Sarà necessario adattarsi, molto più velocemente di quello che credevamo, a un nuovo modo di illuminare, di fare calore, di muoverci.
In attesa di poter diffondere un’alternativa al petrolio, dobbiamo cercare di correggere le disuguaglianze causate dal crescente prezzo del barile di petrolio.
Soprattutto ora, senza attendere il dopo petrolio, dobbiamo investire massicciamente nelle fonti di energia rinnovabili e dobbiamo cambiare le nostre abitudini di consumo.
Sabato ho detto a Bordeaux che lo stato, attualmente gestito dalla destra, è stato irresponsabile, inetto e imprevidente.
Come si può a questo punto rimanere immobili davanti ad una rivoluzione energetica di questa natura?
Che la Francia da sola non sia in grado di ridurre il prezzo del petrolio greggio, sarà vero.
Ma che il governo francese non abbia alcun mezzo per correggere le conseguenze negative di questi prezzi esorbitanti sulla vita quotidiana dei francesi, non credo sia vero.
Dobbiamo smettere di insinuare che lo Stato non può fare nulla.
Trasformare i nostri stili di vita al fine di rendere la vita meno indipendente dall’energia, in campagna o addirittura in città, è possibile.
Gli incentivi fiscali per le imprese che utilizzano parte dei profitti per investire in soluzioni ambientali, sono possibili.
La società Total, il quarto più grande produttore di petrolio e la prima azienda in Francia, ha incassato più di 12 miliardi di profitti nel 2007.
I suoi profitti crescono naturalmente come i prezzi del petrolio esplodono.
Dobbiamo quindi organizzare una migliore distribuzione dei profitti del petrolio e incoraggiare le imprese a investire in fonti di energia rinnovabili.
Vorrei aggiungere che il Regno Unito fa già in questo modo con la British Petroleum.
L'idea di utilizzare i profitti realizzati da Total da me avanzata recentemente è stata ripresa da altri leader socialisti.
Bertrand Delanoë, Domenica, ha chiesto di "tassare la Total".
Stephane Le Foll, Lunedì, ha invece anche ricordato che il gigante petroliere "ha goduto del peso della diplomazia francese" per le sue sedi internazionali.
Noi siamo tutti sulla stessa lunghezza d'onda per distribuire meglio la ricchezza del nostro paese.

Così vedo il Partito socialista.

Critici per le crescenti ingiustizie subite dai francesi, uniti intorno alle stesse proposte, fiduciosi nella possibilità di un'altra politica, noi socialisti saremo in grado di combattere una destra che non ha capito che il mondo sta cambiando.

Segolene Royal

Qui l'intervento in lingua originale

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30 maggio 2008
politica interna
Malata a Roma, guarita ad Asti

Asti, 29 maggio 2008

Con riferimento alla recente débâcle parlamentare da cui è reduce lo schieramento del PDL ed alle conseguenti sfuriate del proprio leader, si è appreso da un articolo apparso sul sito internet www.corriere.it a firma Monica Guerzoni e Roberto Zuccolini (29.05.2008), che l’Onorevole Maria Teresa Armosino il giorno 27 maggio 2008 era “bloccata da un malanno, cinque giorni di terapia”.

Malanno, e conseguente terapia, che le hanno impedito di recarsi quel giorno a Roma ed assolvere, in questo modo, al proprio dovere di parlamentare.

Ma che non le hanno impedito, tuttavia, di essere fisicamente presente in occasione del Consiglio Provinciale tenutosi, in perfetta concomitanza con la seduta parlamentare, presso il Palazzo della Provincia di Asti.

Si intende, va da sé, rivolgere rispettosi auguri di pronta ed immediata guarigione all’Onorevole Armosino, peraltro all’apparenza già in perfetta forma.

Non senza aver evidenziato il fatto che, egoisticamente parlando, la Provincia di Asti ha “beneficiato” del malanno e della conseguente terapia cui il Presidente è stata costretta a sottoporsi.

Di fatto, nondimeno, ne ha “beneficiato” la stessa “vittima”, sollevata in questo modo da imbarazzanti scelte: recarsi a Roma a votare un importante provvedimento parlamentare, o rimanere ad Asti ad affrontare i problemi della provincia?

Scelte che con ogni verosimiglianza si prospetteranno con frequenza nel futuro e di fronte alle quali, in assenza – ci si augura – di nuovi acciacchi, l’Onorevole Maria Teresa Armosino sarà chiamata ad assumere decisioni che non potranno non avere ripercussioni negative.

Vuoi in danno della Provincia, nel momento in cui il leader del PDL imporrà (come pare abbia intenzione) la presenza dei propri parlamentari a Roma.

Vuoi in danno degli interessi nazionali, nel momento in cui il Presidente provinciale, per dedicarsi alle questioni locali, sarà costretta a declinare i propri impegni romani.

Si prende atto che le preoccupazioni espresse nel corso della campagna elettorale dal Partito Democratico (e dal sottoscritto in prima persona) circa l’incompatibilità delle cariche di cui l’Onorevole Armosino è investita, si sono trasformate ben presto in realtà, costringendola a vestire i panni di Presidente provinciale e di Deputato parlamentare a mezzo servizio.

Il tutto a discapito del territorio astigiano e dei suoi cittadini.

Si chiede alla Presidente se in futuro, in occasione di impegni concomitanti Roma-Asti, privilegerà sempre la Provincia.

Il Capogruppo PD

Roberto Peretti


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28 maggio 2008
politica interna
Enzo Biagi, la libertà di espressione.

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Eventualmente è meglio essere cacciato per avere detto qualche verità che restare al prezzo di certi patteggiamenti.
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La televisione è un grande mezzo di comunicazione, lo dimostra il fatto che un signore che non era votato alla politica, disponendo delle televisioni è diventato il nostro presidente del Consiglio.
...
Al cimitero, quando è morto Indro Montanelli, ho chiesto se potevo restare con lui due minuti perché dovevo dirgli due cose. Se ne sono andati molto rispettosamente e io gli ho detto: «Indro, dicevi che certi personaggi dovevamo provarli. Ho l’impressione che abbiano sbagliato la dose».
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Enzo Biagi

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15 maggio 2008
politica interna
Il risultato amministrativo.

Mi rivolgo principalmente ai compagni e agli amici astigiani e torinesi che meglio conoscono la realtà piemontese, ma le considerazioni generali sono trasferibili almeno a tutta "la provincia" del centro-nord Italia.
Pur andando al ballottaggio, nelle elezioni amministrative per la Provincia di Asti, la destra è riuscita ad operare un’azione devastante per il centrosinistra: è riuscita ad aggirare il limite del maggioritario (tot seggi per il vincitore) presentando due coalizioni, una ufficiale e una pseudocivica, in modo da prendere i posti della maggioranza e parte di quelli della minoranza portando il centrosinistra al minimo storico di appena sei seggi (PD+SinArc).
Chi è stato artefice di questa operazione afferma che si è trattato di contrasto interno a Forza Italia.
La “teoria del complotto” è sempre l’ultima da prendere in considerazione e quindi non voglio pensar male, … .
Ormai è andata, in questa fase non sono ammesse né lagnanze, né ricerche di colpevoli esterni, né tanto meno atteggiamenti autoconsolatori del tipo “siamo andati al ballottaggio” perché apparirebbe come il “correre felici con le braccia piene di niente”!
Occorre quindi capire perché il progetto politico e il programma del PD non siano stati attrattivi né per l’elettorato moderato, né, in fase di ballottaggio, per l’elettorato di sinistra.
Innanzitutto ho avuto l’impressione che sia mancata la comunicazione, molti cittadini non sono stati raggiunti dal nostro messaggio.
Ottimo il rilievo di chi osserva che, ove il PD era presente con un circolo ben organizzato, siamo andati benino, ove non c’era un riferimento locale, siamo andati molto male.
Credo che sia una regola generale: nei piccoli e medi centri, i messaggi elettorali sono veicolati “in primis” con il passaparola, poi con la carta, il web e tutto il resto.
Eppure gli argomenti c'erano: avremmo dovuto trasmettere all’elettorato moderato che le destre erano inaffidabili con la loro spocchia di mandare un presidente in carica in lista per il PDL e un’intera provincia all’elezioni anticipate, avremmo dovuto trasmettere che la provincia di Asti sta attraversando la più grave crisi occupazionale dalla sua vita industriale, avremmo dovuto trasmettere che esistono nelle aree urbane e paraurbane delle “zone con problematiche sociali”, avremmo dovuto trasmettere che l’84% della popolazione attiva della provincia è costretta a muoversi dal proprio comune per recarsi al lavoro (ISTAT), avremmo dovuto trasmettere che l’Astigiano è il più lontano e uno dei più consistenti affluenti di pendolari verso l’area urbana di Torino (ISTAT), avremmo dovuto trasmettere soprattutto che il nostro programma garantiva sviluppo economico, se non industriale, quanto meno agricolo, artigianale e turistico, tutti aspetti che le precedenti giunte di centrodestra non avevano saputo neppure individuare.
Tutti argomenti che, al contrario, troviamo, sotto varie forme, nel programma per “Peretti Presidente”.
Al di là degli errori di rapporto degli esponenti della sinistra con il PD, occorreva forse fare qualche passo in più verso la comprensione dei loro atteggiamenti sbrigativi.
Occorreva anche coinvolgere quei personaggi non così schierati a destra che sono stati incantati dalla sirena delle liste pseudociviche di centrodestra.
Più facile a dirsi che a farsi, ma la somma dei voti per alla Camera per il centrosinistra è vicino, se non superiore, a quanto fatto dalla Armosino al ballottaggio (circa 50.000 voti) e l’UDC ha avuto 7.500 voti che non sono ufficialmente rappresentati in Provincia.

Che fare?

La Armosino non è un personaggio dalle mezze misure, e in questo facilita il lavoro dell’opposizione, non starà mai su due sponde come Marmo, ma non farà sconti a nessuno, occorre quindi prepararsi ad un’opposizione incessante, tenace, inflessibile e rigorosa.

Giunta ombra? Forse.

I temi sono quelli di cui sopra e la Giunta di destra può essere incalzata sui temi della fatiscenza degli edifici scolastici e delle strade provinciali.
Così come sui temi delle grandi infrastrutture e della mobilità (una gran parte dei pendolari di Torino gravitano dall’astigiano e occorrono nuove tracce ferroviarie per il collegamento di Torino con il retroporto di Genova).
Ancora una volta cito Piero Fassino:
“Governare è assai più difficile che vincere le elezioni. E, tuttavia, se vogliamo che la nostra opposizione sia efficace e se vogliamo riconquistare i consensi non ottenuti in queste elezioni, dobbiamo partire di qui e darci una strategia capace di offrire alle molte inquietudini della società italiana risposte più efficaci di quelle proposte da Berlusconi. Di questo dobbiamo discutere!”.
Occorrerà sviluppare più canali di comunicazione ai cittadini (circoli, comunicati stampa, manifesti, web) per fare sapere loro ciò che si fa e che non si fa in consiglio altrimenti sarà tutto inutile!
Occorrerà individuare dei livelli di partecipazione aperti, ma concretamente utili: l'incontro di giovedì 8 maggio si è rivelato pletorico, dentro il quale non solo non era possibile prendere alcuna decisione, ma era persino difficile prendere la parola.
Il Coordinamento Provinciale è invece un organismo troppo ristretto, probabilmente occorrerebbe un direttivo allargato a quaranta – cinquanta persone e un esecutivo di otto – dieci persone dedicate, come in ogni esecutivo, ad un singolo argomento: i comuni, la provincia, l’assistenza, l’istruzione, la viabilità, l’edilizia scolastica … ecc. e soprattutto un addetto alla comunicazione.

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13 maggio 2008
politica interna
Il risultato nazionale.

Dopo la lettura “a caldo” dei dati elettorali del mio post “Nuova impetuosa avanzata del PD”, voglio esercitarmi, per quel che può valere e per quel che può interessare, in un’analisi dei risultati elettorali più ampia e precisa.
Il risultato delle elezioni per il rinnovo della Camera dei Deputati e del Senato consegna il Paese alla destra, con una maggioranza politica di dimensioni tali da assicurarle stabilità e governabilità per i prossimi cinque anni.
Per noi, invece, si tratta di una sconfitta elettorale dura e profonda (parole di Piero Fassino).
Ognuno di noi sa che una vittoria della coalizione PD-IdV era onestamente inimmaginabile, ma una sconfitta così “dura e profonda” ci ha sorpreso.
E’ chiaro che il progetto politico proposto da PD non è stato sufficientemente attrattivo per l’elettorato moderato (di area UDC,UDEUR e FI), ma ha subito anche la perdita del voto dei cittadini che hanno recepito come un inganno le promesse della campagna elettorale della primavera duemilasei, solo parzialmente compensati dai voti della sinistra radicale richiamati dal “voto utile”.
Coerentemente con la nostra origine politica dell’Ulivo e dell’Unione, abbiamo pagato contiguità al Governo Prodi, che è stato un ottimo governo dal punto di vista delle riforme e del risanamento economico, ma che non ha avuto il tempo di promuovere la politica delle due fasi (prima il risanamento, poi la ridistribuzione), infatti non si arrivava alla quarta settimana con Tremonti e Berlusconi, così come con Padoa Schioppa e Prodi; abbiamo pagato una fase di recessione economica trascinata dalle speculazioni sul prezzo del petrolio; abbiamo pagato un’ondata anomala di antipolitica che, attraverso il “grillismo” e l’enfatizzazione di opere editoriali come “La casta”, ha colpito chi è al “potere”, individuando erroneamente soprattutto nei politici di centrosinistra, chi, dedicandosi alla politica, è passato da una vita “normale” ad un’agiatezza da nababbo; abbiamo pagato la parziale incapacità del Governo Prodi di trasferire, dai propositi alla pratica politica, le politiche sull’immigrazione e sulla sicurezza; abbiamo pagato i distinguo, determinati dall’eterogeneità della compagine politica e dalla voglia di emergere di singoli esponenti (ricordiamo Rizzo e Diliberto, Caruso, Pecoraro Scanio, Turigliatto e Rossi, ma anche Bordon, Manzione, lo stesso Di Pietro e tanti altri), ed una manifesta litigiosità che quotidianamente riempiva le pagine dei giornali e dei servizi dei telegiornali; credo infine che abbiamo pagato gravemente l’incapacità di utilizzare i media: internet, manifesti, radio, giornali e la televisione soprattutto.
Faccio un esempio corsivo: se un sindaco di centrosinistra vuole aumentare le licenze dei taxi, dovrebbe fare prima una lunga campagna di comunicazione sul fatto che i taxi, nella sua città, hanno un tempo di attesa troppo lungo, in modo da creare un’opinione diffusa che è necessario l’aumento delle licenze dei taxi; se invece si fa la stessa operazione senza una dovuta preparazione dell’opinione pubblica, i media trasmetteranno che un “perfido sindaco comunista”, ostile ai lavoratori autonomi che “si arricchiscono e non pagano le tasse”, ha deciso di colpire quei lavoratori per motivi ideologici e qualcuno può salire sul predellino di un taxi per fare il difensore dei tassinari (pardon) … dei tassisti nella totale indifferenza della gente comune.

Che fare?

All’indomani delle sconfitte della nazionale di calcio, ci si trova di fronte a cinquantaseimilioni di commissari tecnici e oggi dobbiamo fare i conti con almeno diecimilioni di segretari nazionali del PD: i blog e i giornali sono pieni di ricette, dei massimi esponenti del PD e di semplici elettori, su come vincere le prossime elezioni.
In ogni caso, dalla lettura di questi vari suggerimenti direi che le maggiori preoccupazioni derivano non tanto dall’orientamento politico quanto dalle future alleanze: ritorno con la sinistra, in viaggio verso l’UDC o ancora avanti “da soli”.
Ognuna di queste ipotesi ha dei pro e contro: con una parte della sinistra si può andare d’accordo per essere contro la destra, ma non per programmare delle politiche di sviluppo economico; con l’UDC, dorotea e andreottiana, si possono programmare ed attuare delle politiche attive, ma un’alleanza simile sarebbe carente sul piano della laicità dello stato (… e poi occorre capire se ci stanno ad avere un dialogo privilegiato verso un centrosinistra che non offre loro sbocchi di immediato potere); infine andare avanti “da soli” darebbe la possibilità di altre conglomerazioni (ex socialisti), ma ci consegnerebbe ad una lunga sequela di sconfitte elettorali poiché, anche dove il centrosinistra è forte, difficilmente la sinistra radicale sarebbe attratta da candidati PD che non l’hanno coinvolta nella redazione dei programmi e nella spartizione delle eventuali cariche.
Tuttavia mi pare indiscutibile che la maggior parte degli elettori del PD si stia orientando una nuova parola d’ordine: “la vocazione maggioritaria non significa autosufficienza”.

Ma dobbiamo farcene una ragione: la linea politica di un partito la decide il suo congresso!

Un congresso da farsi con calma, senza fretta, confrontandoci prima nelle sedi nazionali come nei circoli di quartiere e di paese.
Dibattiti nei quali si discuta apertamente delle nuove strategie del centrosinistra, delle nuove idee riformiste, della rielaborazione dei concetti cari al centrosinistra come l’eguaglianza (portare tutti allo stesso punto di partenza e aiutare chi rimane più indietro), la solidarietà, l’interesse collettivo, prima che delle alleanze di governo, non inseguire la destra sul suo territorio (detassazione, sicurezza, , ma essere credibili ed alternativi.
La mozione di Nichi Vendola per la segreteria di PRC così esorta i suoi: “Dobbiamo imparare a correre cercando la strada”, noi forse stiamo un po’ meglio: la strada l’abbiamo individuata all’orizzonte, ma il percorso è accidentato e pieno d’insidie e a correre dobbiamo imparare anche noi.
Partendo dalle politiche si potranno poi formulare, con chi ci sta, dei programmi che abbiano una larga base di consenso sia a sinistra che al centro.

Ma è un lavoro tutt’altro facile: il New Labour Party inglese ha progettato una politica sociale basata su cinque punti: educazione pubblica, salute pubblica, lotta alla criminalità, stabilità economica e controllo dei flussi immigratori.

I risultati elettorali del NLP di Gordon Brown non hanno dato i risultati sperati, ma anche in Inghilterra e Galles il centrosinistra ha subito un tracollo alle ultime elezioni amministrative.
Si ha l’impressione, leggendo gli interventi dei cittadini inglesi sul forum del sito del NLP, di una società ripiegata su se stessa, impaurita dalla presenza degli stranieri provenienti dall’India e dal Pakistan, in conflitto di culture e di religioni: chi segnala di non aver più votato il NLP perché suo figlio non ha trovato posto al nido, ma il figlio del pakistano sì; chi segnala di non aver più votato il NLP perché si sentito dire da alcuni mussulmani che, secondo la sharia, avrebbero dovuto tagliargli la testa in quanto gay, … .
Interessante è il post di un certo Dale, di cui riporto la traduzione:
Il Labour ha due scelte: 1. Inizi a controllare i nostri confini come la maggioranza desidera che vengano controllati - arresti complessivamente l'immigrazione e obblighi coloro che sono qui ad imparare i nostri valori e non viceversa. 2. Perda le prossime elezioni. ... Ci siamo mai chiesti se il multiculturalismo è ciò abbiamo desiderato? - io non sono mai  venuto in contatto con qualcuno che ne fosse d'accordo.

Già visto?

Occorre aver tempo per riflettere sul voto alla Lega Nord, un voto furente verso chi non riesce a trasferire le “belle politiche” dalla teoria alla pratica, verso chi da per scontato il tuo voto, verso chi pensa a far quadrare i parametri di Maastricht piuttosto che il bilancio famigliare, verso chi vedono distante da loro, sono quasi d’accordo con Chiamparino: tanti convegni, ma anche tanti mercatini!
Infine, ma non ultimo, l’antifascismo: non dobbiamo trovare scuse sulla fine del ‘900 oppure sul fatto che le contrapposizioni ideologiche non ci fanno prendere neanche “un voto in più”, sulla perseveranza all’antifascismo del PD non ci devono essere dubbi, oggi ci troviamo di fronte ad una diffusa ricomparsa dei simboli, degli atteggiamenti, dei linguaggi e dei metodi di stampo squadristico.
Giorgio Bocca, negli anni ’70 ammoniva: “state attenti, sono pochi, ma ci credono!”, bene oggi non sono così pochi.
Come diceva quella vecchia canzone di Fausto Amodei?
    …
    sempre uguale è la canzone che abbiamo da cantare,
    scarpe rotte eppur bisogna andare!
    …

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16 aprile 2008
politica interna
“Nuova impetuosa avanzata del PD”

Pressappoco così titolava “l’Unità” del 22 giugno 1976, il PCI aveva raggiunto il suo massimo storico (34,4%) e nulla, o quasi, era rimasto alla sua sinistra, a parte uno sparuto gruppetto di deputati di Democrazia proletaria guidato da Lucio Magri e Luciana Castellina (in quegli anni essere in Parlamento non consentiva di accedere ai mass-media come oggi, essere in pochi era come non esserci).
Oggi come allora il PD, come somma di DS e Margherita, si ritrova, pur in minoranza, al suo massimo storico.
Moro e ZaccagniniDall’altra parte non c’è però la DC di Moro e Zaccagnini che prendevano il loro elettorato, anche quello meno riformista, e lo portavano comunque verso il “senso dello Stato”, verso la scuola pubblica, verso la sanità pubblica, indirizzavano, in altre parole, “l'attività economica pubblica e privata a fini sociali”, come recita la nostra Costituzione.
Oggi dall’altra parte c’è il blocco PDL-LN, che diversamente dalla DC, prende il suo elettorato, in prevalenza moderato, e lo porta nelle paludi del qualunquismo, del populismo, del revisionismo, dell’intolleranza e della xenofobia.
Una vera “comunità della porcata” con la quale sarà difficile per il PD intendersi sulle riforme istituzionali.
Trabant disponibiliE noi, Democratici, dovremmo ripartire con l’umiltà della
“comunità del porcellino” a ricostruire un centrosinistra organico e rappresentativo.

E, in questa operazione, non ci sarà di grande aiuto chi vorrà ripartire dalla “falce e martello”, magari andando a prendere la salma di Lenin a bordo di una vecchia TRABANT.

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15 aprile 2008
politica interna
Ispirato da "Ode a Venezia" di A. Fusinato

Oggi mi sento così:

E' fosco l'aere, il cielo e' muto,
ed io sul tacito veron seduto,
in solitaria malinconia
ti guardo e lagrimo,
Italia mia!

...

Passa una gondola della città.
"Ehi, dalla gondola, qual novità ?"
"Il morbo infuria, il pan ci manca,
sul ponte sventola bandiera bianca!"

No, no, non splendere su tanti guai,
sole d'Italia, non splender mai.

Ma il vento sibila,
ma l'onda e' scura,
ma tutta in tenebre
e' la natura:
le corde stridono,
la voce manca...

Sul ponte sventola
bandiera bianca!

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11 aprile 2008
politica interna
Il politometro.


Il politometro mi porta vicino alla Sinistra Critica, ma solo in apparenza ...





Il più vicino alle mie apettative è il PD ... !

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21 marzo 2008
politica interna
La Nuova Frontiera

La Nuova Frontiera, era un programma politico che non faceva promesse ma proponeva al popolo americano una nuova stagione di impegno civile, era un programma fatto non per dare ma per chiedere qualcosa; si connotava come un’era di attività, di progressismo, di rinato interesse per la cosa pubblica, in contrapposizione al precedente periodo conservatore, connotato da passività e da rinuncia.

Da "I mille giorni di John F.Kennedy" di Arthur Meier Schlesinger Jr.
  (Columbus 1917 – New York 2007)

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21 marzo 2008
politica interna
La primavera di Walter.

Oggi, primo giorno di primavera del 2008, mi riporta alla primavera di quarant’anni fa.

A Praga, nel 1968, la primavera arrivò il 3 gennaio, il giorno in cui il Plenum del partito comunista cecoslovacco, nominò il giovane Alexander Dubcek segretario generale.

Esponente moderato e riformista che, ad aprile dello stesso anno, inaugurò un nuovo corso, la cosiddetta "Primavera di Praga".

Nel breve periodo in cui governò, Dubcek promosse lo svecchiamento della politica dando il via a riforme politiche e sociali.

Una primavera finita, come sappiamo, nella repressione sovietica, che porterà la Cecoslovacchia in un lungo inverno di 22 anni.

      Alexander Dubcek      


Ma non “toccate ferro”, è proprio grazie alla politica del sorriso di uomini come Alexander Dubcek che oggi il riformismo, come metodo democratico, gradualistico, evoluzionistico della società, ha grandi speranze di prendere definitivamente il sopravvento sugli estremismi e sui populismi.

Oggi il mondo è cambiato e il riformismo, di cui il PD è portatore, ci permette di muoverci nel cambiamento con efficienza e con giustizia.

Il riformismo, nella pratica della politica, ci permette di tenere conto dell’opinione dei governati più che di governanti, di trasformare la domanda in servizi, di non avere antagonisti, di proporre nuovi progetti e pensare in termini di governo anche quando siamo all'opposizione, di offrire nuove speranze anziché praticare vecchie ideologie.

Si annuncia una primavera alla quale seguirà, comunque, una lunga estate di rinnovamento.

Una nuova stagione, SI PUO’ FARE!

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19 marzo 2008
politica interna
La forza della verità.



Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta.
La verità è sempre illuminante.
Ci aiuta ad essere coraggiosi.

Aldo Moro (Maglie LE 1916 - Roma 1978)

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17 marzo 2008
politica interna
Veltroni ad Asti
GIOVEDI MATTINA, 20 MARZO ORE 10,00 - 10,30 VELTRONI AL TEATRO POLITEAMA
Via Ospedale 17

 
- al Politeama saranno disponibili 750 posti;
- la Via Ospedale sarà chiusa al traffico e sarà piena di gente;
- abbiamo già previsto che, se dovesse essere necessario, Veltroni parlerà in teatro, ma anche fuori (stiamo organizzando in tal senso con casse e palchetto)

PORTATE GENTE, TANTA, PIU' CHE POTETE... NON DIAMO PER SCONTATO CHE TANTO ARRIVERA' DA SOLA.

Occorre contattare personalmente le persone (fate elenchi delle adesioni), mandare un fiume di MAIL, SMS, ecc...

CORAGGIO... SI PUO' FARE!

In ogni caso l'appuntamento è per giovedi mattina ore 8,00 al Politeama servono almeno 40-50 volontari per l'organizzazione ... non mancate!

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12 marzo 2008
politica interna
Una ragione in più per l’antiberlusconismo

Evidentemente in questa campagna elettorale non volevamo aggiungere nuove ragioni per l’antiberlusconismo: ci bastavano gli editti bulgari, le corna, i kapò, il mittelfinger, il monopolio mediatico e l’immoralità finanziaria … ci ha voluto regalare anche la candidatura di Ciarrapico.
Mi riecheggiano nella mente le parole espresse da Tina Anselmi in una sua lettera al direttore di Repubblica, di seguito ne trascrivo una parte.
Sono convinto che un inciucio con Berlusconi non sia possibile.
Per governare uno Stato assieme non basta condividere la volontà di fare un tratto di ferrovia o di costruire un ponte piuttosto che vendere una quota di una società.
Occorre soprattutto condividere dei valori come l’antifascismo, la difesa del lavoro e dei lavoratori, il rispetto delle istituzioni, la scelta della democrazia, la libertà di stampa e di espressione.

- Fango sulle istituzioni. Come voleva Gelli
di Tina Anselmi, Repubblica - 30 Gennaio 2008

Caro direttore, sono stata una moderata, non certo per la forza della mia passione civile, quanto per i modi in cui ho fatto politica e i luoghi della mia collocazione politica: ho sempre militato nella Dc e di quel partito sono stata a lungo parlamentare.
Mi rivolgo pertanto a quei moderati che hanno a cuore come me le sorti dell’Italia, che rispettano le istituzioni e le regole democratiche e che sovente ho sentito dichiararsi discepoli di Alcide De Gasperi.
(…)
Tuttavia, da moderata e da cattolica – educata negli ideali di Dossetti e di De Gasperi a rispettare, a difendere la laicità dello Stato e a legare strettamente l’onestà dei comportamenti all’operato politico – mi rivolgo ai tanti che ho visto maturare e crescere nelle file del mio partito, e a tutte le donne e agli uomini di buona volontà che vorranno ascoltare le mie parole.
E, aggiungo, da partigiana: come potrei non fare riferimento a quella mia intensa, dolorosa, forte, esperienza, di giovane staffetta partigiana, in questi giorni del 2008, in cui si celebrano i sessant’anni della nostra Carta Costituzionale?
Permettetemi di ricordarvi, quale testimone di quei lontani anni del primo dopoguerra, che rispettare la Costituzione non vuol dire solo rispettarne i contenuti, ma rendere omaggio ai tanti che hanno concorso a elaborarla, a quelle donne e a quegli uomini, quegli italiani, che sacrificarono la loro vita per la democrazia.
Vuol dire non dimenticare le tante vittime civili, i tanti giovani e meno giovani morti in una guerra scatenata dalla follia di onnipotenza della Germania di Hitler e delle tante nazioni, tra cui ahimè l’Italia fascista di Mussolini, che combatterono al suo fianco.
(…)

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4 marzo 2008
politica interna
Il Partito siamo noi!

Con qualche esitazione, ho deciso di candidarmi nella lista per il coordinamento del circolo territoriale del PD del Pianalto (la provincia di Asti, oltre la periferia di Torino).

Ritengo che "il circolo" sia il gruppo che costituirà il punto di riferimento, non solo del PD locale, ma di tutto il centrosinistra del Pianalto.

Domenica 9 marzo, a partire dalle 9,00 fino alle ore 20,00 ,presso la Sala Consigliare di Villanova d´Asti, si voterà per le "primariette" ossia per il gruppo di coordinamento del Circolo PD, potranno votare tutti i cittadini che abbiano compiuto sedici anni, indifferentemente dalla loro partecipazione alle primarie del 14 ottobre scorso.

Il voto si esprime indicando una coppia di preferenze, obbligatoriamente
una per una candidata donna ed
una per un candidato uomo, presenti nella lista.

Vota: LANFRANCO
Al lavoro nel PD.

Il mio volantino

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19 febbraio 2008
politica interna
Marshall e McCarty

Il nome che ci siamo dati evoca delle suggestioni: “Partito Democratico”, come il “Democratic Party” americano.

In questi giorni di fasi organizzative e scelta delle candidature, sono stato testimone di fatti spiacevoli.

Anche dei compagni e degli amici mi hanno descritto, in territori diversi dal mio, delle situazioni simili, leggo infine sui giornali di liti che si protraggono ormai da svariati mesi.

Fatti e situazioni che mi hanno fatto tornare alla mente due personaggi della recente storia degli Stati Uniti d’America: il senatore repubblicanoSen. Joseph McCarthy Joseph McCarthy e il democratico George Marshall, segretario di stato del governo Truman.

Ho avuto l’impressione che, in chi arriva alle riunioni organizzative con le tabelle relative al conteggio dei voti delle ultime politiche o con la ripartizione dei delegati ai congressi della scorsa primavera o ancora con i risultati delle primarie, ci sia la ricerca della divisione e della contrapposizione.

In loro si riconosce chi vuole vedere sempre, in ogni campo e in ogni ambiente, la realtà come dipendente dall’azione di due principi opposti, tra i quali debba esistere un eterno conflitto insanabile, sul quale giocare per far prevalere le proprie posizioni.

Ovvero lo spirito del “maccartismo”.   

                                                 

George C. Marshall e il Pres. Truman



Occorrerebbe invece un atteggiamento più vicino al “piano Marshall”: la condivisione del proprio “macinato”, delle proprie ricchezze e delle proprie vittorie anche con gli sconfitti.

Non una “beatificazione laica”, ma un patto per condividere successivamente ideali e obiettivi.

Nessuno deve rinunciare al proprio ruolo per via di un cavillo scritto, per chissà quale volontà di “nuovismo”, in uno statuto (io sono per dare qualche deroga in più: con tutto il rispetto per i gravissimi fatti della Tyssen Krupp ma, sono più tranquillo se in parlamento, a rappresentarmi, ci va Pietro Marcenaro piuttosto che Antonio Boccuzzi).

Ma per favore, il manuale Cencelli, con i suoi 40 anni di ingloriosa storia, è ora di dimenticarlo in soffitta!

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13 febbraio 2008
politica interna
Primariette: sì, ma ...

 (ANSA) ROMA 12 FEB - I candidati del PD per le elezioni del 13 -14 aprile saranno scelti attraverso delle piccole primarie,  in cui verranno chiamati a decidere tutti gli iscritti o forse tutti i 3 milioni e mezzo di cittadini che hanno partecipato alle primarie del 14 ottobre.
E' quanto emerso nella riunione dei segretari regionali del PD con il vicesegretario Dario Franceschini ed altri dirigenti del partito.
La prossima settimana, ha spiegato alla fine Andrea Orlando, responsabile organizzazione del partito, il coordinamento nazionale del PD approverà un regolamento con tutti i dettagli delle cosiddette "primariette".

Commento:
Durante un convegno, trasmesso da Rai GR Parlamento, Gianfranco Fini (personaggio che non mi è mai piaciuto e non solo politicamente) ha pronunciato una frase che mi ha trovato concorde:

"Ci sono dei personaggi che non sanno né parlare, né stare zitti, che quando si aprono le urne sembrano degli statisti".
 
Io anche questa volta mi sono già messo in moto, ma spero che queste "primariette", così come la formazione dei circoli, non si risolvano con la solita fiera dei soliti noti.

Noi italiani siamo spesso portati a pensare che esista "La Soluzione" di tutti i problemi politici: di volta in volta si passa dall'euforia per la novità (le primarie, il maggioritario, il candidato premier, il partito unico, il ritorno al proporzionale, l'uomo della provvidenza, ecc., ecc.) alla delusione e alla frustrazione per l'immutabilità di molte cose.
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24 gennaio 2008
politica interna
I politici d'oggi





I politici d’oggi non parlano altro che di fabbriche, di commercio, di finanze, di ricchezze e persino di lusso.

Charles Louis De Montesquieu
(Parigi 1689-1755)

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5 dicembre 2007
politica interna
Partito Democratico e ulivista

Recupero, a circa due mesi di distanza, il mio intervento all’incontro con la popolazione del Pianalto Astigiano (Villanova – Valfenera – Dusino – San Paolo – Cellarengo) organizzato dal locale Comitato Promotore 14 Ottobre per il Partito Democratico la sera dello scorso 11 ottobre presso la Sala Consigliare di Villanova d’Asti con la partecipazione di:

- Gianfranco Morgando (senatore e ora Segretario Regionale del Piemonte del PD)

- Massimo Fiorio (deputato DS)

- Giovanni Saracco (ex senatore DS)

- Mariano Rabino (cons. regionale DL-La Margherita)

In realtà non si tratta di un vero e proprio intervento, ma di un’esposizione commentata, in tono ulivista, del programma di Rosy Bindi per il PD.

La lunghezza del testo è giustificata dal fatto che l’evento era organizzato in modo da presentare i vari candidati nazionali e regionali e le relative liste locali nonché le proposte e le idee di riferimento.

Il cantiere democratico di Rosy Bindi è anche il cantiere ulivista.

Come “ulivisti” sosteniamo il candidato che dà mostra di riconoscersi in una visione ulivista del PD.

Non per nulla già nel 2001 ci autodefinivamo “testardi dentro”. Rosy Bindi ha messo a fuoco il futuro del partito senza pensare alla fantapolitica di governi futuribili che non sono l’oggetto del confronto.

Lo spirito dell’Ulivo si rivela nella politica delle sue regole e dei suoi comportamenti, sulla legalità e sull’etica pubblica nonché nella chiara estraneità dalla politica del centrodestra, da Berlusconi e soprattutto dal suo populismo.

Come ulivisti oltre ai contenuti, abbiamo apprezzato altri tre aspetti della candidatura Bindi:

- il coraggio di rompere l’unanimismo intorno al candidato unico, di introdurre un elemento di competizione, in un quadro che stava per ridurre le primarie del 14 ottobre a una cerimonia;

- l’autonomia della sua candidatura senza l’avallo degli apparati di partito tutti solidamente schierati a sostegno del loro candidato. Un handicap, certo, tale leggerezza della candidatura Bindi, ma anche una risorsa di novità, di apertura al protagonismo dei cittadini;

- la circostanza di una candidatura femminile.
Ricordo che mai in Italia ci sono stati dei segretari di partito donne in Italia, a parte il PR con Adele Faccio, Emma Bonino e l’attuale Segretaria.

Un partito nuovo

Abbiamo una grande ambizione: restituire dignità e autorevolezza alla politica. Vogliamo farlo attraverso la costruzione di un partito nuovo.

Proprio nel momento in cui il sistema dei partiti appare screditato e i cittadini sentono la politica distante, noi scommettiamo su un’idea nuova di partito e di politica.

Un partito che unisca i cittadini e le istituzioni.

La società italiana è ferita, sono aumentate le disuguaglianze e si è allargata la distanza fra i cittadini e le istituzioni. Qualcuno pensa che la risposta sia l’antipolitica e l’alimenta attraverso un populismo mediatico e un nuovo corporativismo sociale e geografico. È invece solo la politica, rimotivata e adeguata alle nuove situazioni, che può davvero aiutare a risolvere i problemi e restituire la voglia di futuro al Paese.

Un partito plurale

Il Partito democratico non sarà la semplice fusione dei partiti fondatori.

Per dar vita a un partito nuovo è necessario unire le culture politiche della liberaldemocrazia, del cattolicesimo democratico e della sinistra democratica, ma anche accogliere i tanti fermenti nati nel nuovo secolo attorno ai temi della pace, della democrazia partecipativa, dello sviluppo sostenibile e dei diritti.

Mentre quelli del Novecento erano partiti identitari e io direi anche ideologici perché rispondevano a società culturalmente omogenee, oggi noi siamo chiamati a costruire un partito plurale perché viviamo in una società caratterizzata dalla frammentazione etica e culturale. Una frammentazione che si trasferisce nelle istituzioni, crea conflitto al loro interno, paralizza le decisioni, e rischia di inibire l’azione di governo.

Il partito plurale che dobbiamo costruire insieme, deve quindi assumersi la fatica e la responsabilità della sintesi, in modo da rendere le istituzioni libere dai conflitti e capaci di decidere.

Un partito davvero plurale non è un partito che include una parte in un’altra, non giustappone le diversità, non oscura le differenze. E’ invece capace di affermare una forte identità in virtù di una sintesi autentica tra culture e punti di vista diversi che devono continuare a vivere.

Un partito davvero plurale trova nella sintesi tra le tante tonalità presenti la condizione indispensabile per essere unito e fare le scelte necessarie. E quanto più quelle scelte appaiono innovative e coraggiose, tanto più è necessario l’apporto di tutti.

Tutti hanno pari dignità, tutti hanno la responsabilità di offrire un contributo che peserà e conterà in una decisione comune frutto di una sintesi più avanzata e convincente del proprio punto di vista

Per questo motivo la collocazione internazionale del nuovo partito è una questione fondamentale. Il Pd italiano ha l’ambizione di creare a livello europeo una casa politica nuova per tutte le culture democratiche che devono attrezzarsi a rispondere alle domande nuove di questo secolo: domande di giustizia, nuove questioni poste dalla scienza, nuovi interrogativi etici e nuove sfide antropologiche.

Nessuno nega il valore dell’esperienza socialdemocratica europea, ma il mondo è incalzato da nuove domande di democrazia, di libertà e di giustizia sociale alle quali solo l’unità delle culture riformiste può dare a livello mondiale risposte, portando ad unità percorsi e storie che hanno interpretato i valori democratici in tutti i continenti. Noi non ci arrendiamo allo schema ormai ingessato del Parlamento europeo.

SPD in Germania e il LP in Gran Bretagna sono molto lontani dall’idea del socialismo storico di inizio ‘900.

Un partito democratico

Un partito orgoglioso di essere “partito politico” nel rispetto del mandato dell’articolo 49 della Costituzione.

La nostra Costituzione individua nei partiti lo strumento a disposizione dei cittadini per determinare la politica nazionale con metodo democratico.

Questo strumento che negli ultimi due decenni è stato depotenziato, fino ad essere delegittimato dall’ultima legge elettorale fondata sull’idea implicita che l’unica relazione tra potere politico e cittadini sia la tele-comunicazione, deve essere rinnovato.

Evitare di dare troppo potere all’Esecutivo e troppo poco al Parlamento.

Se fallisce il metodo democratico dentro i partiti è a rischio anche la democrazia nella società.

Il carattere Nazionale e unitario del Pd dovrà essere assicurato da una leadership rappresentativa e plurale: il nostro non sarà mai il partito del leader.


Per una nuova laicità

Se il Pd è pensato e progettato al servizio del bene del nostro Paese, capace cioè di guidare il rinnovamento della democrazia e superare in una nuova sintesi le vecchie appartenenze, dovrà anche diventare la casa e la scuola di una nuova laicità, il luogo in cui tutti i cittadini possano sentirsi rappresentati, a qualunque fede, etica e cultura (etnia) appartengano.

La laicità non è il laicismo, non è negazione o indifferenza sui valori.

Per un bipolarismo maturo

Partito di centrosinistra a vocazione maggioritaria: non un partito moderato centrista indifferente alle alleanze, ma partito posto al centro del centrosinistra.

Nell’alleanza cui lealmente partecipa sintesi politiche e soluzioni pratiche.

Il Partito democratico ha la funzione di portare a compimento una lunga transizione politica, realizzando una matura democrazia dell’alternanza, in grado di assicurare governabilità e stabilità.

All’Italia serve un bipolarismo fondato su chiari rapporti istituzionali, in cui chi vince governa e chi perde le elezioni sta all’opposizione fino al termine della legislatura o fino a nuove elezioni.

Un partito collocato al centro del centrosinistra per portare tutto il centrosinistra al governo, senza ambiguità e tatticismi, ma aperto ad un confronto autonomo con tutto o parti del centro destra.


Il Pd e il governo dell’Italia

L’orizzonte temporale di un partito è ben più ampio dei cinque anni di una legislatura, cui è legata l’attività di un governo.

Oggi il programma del Partito democratico parte da un sostegno forte e convinto al Governo guidato da Romano Prodi, senza ambiguità e tatticismi nel rispetto del patto solennemente sottoscritto da tutti i partiti dell’Unione (di cui noi ne facciamo parte) di fronte agli elettori per un governo di legislatura.


Per uno sviluppo sostenibile

L’Italia è stata a lungo un paese fermo, che deve affrontare tanti problemi: le disuguaglianze tra Nord e Sud, le poche risorse destinate all’innovazione a alla ricerca, le carenze nelle infrastrutture, la bassa competitività del nostro sistema produttivo, la scarsa mobilità sociale.

Queste scelte sono possibili solo se c’è condivisione e solidarietà.

Nessuno pensi di risolvere separatamente la questione settentrionale dalla questione meridionale.

Nessuno pensi di risolvere il conflitto tra le generazione mettendo i padri contro i figli.

Penso quindi ad un Partito Democratico, che se vorrà sopravvivere oltre la prima tornata elettorale, dovrà puntare ad un riformismo che sappia stare vicino alla gente.

Il nuovo partito dovrà saper formulare delle strategie per contrastare “le povertà”, nella società, nell’economia, nel lavoro, nella ricerca scientifica, nel terzo mondo, nel medio oriente.

Queste scelte sono possibili se insomma tutti, le istituzioni, le imprese, i sindacati, la cultura, la comunicazione, le famiglie faranno la propria parte.


Equità ed efficienza nei servizi pubblici

Sono d’accordo con TPS quando dice che le tasse sono un bellissimo strumento per far funzionare il Paese.

Allo stesso tempo è necessario adeguare il ruolo dello Stato alle mutate esigenze del Paese.

Innovazione è oggi una parola cruciale nell’azione pubblica, se vogliamo – come noi vogliamo - assicurare la sostenibilità finanziaria dei sistemi di welfare.

È il nodo principale da affrontare, il servizio migliore che la politica può rendere ai propri cittadini. La qualità dei servizi e l’efficienza della gestione sono il pilastro dell’azione politica.

Una migliore efficienza e la capacità di innovare della pubblica amministrazione costituiscono il presupposto per chiedere ai cittadini di adempiere il dovere fiscale.

L’unico vero modo di superare le disuguaglianze è fornire servizi efficienti.


Un welfare di lungo periodo

È necessario che il Partito democratico pensi il Paese nel lungo periodo.

In questo senso il rigore dei conti pubblici e il controllo della dinamica del debito pubblico sono la condizione necessaria per garantire la tenuta del nostro Stato sociale anche in futuro.

Allo stesso tempo oggi dobbiamo pensare e avviare una rete di servizi integrati, socio sanitari e assistenziali per le persone non autosufficienti, vera emergenza sociale che affrontano le nostre famiglie.


Welfare e mercato del lavoro

È necessario ripensare il nostro modello welfare anche alla luce dei cambiamenti che investono il mondo del lavoro. Il sistema degli ammortizzatori sociali, attualmente disegnato su un mercato del lavoro profondamente mutato nel tempo, deve essere al centro di una riforma strutturale, … … con l’obiettivo dell’inclusione dei giovani che rischiano di rimanere intrappolati in una precarietà senza prospettive.


Uguaglianza e opportunità

L’Italia non può più permettersi di pagare il prezzo di vecchi privilegi e nuove precarietà, di nuove disuguaglianze e vecchie rendite.

Si tratta di impegnarsi su molti fronti: dalla tutela del lavoratore che è anche consumatore, alla lotta all’evasione - uno degli elementi innovativi dell’azione di questo governo -, al pieno riconoscimento del merito nel mondo del lavoro.

La vera uguaglianza delle opportunità è quella che non lascia indietro nessuno e promuove le qualità di ciascuno.


La Legalità

Il Partito democratico è chiamato ad essere, e con estremo rigore, il partito della legalità, e la legalità si identifica anche con la sicurezza per tutti.

Io ritengo che la sicurezza dei nostri territori ce la costruiamo a partire dalla soluzione dei problemi che affliggono il Terzo Mondo.

La criminalità e l’illegalità dei nostri territori hanno spesso origine nelle estreme povertà degli abitanti delle favelas e delle discariche delle megalopoli, nella mancanza dei diritti umani in molte aree del nostro pianeta, nei conflitti disumani che dilaniano intere popolazioni vittime di interessi mascherati da integralismo religioso.

La Pace

Il Partito democratico si colloca entro la storia della lunga lotta dei popoli per la riduzione delle disuguaglianze e per l’affermazione delle libertà personali.

L’art. 11 della Costituzione rappresenta il caposaldo della politica internazionale del partito nuovo.


Più donne, più democrazia

Le donne italiane devono assumere la leadership delle risposte alla crisi della democrazia.

Infine concludo con una battuta “un po’ preoccupato per la presenza dell’On. Fiorio [Massimo]: docente universitario di Filosofia!” per dare una ragione in più per la presenza di più liste ricordando una frase del filosofo pacifista Émile Auguste Charter:

“Niente è più pericoloso di un'idea quando si ha un'idea sola”.

Grazie.

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