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28 maggio 2010
politica interna
Manlio e Livia

Io sono Manlio Milani, il marito di Livia, morta nella strage di Brescia la mattina del 28 maggio 1974.
Da quel giorno, ogni istante della mia vita lo dedico alla ricerca della verità.
Non è facile, credetemi. Ma io non desisto.
Piovigginava, quella mattina.
Ma Livia, in piazza della Loggia, ci sarebbe andata anche se fosse venuto giù il cielo. Voleva essere lì, con i suoi colleghi insegnanti, militanti della Cgil come lei, per testimoniare il suo impegno antifascista. Con alcuni di loro, i coniugi Trebeschi, la sera prima avevamo chiacchierato fino a tardi. Avevamo parlato di tante cose e anche del perché fosse importante partecipare il mattino seguente, alla manifestazione antifascista e allo sciopero che, una volta tanto, non era stato indetto per rivendicazioni economiche, ma per difendere la libertà di tutti. Uscii dal lavoro alle 8 per andare a prenderla, perché dovevamo andare insieme alla manifestazione, mia moglie e io, come avevamo fatto tante altre volte. Io ero impiegato in un’azienda elettrica. Livia invece insegnava letteratura italiana. Aveva vinto il concorso per le Superiori, ai primi di maggio. Avevamo vissuto insieme anche quell’esperienza dalla stanchezza per la preparazione alla felicità per averlo superato. Ed era stato bello. L’azienda in cui lavoravo non era molto distante da casa, e sarei andato a prendere Livia a piedi, se un collega non mi avesse dato un passaggio in macchina. Ci penso spesso ancora oggi: se avessi rinunciato a quel passaggio, avrei tardato un po’ e... forse soli pochi minuti sarebbero bastati a impedire che morisse, chissà...

Arrivai a casa in anticipo, suonai il campanello e quando lei mi rispose, per scherzo la rimproverai: «Dai, svegliati, muoviti, Sei sempre in ritardo?» Così, col sorriso mica dicevo sul serio. Ci piaceva scherzare, eravamo allegri, giocosi.

Scendemmo in fretta da casa e, camminando velocemente, ci dirigemmo verso piazza della Loggia. Continuava a piovere e Livia mi disse, seria: «Guarda te, questa è una pioggia fascista!». Temeva che la pioggia impedisse alla gente di scendere in piazza. Ma si sbagliava, perché quando arrivammo, la piazza era già piena. La attraversammo, da un lato all’altro, cercando con lo sguardo i nostri amici, quelli con cui eravamo stati la sera prima. Li vedemmo, erano a una decina di metri da noi. Stavamo per raggiungerli, quando incontrai un mio compagno, che mi bloccò per chiedermi delle informazioni. Livia però aveva fretta, fretta di raggiungere i suoi amici e di compiere il suo destino. «Io vado, ti aspetto li, vieni subito», mi disse. Mi fermai un attimo a parlare con quel mio compagno, tenendo però sempre d’occhio Livia, per non perderla tra la folla. Poi, andai verso di lei, che intanto aveva raggiunto il gruppo degli amici. Ero ormai vicinissimo, a pochi passi. Livia mi guardò, incrociammo lo sguardo, mi salutò e io risposi allegramente al suo saluto...

In quell’istante, lo scoppio. Erano le 10.12 del 28 maggio 1974.

Da quel momento, ho due immagini fisse nella memoria: il suo saluto prima, il suo corpo straziato dopo. La vedo ancora, lei è li, con i nostri amici, mi sorride e saluta con la mano e, subito dopo, lo scoppio. Il boato lo sento ancora nelle orecchie, lacerante.

Sul momento rimasi come attonito, impotente. Vidi un’ombra che mi passò davanti, e solo più tardi avrei capito che era il corpo di Alberto, Alberto Trebeschi, scagliato a una decina di metri di distanza, come fosse un manichino. In mezzo a quella folla impietrita, si aprì una sorta di buco: dove c’erano gente e sorrisi, ora c’erano solo morte e silenzio.

Da “I silenzi degli innocenti” di Giovanni Fasanella.

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15 marzo 2010
politica interna
Era il 1945.
"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. 
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?
Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico.
In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare".

Elsa Morante, 1945
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1 febbraio 2010
politica interna
Datemi una leva e vi solleverò il PD!

Alcuni giorni fa, ho ascoltato l’intervento di Alfredo Reichlin ad un convegno organizzato dal PD. Egli ha affermato che è necessario trovare un nuovo punto di riferimento, un nuovo orizzonte ideale per orientare e sollevare la sinistra (intesa come ciò che è alternativo alla destra).

Un tempo, la sinistra era unita nella “lotta di classe”: borghesi e contadini contro aristocratici, poveri contro ricchi, operai contro padroni, ovvero era unita in quella contrapposizione tra gruppi umani finalizzata al riequilibrio, spesso tumultuoso, tra le differenze delle condizioni di vita degli uni e degli altri.

Oggi, il PD e ciò che gli sta nelle vicinanze, non avrebbe un preciso scopo della sua azione, occorre quindi, secondo Reichlin, individuare una nuova strada da percorrere insieme.

In definitiva occorre chiedersi cosa spinge a votare per la sinistra, o nello specifico per il PD? Esiste un programma di cambiamento della società italiana ed europea? O si ha la sensazione di dover scegliere semplicemente una nomenclatura piuttosto che un’altra?

Il centrodestra, per unire gli animi, si avvale del populismo (che è sostanzialmente una lotta di classe soft), con il quale è semplice trovare fini comuni (normalmente dei nemici: gli extracomunitari, i meridionali, gli industriali, i banchieri, gli impiegati pubblici, i ferrovieri, i politici, i sindacalisti, i magistrati, ecc., ecc.) e, con poco impegno e qualche parola d’ordine, ottiene il risultato di farsi votare.

Le tesi di Reichlin devono far preoccupare e riflettere, come sappiamo la lotta tra classi sociali non ha mai, nella storia più o meno recente, ottenuto risultati che non fossero effimere sensazioni di vittoria e che non si trasformassero in breve tempo nelle peggiori tragedie degli ultimi duecento anni.

Tesi che, caratterizzate dalla metafora della leva di Archimede, mettono ansia per la loro estrema astrazione: - datemi una leva e vi solleverò il mondo! -.

E’ vero però che occorre trovare un collante unificatore e dare delle speranze chiare, semplici e concrete ai cittadini affinché essi diventino elettori.

Occorre tornare a difendere i cittadini.

Romano Prodi, ha scritto recentemente che "la causa della sconfitta di questa grande stagione" è da identificare nel fatto che, nella prassi, i governi liberalsocialisti si sono limitati ad imitare le precedenti politiche dei conservatori, inseguendone i contenuti, senza percorrere le nuove strade del riformismo, ma le vecchie strade dell'inegualitarismo liberista e conservatore.

Per semplificare propongo un esempio: personalmente sono dell’opinione che chi ha sempre pagato le tasse non ne desidera tanto la loro riduzione, ma chiede che i servizi pubblici siano sempre più diffusi ed efficienti a partire da: sanità, scuola e trasporti.

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7 gennaio 2010
diritti
Adriano Olivetti e il progetto di Comunità - Gianni Cortese

Relazioni e ruolo del sindacato unitario




La mensa Olivetti - opera di I. Gardella"Non abbiamo mai chiesto a nessuno a quale fede religiosa credesse, in quale partito militasse o, ancora, da quale regione d'Italia egli e la sua famiglia provenissero".

A cinquant'anni dalla morte di Adriano Olivetti, questo volume vuole rappresentare il punto di vista di un "sindacalista" della UIL, per testimoniare l'intreccio originale ed unico tra un imprenditore "atipico", colto, lungimirante ed un sindacato di partecipazione, altrettanto "sui generis".
Oggi, nel contesto della gravissima crisi internazionale che stiamo attraversando, si presenta un'occasione storica per mettere al centro del nuovo sistema economico le persone e le loro capacità, lo sviluppo effettivamente sostenibile, il radicamento nel territorio, anche come contrappeso a quel "villaggio globale", veicolo di importanti occasioni e nel contempo di seri rischi identitari.
Un nuovo equilibrio dovrebbe preoccuparsi di assicurare a tutte le latitudini, con un'azione progressiva, la soddisfazione e il rispetto delle istanze sociali, a garanzia di giustizia e, nello stesso tempo, di corretta competitività.
Se gli insegnamenti derivanti dalla crisi daranno l'opportunità di favorire un nuovo paradigma, con un approccio più riformista ed umanista, l'opera di Adriano Olivetti e quella dei tanti che hanno creduto in lui acquisterà quel significato profetico che troppi, frettolosamente, avevano, invece, liquidato come "utopia".

GIOVANNI CORTESE ha 55 anni, è nato in Sicilia e risiede nel Canavese da oltre quarant'anni. E' laureato in giurisprudenza ed è attualmente Segretario Generale Regionale della UIL Piemonte.
Ha iniziato l'attività sindacale nel 1976 nella UIL Sanità del Canavese, diventando prima Segretario Provinciale e poi, nel 1995, Segretario Regionale. Nel 2000 ha assunto l'incarico di Segretario Regionale della Federazione dei Poteri Locali. Nel 2006 è entrato a far parte della Segreteria Regionale UIL, diventando Segretario Generale nell'ottobre del 2008.

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permalink | inviato da mariolanfranco il 7/1/2010 alle 10:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
19 dicembre 2009
politica interna
La politica in mutande

Dopo molto tempo: tempo dedicato alla stesura degli interventi e delle relazioni per i congressi ai quali sono stato chiamato a partecipare, riprendo la redazione dei miei commenti alla situazione politica.

Scrivo dopo l’aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al quale non posso che esprimere, per quello che vale, la mia personale solidarietà per il grave episodio che gli è accaduto.

Io credo (e a questo punto spero) che questa seconda metà del 2009 sia ricordata per il periodo in cui la “politica” ha raggiunto il punto più infimo della storia repubblicana italiana.

Il caso Letizia, il caso Marrazzo, il caso Boffo - Avvenire, le intemperanze a Bonn, quelle di Brunetta ed infine l’episodio di Piazza Duomo, danno la cifra dell’atmosfera politica che stiamo vivendo, siamo appunto alla politica in “mutande”.

E non solamente per le cronache legate alle frequentazioni di alcuni politici.

Le mutande sono indumenti che, come impone l’etimo, sono da cambiare spesso, anche più spesso della casacca che pure, tra molti nostri politici, è usuale cambiare velocemente.

Le corrette dichiarazioni del Presidente della Camera Gianfranco Fini, le recenti scelte di Pierferdinando Casini e la nascita del movimento Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli e di Bruno Tabacci, sono fatti tumultuosamente e repentinamente travolti dalla continua emersione di vicende e di esternazioni che hanno ben poca attinenza con la bella politica.

Occorrerebbe che i politici dessero un’immagine di se esemplare e cristallina, dando maggiore peso alla scelta lessicale.

C’è anche in corso un dibattito su “chi ha cominciato prima?”, ebbene, io non dubbi, l’origine di tutto nasce dalla “discesa in campo in condizioni di conflitto di interessi" e la conseguente inaccettabilità del Sig. Silvio Berlusconi come leader politico e ancor più come capo del governo.

Ed è quindi da quindici anni che i toni si alzano di giorno in giorno e di anno in anno, non c’è da stupirsi se oggi siano arrivati a livelli parossistici.

Non sto poi a ripetere quanto si dibatte sui giornali e nei talk show sull’amore e sull’odio, sulla personalizzazione della politica, sul populismo e sul consenso, perché una soluzione a tutto questo c’è: votare e far votare per il PD e per gli altri partiti del centro-sinistra.

Il centro-sinistra ha il dovere di organizzare un’alternativa di governo seria, che metta al centro del programma il lavoro.

Banale forse, trito e ritrito, ma è ciò che serve.

E quando alla chiusura di questa mia breve nota mi comparirà un riquadro all’interno del quale l’editor di testo mi chiederà “Salvare <<La politica in mutande>>?” sarà forte la tentazione di rispondere “No”.

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17 ottobre 2009
diritti
Relazione introduttiva al 3° Congresso Provinciale UILCEM ASTI

RELAZIONE INTRODUTTIVA DEL SEGRETARIO PROVINCIALE
Mario LANFRANCO


Care delegate e cari delegati, gentili ospiti e invitati,
in questi tempi, nella nostra Italia avremmo molti motivi per iniziare con un momento di riflessione e di cordoglio.
Se pensiamo alle calamità naturali che recentemente hanno colpito il nostro Paese e soprattutto se pensiamo che spesso le tragedie che ne conseguono, non sono del tutto causate delle calamità.
Se pensiamo ai conflitti internazionali nei quali siamo talvolta direttamente coinvolti …
Ma tra i tanti motivi ve ne propongo due. ...



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permalink | inviato da mariolanfranco il 17/10/2009 alle 22:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
5 ottobre 2009
politica interna
Il mio intervento al I Congresso Provinciale del PD di Asti (03-10-2009)

Care amiche e cari amici,
Fabio Mussi al quarto congresso dei Democratici di Sinistra sosteneva: ”Si apre la Costituente del Partito Democratico. Non so se la “fusione” in corso sia calda o fredda: se il risultato è quel Manifesto, la fusione è al momento fallita”.
Mai previsione politica fu più sbagliata!
Oggi siamo qui, come in tanti altri congressi provinciali nel nostro Paese, e guardiamo avanti con fiducia, poiché siamo l’unica forza alternativa alla destra.
OCCORRE PERÒ CHIUDERE VELOCEMENTE QUESTA FASE INTROSPETTIVA, CONDIVIDERE UNA LINEA POLITICA E GUARDARE AI REALI PROBLEMI DELLA GENTE! 
GIÀ SAPENDO CHE OGNI PICCOLO DISTINGUO PERSONALE SARÀ MATERIALE PER IL LAVORO DEI COMITATI ELETTORALI DI BERLUSCONI ... ALTRIMENTI DETTI TG1 – TG2 – TG4 – TG5 – STUDIO APERTO E PORTA A PORTA!

Intendo qui affrontare due argomenti che racchiudono in buona parte i temi congressuali.
Primo : le alleanze, che il Pd deve accettare o perseguire per non lasciare alla destra AFFARISTA e POPULISTA, il governo del Paese e di questa regione.
I risultati congressuali sembrano ormai indirizzati verso una nuova era ulivista, una nuova era di grandi alleanze democratiche fondate però su una reale condivisione dei programmi di governo.

Credo che l’UDC abbia dimostrato, nell’ultima tornata elettorale, di essere, in Piemonte, un alleato ampiamente affidabile, occorrerà capire se e come l’UDC sarà un alleato di governo altrettanto affidabile e se e come si aprirà a una verifica del suo tessuto politico territoriale … e non penso solo al Piemonte!.
Con le formazioni a sinistra del PD si devono affrontare, prima di imbarcarsi in avventure destinate al naufragio, quattro questioni: – le grandi opere – la laicità - la politica estera e la partecipazione alle operazioni militari di peacekeeping – la flessibilità del lavoro.


- Le grandi opere, se sono ritenute utili per la comunità, devono essere proposte alle popolazioni direttamente coinvolte e, con esse, concordate, ogni opera imposta e non condivisa sarà sicuramente oggetto di contrasti politici e sociali.
- Sui temi della laicità e dei diritti civili penso che occorra fare chiarezza, promuovendo le politiche per la famiglia, ma interpretando anche quali siano le linee prevalenti del Partito Democratico sui temi dei farmaci abortivi, della procreazione assistita, delle coppie di fatto, per poi definire le linee del partito con azioni parlamentari unitarie, serie e efficaci.
- La politica estera deve essere vista come reale opportunità di mantenere e di perseguire la pace, anche la partecipazione a missioni militari deve essere assolutamente marginale e limitata a quelle azioni che consentano regole di ingaggio chiare e con ridotti pericoli per il personale impiegato.
Ma la nostra dovrà essere una politica maggiormente pacifista, il nostro elettorato lo chiede con forza, perché è il nostro popolo … quello dei militari che arrivano dal Sud, quello di chi deve pagare il mutuo, quello di chi deve pagare la scuola e l’università ai figli … è il nostro popolo che sta pagando il conto degli interventi militari all’estero.
- Il PD, che si deve preparare ad essere la principale forza del governo di questo Paese, dovrà mettere al centro del suo programma meccanismi di sviluppo per la creazione e la stabilizzazione del lavoro.

  • si dovrebbe maggiormente ridurre i costi diretti e indiretti del lavoro, allo scopo di incentivare la buona e stabile occupazione;
  • si dovrebbe dar corso alla costruzione di quelle infrastrutture utili, condivise e necessarie ad una comunicazione diffusa ed a una mobilità utile, fruibile e ad un processo produttivo saldo, ma sostenibile per l’ambiente;
  • si dovrebbe riformare il Welfare e l’intero sistema di sostegni al reddito per renderlo funzionale davanti alle crescenti incertezze sociali;
  • si dovrebbe verificare che le privatizzazioni siano garantite da livelli occupazionali stabili e da nuovi investimenti e non dare per scontato che ciò che è Stato non funziona, occorre a volte mettere la volontà politica di far funzionare le cose!;
  • si dovrebbe promuovere la politica per la famiglia, che gli consegni più servizi e che fornisca ai giovani sostentamento per la entrata nella vita attiva.

Si dovrebbe lavorare cioè per dare la dignità di cittadino a tutti i cittadini!
Secondo punto: l’uguaglianza.
Purtroppo declinare l’uguaglianza in tutti i suoi aspetti è molto difficile.
L’uguaglianza … è credere in una società aperta – nell’inesorabile porosità dei confini – nella cittadinanza del lavoro e non dell’etnia o della “razza”.
Affermare che un rimedio universale all’immigrazione non esiste visto che la nostra terra ha una storia di migrazioni e che la migrazione è un problema non risolvibile con leggi proibizionistiche.
L’uguaglianza … è affermare che “il problema” della sicurezza in Italia è sono le organizzazioni mafiose e non l’immigrazione.

L’uguaglianza … è credere nella meritocrazia come nella solidarietà verso chi a meno mezzi, mettendo in moto il cosiddetto ascensore sociale.
Occorre uscire dalla crisi finanziaria, divenuta economica ed infine industriale e sociale aumentando il volume del ceto medio.
Il compito che spetta alla politica è quella di dare un senso alle nostre speranze e a quelle delle prossime generazioni.
Lasciatemi ancora una volta dire una delle più belle frasi che siano sentite durante questa fase congressuale:
“La politica è guardare la gente all’altezza degli occhi!”.

Lanfranco Mario - Circolo Pianalto Astigiano

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11 settembre 2009
politica interna
Fine di Fini?

Ho attentamente ascoltato l’intervento del Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini al Convegno di Gubbio e devo esprimere che, dal punto di vista dell’enunciazione dei reali problemi che tormentano l’Italia, mi è parso condivisibile: sui temi economici come sulla lotta alla mafia e sull’immigrazione.

Egli infatti, come un fulmine a ciel sereno, è salito sul palco e pacatamente, ma fermamente, ha dichiarato che il Governo deve fare un “cambio di passo” per portare a compimento il programma elettorale, che le famiglie e i pensionati hanno dei “problemi”, che se un magistrato ha dei nuovi elementi sulle stragi di mafia ha il dovere di riaprire il caso, che l’immigrazione non può essere banalizzata considerandola un problema di sicurezza e tante altre “belle cose”.

D’altro canto l’incipit del libro “La nuova destra”, proposta editoriale della Fondazione Fare Futuro, recita: “Sarkozy in Francia, Cameron in Gran Bretagna, Reinfeldt in Svezia, Fini in Italia. Da qualche anno, una destra nuova s’aggira per l’Europa: né statalista né liberista, né conservatrice né populista, ma pragmatica, postideologica e modernizzatrice, (…). Una destra, come l’ha definita Sarkozy, immaginativa, generosa, aperta, sensibile all’ecologia, ai diritti civili, alle problematiche del mondo del lavoro, al tema della cittadinanza. (…)”.

Sicuramente non si può dire che l’espressione politica di Fini sia sempre stata del tutto coerente, ne che sia sempre stato coerente il suo rapporto tra l’esposizione teorica dei problemi e delle relative soluzioni e la pratica politica, ma sicuramente si è trattato di un bello sguardo verso quella destra liberale ed europea, alla quale personalmente non aderisco essendo convintamente ancorato alla sinistra popolare e sociale, ma che sicuramente sarebbe utile per raggiungere, anche nel nostro Paese, un bipolarismo maturo.

Stamane, le rassegne stampa, narrano di un Fini divenuto una mina vagante per la stabilità del PdL e del Governo (“chi per amore, chi per timore” di fanfaniana memoria).

Personalmente sono scettico.

Che farà Fini? Una corrente? Una scissione, con i fidi Bocchino e Urso, con probabilità di raggiungere percentuali di consenso simili più a un prefisso telefonico che a un quorum d’ingresso in Parlamento?

O rimarrà, come lui stesso si è definito, un “grillo parlante” in attesa, aggiungo io, di essere colpito dal martello di legno del Pinocchio di turno, che nella favola di collodiana memoria amava, tra l’altro, “mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo”.

Il fatto che il pensiero finiano sia fortemente minoritario all’interno del PdL, si percepiva da un chiaro imbarazzo della platea, evidenziato dalla scarsità di applausi in sala.

Infatti “l’applausometro” ha cominciato a risalire quando ha preso la parola Cicchitto.

Mentre sottolineava le grandi conquiste del Governo in tema di respingimenti e sulle campagne di denigrazione del “Lider Maximo” orchestrate da redazioni e procure, la sala andava letteralmente in delirio.

La gestione del potere, attraverso la demagogia e il populismo, è semplice e sicura, perché dovrebbero abbandonarla?

Perché sciogliere pazientemente i complessi nodi della società italiana quando si può, come novelli Alessandro Magno, tagliarli con un veloce colpo di spada?

Addio Gianfranco, è oramai lontano quel dicembre del 1993 in cui Berlusconi ti preferì a Rutelli, per l’elezione a Sindaco di Roma, ora gli hanno detto chi sei: non sei quello dell’MSI, sei quello dei tortellini!

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28 agosto 2009
POLITICA
Oltre la sinistra c’è solamente la destra.

Credo che possiamo oggi accettare e accertare la morte del “grande centro”.

E' la fine della grande anomalia italiana e di qualche cespuglio francese.



La DC, per anni, fu un conglomerato di anime diverse, radunate, da un lato, dal sentimento anticomunista e, dall'altro, contro l’estremismo nostalgico e golpista dei post-fascisti.

In Francia, l’UDF ha raggiunto con il 18% il suo exploit alle presidenziali del 2007, posto fra due blocchi da 30 – 40 %.
 
Non fu un caso che inserì, in occasione delle elezioni francesi, il mio endorsement alla candidata socialista Segolene Royal in dissenso con l’allora mio Coordinatore Nazionale Francesco Rutelli, alla quale preferiva François Bayrou.

Con la costruzione dell’ASDE nel Parlamento Europeo, con la politica dell’alternanza bipolare, con la possibilità all’interno di ogni aggregazione di avere posizioni anche molto differenziate come nelle migliori democrazie occidentali, credo che possiamo constatare la fine di un’autonoma definizione di “centro”.

Si è parlato molto di "destra europea", ma oggi abbiamo la possibilità di costruire una "sinistra europea" laburista, liberale e riformista, che sia un'alternativa "possibile" e non un'alternativa "ideale".

«Non posso fare il segretario del Pd se non posso usare questa parola, sinistra».


OK, oltre la sinistra c’è solamente la destra!

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14 agosto 2009
politica interna
Il sultanato


Giovanni Sartori - Dalla riforma elettorale a quella scolastica e universitaria, dai pericoli del federalismo alle incognite del Partito Democratico, dalle omertà verso la mafia alla bioetica, dall’Alitalia alla crisi economica, l’osservatore più autorevole e sferzante della politica italiana ripercorre fatti e personaggi che hanno occupato la scena del Paese negli ultimi tre anni. E con penna impietosa denuncia gli incredibili paradossi e le troppe storture di un’Italia dove anche il buon senso sembra ormai privilegio di pochi. «Le cose che mi spaventano sono ormai parecchie; ma il livello di soggezione e di degrado intellettuale manifestato da una maggioranza dei nostri ‘onorevoli’ mi spaventa più di tutto. Altro che bipartitismo compiuto! Qui siamo al sultanato, alla peggiore delle corti.»

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31 luglio 2009
politica interna
Altro che nucleare!

Altro che nucleare, enirgivoro, dispendioso e in funzione tra 15 anni con tutti i problemi che si porta appresso. Con un’intervista al “Sole 24 ore” di qualche settimana fa Massimo Ippolito (fondatore della Sequoia Automation di Chieri e inventore del Kitigen) ha dichiarato che prossimamente si avvierà sulle colline di Berzano San Pietro in provincia di Asti un nuovo tipo di centrale eolica che sta nel cielo come un aquilone. Per quanto capisco si può sintetizzare così. Il sole e la rotazione della terra fanno sì che l’atmosfera sia sempre in movimento. Vicino a terra il movimento è – per fortuna – rallentato dai rilievi, dagli alberi e altri ostacoli, ma se si sale di qualche centinaio di metri il vento c’è sempre e basta imbrigliarlo. L’idea di Ippolito e di altri progettisti nel mondo è di far salire in alto una specie di vela-aquilone che trasmette il movimento a terra attraverso speciali funi. Appositi sensori installati sulle apparecchiature permettono di modificare il loro assetto secondo per secondo in funzione di come spira il vento. La centrale che entrerà in funzione a Berzano San Pietro è un prototipo già produttivo con una potenza elettrica di 3Mw, quanto serve per 1000 alloggi. Se tutto funzionerà secondo le previsioni si aprirebbero nuove ed interessanti prospettive per la produzione di energia da fonti rinnovabili, a basso impatto ambientale ed a condizioni economiche competitive rispetto al petrolio, carbone e nucleare. 


Fa piacere sia stato scelto l’Astigiano per provare questa tecnologia all’avanguardia nel mondo, pensata, progettata e costruita dal lavoro italiano, in un momento difficile come l’attuale ed in cui il Governo orienta le risorse verso il nucleare.
L’iniziativa sollecita tutti a pensare come possibile un modo nuovo di vivere, parsimonioso ma di analoga e superiore qualità diffusa rispetto all’esistente e stili di vita in armonia con ritmi e regole cosmiche che governano il Pianeta. Rammentando che i problemi della Terra sono anche altri, come dimostrato da Aurelio Peccei quarant’anni fa ne “I limiti dello sviluppo”: demografia, erosione del suolo, manomissione delle risorse idriche, esaurimento delle risorse minerarie, produzione e smaltimento dei rifiuti, tra i più urgenti. Tutti peraltro alla nostra portata se operiamo con intelligenza, acume e lungimiranza, perseguendo il bene comune come nel caso delle vele-aquiloni che producono energia pulita stando lassù nel vento.

Da "L'opinione di Giovanni Saracco"

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10 luglio 2009
POLITICA
“Politicamente corretti” e ottica ideologica

Giovanni Sartori

La Democrazia in trenta lezioni

Lezione 18 - “Politicamente corretti” e ottica ideologica

(…)
Ma anche se viviamo liberi, siamo davvero liberi di “pensare liberamente”?
Chi si mette la mano sul cuore e fruga bene, sa benissimo che non lo siamo.
Prigione no, ma pressione e anche intimidazione sì, e tanta.
Le verità “di destra” e “di sinistra” sono ancora con noi.
Chi non si lascia intimidire resta, è vero, a piede libero, ma resta anche a terra, è un nessuno punito dal silenzio, dall’ostracismo e dall’emarginazione.
La fama, il successo, i premi vanno quasi sempre a chi fiuta il vento del politicamente corretto.


(…)

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29 giugno 2009
politica interna
"Sarebbe bello" se ...

Quali che siano i candidati alla carica di segretario del PD …









Sarebbe bello se il congresso non si risolvesse solamente in un confronto fra due o più organigrammi.

Sarebbe bello se si sviluppasse un dibattito sulle idee e sulle soluzioni.

Sarebbe bello se alla fine del congresso ci si ritrovasse con le idee chiare in testa sugli obbiettivi della sinistra riformista e progressista in Italia, poiché “non ci sono venti favorevoli per chi non sa dove andare”.

Sarebbe bello se non si cercasse di escludere qualcuno, ma di aggiungere nuove risorse.

Sarebbe bello se il risultato del congresso fosse una “somma a valore positivo” e non quello di una “divisione”.

Sarebbe bello se si vincessero le prossime elezioni …


 

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28 giugno 2009
politica interna
La democrazia in trenta lezioni

Giovanni Sartori - Che cosa vuol dire, esattamente, "democrazia"? Quali sono le condizioni necessarie per rendere "possibile" una democrazia? In quali e quanti modi può funzionare il processo che conduce milioni di elettori a scegliersi poche decine di rappresentanti? Chi sono i filosofi che hanno formulato le grandi leggi della democrazia? Esistono diverse ‘gradazioni’ di democrazia? Quali sono le differenze tra la democrazia dei moderni e quella degli antichi? In che cosa consiste la libertà politica? e l’eguaglianza? Come si sono sviluppati i diversi modelli di sistema politico: il liberalismo, il socialismo? Perché dobbiamo preferire la democrazia? La democrazia si può esportare? Quali sono i rapporti tra democrazia e Islam? È in corso un conflitto di civiltà tra l’Occidente e l’Islam? Qual è il rapporto tra democrazia e sviluppo economico? La democrazia è in pericolo?

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17 maggio 2009
politica estera
La primavera di Praga. 1968: la rivoluzione dimenticata
 

Enzo Bettiza - "Martedì 20 agosto fu un tipico giorno estivo. Praga era piena di turisti, intere famiglie passeggiavano o sedevano nei parchi. Era inconcepibile pensare che nel giro di poche ore i carri armati sovietici ci avrebbero assalito." Con queste parole Alexander Dubcek, leader della Primavera di Praga, ricorda nella sua autobiografia il giorno in cui i carri armati dei paesi aderenti al Patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia, decretando la sconfitta del "socialismo dal volto umano", che a partire dal gennaio 1968 aveva promosso una serie di riforme economiche e politiche, a favore della libertà di stampa e di espressione. Enzo Bettiza, inviato a Praga dal "Corriere della Sera", visse in prima persona quei tragici momenti che segnavano la fine delle aspirazioni democratiche di una buona parte della dirigenza politica e dell'intero popolo cecoslovacco.

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18 aprile 2009
politica interna
Quanto ci piace la sicurezza?

Un lungo discorso andrebbe fatto per le attività edilizie della criminalità organizzata, ma intendo limitarmi a una breve analisi dell’ordinarietà delle italiche abitudini.
Purtroppo, passato il periodo di vera o esteriore solidarietà con le popolazioni colpite dal terremoto dell’Abruzzo, ci dimenticheremo di ciò che è accaduto.
Si tornerà a costruire in modo non antisismico per risparmiare e a fare le opere pubbliche pensando più all’estetica che alla precauzione e si tornerà così a non avere disponibilità di bilancio per rendere scuole, strade, sedi istituzionali, ospedali sufficientemente sicuri.
Occorrerebbero molte risorse, ma anche se ci fossero, la politica in Italia è costretta, da una serie di vincoli elettorali, a dover rinunciare alla sicurezza.

Faccio un esempio: “Quale sindaco autorizzerebbe la sostituzione dell’intera rete elettrica degli impianti d’illuminazione pubblica?”.

Eppure è un intervento che servirebbe a scongiurare danni alle persone e a evitare guasti e dispersioni.

Ma sicuramente un intervento costoso, che nessuno vedrebbe e pochi potrebbero apprezzare.

Nessuno, la risposta è nessuno!

Nessun sindaco in Italia potrebbe essere rieletto se destinasse la maggior parte del bilancio alla messa in sicurezza di scuole, strade, ecc. e se non indirizzasse una cospicua parte delle risorse a una serie di interventi d’immagine.
Siamo uno strano popolo: quando succedono le disgrazie ci indigniamo per la mancanza di prevenzione e vogliamo più sicurezza, ma, quando scegliamo i nostri amministratori, difficilmente verifichiamo quanta “sicurezza” mettono nei loro programmi o nei loro mandati, abbiamo sempre lo sguardo rivolto verso altro: alla piazza, al campo sportivo o perfino alla gestione della festa patronale.

Passata la baraonda mediatica si tornerà a fare le scuole di sabbia e le piazze d’oro.

Ma almeno di questo terremoto ci resterà nella memoria la figura del nostro Presidente del Consiglio Pompiere come la grottesca icona di questo terremoto, così simile alla figura di Renato Rascel Corazziere, metafora di quell’Italia piccola, fanfarona e un po’ meschina, che dichiara e promette sapendo che non ci sarà nessuno a controllare la rispondenza delle proprie dichiarazioni e l’esito delle proprie promesse.

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2 aprile 2009
politica interna
Le parole hanno un valore
 

Giuseppe Di Vittorio si doleva enormemente per non aver potuto studiare regolarmente e di aver imparato da autodidatta, anche scrivendo gli articoli per “L’Internazionale”, “con invito a chi li riceveva di rileggerli e rimandarglieli con le correzioni, per capire dove aveva sbagliato e non rifarlo più”. Convinto dell’importanza dello studio “perché le parole hanno un valore e bisogna studiare per crescere”, e che solo con il sentire comune e la condivisione si raggiungono risultati giusti e duraturi.



dal blog del Senatore Giovanni Saracco: 
http://www.giovannisaracco.it

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21 febbraio 2009
politica interna
La primavera è finita, attendiamo l'autunno.

La nuova stagione, la primavera di Walter è finita, ma è stata, in ogni caso, una bella stagione di rinnovamento. Con Walter Veltroni la sinistra italiana è comunque cambiata e il riformismo, di cui il PD è portatore, ci permette di guardare al futuro con un maggiore ottimismo e di muoverci nel cambiamento con maggiore efficienza di quanto lo possano fare i residuali frammenti della sinistra.



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10 febbraio 2009
politica interna
Dov'è finita la laicità di destra?

Non entro nel merito della tragedia privata della famiglia Englaro, ma intendo esprimere la mia viva preoccupazione per la strumentalizzazione politica del caso, certamente non spicco per originalità, anzi direi che l’apprensione per la tenuta delle istituzioni democratiche, così come statuite dalla Costituzione, serpeggia tra i siti ufficiali di partiti e di politici affermati come tra i blog dei più sconosciuti.

Antonio Baslini - liberale cofirmatario della legge sul divorzioQuali e quanti interessi hanno da condividere e spartirsi i parlamentari del PDL per essere così ottusamente e disciplinatamente assenti dal panorama laico della politica italiana?

Quali e quanti disegni di mutamento delle istituzioni dello stato sono contenuti nell’attacco perpetrato da Berlusconi contro il ruolo del Presidente della Repubblica e contro il Parlamento?

Vi invito a ri-leggere un articolo Francesco Merlo (Repubblica — 28 settembre 2005) sulla scomparsa dei laici di destra, un opportunistico dissolvimento dettato dalla necessità di ingraziarsi il Vaticano o una sincera redenzione?

il-laico-di-destra

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19 gennaio 2009
politica interna
I costi della politica: difficile rinunciare quando ci tocca.

Quello dei cosiddetti costi della politica è uno di quegli argomenti su cui tutti sono d'accordo fino a quando i costi a cui si deve rinunciare non siano i propri o quelli della propria comunità. Inserisco ancora due articoli dell'amico Giorgio Quaglia riguardanti i microcomuni e le comunità montane del Verbano - Cusio - Ossola, ma sono ovviamente riportabili a tutto il territorio italiano.



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12 gennaio 2009
politica estera
Gaza e il dominio delle armi

Quando decisi di aprire questo blog pensavo di inserire esclusivamente delle riflessioni di politica interna (o di politica generale) e di non affrontare temi internazionali.
In primo luogo per non passare per "tuttologo" e poi perché la politica italiana è già da sola una materia molto vasta.
Però le terribili vicende del Medio Oriente e l'occasione di inserire un autorevole parere dell'amico Giorgio Quaglia, sindacalista e intellettuale, mi hanno convinto a pubblicare questo post.



Dal quotidiano La Stampa del 30.12.2008

"La terribile aggressione perpetrata dal Governo israeliano nei confronti della inerme e segregata popolazione di Gaza, ha ricordato a tutti una verità scontata e ineludibile, ossia la persistente floridità e l’implacabile dominio nel mondo dell’industria degli armamenti.
La crisi globale della finanza e dell’economia infatti non ha toccato per niente la diffusione e l’uso di vari strumenti di morte e distruzione che, di volta in volta, Stati e Governi delle più diverse tendenze utilizzano per i loro scopi interni od internazionali.
E’ il caso così di sottolineare ancora - con pena e rabbia - la condizione di totale soggiogamento o complicità della politica e degli organismi internazionali verso una “produzione” (legale e no) che non conosce e non ammette flessioni o recessioni di sorta (anche e soprattutto nei bilanci di innumerevoli nazioni, fra cui l’Italia).
Certo, in merito ad Israele si sa che - al di là di qualsiasi pretesto o giustificazione - sono due le ragioni vere che gli consentono di riproporre vaste azioni criminali di guerra: da una parte l’appoggio indiscriminato ed interessato degli USA, dall’altro il fatto che i palestinesi non posseggano aerei e carri armati.
Per la seconda ragione, con ironia e assurdità si potrebbe pensare che armamenti in equità distribuiti eviterebbero altri drammi; per la prima invece, il silenzio assordante del presidente americano eletto Barak Obama, appare il preludio di una futura politica estera statunitense poco dissimile da quella che negli ultimi anni - vedi come esempio i casi sempre attuali e scandalosi dell’Afganistan e dell’Iraq - ha reso più tragica e precaria la condizione umana.
Allora, per questo mondo, che nuovo anno ci potremo mai augurare?
Giorgio Quaglia - Segretario Provinciale UIL del Verbano Cusio Ossola"



Naturalmente la situazione è annosa e complicata e occorrerebbero dei testi pressoché infiniti per affrontare il tema dalle radici ad iniziare almeno dal Mandato Brittannico in Palestina per finire al mancato riconoscimento dello Stato di Israele da parte di Hamas, ma quello del mercato delle armi è un tassello aggiunto al mosaico.

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30 dicembre 2008
politica interna
La democrazia della comunicazione.

Se poi guardiamo le cose più da vicino, senza farci impressionare dalle formule e dalle dichiarazioni di fede, ci rendiamo facilmente conto del perché. la parola democrazia non divide più.
 


Da sempre, ci sono stati molti modi di intenderla.
Ma oggi lo sviluppo della tecnologia nella comunicazione politica e le novità che esso permette nel rapporto governanti-governati rendono possibile, addirittura far passare nel campo della democrazia, come regimi fondati sul consenso, forme di governo che in passato si sarebbero facilmente ascritte al campo. dell’autoritarismo antidemocratico.
Di più: questa trasmigrazione si presenta. sotto il segno del massimo ossequio alla volontà del popolo sovrano, dunque dell’optimum desiderabile.
L’ambiguità è il carattere della democrazia del nostro tempo.
Da "Il Crucifige e la democrazia" di G. Zagrebelsky.

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17 dicembre 2008
Una questione di coerenza.

Al liceo classico M. D’Azeglio di Torino, un giorno, furono invitati due illustri ex allievi: Giancarlo Pajetta e Vittorio Foa.

Durante il vivace dibattito che ne conseguì Pajetta accusò duramente Foa di essere incoerente nel suo peregrinare tra partiti e partitini.





Foa, garbatamente rispose:
“Caro Giancarlo, vedi, ci sono due tipi di coerenza: quella al partito – all’organizzazione – al sindacato e quella alle proprie idee … e, a volte, bisogna scegliere!”.

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6 dicembre 2008
politica interna
Intervento di saluto al Convegno Sandro Pertini Villanova d'Asti 5-12-2008

In occasione del ricordo di Sandro Pertini, socialista libertario un po’ ribelle, uomo delle istituzioni, Presidente della Repubblica semplice e vicino ai cittadini è doveroso portarVi il saluto della Camera Sindacale dell’Unione Italiana del Lavoro di Asti, di tutti gli iscritti alla UIL della Provincia di Asti ed in particolare del Segretario Provinciale Piero Guerrini.
Di Sandro Pertini, noi della UIL, siamo impegnati a non dimenticare i valori e gli insegnamenti che sono per noi un riferimento costante.
Il 25 aprile 1970- Pertini pronunciò alla Camera dei Deputati uno dei suoi tanti accorati interventi, quello fu tra i più significativi degli altri perché con grande forza e determinazione volle riconoscere il ruolo avuto dalla classe operaia nella partecipazione alla Resistenza e decisivo per la liberazione del Paese: “…senza questa tenace lotta della classe lavoratrice non sarebbe stata possibile la Resistenza, senza la Resistenza la nostra Patria sarebbe stata maggiormente umiliata dai vincitori e non avremmo la carta Costituzionale e la Repubblica. Protagonista è la classe lavoratrice che con la sua generosa partecipazione da’ un contenuto popolare alla guerra di liberazione ed essa diviene così, non per concessione altrui, ma per virtù, soggetto della storia del nostro paese.”
Seriamente preoccupato della disoccupazione giovanile, considerandola il male peggiore della società, continuamente sollecitava le istituzioni e l’intero Paese ad affrontare e risolvere questo problema che se non risolto, ancora oggi, rischia di mettere in discussione il futuro dell’intera nazione.
Sandro Pertini fu un uomo di quella sinistra moderata che ha promosso l’inscindibilità tra centro e sinistra in una moderna concezione del ruolo di forza democratica, una sinistra in cui la moderazione è alternativa alla conservazione.

Ma fu anche sempre intransigente, sempre impeccabile dentro e fuori, uomo che non cedeva mai alle convenienze.
E termino con il giudizio espresso su di lui da Indro Montanelli: “non è necessario essere socialisti per amare Pertini, qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità.”

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29 ottobre 2008
politica interna
"Procuste! Chi era costui?"

Il D.L. 137/08, detto provvedimento Gelmini, che è ora legge dello Stato è stato definito il “letto di Procuste” della scuola pubblica italiana.
Il brigante Procuste aspettava i viandanti, poi li aggrediva e a forza li metteva su un letto; gli sventurati venivano stirati se troppo corti o amputati qualora i loro piedi sporgessero dal letto.
Questa metafora nasce soprattutto dalla necessità di rappresentare il provvedimento Gelmini che, dietro l’apparenza di qualche colpo di maquillage, attua i tagli alla spesa scolastica decisi da Berlusconi e Tremonti.

Il D.L. 137/08, prevede infatti azioni di sperimentazione volte a favorire l’acquisizione di conoscenze e competenze relative a “Cittadinanza e Costituzione” (poi la Lega ha fatto aggiungere anche lo studio degli statuti regionali).
Ma si dice anche che “l’attuazione di tali misure dovrà avvenire entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili”.
E’ chiaro come, in questo caso, si interviene con una legge per dare evidenza all’azione ove si poteva semplicemente inviare una circolare.
Inoltre occorre che qualcuno avvisi il Ministro che non è una norma tanto innovativa dato che esiste già l’insegnamento dell’educazione civica.

Il D.L. 137/08, prevede la reintroduzione del voto in condotta ovvero che venga valutato ogni studente “con specifico riferimento al suo comportamento”.
La disposizione è motivata dall’esigenza di contrastare i numerosi episodi di prevaricazione e di estorsione tra giovani (bullismo) che si stanno verificando nelle scuole e quindi il voto in condotta diventerebbe, secondo il modello della destra, un deterrente a compiere atti di questo tipo.
Ma sappiamo bene che con la repressione fine a se stessa non otteniamo altro che alimentare il disagio.
Occorrerebbero percorsi di sostegno psicologico per le vittime e per i soggetti devianti, occorrerebbe più integrazione sociale e occorrerebbero maggiori spazi di socializzazione.
Invece vediamo sempre più offrire ai giovani forme di identificazione negativa e si assiste sempre più all’esibizione di modelli di successo che tutto hanno a che fare meno che alla crescita culturale.
Come è noto, per evitare la frustrazione dell’insuccesso alcuni giovani acquisiscono personalità rancorose che generano atteggiamenti di violenza gratuita e distruttiva.

Il D.L. 137/08, dispone nuovi criteri per la scelta dei libri di testo nelle scuole, in particolare, stabilisce che i docenti adottino libri di testo in relazione ai quali l’editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto per un quinquennio.
Nel testo del corrispondente articolo però non è indicata la data di decorrenza di applicazione della norma, che così come espressa appare un’enunciazione di principio.

Il D.L. 137/08, dispone che si ricostituiscano le classi con il maestro unico, secondo il modello organizzativo tradizionale della scuola elementare vigente fino al 1990.
Si passa, dunque, da 3 insegnanti su 2 classi a 1 insegnante per ogni singola classe.
Non è chiaro come in questo contesto si inserisca l’organizzazione del tempo-pieno e la disposizione appare ambigua.
Affida ai regolamenti scolastici l’articolazione di un orario che tenga conto sia delle esigenze didattiche e delle famiglie, ma non dice come, creando sicure disomogeneità sul territorio nazionale e una grande incertezza su quello che sarà il futuro del tempo pieno.

Ma l’organizzazione é demandata ai sensi della Legge 133/08 (ex D.L. 112/08), che al Capo II: “Contenimento della spesa per il pubblico impiego” c’é l’articolo 64: “Disposizioni in materia di organizzazione scolastica” che prevede la “razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell'impiego dei docenti”, la “revisione dei criteri vigenti in materia di formazione delle classi”, la “rimodulazione dell'attuale organizzazione didattica della scuola primaria ivi compresa la formazione professionale per il personale docente interessato ai processi di innovazione ordinamentale senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica”, la “revisione dei criteri e dei parametri vigenti per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale docente ed ATA, finalizzata ad una razionalizzazione degli stessi”, la “definizione di criteri, tempi e modalità per la determinazione e l'articolazione dell'azione di ridimensionamento della rete scolastica prevedendo, nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, l'attivazione di servizi qualificati per la migliore fruizione dell'offerta formativa”.

Il D.L. 137/08, enuncia che: “nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti.”
Ciò è molto rassicurante e ci sentiamo tutti più sollevati: i sindaci dei piccoli comuni saranno così autorizzati ad organizzare dei servizi di noleggio limousine con autista per portare a scuola gli studenti disagiati.

Ma soprattutto, il D.L. 137/08, conclude con il verdetto di condanna della scuola pubblica italiana: “dall'attuazione … del presente articolo, devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l'anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l'anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l'anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall'anno 2012”.

Il letto di Procuste è anche quel luogo in cui le persone venivano ridotte ad un’unica misura, ad un unico modello.
Questo è il vero significato della metafora: la volontà della destra di far convergere tutti gli aspetti della vita al business e di allineare tutte le teste al pensiero unico.

“Che la scuola sia anche, o principalmente, un luogo di cultura, che il pane che vi si fabbrica, ben prima della sua messa in vendita e ben oltre il suo prezzo di mercato, sia proprio la cultura degli italiani, non è nemmeno immaginato.”
Da La Repubblica del 09/10/2003 - Il bimbo manager della Moratti di MICHELE SERRA.

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18 settembre 2008
politica interna
Il mal d'informazione
Inserisco una riflessione di Roberta Favrin (giornalista de "La Nuova Provincia" di Asti e de "Il Sole 24 Ore") dalla sua pagina di Facebook. e, di seguito, un mio amaro corsivo.

E' assordante il silenzio di stampa su quello che è accaduto a Cortona: 36 docenti universitari e intellettuali di prestigio riconosciuto a livello nazionale e internazionale riflettono con mille giovani donne e uomini di tutta Italia sulle conseguenze delle globalizzazione, sul futuro del pianeta, sulle responsabilità della politica e, tutto questo, non fa notizia.
Nemmeno personaggi di richiamo mondiale come Vandana Shiva e Jeremy Rifkin fanno notizia. Sui principali quotidiani d'Italia Cortona sostituisce Roma nell'intestazione del pezzo: è solo il luogo dal quale rimbalzano le polemiche sull'agenda politica nazionale (Amato accetterà o no di far parte della commissione Attalì per Roma?) oppure è il soffitto della chiesa sulla quale è ritratto il vescovo Veltroni....
Il Pd è ridotto a una macchietta di sé stesso (pure ieri sul Corriere, a proposito della citazione di Into the wild nel discorso di Vetroni), oppure non esiste.
Non è solo scandaloso, è a dir poco inquietante.
Lo dico da cittadina e lo dico da giornalista che vive un disagio sempre più forte per il modo in cui si fa dis-informazione in Italia, ogni santissimo giorno. Anzi ogni giorno peggio di quello prima. I giornalisti che amano questo mestiere sono ancora tanti, tanti i giovani che aspirano a farlo. Eppure gli editori stanno facendo tutto il possibile per trasformare il giornalista in impiegato passa-veline. Le redazioni si svuotano e si allarga l'esercito dei free-lance a 10 euro a pezzo, senza spiraglio di crescita professionale, sottoposti a ogni genere di ricatto pur di stare appesi alla speranza di una sistemazione migliore. La categoria è allo sbando: i privilegiati difendono le posizioni (dentro le redazioni e dentro gli organismi di categoria), i giovani stanno alla finestra. La politica che fa? Blandisce, compra, corrompe. Oppure protesta ma non fa nulla per cambiare le regole del gioco che sono fondamentali per l'esercizio della democrazia: un sistema dell'informazione libero fatto di professionisti che hanno come unico referente il lettore – cittadino - consumatore; che sono pagati per studiare e analizzare la realtà; per indagare i problemi e scoprirne le connessioni; per fare la guardia ai poteri forti (e non per stare al guinzaglio dei potenti). Spero che all'interno del Partito democratico - e non solo lì - ci sia presto l'occasione per discutere di questi temi.
Roberta Favrin

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Martedì sera, durante la trasmissione Ballarò, il buon Giulio Anselmi ha espresso la sua convinzione in Italia ci sia vera libertà di stampa (e de "La Stampa") prendendo ad esempio la dichiarata ostilità del giornale da lui diretto per il "lodo Alfano".
Ma io mi chiedo: quanti hanno letto i suoi articoli e quindi quanto hanno fatto opinione?
Ormai dei quotidiani si leggono solamente le prime pagine alle rassegne stampa televisive: Il TG5 propone Libero, Il Giornale, Il Tempo con titoli di testa ad effetto.
E poi ci sono i “free papers” che stanno avendo una diffusione dilagante: chissà chi li gestisce? Io una mezz'idea ce l'ho!
Ma se non paghi i “contenuti” che vuoi tu, devi prenderti i “contenuti” di chi paga?

Arrivando con un mio collega nei pressi dell’ufficio, in Torino, veniamo aggrediti da strilloni che ci porgono City, Metro e Leggo. Io garbatamente rifiuto e un mio collega torinese, pensando alla mia "campagnolità" astigiana, mi fa "... prendilo, è gratis!", io rispondo che non leggo i giornali gratuiti e lui “ … ed io quelli a pagamento!”.



Ma infine perché disperarsi?

A chi può interessare che Rifkin ci ricordi “che le attuali risorse energetiche mondiali stiano per esaurirsi”?

Tanto ci penserà “Lui”!

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19 agosto 2008
politica interna
Salvador Allende, una lezione da non dimenticare.



Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano. Sono fiducioso che, almeno, ci sarà una lezione morale che punire il crimine, la codardia e il tradimento di chi ha la forza, ma non la ragione. Palazzo de la Moneda, Santiago del Cile, 11 settembre 1973.

Salvador Allende
(Valparaíso, Cile 26/06/1908 - Santiago del Cile 11/09/1973)

http://apps.facebook.com/causes/76836?m=4e64e&recruiter_id=16685805

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18 agosto 2008
politica interna
Otto milioni di canzonette.

“Otto milioni di baionette” era la minacciosa e, al tempo stesso, limitata immagine della potenza bellica del regime fascista.
E’ così difficile paragonare la società di oggi con quella di settanta anni fa.
 
Vorrei quindi pensare che un ritorno del fascismo tout court o anche “in altre forme” in Italia sia impossibile, così come il ritorno della monarchia o dei venditori di ghiaccio, come della Balilla o del ciclismo senza doping.
Certamente una buona parte della destra italiana ha vissuto gli anni 50’, 60’ e 70’ nella “nostalgia” e nell’attesa della “Ora X” con il conseguente avvento di improbabili “regimi dei colonnelli”.
Una destra che, fino al Congresso di Fiuggi (1995), si è tenuta lontana dalla ricerca dell’allargamento del consenso elettorale attraverso il rinnovamento liberista o radical-liberale.
Una destra quindi che ha delle radici profondamente diverse da quelle della destra francese, inglese o statunitense.
E’ una destra, quella italiana, che è ancora oggi affascinata dagli elementi tipici della destra populista ed autoritaria:
- Il controllo della comunicazione : la scelta di occupare tre quarti della comunicazione radiotelevisiva è un aspetto, ma è l’uso che ne fa che la distingue. Non le è solamente utile per esprimere un pensiero unico, ma soprattutto per disinformare, per proporre un’immagine di Paese spensierato con ore e ore di reality e di tv spazzatura, nel proporre una certa immagine di donna e trasmettere telegiornali teleguidati. Anche la carta stampata ha il suo peso, non solamente attraverso i quotidiani (peraltro poco letti in Italia), ma soprattutto attraverso i rotocalchi settimanali che ci affidano a “veline e palestrati”.
- Le grandi opere: la necessità di “affidarsi a Sua Maestà il piccone” per evidenziare la forza di plasmazione del Paese e la dimostrazione di una potenza fallica del vertice esecutivo
- Il decisionismo: prendere delle decisioni comunque, anche in modo avventato, o peggio sbagliate, e mascherarle da decisionismo.
- "fare ordine" e rendere il Paese più efficiente: eliminare leggi, cacciare i clandestini, il tormentone dei “fannulloni” del Ministro Brunetta, le tre “I”, mietere il grano e spazzare le strade.
- L’uso dell’esercito per risolvere i problemi: i militari in Georgia, a presidiare le discariche, a controllare i parchi, a verificare gli elmetti nei cantieri: con i militari si fa tutto e si risolve tutto
- L’insofferenza per una magistratura autonoma: non c'è più nulla da dire su questo argomento.
- L’insofferenza per le “perdite di tempo”: ridurre i passaggi nei consigli e in Parlamento, ridurre i tempi di discussione.
Un esempio reale:
Giovanni Boccia, presidente del Consiglio comunale di Asti (Forza Italia), intende “ottimizzare” i tempi delle sedute consiliari: «tagli» sulla durata degli interventi (dagli attuali 15 minuti a 10) e delle repliche (da 10 a 5 minuti), sulle dichiarazioni di voto (da 5 a 3) e sul tempo di attesa per iniziare il Consiglio. Non solo: il presidente vorrebbe anche ridurre il numero legale di consiglieri utile per poter aprire il Consiglio, passando da 20 a 14, «ma solo per l’ora delle interrogazioni» precisa.

Ma dico perché 14 quando ne basta 1?

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4 luglio 2008
politica interna
Gli “anni di piombo”.

In occasione della “Giornata della memoria delle vittime del terrorismo”, lunedì 26 maggio 2008, presso l'auditorium della Biblioteca Civica di Villanova d'Asti (ex Confraternita della SS. Annunziata), si tenuto un incontro con gli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Villanova d’Asti, sul tema “La figura sociale e umana di Aldo Moro, le vittime del terrorismo, il clima sociale negli anni di piombo”, attraverso la proposta di memorie, di immagini e di alcune letture.

Il terrorismo delle Brigate Rosse, sfociato nell’eccidio di Aldo Moro e della sua scorta, lo stragismo di destra, la violenza e l’estremismo dei gruppi extraparlamentari (Autonomia Operaia, Lotta Continua, ecc., ecc) e tanto altro raccontato ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado.

E’ importante indirizzare dei giovani, che tra pochi mesi saranno nei licei e negli istituti tecnici di Torino, Asti e Chieri, ad interessarsi della “bella politica” senza cadere nelle lusinghe di chi gli propone dei simboli più che delle ideologie.

La “bella politica” quella che ti fa perdere le serate a discutere del tuo quartiere o del tuo paese, che ti fa distribuire i volantini la domenica mattina, che ti fa candidare anche se sai che non sarai eletto, ecc., ecc..

sono intervenuti:

- Giovanni Berardi (Presidente dell’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo e dell'Eversione Contro l'Ordinamento Costituzionale dello Stato)

- Bruno Diotti (Segretario dell’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo e dell'Eversione Contro l'Ordinamento Costituzionale dello Stato)

- Roberto Placido – PD (Vicepresidente del Consiglio Regionale e Presidente del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio Regionale)

- Antonio Baudo – PDL (Assessore Cultura, Istruzione e Università della Provincia di Asti)

- Ludovica Fiorino (Presidente della Commissione Biblioteca Civica di Villanova d’Asti)

Conduttore - Mario Lanfranco (componente della Commissione Biblioteca Civica di Villanova d’Asti)

Lettore e fotografo - Willi Ivaldi (componente della Commissione Biblioteca Civica di Villanova d’Asti)


I libri presentati sono stati:

- Lettere dalla prigionia (Aldo Moro)

- I silenzi degli innocenti (Giovanni Fasanella - giornalista di Panorama)

- I ragazzi che volevano fare la rivoluzione (Aldo Cazzullo - giornalista del Corriere della Sera)



Gli argomenti esposti sono stati, anche in risposta a interessanti domande dei ragazzi:

“La figura sociale, politica e umana di Aldo Moro”
“La DC e la Chiesa nella vicenda del sequestro Moro”
“Quali sono le vittime dimenticate, e perché devono essere ricordate”
“Il clima sociale degli anni ’70, i cosiddetti ‘anni di piombo’”
“Gli attentati e le stragi, diverse strategie per un unico disegno criminale”
“Il significato di ‘Eversione Contro l'Ordinamento Costituzionale dello Stato’”

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12 giugno 2008
politica interna
Il dopo petrolio

Mi appare tragico che il Centrodestra presenti la costruzione di centrali nucleari come “La Soluzione” dei nostri problemi energetici.
Lo dico poiché sono dipendente ENEL da quasi trent’anni e all’inizio degli anni ‘80 ero aggregato al Centro Termico e Nucleare di Milano per la costruzione della cosiddetta “Trino 2”.
Vi propongo quindi un intervento di Segolene Royal sul tema delle risorse energetiche in Francia e su chi gravino i costi dell’energia.
Questo intervento è importante per capire come siano complessi i problemi legati alle fonti di energia, anche in un paese come la Francia che si è affidata da lungo tempo al nucleare.
Partire oggi significherebbe avere la prima centrale funzionante fra sei – sette anni; e con quale tecnologia? Con la “seconda generazione e mezzo” o con la “terza generazione” ancora tutta da sviluppare?E gli interrogativi tecnici sarebbero molti altri.
Io credo che sia necessario ridare slancio alla ricerca sul risparmio energetico e sulle fonti di energia rinnovabili e nucleare e non perdersi in dichiarazioni di effetto solamente mediatico.

Nel futuro la primaria risorsa energetica saranno le idee.

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Il dopo petrolio

Di fronte al dramma delle nostre risorse energetiche, è necessaria una scossa.
Come è possibile che le turbine inventate dai francesi, sperimentate già nell’anno 1950 nel Beauce, non vengano costruite in Francia - o se ne costruiscano molto poche?
Come è possibile che il nostro paese quasi non produca energia solare e geotermica?
Ci vuole una vera e propria mobilitazione nazionale. Si tratta di una nuova era che si apre.
Era prevedibile, ma non siamo ancora pronti.
Sarà necessario adattarsi, molto più velocemente di quello che credevamo, a un nuovo modo di illuminare, di fare calore, di muoverci.
In attesa di poter diffondere un’alternativa al petrolio, dobbiamo cercare di correggere le disuguaglianze causate dal crescente prezzo del barile di petrolio.
Soprattutto ora, senza attendere il dopo petrolio, dobbiamo investire massicciamente nelle fonti di energia rinnovabili e dobbiamo cambiare le nostre abitudini di consumo.
Sabato ho detto a Bordeaux che lo stato, attualmente gestito dalla destra, è stato irresponsabile, inetto e imprevidente.
Come si può a questo punto rimanere immobili davanti ad una rivoluzione energetica di questa natura?
Che la Francia da sola non sia in grado di ridurre il prezzo del petrolio greggio, sarà vero.
Ma che il governo francese non abbia alcun mezzo per correggere le conseguenze negative di questi prezzi esorbitanti sulla vita quotidiana dei francesi, non credo sia vero.
Dobbiamo smettere di insinuare che lo Stato non può fare nulla.
Trasformare i nostri stili di vita al fine di rendere la vita meno indipendente dall’energia, in campagna o addirittura in città, è possibile.
Gli incentivi fiscali per le imprese che utilizzano parte dei profitti per investire in soluzioni ambientali, sono possibili.
La società Total, il quarto più grande produttore di petrolio e la prima azienda in Francia, ha incassato più di 12 miliardi di profitti nel 2007.
I suoi profitti crescono naturalmente come i prezzi del petrolio esplodono.
Dobbiamo quindi organizzare una migliore distribuzione dei profitti del petrolio e incoraggiare le imprese a investire in fonti di energia rinnovabili.
Vorrei aggiungere che il Regno Unito fa già in questo modo con la British Petroleum.
L'idea di utilizzare i profitti realizzati da Total da me avanzata recentemente è stata ripresa da altri leader socialisti.
Bertrand Delanoë, Domenica, ha chiesto di "tassare la Total".
Stephane Le Foll, Lunedì, ha invece anche ricordato che il gigante petroliere "ha goduto del peso della diplomazia francese" per le sue sedi internazionali.
Noi siamo tutti sulla stessa lunghezza d'onda per distribuire meglio la ricchezza del nostro paese.

Così vedo il Partito socialista.

Critici per le crescenti ingiustizie subite dai francesi, uniti intorno alle stesse proposte, fiduciosi nella possibilità di un'altra politica, noi socialisti saremo in grado di combattere una destra che non ha capito che il mondo sta cambiando.

Segolene Royal

Qui l'intervento in lingua originale

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