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7 gennaio 2010
diritti
Adriano Olivetti e il progetto di Comunità - Gianni Cortese

Relazioni e ruolo del sindacato unitario




La mensa Olivetti - opera di I. Gardella"Non abbiamo mai chiesto a nessuno a quale fede religiosa credesse, in quale partito militasse o, ancora, da quale regione d'Italia egli e la sua famiglia provenissero".

A cinquant'anni dalla morte di Adriano Olivetti, questo volume vuole rappresentare il punto di vista di un "sindacalista" della UIL, per testimoniare l'intreccio originale ed unico tra un imprenditore "atipico", colto, lungimirante ed un sindacato di partecipazione, altrettanto "sui generis".
Oggi, nel contesto della gravissima crisi internazionale che stiamo attraversando, si presenta un'occasione storica per mettere al centro del nuovo sistema economico le persone e le loro capacità, lo sviluppo effettivamente sostenibile, il radicamento nel territorio, anche come contrappeso a quel "villaggio globale", veicolo di importanti occasioni e nel contempo di seri rischi identitari.
Un nuovo equilibrio dovrebbe preoccuparsi di assicurare a tutte le latitudini, con un'azione progressiva, la soddisfazione e il rispetto delle istanze sociali, a garanzia di giustizia e, nello stesso tempo, di corretta competitività.
Se gli insegnamenti derivanti dalla crisi daranno l'opportunità di favorire un nuovo paradigma, con un approccio più riformista ed umanista, l'opera di Adriano Olivetti e quella dei tanti che hanno creduto in lui acquisterà quel significato profetico che troppi, frettolosamente, avevano, invece, liquidato come "utopia".

GIOVANNI CORTESE ha 55 anni, è nato in Sicilia e risiede nel Canavese da oltre quarant'anni. E' laureato in giurisprudenza ed è attualmente Segretario Generale Regionale della UIL Piemonte.
Ha iniziato l'attività sindacale nel 1976 nella UIL Sanità del Canavese, diventando prima Segretario Provinciale e poi, nel 1995, Segretario Regionale. Nel 2000 ha assunto l'incarico di Segretario Regionale della Federazione dei Poteri Locali. Nel 2006 è entrato a far parte della Segreteria Regionale UIL, diventando Segretario Generale nell'ottobre del 2008.

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permalink | inviato da mariolanfranco il 7/1/2010 alle 10:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
6 dicembre 2009
diritti
Stralcio dell'intervento al 3° congresso regionale UILCEM Piemonte

Ovviamente l'intervento al congresso regionale non poteva che essere una sintesi della relazione presentata al congresso provinciale.
Tuttavia vi propongo due novità: una "battuta" sulla privatizzazione dei dei servizi idrici e un appello, se non all'unità sindacale, almeno alla ripresa del dialogo interorganizzativo.


In accordo con il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2009 – 2013, varato dall’attuale governo, siamo favorevoli a interrompere il processo di privatizzazione delle società a direzione statale che operano in settori strategici quali l’energia elettrica, il gas e l’alta tecnologia.
Ci sarebbe solamente da chiedersi perché non considerare altrettanto strategico il settore dell’acqua.
Nell’attuale clima di caos finanziario, economico, industriale, sociale, politico e sindacale ci andiamo a proporre con le nostre serie e realistiche piattaforme per il rinnovo di alcuni contratti nazionali quali quello del settore elettrico, del settore energia-petrolio e quello del settore gomma-plastica.
La difficile congiuntura economica che sta attraversando l’Italia, l’assenza di una adeguata politica tributaria a favore del lavoro dipendente, contestuale al consistente aumento dei prezzi al consumo, hanno determinato, anche per i lavoratori da noi rappresentati, una sensibile perdita del potere di acquisto dei salari.
MOLTE IMPRESE HANNO INVECE GARANTITO COMUNQUE AI PROPRI AZIONISTI COSPICUI DIVIDENDI.
Pertanto, nel quadro complessivo dei rinnovi contrattuali, la richiesta economica sarà determinata dalla redistribuzione della ricchezza complessivamente realizzata nei vari comparti.
Sarebbe infine necessaria una maggiore unità di intenti tra le organizzazioni sindacali, se è vero che la CGIL spesso si fa carico di gravami non tipici del sindacato, è altrettanto vero che non possiamo isolare una parte così importante della società italiana.
Dovremmo tutti quanti, prendere esempio da Giulio Pastore, il fondatore della CISL, quando nel 1958 difese, in nome della libertà di pensiero sindacale, la CGIL e i suoi iscritti dagli attacchi della FIAT che minacciava di licenziamento chiunque si fosse candidato ai consigli di fabbrica nelle fila del sindacato comunista.
E’ nostro compito risalire alle radici primarie della UIL, come amiamo spesso dirci nei nostri incontri, SENZA PADRINI E SENZA PADRONI.
Ma ricordiamo come il Presidente del Consiglio dei Ministri, … Bettino Craxi, chiese, durante il suo saluto al nostro congresso nazionale del 1985, di rilanciare, se non un sindacato socialista, almeno un sindacalismo socialista.
Questo dovrebbe essere, ancora oggi, il nostro orizzonte: un sindacalismo riformista che si metta al fianco di quelle forze che si prefiggono l’uguaglianza dei cittadini e maggiore dignità ai lavoratori, ai pensionati, ai disoccupati e ai “diversamente” italiani.

UNITI SI VINCE!
E’ importante solamente definire “su che cosa”, non certo appiattendosi alle altrui piattaforme rivendicative, ma cercando, anche a fatica, un “minimo comun denominatore” fra tutte le organizzazioni sindacali.
Io credo che ce lo chiedano i lavoratori.

Settimo T.se, 4 dicembre 2009
 

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permalink | inviato da mariolanfranco il 6/12/2009 alle 21:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
12 gennaio 2009
politica estera
Gaza e il dominio delle armi

Quando decisi di aprire questo blog pensavo di inserire esclusivamente delle riflessioni di politica interna (o di politica generale) e di non affrontare temi internazionali.
In primo luogo per non passare per "tuttologo" e poi perché la politica italiana è già da sola una materia molto vasta.
Però le terribili vicende del Medio Oriente e l'occasione di inserire un autorevole parere dell'amico Giorgio Quaglia, sindacalista e intellettuale, mi hanno convinto a pubblicare questo post.



Dal quotidiano La Stampa del 30.12.2008

"La terribile aggressione perpetrata dal Governo israeliano nei confronti della inerme e segregata popolazione di Gaza, ha ricordato a tutti una verità scontata e ineludibile, ossia la persistente floridità e l’implacabile dominio nel mondo dell’industria degli armamenti.
La crisi globale della finanza e dell’economia infatti non ha toccato per niente la diffusione e l’uso di vari strumenti di morte e distruzione che, di volta in volta, Stati e Governi delle più diverse tendenze utilizzano per i loro scopi interni od internazionali.
E’ il caso così di sottolineare ancora - con pena e rabbia - la condizione di totale soggiogamento o complicità della politica e degli organismi internazionali verso una “produzione” (legale e no) che non conosce e non ammette flessioni o recessioni di sorta (anche e soprattutto nei bilanci di innumerevoli nazioni, fra cui l’Italia).
Certo, in merito ad Israele si sa che - al di là di qualsiasi pretesto o giustificazione - sono due le ragioni vere che gli consentono di riproporre vaste azioni criminali di guerra: da una parte l’appoggio indiscriminato ed interessato degli USA, dall’altro il fatto che i palestinesi non posseggano aerei e carri armati.
Per la seconda ragione, con ironia e assurdità si potrebbe pensare che armamenti in equità distribuiti eviterebbero altri drammi; per la prima invece, il silenzio assordante del presidente americano eletto Barak Obama, appare il preludio di una futura politica estera statunitense poco dissimile da quella che negli ultimi anni - vedi come esempio i casi sempre attuali e scandalosi dell’Afganistan e dell’Iraq - ha reso più tragica e precaria la condizione umana.
Allora, per questo mondo, che nuovo anno ci potremo mai augurare?
Giorgio Quaglia - Segretario Provinciale UIL del Verbano Cusio Ossola"



Naturalmente la situazione è annosa e complicata e occorrerebbero dei testi pressoché infiniti per affrontare il tema dalle radici ad iniziare almeno dal Mandato Brittannico in Palestina per finire al mancato riconoscimento dello Stato di Israele da parte di Hamas, ma quello del mercato delle armi è un tassello aggiunto al mosaico.

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6 dicembre 2008
politica interna
Intervento di saluto al Convegno Sandro Pertini Villanova d'Asti 5-12-2008

In occasione del ricordo di Sandro Pertini, socialista libertario un po’ ribelle, uomo delle istituzioni, Presidente della Repubblica semplice e vicino ai cittadini è doveroso portarVi il saluto della Camera Sindacale dell’Unione Italiana del Lavoro di Asti, di tutti gli iscritti alla UIL della Provincia di Asti ed in particolare del Segretario Provinciale Piero Guerrini.
Di Sandro Pertini, noi della UIL, siamo impegnati a non dimenticare i valori e gli insegnamenti che sono per noi un riferimento costante.
Il 25 aprile 1970- Pertini pronunciò alla Camera dei Deputati uno dei suoi tanti accorati interventi, quello fu tra i più significativi degli altri perché con grande forza e determinazione volle riconoscere il ruolo avuto dalla classe operaia nella partecipazione alla Resistenza e decisivo per la liberazione del Paese: “…senza questa tenace lotta della classe lavoratrice non sarebbe stata possibile la Resistenza, senza la Resistenza la nostra Patria sarebbe stata maggiormente umiliata dai vincitori e non avremmo la carta Costituzionale e la Repubblica. Protagonista è la classe lavoratrice che con la sua generosa partecipazione da’ un contenuto popolare alla guerra di liberazione ed essa diviene così, non per concessione altrui, ma per virtù, soggetto della storia del nostro paese.”
Seriamente preoccupato della disoccupazione giovanile, considerandola il male peggiore della società, continuamente sollecitava le istituzioni e l’intero Paese ad affrontare e risolvere questo problema che se non risolto, ancora oggi, rischia di mettere in discussione il futuro dell’intera nazione.
Sandro Pertini fu un uomo di quella sinistra moderata che ha promosso l’inscindibilità tra centro e sinistra in una moderna concezione del ruolo di forza democratica, una sinistra in cui la moderazione è alternativa alla conservazione.

Ma fu anche sempre intransigente, sempre impeccabile dentro e fuori, uomo che non cedeva mai alle convenienze.
E termino con il giudizio espresso su di lui da Indro Montanelli: “non è necessario essere socialisti per amare Pertini, qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità.”

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