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5 dicembre 2007
politica interna
Partito Democratico e ulivista

Recupero, a circa due mesi di distanza, il mio intervento all’incontro con la popolazione del Pianalto Astigiano (Villanova – Valfenera – Dusino – San Paolo – Cellarengo) organizzato dal locale Comitato Promotore 14 Ottobre per il Partito Democratico la sera dello scorso 11 ottobre presso la Sala Consigliare di Villanova d’Asti con la partecipazione di:

- Gianfranco Morgando (senatore e ora Segretario Regionale del Piemonte del PD)

- Massimo Fiorio (deputato DS)

- Giovanni Saracco (ex senatore DS)

- Mariano Rabino (cons. regionale DL-La Margherita)

In realtà non si tratta di un vero e proprio intervento, ma di un’esposizione commentata, in tono ulivista, del programma di Rosy Bindi per il PD.

La lunghezza del testo è giustificata dal fatto che l’evento era organizzato in modo da presentare i vari candidati nazionali e regionali e le relative liste locali nonché le proposte e le idee di riferimento.

Il cantiere democratico di Rosy Bindi è anche il cantiere ulivista.

Come “ulivisti” sosteniamo il candidato che dà mostra di riconoscersi in una visione ulivista del PD.

Non per nulla già nel 2001 ci autodefinivamo “testardi dentro”. Rosy Bindi ha messo a fuoco il futuro del partito senza pensare alla fantapolitica di governi futuribili che non sono l’oggetto del confronto.

Lo spirito dell’Ulivo si rivela nella politica delle sue regole e dei suoi comportamenti, sulla legalità e sull’etica pubblica nonché nella chiara estraneità dalla politica del centrodestra, da Berlusconi e soprattutto dal suo populismo.

Come ulivisti oltre ai contenuti, abbiamo apprezzato altri tre aspetti della candidatura Bindi:

- il coraggio di rompere l’unanimismo intorno al candidato unico, di introdurre un elemento di competizione, in un quadro che stava per ridurre le primarie del 14 ottobre a una cerimonia;

- l’autonomia della sua candidatura senza l’avallo degli apparati di partito tutti solidamente schierati a sostegno del loro candidato. Un handicap, certo, tale leggerezza della candidatura Bindi, ma anche una risorsa di novità, di apertura al protagonismo dei cittadini;

- la circostanza di una candidatura femminile.
Ricordo che mai in Italia ci sono stati dei segretari di partito donne in Italia, a parte il PR con Adele Faccio, Emma Bonino e l’attuale Segretaria.

Un partito nuovo

Abbiamo una grande ambizione: restituire dignità e autorevolezza alla politica. Vogliamo farlo attraverso la costruzione di un partito nuovo.

Proprio nel momento in cui il sistema dei partiti appare screditato e i cittadini sentono la politica distante, noi scommettiamo su un’idea nuova di partito e di politica.

Un partito che unisca i cittadini e le istituzioni.

La società italiana è ferita, sono aumentate le disuguaglianze e si è allargata la distanza fra i cittadini e le istituzioni. Qualcuno pensa che la risposta sia l’antipolitica e l’alimenta attraverso un populismo mediatico e un nuovo corporativismo sociale e geografico. È invece solo la politica, rimotivata e adeguata alle nuove situazioni, che può davvero aiutare a risolvere i problemi e restituire la voglia di futuro al Paese.

Un partito plurale

Il Partito democratico non sarà la semplice fusione dei partiti fondatori.

Per dar vita a un partito nuovo è necessario unire le culture politiche della liberaldemocrazia, del cattolicesimo democratico e della sinistra democratica, ma anche accogliere i tanti fermenti nati nel nuovo secolo attorno ai temi della pace, della democrazia partecipativa, dello sviluppo sostenibile e dei diritti.

Mentre quelli del Novecento erano partiti identitari e io direi anche ideologici perché rispondevano a società culturalmente omogenee, oggi noi siamo chiamati a costruire un partito plurale perché viviamo in una società caratterizzata dalla frammentazione etica e culturale. Una frammentazione che si trasferisce nelle istituzioni, crea conflitto al loro interno, paralizza le decisioni, e rischia di inibire l’azione di governo.

Il partito plurale che dobbiamo costruire insieme, deve quindi assumersi la fatica e la responsabilità della sintesi, in modo da rendere le istituzioni libere dai conflitti e capaci di decidere.

Un partito davvero plurale non è un partito che include una parte in un’altra, non giustappone le diversità, non oscura le differenze. E’ invece capace di affermare una forte identità in virtù di una sintesi autentica tra culture e punti di vista diversi che devono continuare a vivere.

Un partito davvero plurale trova nella sintesi tra le tante tonalità presenti la condizione indispensabile per essere unito e fare le scelte necessarie. E quanto più quelle scelte appaiono innovative e coraggiose, tanto più è necessario l’apporto di tutti.

Tutti hanno pari dignità, tutti hanno la responsabilità di offrire un contributo che peserà e conterà in una decisione comune frutto di una sintesi più avanzata e convincente del proprio punto di vista

Per questo motivo la collocazione internazionale del nuovo partito è una questione fondamentale. Il Pd italiano ha l’ambizione di creare a livello europeo una casa politica nuova per tutte le culture democratiche che devono attrezzarsi a rispondere alle domande nuove di questo secolo: domande di giustizia, nuove questioni poste dalla scienza, nuovi interrogativi etici e nuove sfide antropologiche.

Nessuno nega il valore dell’esperienza socialdemocratica europea, ma il mondo è incalzato da nuove domande di democrazia, di libertà e di giustizia sociale alle quali solo l’unità delle culture riformiste può dare a livello mondiale risposte, portando ad unità percorsi e storie che hanno interpretato i valori democratici in tutti i continenti. Noi non ci arrendiamo allo schema ormai ingessato del Parlamento europeo.

SPD in Germania e il LP in Gran Bretagna sono molto lontani dall’idea del socialismo storico di inizio ‘900.

Un partito democratico

Un partito orgoglioso di essere “partito politico” nel rispetto del mandato dell’articolo 49 della Costituzione.

La nostra Costituzione individua nei partiti lo strumento a disposizione dei cittadini per determinare la politica nazionale con metodo democratico.

Questo strumento che negli ultimi due decenni è stato depotenziato, fino ad essere delegittimato dall’ultima legge elettorale fondata sull’idea implicita che l’unica relazione tra potere politico e cittadini sia la tele-comunicazione, deve essere rinnovato.

Evitare di dare troppo potere all’Esecutivo e troppo poco al Parlamento.

Se fallisce il metodo democratico dentro i partiti è a rischio anche la democrazia nella società.

Il carattere Nazionale e unitario del Pd dovrà essere assicurato da una leadership rappresentativa e plurale: il nostro non sarà mai il partito del leader.


Per una nuova laicità

Se il Pd è pensato e progettato al servizio del bene del nostro Paese, capace cioè di guidare il rinnovamento della democrazia e superare in una nuova sintesi le vecchie appartenenze, dovrà anche diventare la casa e la scuola di una nuova laicità, il luogo in cui tutti i cittadini possano sentirsi rappresentati, a qualunque fede, etica e cultura (etnia) appartengano.

La laicità non è il laicismo, non è negazione o indifferenza sui valori.

Per un bipolarismo maturo

Partito di centrosinistra a vocazione maggioritaria: non un partito moderato centrista indifferente alle alleanze, ma partito posto al centro del centrosinistra.

Nell’alleanza cui lealmente partecipa sintesi politiche e soluzioni pratiche.

Il Partito democratico ha la funzione di portare a compimento una lunga transizione politica, realizzando una matura democrazia dell’alternanza, in grado di assicurare governabilità e stabilità.

All’Italia serve un bipolarismo fondato su chiari rapporti istituzionali, in cui chi vince governa e chi perde le elezioni sta all’opposizione fino al termine della legislatura o fino a nuove elezioni.

Un partito collocato al centro del centrosinistra per portare tutto il centrosinistra al governo, senza ambiguità e tatticismi, ma aperto ad un confronto autonomo con tutto o parti del centro destra.


Il Pd e il governo dell’Italia

L’orizzonte temporale di un partito è ben più ampio dei cinque anni di una legislatura, cui è legata l’attività di un governo.

Oggi il programma del Partito democratico parte da un sostegno forte e convinto al Governo guidato da Romano Prodi, senza ambiguità e tatticismi nel rispetto del patto solennemente sottoscritto da tutti i partiti dell’Unione (di cui noi ne facciamo parte) di fronte agli elettori per un governo di legislatura.


Per uno sviluppo sostenibile

L’Italia è stata a lungo un paese fermo, che deve affrontare tanti problemi: le disuguaglianze tra Nord e Sud, le poche risorse destinate all’innovazione a alla ricerca, le carenze nelle infrastrutture, la bassa competitività del nostro sistema produttivo, la scarsa mobilità sociale.

Queste scelte sono possibili solo se c’è condivisione e solidarietà.

Nessuno pensi di risolvere separatamente la questione settentrionale dalla questione meridionale.

Nessuno pensi di risolvere il conflitto tra le generazione mettendo i padri contro i figli.

Penso quindi ad un Partito Democratico, che se vorrà sopravvivere oltre la prima tornata elettorale, dovrà puntare ad un riformismo che sappia stare vicino alla gente.

Il nuovo partito dovrà saper formulare delle strategie per contrastare “le povertà”, nella società, nell’economia, nel lavoro, nella ricerca scientifica, nel terzo mondo, nel medio oriente.

Queste scelte sono possibili se insomma tutti, le istituzioni, le imprese, i sindacati, la cultura, la comunicazione, le famiglie faranno la propria parte.


Equità ed efficienza nei servizi pubblici

Sono d’accordo con TPS quando dice che le tasse sono un bellissimo strumento per far funzionare il Paese.

Allo stesso tempo è necessario adeguare il ruolo dello Stato alle mutate esigenze del Paese.

Innovazione è oggi una parola cruciale nell’azione pubblica, se vogliamo – come noi vogliamo - assicurare la sostenibilità finanziaria dei sistemi di welfare.

È il nodo principale da affrontare, il servizio migliore che la politica può rendere ai propri cittadini. La qualità dei servizi e l’efficienza della gestione sono il pilastro dell’azione politica.

Una migliore efficienza e la capacità di innovare della pubblica amministrazione costituiscono il presupposto per chiedere ai cittadini di adempiere il dovere fiscale.

L’unico vero modo di superare le disuguaglianze è fornire servizi efficienti.


Un welfare di lungo periodo

È necessario che il Partito democratico pensi il Paese nel lungo periodo.

In questo senso il rigore dei conti pubblici e il controllo della dinamica del debito pubblico sono la condizione necessaria per garantire la tenuta del nostro Stato sociale anche in futuro.

Allo stesso tempo oggi dobbiamo pensare e avviare una rete di servizi integrati, socio sanitari e assistenziali per le persone non autosufficienti, vera emergenza sociale che affrontano le nostre famiglie.


Welfare e mercato del lavoro

È necessario ripensare il nostro modello welfare anche alla luce dei cambiamenti che investono il mondo del lavoro. Il sistema degli ammortizzatori sociali, attualmente disegnato su un mercato del lavoro profondamente mutato nel tempo, deve essere al centro di una riforma strutturale, … … con l’obiettivo dell’inclusione dei giovani che rischiano di rimanere intrappolati in una precarietà senza prospettive.


Uguaglianza e opportunità

L’Italia non può più permettersi di pagare il prezzo di vecchi privilegi e nuove precarietà, di nuove disuguaglianze e vecchie rendite.

Si tratta di impegnarsi su molti fronti: dalla tutela del lavoratore che è anche consumatore, alla lotta all’evasione - uno degli elementi innovativi dell’azione di questo governo -, al pieno riconoscimento del merito nel mondo del lavoro.

La vera uguaglianza delle opportunità è quella che non lascia indietro nessuno e promuove le qualità di ciascuno.


La Legalità

Il Partito democratico è chiamato ad essere, e con estremo rigore, il partito della legalità, e la legalità si identifica anche con la sicurezza per tutti.

Io ritengo che la sicurezza dei nostri territori ce la costruiamo a partire dalla soluzione dei problemi che affliggono il Terzo Mondo.

La criminalità e l’illegalità dei nostri territori hanno spesso origine nelle estreme povertà degli abitanti delle favelas e delle discariche delle megalopoli, nella mancanza dei diritti umani in molte aree del nostro pianeta, nei conflitti disumani che dilaniano intere popolazioni vittime di interessi mascherati da integralismo religioso.

La Pace

Il Partito democratico si colloca entro la storia della lunga lotta dei popoli per la riduzione delle disuguaglianze e per l’affermazione delle libertà personali.

L’art. 11 della Costituzione rappresenta il caposaldo della politica internazionale del partito nuovo.


Più donne, più democrazia

Le donne italiane devono assumere la leadership delle risposte alla crisi della democrazia.

Infine concludo con una battuta “un po’ preoccupato per la presenza dell’On. Fiorio [Massimo]: docente universitario di Filosofia!” per dare una ragione in più per la presenza di più liste ricordando una frase del filosofo pacifista Émile Auguste Charter:

“Niente è più pericoloso di un'idea quando si ha un'idea sola”.

Grazie.

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