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18 settembre 2008
politica interna
Il mal d'informazione
Inserisco una riflessione di Roberta Favrin (giornalista de "La Nuova Provincia" di Asti e de "Il Sole 24 Ore") dalla sua pagina di Facebook. e, di seguito, un mio amaro corsivo.

E' assordante il silenzio di stampa su quello che è accaduto a Cortona: 36 docenti universitari e intellettuali di prestigio riconosciuto a livello nazionale e internazionale riflettono con mille giovani donne e uomini di tutta Italia sulle conseguenze delle globalizzazione, sul futuro del pianeta, sulle responsabilità della politica e, tutto questo, non fa notizia.
Nemmeno personaggi di richiamo mondiale come Vandana Shiva e Jeremy Rifkin fanno notizia. Sui principali quotidiani d'Italia Cortona sostituisce Roma nell'intestazione del pezzo: è solo il luogo dal quale rimbalzano le polemiche sull'agenda politica nazionale (Amato accetterà o no di far parte della commissione Attalì per Roma?) oppure è il soffitto della chiesa sulla quale è ritratto il vescovo Veltroni....
Il Pd è ridotto a una macchietta di sé stesso (pure ieri sul Corriere, a proposito della citazione di Into the wild nel discorso di Vetroni), oppure non esiste.
Non è solo scandaloso, è a dir poco inquietante.
Lo dico da cittadina e lo dico da giornalista che vive un disagio sempre più forte per il modo in cui si fa dis-informazione in Italia, ogni santissimo giorno. Anzi ogni giorno peggio di quello prima. I giornalisti che amano questo mestiere sono ancora tanti, tanti i giovani che aspirano a farlo. Eppure gli editori stanno facendo tutto il possibile per trasformare il giornalista in impiegato passa-veline. Le redazioni si svuotano e si allarga l'esercito dei free-lance a 10 euro a pezzo, senza spiraglio di crescita professionale, sottoposti a ogni genere di ricatto pur di stare appesi alla speranza di una sistemazione migliore. La categoria è allo sbando: i privilegiati difendono le posizioni (dentro le redazioni e dentro gli organismi di categoria), i giovani stanno alla finestra. La politica che fa? Blandisce, compra, corrompe. Oppure protesta ma non fa nulla per cambiare le regole del gioco che sono fondamentali per l'esercizio della democrazia: un sistema dell'informazione libero fatto di professionisti che hanno come unico referente il lettore – cittadino - consumatore; che sono pagati per studiare e analizzare la realtà; per indagare i problemi e scoprirne le connessioni; per fare la guardia ai poteri forti (e non per stare al guinzaglio dei potenti). Spero che all'interno del Partito democratico - e non solo lì - ci sia presto l'occasione per discutere di questi temi.
Roberta Favrin

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Martedì sera, durante la trasmissione Ballarò, il buon Giulio Anselmi ha espresso la sua convinzione in Italia ci sia vera libertà di stampa (e de "La Stampa") prendendo ad esempio la dichiarata ostilità del giornale da lui diretto per il "lodo Alfano".
Ma io mi chiedo: quanti hanno letto i suoi articoli e quindi quanto hanno fatto opinione?
Ormai dei quotidiani si leggono solamente le prime pagine alle rassegne stampa televisive: Il TG5 propone Libero, Il Giornale, Il Tempo con titoli di testa ad effetto.
E poi ci sono i “free papers” che stanno avendo una diffusione dilagante: chissà chi li gestisce? Io una mezz'idea ce l'ho!
Ma se non paghi i “contenuti” che vuoi tu, devi prenderti i “contenuti” di chi paga?

Arrivando con un mio collega nei pressi dell’ufficio, in Torino, veniamo aggrediti da strilloni che ci porgono City, Metro e Leggo. Io garbatamente rifiuto e un mio collega torinese, pensando alla mia "campagnolità" astigiana, mi fa "... prendilo, è gratis!", io rispondo che non leggo i giornali gratuiti e lui “ … ed io quelli a pagamento!”.



Ma infine perché disperarsi?

A chi può interessare che Rifkin ci ricordi “che le attuali risorse energetiche mondiali stiano per esaurirsi”?

Tanto ci penserà “Lui”!

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