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30 maggio 2008
politica interna
Malata a Roma, guarita ad Asti

Asti, 29 maggio 2008

Con riferimento alla recente débâcle parlamentare da cui è reduce lo schieramento del PDL ed alle conseguenti sfuriate del proprio leader, si è appreso da un articolo apparso sul sito internet www.corriere.it a firma Monica Guerzoni e Roberto Zuccolini (29.05.2008), che l’Onorevole Maria Teresa Armosino il giorno 27 maggio 2008 era “bloccata da un malanno, cinque giorni di terapia”.

Malanno, e conseguente terapia, che le hanno impedito di recarsi quel giorno a Roma ed assolvere, in questo modo, al proprio dovere di parlamentare.

Ma che non le hanno impedito, tuttavia, di essere fisicamente presente in occasione del Consiglio Provinciale tenutosi, in perfetta concomitanza con la seduta parlamentare, presso il Palazzo della Provincia di Asti.

Si intende, va da sé, rivolgere rispettosi auguri di pronta ed immediata guarigione all’Onorevole Armosino, peraltro all’apparenza già in perfetta forma.

Non senza aver evidenziato il fatto che, egoisticamente parlando, la Provincia di Asti ha “beneficiato” del malanno e della conseguente terapia cui il Presidente è stata costretta a sottoporsi.

Di fatto, nondimeno, ne ha “beneficiato” la stessa “vittima”, sollevata in questo modo da imbarazzanti scelte: recarsi a Roma a votare un importante provvedimento parlamentare, o rimanere ad Asti ad affrontare i problemi della provincia?

Scelte che con ogni verosimiglianza si prospetteranno con frequenza nel futuro e di fronte alle quali, in assenza – ci si augura – di nuovi acciacchi, l’Onorevole Maria Teresa Armosino sarà chiamata ad assumere decisioni che non potranno non avere ripercussioni negative.

Vuoi in danno della Provincia, nel momento in cui il leader del PDL imporrà (come pare abbia intenzione) la presenza dei propri parlamentari a Roma.

Vuoi in danno degli interessi nazionali, nel momento in cui il Presidente provinciale, per dedicarsi alle questioni locali, sarà costretta a declinare i propri impegni romani.

Si prende atto che le preoccupazioni espresse nel corso della campagna elettorale dal Partito Democratico (e dal sottoscritto in prima persona) circa l’incompatibilità delle cariche di cui l’Onorevole Armosino è investita, si sono trasformate ben presto in realtà, costringendola a vestire i panni di Presidente provinciale e di Deputato parlamentare a mezzo servizio.

Il tutto a discapito del territorio astigiano e dei suoi cittadini.

Si chiede alla Presidente se in futuro, in occasione di impegni concomitanti Roma-Asti, privilegerà sempre la Provincia.

Il Capogruppo PD

Roberto Peretti


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28 maggio 2008
politica interna
Enzo Biagi, la libertà di espressione.

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Eventualmente è meglio essere cacciato per avere detto qualche verità che restare al prezzo di certi patteggiamenti.
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La televisione è un grande mezzo di comunicazione, lo dimostra il fatto che un signore che non era votato alla politica, disponendo delle televisioni è diventato il nostro presidente del Consiglio.
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Al cimitero, quando è morto Indro Montanelli, ho chiesto se potevo restare con lui due minuti perché dovevo dirgli due cose. Se ne sono andati molto rispettosamente e io gli ho detto: «Indro, dicevi che certi personaggi dovevamo provarli. Ho l’impressione che abbiano sbagliato la dose».
...
Enzo Biagi

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15 maggio 2008
politica interna
Il risultato amministrativo.

Mi rivolgo principalmente ai compagni e agli amici astigiani e torinesi che meglio conoscono la realtà piemontese, ma le considerazioni generali sono trasferibili almeno a tutta "la provincia" del centro-nord Italia.
Pur andando al ballottaggio, nelle elezioni amministrative per la Provincia di Asti, la destra è riuscita ad operare un’azione devastante per il centrosinistra: è riuscita ad aggirare il limite del maggioritario (tot seggi per il vincitore) presentando due coalizioni, una ufficiale e una pseudocivica, in modo da prendere i posti della maggioranza e parte di quelli della minoranza portando il centrosinistra al minimo storico di appena sei seggi (PD+SinArc).
Chi è stato artefice di questa operazione afferma che si è trattato di contrasto interno a Forza Italia.
La “teoria del complotto” è sempre l’ultima da prendere in considerazione e quindi non voglio pensar male, … .
Ormai è andata, in questa fase non sono ammesse né lagnanze, né ricerche di colpevoli esterni, né tanto meno atteggiamenti autoconsolatori del tipo “siamo andati al ballottaggio” perché apparirebbe come il “correre felici con le braccia piene di niente”!
Occorre quindi capire perché il progetto politico e il programma del PD non siano stati attrattivi né per l’elettorato moderato, né, in fase di ballottaggio, per l’elettorato di sinistra.
Innanzitutto ho avuto l’impressione che sia mancata la comunicazione, molti cittadini non sono stati raggiunti dal nostro messaggio.
Ottimo il rilievo di chi osserva che, ove il PD era presente con un circolo ben organizzato, siamo andati benino, ove non c’era un riferimento locale, siamo andati molto male.
Credo che sia una regola generale: nei piccoli e medi centri, i messaggi elettorali sono veicolati “in primis” con il passaparola, poi con la carta, il web e tutto il resto.
Eppure gli argomenti c'erano: avremmo dovuto trasmettere all’elettorato moderato che le destre erano inaffidabili con la loro spocchia di mandare un presidente in carica in lista per il PDL e un’intera provincia all’elezioni anticipate, avremmo dovuto trasmettere che la provincia di Asti sta attraversando la più grave crisi occupazionale dalla sua vita industriale, avremmo dovuto trasmettere che esistono nelle aree urbane e paraurbane delle “zone con problematiche sociali”, avremmo dovuto trasmettere che l’84% della popolazione attiva della provincia è costretta a muoversi dal proprio comune per recarsi al lavoro (ISTAT), avremmo dovuto trasmettere che l’Astigiano è il più lontano e uno dei più consistenti affluenti di pendolari verso l’area urbana di Torino (ISTAT), avremmo dovuto trasmettere soprattutto che il nostro programma garantiva sviluppo economico, se non industriale, quanto meno agricolo, artigianale e turistico, tutti aspetti che le precedenti giunte di centrodestra non avevano saputo neppure individuare.
Tutti argomenti che, al contrario, troviamo, sotto varie forme, nel programma per “Peretti Presidente”.
Al di là degli errori di rapporto degli esponenti della sinistra con il PD, occorreva forse fare qualche passo in più verso la comprensione dei loro atteggiamenti sbrigativi.
Occorreva anche coinvolgere quei personaggi non così schierati a destra che sono stati incantati dalla sirena delle liste pseudociviche di centrodestra.
Più facile a dirsi che a farsi, ma la somma dei voti per alla Camera per il centrosinistra è vicino, se non superiore, a quanto fatto dalla Armosino al ballottaggio (circa 50.000 voti) e l’UDC ha avuto 7.500 voti che non sono ufficialmente rappresentati in Provincia.

Che fare?

La Armosino non è un personaggio dalle mezze misure, e in questo facilita il lavoro dell’opposizione, non starà mai su due sponde come Marmo, ma non farà sconti a nessuno, occorre quindi prepararsi ad un’opposizione incessante, tenace, inflessibile e rigorosa.

Giunta ombra? Forse.

I temi sono quelli di cui sopra e la Giunta di destra può essere incalzata sui temi della fatiscenza degli edifici scolastici e delle strade provinciali.
Così come sui temi delle grandi infrastrutture e della mobilità (una gran parte dei pendolari di Torino gravitano dall’astigiano e occorrono nuove tracce ferroviarie per il collegamento di Torino con il retroporto di Genova).
Ancora una volta cito Piero Fassino:
“Governare è assai più difficile che vincere le elezioni. E, tuttavia, se vogliamo che la nostra opposizione sia efficace e se vogliamo riconquistare i consensi non ottenuti in queste elezioni, dobbiamo partire di qui e darci una strategia capace di offrire alle molte inquietudini della società italiana risposte più efficaci di quelle proposte da Berlusconi. Di questo dobbiamo discutere!”.
Occorrerà sviluppare più canali di comunicazione ai cittadini (circoli, comunicati stampa, manifesti, web) per fare sapere loro ciò che si fa e che non si fa in consiglio altrimenti sarà tutto inutile!
Occorrerà individuare dei livelli di partecipazione aperti, ma concretamente utili: l'incontro di giovedì 8 maggio si è rivelato pletorico, dentro il quale non solo non era possibile prendere alcuna decisione, ma era persino difficile prendere la parola.
Il Coordinamento Provinciale è invece un organismo troppo ristretto, probabilmente occorrerebbe un direttivo allargato a quaranta – cinquanta persone e un esecutivo di otto – dieci persone dedicate, come in ogni esecutivo, ad un singolo argomento: i comuni, la provincia, l’assistenza, l’istruzione, la viabilità, l’edilizia scolastica … ecc. e soprattutto un addetto alla comunicazione.

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13 maggio 2008
politica interna
Il risultato nazionale.

Dopo la lettura “a caldo” dei dati elettorali del mio post “Nuova impetuosa avanzata del PD”, voglio esercitarmi, per quel che può valere e per quel che può interessare, in un’analisi dei risultati elettorali più ampia e precisa.
Il risultato delle elezioni per il rinnovo della Camera dei Deputati e del Senato consegna il Paese alla destra, con una maggioranza politica di dimensioni tali da assicurarle stabilità e governabilità per i prossimi cinque anni.
Per noi, invece, si tratta di una sconfitta elettorale dura e profonda (parole di Piero Fassino).
Ognuno di noi sa che una vittoria della coalizione PD-IdV era onestamente inimmaginabile, ma una sconfitta così “dura e profonda” ci ha sorpreso.
E’ chiaro che il progetto politico proposto da PD non è stato sufficientemente attrattivo per l’elettorato moderato (di area UDC,UDEUR e FI), ma ha subito anche la perdita del voto dei cittadini che hanno recepito come un inganno le promesse della campagna elettorale della primavera duemilasei, solo parzialmente compensati dai voti della sinistra radicale richiamati dal “voto utile”.
Coerentemente con la nostra origine politica dell’Ulivo e dell’Unione, abbiamo pagato contiguità al Governo Prodi, che è stato un ottimo governo dal punto di vista delle riforme e del risanamento economico, ma che non ha avuto il tempo di promuovere la politica delle due fasi (prima il risanamento, poi la ridistribuzione), infatti non si arrivava alla quarta settimana con Tremonti e Berlusconi, così come con Padoa Schioppa e Prodi; abbiamo pagato una fase di recessione economica trascinata dalle speculazioni sul prezzo del petrolio; abbiamo pagato un’ondata anomala di antipolitica che, attraverso il “grillismo” e l’enfatizzazione di opere editoriali come “La casta”, ha colpito chi è al “potere”, individuando erroneamente soprattutto nei politici di centrosinistra, chi, dedicandosi alla politica, è passato da una vita “normale” ad un’agiatezza da nababbo; abbiamo pagato la parziale incapacità del Governo Prodi di trasferire, dai propositi alla pratica politica, le politiche sull’immigrazione e sulla sicurezza; abbiamo pagato i distinguo, determinati dall’eterogeneità della compagine politica e dalla voglia di emergere di singoli esponenti (ricordiamo Rizzo e Diliberto, Caruso, Pecoraro Scanio, Turigliatto e Rossi, ma anche Bordon, Manzione, lo stesso Di Pietro e tanti altri), ed una manifesta litigiosità che quotidianamente riempiva le pagine dei giornali e dei servizi dei telegiornali; credo infine che abbiamo pagato gravemente l’incapacità di utilizzare i media: internet, manifesti, radio, giornali e la televisione soprattutto.
Faccio un esempio corsivo: se un sindaco di centrosinistra vuole aumentare le licenze dei taxi, dovrebbe fare prima una lunga campagna di comunicazione sul fatto che i taxi, nella sua città, hanno un tempo di attesa troppo lungo, in modo da creare un’opinione diffusa che è necessario l’aumento delle licenze dei taxi; se invece si fa la stessa operazione senza una dovuta preparazione dell’opinione pubblica, i media trasmetteranno che un “perfido sindaco comunista”, ostile ai lavoratori autonomi che “si arricchiscono e non pagano le tasse”, ha deciso di colpire quei lavoratori per motivi ideologici e qualcuno può salire sul predellino di un taxi per fare il difensore dei tassinari (pardon) … dei tassisti nella totale indifferenza della gente comune.

Che fare?

All’indomani delle sconfitte della nazionale di calcio, ci si trova di fronte a cinquantaseimilioni di commissari tecnici e oggi dobbiamo fare i conti con almeno diecimilioni di segretari nazionali del PD: i blog e i giornali sono pieni di ricette, dei massimi esponenti del PD e di semplici elettori, su come vincere le prossime elezioni.
In ogni caso, dalla lettura di questi vari suggerimenti direi che le maggiori preoccupazioni derivano non tanto dall’orientamento politico quanto dalle future alleanze: ritorno con la sinistra, in viaggio verso l’UDC o ancora avanti “da soli”.
Ognuna di queste ipotesi ha dei pro e contro: con una parte della sinistra si può andare d’accordo per essere contro la destra, ma non per programmare delle politiche di sviluppo economico; con l’UDC, dorotea e andreottiana, si possono programmare ed attuare delle politiche attive, ma un’alleanza simile sarebbe carente sul piano della laicità dello stato (… e poi occorre capire se ci stanno ad avere un dialogo privilegiato verso un centrosinistra che non offre loro sbocchi di immediato potere); infine andare avanti “da soli” darebbe la possibilità di altre conglomerazioni (ex socialisti), ma ci consegnerebbe ad una lunga sequela di sconfitte elettorali poiché, anche dove il centrosinistra è forte, difficilmente la sinistra radicale sarebbe attratta da candidati PD che non l’hanno coinvolta nella redazione dei programmi e nella spartizione delle eventuali cariche.
Tuttavia mi pare indiscutibile che la maggior parte degli elettori del PD si stia orientando una nuova parola d’ordine: “la vocazione maggioritaria non significa autosufficienza”.

Ma dobbiamo farcene una ragione: la linea politica di un partito la decide il suo congresso!

Un congresso da farsi con calma, senza fretta, confrontandoci prima nelle sedi nazionali come nei circoli di quartiere e di paese.
Dibattiti nei quali si discuta apertamente delle nuove strategie del centrosinistra, delle nuove idee riformiste, della rielaborazione dei concetti cari al centrosinistra come l’eguaglianza (portare tutti allo stesso punto di partenza e aiutare chi rimane più indietro), la solidarietà, l’interesse collettivo, prima che delle alleanze di governo, non inseguire la destra sul suo territorio (detassazione, sicurezza, , ma essere credibili ed alternativi.
La mozione di Nichi Vendola per la segreteria di PRC così esorta i suoi: “Dobbiamo imparare a correre cercando la strada”, noi forse stiamo un po’ meglio: la strada l’abbiamo individuata all’orizzonte, ma il percorso è accidentato e pieno d’insidie e a correre dobbiamo imparare anche noi.
Partendo dalle politiche si potranno poi formulare, con chi ci sta, dei programmi che abbiano una larga base di consenso sia a sinistra che al centro.

Ma è un lavoro tutt’altro facile: il New Labour Party inglese ha progettato una politica sociale basata su cinque punti: educazione pubblica, salute pubblica, lotta alla criminalità, stabilità economica e controllo dei flussi immigratori.

I risultati elettorali del NLP di Gordon Brown non hanno dato i risultati sperati, ma anche in Inghilterra e Galles il centrosinistra ha subito un tracollo alle ultime elezioni amministrative.
Si ha l’impressione, leggendo gli interventi dei cittadini inglesi sul forum del sito del NLP, di una società ripiegata su se stessa, impaurita dalla presenza degli stranieri provenienti dall’India e dal Pakistan, in conflitto di culture e di religioni: chi segnala di non aver più votato il NLP perché suo figlio non ha trovato posto al nido, ma il figlio del pakistano sì; chi segnala di non aver più votato il NLP perché si sentito dire da alcuni mussulmani che, secondo la sharia, avrebbero dovuto tagliargli la testa in quanto gay, … .
Interessante è il post di un certo Dale, di cui riporto la traduzione:
Il Labour ha due scelte: 1. Inizi a controllare i nostri confini come la maggioranza desidera che vengano controllati - arresti complessivamente l'immigrazione e obblighi coloro che sono qui ad imparare i nostri valori e non viceversa. 2. Perda le prossime elezioni. ... Ci siamo mai chiesti se il multiculturalismo è ciò abbiamo desiderato? - io non sono mai  venuto in contatto con qualcuno che ne fosse d'accordo.

Già visto?

Occorre aver tempo per riflettere sul voto alla Lega Nord, un voto furente verso chi non riesce a trasferire le “belle politiche” dalla teoria alla pratica, verso chi da per scontato il tuo voto, verso chi pensa a far quadrare i parametri di Maastricht piuttosto che il bilancio famigliare, verso chi vedono distante da loro, sono quasi d’accordo con Chiamparino: tanti convegni, ma anche tanti mercatini!
Infine, ma non ultimo, l’antifascismo: non dobbiamo trovare scuse sulla fine del ‘900 oppure sul fatto che le contrapposizioni ideologiche non ci fanno prendere neanche “un voto in più”, sulla perseveranza all’antifascismo del PD non ci devono essere dubbi, oggi ci troviamo di fronte ad una diffusa ricomparsa dei simboli, degli atteggiamenti, dei linguaggi e dei metodi di stampo squadristico.
Giorgio Bocca, negli anni ’70 ammoniva: “state attenti, sono pochi, ma ci credono!”, bene oggi non sono così pochi.
Come diceva quella vecchia canzone di Fausto Amodei?
    …
    sempre uguale è la canzone che abbiamo da cantare,
    scarpe rotte eppur bisogna andare!
    …

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