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19 febbraio 2008
politica interna
Marshall e McCarty

Il nome che ci siamo dati evoca delle suggestioni: “Partito Democratico”, come il “Democratic Party” americano.

In questi giorni di fasi organizzative e scelta delle candidature, sono stato testimone di fatti spiacevoli.

Anche dei compagni e degli amici mi hanno descritto, in territori diversi dal mio, delle situazioni simili, leggo infine sui giornali di liti che si protraggono ormai da svariati mesi.

Fatti e situazioni che mi hanno fatto tornare alla mente due personaggi della recente storia degli Stati Uniti d’America: il senatore repubblicanoSen. Joseph McCarthy Joseph McCarthy e il democratico George Marshall, segretario di stato del governo Truman.

Ho avuto l’impressione che, in chi arriva alle riunioni organizzative con le tabelle relative al conteggio dei voti delle ultime politiche o con la ripartizione dei delegati ai congressi della scorsa primavera o ancora con i risultati delle primarie, ci sia la ricerca della divisione e della contrapposizione.

In loro si riconosce chi vuole vedere sempre, in ogni campo e in ogni ambiente, la realtà come dipendente dall’azione di due principi opposti, tra i quali debba esistere un eterno conflitto insanabile, sul quale giocare per far prevalere le proprie posizioni.

Ovvero lo spirito del “maccartismo”.   

                                                 

George C. Marshall e il Pres. Truman



Occorrerebbe invece un atteggiamento più vicino al “piano Marshall”: la condivisione del proprio “macinato”, delle proprie ricchezze e delle proprie vittorie anche con gli sconfitti.

Non una “beatificazione laica”, ma un patto per condividere successivamente ideali e obiettivi.

Nessuno deve rinunciare al proprio ruolo per via di un cavillo scritto, per chissà quale volontà di “nuovismo”, in uno statuto (io sono per dare qualche deroga in più: con tutto il rispetto per i gravissimi fatti della Tyssen Krupp ma, sono più tranquillo se in parlamento, a rappresentarmi, ci va Pietro Marcenaro piuttosto che Antonio Boccuzzi).

Ma per favore, il manuale Cencelli, con i suoi 40 anni di ingloriosa storia, è ora di dimenticarlo in soffitta!

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13 febbraio 2008
politica interna
Primariette: sì, ma ...

 (ANSA) ROMA 12 FEB - I candidati del PD per le elezioni del 13 -14 aprile saranno scelti attraverso delle piccole primarie,  in cui verranno chiamati a decidere tutti gli iscritti o forse tutti i 3 milioni e mezzo di cittadini che hanno partecipato alle primarie del 14 ottobre.
E' quanto emerso nella riunione dei segretari regionali del PD con il vicesegretario Dario Franceschini ed altri dirigenti del partito.
La prossima settimana, ha spiegato alla fine Andrea Orlando, responsabile organizzazione del partito, il coordinamento nazionale del PD approverà un regolamento con tutti i dettagli delle cosiddette "primariette".

Commento:
Durante un convegno, trasmesso da Rai GR Parlamento, Gianfranco Fini (personaggio che non mi è mai piaciuto e non solo politicamente) ha pronunciato una frase che mi ha trovato concorde:

"Ci sono dei personaggi che non sanno né parlare, né stare zitti, che quando si aprono le urne sembrano degli statisti".
 
Io anche questa volta mi sono già messo in moto, ma spero che queste "primariette", così come la formazione dei circoli, non si risolvano con la solita fiera dei soliti noti.

Noi italiani siamo spesso portati a pensare che esista "La Soluzione" di tutti i problemi politici: di volta in volta si passa dall'euforia per la novità (le primarie, il maggioritario, il candidato premier, il partito unico, il ritorno al proporzionale, l'uomo della provvidenza, ecc., ecc.) alla delusione e alla frustrazione per l'immutabilità di molte cose.
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