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16 dicembre 2014
La tangente
Pare che i Renziani si offendano se si paragona il “fund raising” gestito da Renzino con le celebri cene da 1000 euro a cranio, con degli anticipi di tangenti.
Per cui dobbiamo trovare un diverso vocabolo per definire:
"Denaro dato da ricchi imprenditori a persona di potere".
Ovviamente la parola “tangente”, deriva dal latino “tangere = toccare”, per andar quindi leggeri si potrebbe quindi attingere al verbo “sfiorare” con “sfiorante”, ma è una parola così assonante a “sfiorire” che per un virgulto in piena fioritura mi sembra proprio inappropriato.
C’è da dire che il rigido “toccare” è dovuto alle contaminazioni linguistiche degli idiomi nordici e derivi dal tedesco arcaico “zucchon” divenuto poi “zucken”, ben ci starebbe pertanto una bella “zuccante”, ma anche qui andiamo male, per l’uomo più intelligente del pianeta prendere “zuccanti” sarebbe un’onta inenarrabile.
I sinonimi si sprecano: tastare, palpare, premere, spingere, ma anche avere, ottenere, spettare e poi i più violenti percuotere, colpire, picchiare.
Una “spingente” o una “premente” non vanno poi così male, una “spettante” invece ha il sapore di Agenzia delle Entrate (campo già occupato da un’altra persona di Firenze), una “percuotente” no – proprio no – al massimo può essere il nuovo nome da dare alla “gratifica natalizia” di lavoratori, artigiani e pensionati.
Quelli che come me hanno fatto le scuole tecniche, pensando alla tangente, hanno in mente l’immagine della linea che tocca il cerchio (in questo caso magico), così si potrebbe traslare a qualche altra figura geometrica, la “secante”, per esempio, la linea che entra nel cerchio (sempre magico), si potrebbe poi parlare di “cotangente” che essendo il reciproco della “tangente” la potremmo immaginare come “ciò che mi impegno a restituirti”.
La discussione resta aperta. 
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14 febbraio 2014
politica interna
Benvenuto nella palude Matteo!

A mio modesto parere, Renzi non è del tutto preparato ad affrontare le insidie di una guerra di posizione nella melma romana.

Penso che lui immagini di impegnarsi in una “guerra lampo” che lo porti immediatamente a fare le riforme costituzionali ed elettorali traendone un immediato beneficio in termini di consenso e andando alle urne da vincitore sicuro.

Probabilmente ciò oggi non è possibile.

In primo luogo c’è la questione della maggioranza di governo che presenta oggi le stesse problematiche del 26 febbraio 2013, ovvero ci deve addentrare nelle insidie delle più o meno larghe intese (SEL, PD, SC, Popolari, NCD, M5S, o un mix di partiti e transfughi?).

E poi sarà vero che non arriva dalla Luna, ma è anche vero che non è mai stato né ministro, né sottosegretario e neppure parlamentare.

Ha una lunga esperienza amministrativa, ma alla presidenza del consiglio credo che sia diverso (vedi l’ottimo sindaco Zanonato, quante volte da ministro ha già peccato anche solo di mala - comunicazione).

Su Renzi si potrebbero proiettare consistenti aspettative di una larga parte della cittadinanza italiana, aspettative che non possono essere appagate con una battuta sagace o con una mattinale riunione di segreteria.

Rischia così di sconfessarsi sulle alleanze e di rimanere invischiato nel pantano dei distinguo e degli emendamenti, arrivando a correre la competizione elettorale senza quell’alone di novità che tanto lo fanno piacere agli elettori.

"Chi non conosce le montagne, le foreste, le gole più propizie agli agguati, l’estensione delle paludi piene d’acqua e di quelle piene di melma, non può dirigere la marcia di un esercito." Sun Tzu IV sec. a.C.

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7 dicembre 2012
politica interna
Lo starnuto
Tra tutti gli elementi che si possono analizzare in questi giorni del tumultuoso finale di stagione politica, spicca lo “psicodramma” del senatore Franco Orsi.

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11 luglio 2011
politica interna
Angelino Alfano Segretario del PCUS?

La nomina di Angelino Alfano alla segreteria politica del PDL, mi ha ricordato i riti congressuali del Partito comunista dell’Unione sovietica degli anni ‘70 e ‘80.

La celebrazione dei lavori del Consiglio Nazionale del PdL, con una grande platea caratterizzata da una totale assenza di civile dibattito interno e da un inimmaginabile dissenso, mi è parsa come una commedia recitata da attori che non avendo ancora trovato la compagnia per la prossima stagione, si rassegnano a recitare stancamente l’ultimo atto dell’ultimo spettacolo.

Così come il consigliere regionale Pedicino, unico contrario, colto da un attacco isterico di ilarità, pareva pronto per essere internato in un ospedale psichiatrico.

Oggi siamo alla fine della parabola politica di Silvio Berlusconi che ci ricorda quando, alla morte di Breznev, si successero, in breve sequenza, le nomine di vari funzionari di partito, nella speranza di perpetuare una cultura politica superata dalla realtà dei fatti.

Poi il muro di Berlino crollò e di quella politica non se fece più nulla, almeno l’Europa dell’est fu salva.

Il centrosinistra non può aver nulla da temere dalla nomina di Alfano, egli, anche visivamente, appare un sottoposto, un personaggio che non potrà mai partecipare alle riunioni da solo, la presenza del “suo” Presidente sarà sempre aleggiante.

Anche in questi giorni con l’economia italiana sotto attacco della speculazione e di convulse consultazioni e dichiarazioni in merito alla manovra di bilancio, Alfano non si è reso promotore di conferenze stampa di presentazione e di chiarimento.

Prepariamoci al dopo Alfano “single”, magari un affiancamento della Santanché.

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19 maggio 2011
politica interna
A Milano gli anni ’80 sono finiti.

A Milano, comunque vada il ballottaggio, gli anni ’80 sono finiti.

Sono stati belli con la Milano “da bere” e della moda - sempre più cinese- , la Milano della finanza - che gioca a fare Wall Street - e dei SUV - presiin leasing -, la Milano della flessibilità - che è “il nuovo che avanza” - edelle fabbriche - di sedi commerciali-.

Certamente non finiranno di botto, ma sarà un lento risveglio, a poco apoco la maggioranza dei milanesi prenderà coscienza di aver vissuto un belsogno, ma, come diceva Biagi, dai sogni prima o poi ci si sveglia.

Il Berlusconismo  ha scandito le variefasi oniriche, ma è giunto all’ultima: non ha nuovi sogni da proporre, può solamentefar leva sulle angosce e sulle paure.

Al risveglio, la maggioranza dei milanesi si renderà conto che quegli anninon hanno portato a una concreta stabilità economica delle semprepiù larghe fasce di popolazione esposte agli effetti della crisi.

Un primo significativo effetto di questo rinnovamento del vivere Milano emergedall’osservazione delle preferenze: il Vicesindaco De Corato, di fatto unsindaco vicario sia dell’attuale amministrazione che della Giunta Albertini,espone un’evidente debacle, segno di una gestione della cosa pubblica dedita all’affarismoe poco attenta ai cittadini.

In via Dante, la strada che collega il Castello Sforzesco con il Duomo, ilampioni sono quasi sempre spenti: la sensazione di buio non è solamentefisica, è soprattutto psicologica.

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29 dicembre 2010
politica interna
Lucci e alborelle.

 


Il più semplice tra i modelli di società è il lago chiuso con due popolazioni: i lucci (i predatori) e le alborelle (le prede).

Man mano che i lucci mangiano le alborelle, la popolazione dei lucci cresce e quella delle alborelle diminuisce, fin tanto che le alborelle diventano poche per nutrire tutti i lucci, inizia così una moria dei predatori che permette successivamente alle prede (le alborelle) di riprodursi e di moltiplicarsi. Il tutto in un ciclo che, tra alti e bassi, sta sostanzialmente in equilibrio.

Ora, se trasponiamo questo modello alla nostra attuale società, ho l'impressione che i lucci (la finanza/l'industria) stiano aggredendo così tanto le alborelle (i lavoratori/i risparmiatori/i consumatori) da rischiarne l'estinzione.

 
Ai lucci rimarrà solamente il disperato tentativo di sopravvivere sbranandosi tra di loro, ma per noi povere alborelle è una magra consolazione.
 
Anch'io, con la responsabilità di dover pensare alla dignità di un lavoro per qualche migliaio di famiglie, avrei firmato l'accordo con la FIAT, ma occorre che la classe politica, specie quella del centrosinistra, proponga un progetto di società che dia la speranza di salvezza, o meglio la garanzia del futuro, alle "alborelle".
 
Mario Lanfranco
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22 settembre 2010
politica interna
I fondisti e lo scattista.

L’ormai arcinota e abusata espressione “discesa in campo” evoca l’ingresso su un campo da calcio, dove si giocherà una partita tra due squadre avversarie e dove, pur con una punta di valore, non sarà un singolo giocatore a vincere o a perdere, ma sarà un’intera squadra a far suo il risultato o, se il collettivo non dovesse funzionare, a lasciare mestamente il campo.

Diversamente, mi pare che la politica attuale assomigli di più ad una gara di atletica leggera (sport che amo più del calcio).

È come una corsa fatta da singoli che sì, alla fine, metteranno anche la loro medaglia nel medagliere di stato, ma che corrono ognuno per il proprio conto.

I corridori del centrosinistra sono quindi “scesi in pista” con largo anticipo, in ordine sparso, e si sono messi a trotterellare al passo da fondista.

Il fiato è greve per l’ormai lunga carriera, le gambe sono indolenzite dagli acciacchi e il morale è basso per i risultati sempre un po’ scarsi.

Tuttavia ognuno di essi sgomita per essere il primo della fila, pensando già alla volata finale pur essendo ancora al primo giro.

 

Eppure io sono ottimista, penso che alcuni di loro il fiato sufficiente per giungere vittoriosi al traguardo ce l'abbiano.

 

Tuttavia occorre stare attenti, ad oggi non sappiamo ancora se sarà una gara sui 5.000, sui 10.000 metri o addirittura una maratona.

 




Di certo sappiamo che a 100 metri dall’arrivo, un atleta un po’ indisciplinato scenderà in pista, uno scattista professionista, che con pochi passi cercherà di regolare la gara a suo favore.

 


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6 agosto 2010
politica interna
Spin-off nel PDL.

“Spin-off” è una locuzione della lingua inglese che indica il distacco di una parte minore da un oggetto principale, ad esempio, di un ramo d’azienda da una società strutturata.

Abbiamo quindi assistito in questi giorni allo spin-off del FLI (Futuro e Libertà per l’Italia) dal PDL, ovvero ad un “processo di accompagnamento (alla porta) volontario, pianificato e non casuale” (da Wikipedia).

Volontario, poiché era da tempo che il clima tra cofondatori del PDL si era arroventato ed era lo stesso Fini a volersi distaccare dal pantano giudiziario nel quale sguazzano i vertici del maggiore partito politico italiano; pianificato, poiché, nelle scelte politiche del Cavaliere, nulla è mai stato lasciato al caso, ma segue i dettami di un attento marketing propagandistico ...
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Ciò frena il furore di Berlusconi nei confronti di Fini, come Ercole vorrebbe colpire cento volte l’abigeo Caco, reo di avergli ha rubato le vacche.
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21 luglio 2010
politica interna
Il Cavaliere Dimezzato

L’ibridazione tra il Cavaliere Agilulfo, paladino di Carlo Magno, e il Visconte Medardo di Terralba, è avvenuta ieri, durante la conferenza stampa del Presidente del Consiglio dei Ministri a Milanello.

Se poteva apparire inverosimile, soprattutto per un osservatore straniero, che un premier potesse intrattenere i giornalisti convenuti con lo sfondo degli sponsor di casa, tra una società telefonica e un trasportatore, un’auto di lusso e una marca di birra e perfino sponsorizzato da una "coppia di fatto" come Dolce e Gabbana (pecunia non olet), appare ancora più stravagante che egli si dispiaccia per un provvedimento legislativo opera della maggioranza che lo sostiene e frutto di una mediazione interna al suo partito.

Un Cavaliere Inesistente, che non esiste al di là degli interessi che rappresenta e cessa di esistere non appena si deconcentra dalla sua forza mediatica e un Visconte Dimezzato, diviso a metà, mezzo padrone dispotico e mezzo incontenibile umorista, per farla breve: un Cavaliere Dimezzato.

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12 luglio 2010
politica interna
L'autodidatta.

Il mio più vivo ricordo di un autodidatta, è quello del signore che si presentò a Portobello, il varietà condotto dall’indimenticato Enzo Tortora, dichiarando di essere un autodidatta di fisica, astrofisica, astronomia, meteorologia, e che poteva affermare che, abbattendo il Passo del Turchino, si sarebbero diradate per sempre le nebbie padane.

Ed è così il mondo dei blogger: per lo più politologi autodidatti.

Gente che comunque qualche sconclusionata opinione la dà, qualche proposta balzana la fa.

E così spesso mi interrogo su quanto abbia studiato la nostra classe politica per guidare il paese, i partiti, le regioni e i comuni?

Su quanti abbiano una solida preparazione in storia e in geografia, per non parlare delle materie più complesse come la sociologia e l’economia.

Qualcuno potrebbe obiettare che un politico non deve essere necessariamente un politologo o comunque un intellettuale o un sapiente, come si diceva un tempo, così come chi sa guidare gli autobus nella nebbia padana non è obbligato a conoscere le dinamiche fisiche della sua formazione.

L’importante è che sia un buon comunicatore e che comunichi sicurezza ai passeggeri.

A me non dispiacerebbe se qualche nostro politico, di tanto in tanto, formulasse delle proposte complesse del futuro dell’Italia, dei progetti per diradare le nebbie.

Ma come scrive Stefano Folli dalle pagine del Sole 24 Ore: “È vero che Casini parla con insistenza di "unità nazionale", ma è tutto da dimostrare che voglia andare in soccorso a Berlusconi.
Più probabile che voglia tenersi pronto per una fase successiva, se e quando si presenterà.
Anche il Pd attende, senza peraltro riuscire a imporre un tema, a farsi protagonista di una battaglia.
Così passano i mesi e la politica resta nella nebbia.”

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2 luglio 2010
politica interna
I migliori anni della nostra socialdemocrazia.

Olaf PalmeSpesso sentiamo sentenziare da esponenti del PD che “la socialdemocrazia è un sistema politico superato”, “ci si può alleare con la sinistra, purché non si parli più di socialdemocrazia” e che - dalla mezzanotte del 31 dicembre 1999 - “è un’ideologia del secolo scorso”.

Nel momento dell’evidente crisi del liberismo, segnalata dall’anomala recessione economica che sta colpendo l’Occidente, tutto ciò mi irrita immensamente.

Soprattutto al pensiero che il patrimonio politico della socialdemocrazia venga scaricato e denigrato, lasciandolo in dote alla sinistra radicale che quel patrimonio non lo ha mai coltivato avendo nutrito, semmai, i vari miti classisti, dapprima rivoluzionari e totalitari, poi elettorali e democratici, ma comunque orientati più sul “chi” fa l’economia che sul “come”.



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18 giugno 2010
politica interna
41 bis.

Keynes a Bretton WoodsNon intendo intervenire sulle norme dell’ordinamento penitenziario, ma sulla proposta, espressa da Tremonti e da Berlusconi, di modifica, in senso liberista, dell’articolo 41 della Costituzione della Repubblica Italiana, formulando così un “41 bis”.

La mia opinione è che l’articolo 41 sia uno tra quelli che maggiormente caratterizzano lo spirito unitario, universale e intramontabile della Costituzione.

Infieriscono quindi sul "41" con volontà iconoclasta, finalizzata alla demolizione dell’architettura costituzionale nata dalla Resistenza.
Esso recita: “L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.

Durante i lavori del Comitato di Redazione, il comunista Togliatti propose di scrivere la parola “guidata” anziché “indirizzata”, i democristiani Dossetti e La Pira si astennero, gran parte della DC votò contro, ma comunque Fanfani diede un contributo decisivo al raggiungimento dell’intesa che fu quella di indirizzare l’Italia economica e finanziaria ad accompagnare e a viaggiare di pari passo con l’Italia sociale, aderendo così all’economia nota come “sociale di mercato”.

Secondo l’opinione di Norberto Bobbio, la nostra Costituzione è il “risultato della confluenza dell’ideologia socialista e di quella cristiano sociale con quella liberale classica”.

I costituenti liberali si lamentarono non delle limitazioni sociali del “41”, ma dell’insufficiente contrasto ai monopoli e alle corporazioni.

“Non basta” – secondo l’onorevole Guido Cortese – “intervenire per reprimere, bisogna prevenire, impedire che si formino le situazioni monopolistiche. Come? Attraverso una legislazione che sopprima i privilegi e ogni forma di protezionismo e regoli i mercati”.

E Aldo Moro – “Non è possibile permettere che gli egoismi si affermino, ma è necessario porre la barriera dell'interesse collettivo come un orientamento e un controllo di carattere giuridico. Ed è nell'ambito di questo controllo che lo Stato permetterà delle iniziative individuali, finché rientrino nell'ordinamento generale, di svolgersi liberamente. E queste iniziative individuali sono consacrate con il riconoscimento della proprietà personale”.

Proprio in questi anni, per non dire in questi giorni, stiamo assistendo a una recrudescenza dell’egoismo delle oligarchie finanziarie, che stanno devastando le economie e le società occidentali, con la creazione continua e illimitata di capitali come unico scopo dell’economia, indifferente alle conseguenze sociali.

E gli stati dovrebbero assistere inermi al mercato, sperando che si autoregoli?

Il fallimento delle economie socialiste e il logoramento di quelle socialdemocratiche, non deve far pensare che la soluzione giusta sia un’economia di mercato pura, semplice e deregolata.

Nessuno è in grado di affermare che il liberismo più sfrenato – il “laissez-faire” – favorisca servizi efficienti, piena occupazione, equità sociale e bassa fiscalità ovvero il migliore dei mondi possibili.

L’economista francese Serge Latouche, in una recente intervista a Repubblica, ha dichiarato: “Da giovane ero un economista esperto di sviluppo. Negli anni Sessanta sono stato in Congo e poi nel Laos per attuare programmi di sviluppo economico. E' così che è incominciata la mia riflessione critica su questo modello di crescita continua. Pensavo essere al servizio di una scienza, in realtà si trattava di una religione”.

L'idea del ministro Tremonti di intervenire sull'articolo 41 della Costituzione, piace alla presidente di Confindustria: ''Condividiamo la proposta di Tremonti di modificare l'articolo 41 della Costituzione per introdurre una vera libertà d'impresa'', ha detto Emma Marcegaglia durante il suo intervento all'Assemblea annuale di Federchimica.

Personalmente ritengo che le difficoltà delle imprese italiane non siano presunte limitazioni alle libertà d’iniziativa, ma siano imputabili proprio all’assenza di autorevoli indirizzi politici in campo economico.

Adam SmithInvestire in filiere industriali o commerciali eccessivamente sature o mature, così come pensare di battere i paesi emergenti sul piano della riduzione dei costi d’impresa con la deregulation contrattuale o con uno smisurato aumento della produttività, sono azioni lecite, ma di pura follia o peggio, di inettitudine.

In ogni caso, alcuni costituzionalisti si sono espressi affermando che è possibile, con legislazione ordinaria, abolire i controlli preventivi (“ex ante”) a nuove imprese, che potrebbero così insediarsi e iniziare a produrre, per essere verificate in seguito (“ex post”) dagli organi di controllo.

Diversamente da quanto fatto (o non fatto) finora, occorre incentivare gli investimenti nella ricerca e attivare delle liberalizzazioni nel campo del credito e delle professioni per rendere le imprese, di ogni dimensione, efficienti e competitive.

Inoltre negli ultimi anni è avvenuto quel trasferimento di ricchezza verso le rendite statiche e speculative avvantaggiando gli intermediatori finanziari e penalizzando larghe fasce del ceto medio, che hanno visto progressivamente peggiorare le proprie condizioni economiche.

Occorre mettere in moto quei meccanismi di redistribuzione dei redditi dalle rendite statiche alle rendite produttive.

Con uno sviluppo crescente e sostenibile si potrà nuovamente dare risposta alle speranze dei lavoratori, dei disoccupati, dei precari, delle donne e degli anziani.

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28 maggio 2010
politica interna
Manlio e Livia

Io sono Manlio Milani, il marito di Livia, morta nella strage di Brescia la mattina del 28 maggio 1974.
Da quel giorno, ogni istante della mia vita lo dedico alla ricerca della verità.
Non è facile, credetemi. Ma io non desisto.
Piovigginava, quella mattina.
Ma Livia, in piazza della Loggia, ci sarebbe andata anche se fosse venuto giù il cielo. Voleva essere lì, con i suoi colleghi insegnanti, militanti della Cgil come lei, per testimoniare il suo impegno antifascista. Con alcuni di loro, i coniugi Trebeschi, la sera prima avevamo chiacchierato fino a tardi. Avevamo parlato di tante cose e anche del perché fosse importante partecipare il mattino seguente, alla manifestazione antifascista e allo sciopero che, una volta tanto, non era stato indetto per rivendicazioni economiche, ma per difendere la libertà di tutti. Uscii dal lavoro alle 8 per andare a prenderla, perché dovevamo andare insieme alla manifestazione, mia moglie e io, come avevamo fatto tante altre volte. Io ero impiegato in un’azienda elettrica. Livia invece insegnava letteratura italiana. Aveva vinto il concorso per le Superiori, ai primi di maggio. Avevamo vissuto insieme anche quell’esperienza dalla stanchezza per la preparazione alla felicità per averlo superato. Ed era stato bello. L’azienda in cui lavoravo non era molto distante da casa, e sarei andato a prendere Livia a piedi, se un collega non mi avesse dato un passaggio in macchina. Ci penso spesso ancora oggi: se avessi rinunciato a quel passaggio, avrei tardato un po’ e... forse soli pochi minuti sarebbero bastati a impedire che morisse, chissà...

Arrivai a casa in anticipo, suonai il campanello e quando lei mi rispose, per scherzo la rimproverai: «Dai, svegliati, muoviti, Sei sempre in ritardo?» Così, col sorriso mica dicevo sul serio. Ci piaceva scherzare, eravamo allegri, giocosi.

Scendemmo in fretta da casa e, camminando velocemente, ci dirigemmo verso piazza della Loggia. Continuava a piovere e Livia mi disse, seria: «Guarda te, questa è una pioggia fascista!». Temeva che la pioggia impedisse alla gente di scendere in piazza. Ma si sbagliava, perché quando arrivammo, la piazza era già piena. La attraversammo, da un lato all’altro, cercando con lo sguardo i nostri amici, quelli con cui eravamo stati la sera prima. Li vedemmo, erano a una decina di metri da noi. Stavamo per raggiungerli, quando incontrai un mio compagno, che mi bloccò per chiedermi delle informazioni. Livia però aveva fretta, fretta di raggiungere i suoi amici e di compiere il suo destino. «Io vado, ti aspetto li, vieni subito», mi disse. Mi fermai un attimo a parlare con quel mio compagno, tenendo però sempre d’occhio Livia, per non perderla tra la folla. Poi, andai verso di lei, che intanto aveva raggiunto il gruppo degli amici. Ero ormai vicinissimo, a pochi passi. Livia mi guardò, incrociammo lo sguardo, mi salutò e io risposi allegramente al suo saluto...

In quell’istante, lo scoppio. Erano le 10.12 del 28 maggio 1974.

Da quel momento, ho due immagini fisse nella memoria: il suo saluto prima, il suo corpo straziato dopo. La vedo ancora, lei è li, con i nostri amici, mi sorride e saluta con la mano e, subito dopo, lo scoppio. Il boato lo sento ancora nelle orecchie, lacerante.

Sul momento rimasi come attonito, impotente. Vidi un’ombra che mi passò davanti, e solo più tardi avrei capito che era il corpo di Alberto, Alberto Trebeschi, scagliato a una decina di metri di distanza, come fosse un manichino. In mezzo a quella folla impietrita, si aprì una sorta di buco: dove c’erano gente e sorrisi, ora c’erano solo morte e silenzio.

Da “I silenzi degli innocenti” di Giovanni Fasanella.

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20 maggio 2010
politica interna
Il trolley di cartone

Questa mattina ho ascoltato un servizio di RAI News24 sulla vicenda della Teleperfomance, call center di Taranto attualmente in crisi.

Circa 700 lavoratori che rischiano la messa in mobilità.

Tra le varie interviste, mi ha colpito una in particolare.

Quella a un giovane che alla domanda: “Quali sono le prospettive lavorative a Taranto se la Teleperfomance chiudesse?”, ha risposto: “Le prospettive sono quelle di prendere un trolley, metterci dentro qualche indumento e andare al nord!”.

— Ecco, ho pensato, questa è la sola evoluzione che abbiamo saputo costruire in cinquant’anni, dalla valigia al trolley! — .

Quale sviluppo abbiamo dato al sud Italia, se non siamo riusciti a cambiare stabilmente le possibilità di lavoro e di crescita sociale?

A chi, e perché, è mancata la volontà politica di debellare la corruzione e la malavita organizzata?

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permalink | inviato da mariolanfranco il 20/5/2010 alle 11:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
29 aprile 2010
politica interna
Le regionali in Piemonte ovvero l’anno del Novara

Il 2010 sarà ricordato come l’anno del Novara, la squadra di calcio torna in B e il novarese Cota diventa Presidente del Piemonte.
Il Presidente del Piemonte è un novarese, ma non è certo un vanto per un novarese essere considerato piemontese.
Il Novara è tornato in B, ma i piemontesi non ne vanno così fieri, nella loro memoria calcistica collettiva, esclusi Toro e Juve, sono rimasti i sette scudetti della Pro Vercelli e il primo Rivera dell’Alessandria.
Novara è la città meno piemontese del Piemonte e, come Cota, sta con Torino, ma volgendo sempre lo sguardo verso Milano.



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1 febbraio 2010
politica interna
Datemi una leva e vi solleverò il PD!

Alcuni giorni fa, ho ascoltato l’intervento di Alfredo Reichlin ad un convegno organizzato dal PD. Egli ha affermato che è necessario trovare un nuovo punto di riferimento, un nuovo orizzonte ideale per orientare e sollevare la sinistra (intesa come ciò che è alternativo alla destra).

Un tempo, la sinistra era unita nella “lotta di classe”: borghesi e contadini contro aristocratici, poveri contro ricchi, operai contro padroni, ovvero era unita in quella contrapposizione tra gruppi umani finalizzata al riequilibrio, spesso tumultuoso, tra le differenze delle condizioni di vita degli uni e degli altri.

Oggi, il PD e ciò che gli sta nelle vicinanze, non avrebbe un preciso scopo della sua azione, occorre quindi, secondo Reichlin, individuare una nuova strada da percorrere insieme.

In definitiva occorre chiedersi cosa spinge a votare per la sinistra, o nello specifico per il PD? Esiste un programma di cambiamento della società italiana ed europea? O si ha la sensazione di dover scegliere semplicemente una nomenclatura piuttosto che un’altra?

Il centrodestra, per unire gli animi, si avvale del populismo (che è sostanzialmente una lotta di classe soft), con il quale è semplice trovare fini comuni (normalmente dei nemici: gli extracomunitari, i meridionali, gli industriali, i banchieri, gli impiegati pubblici, i ferrovieri, i politici, i sindacalisti, i magistrati, ecc., ecc.) e, con poco impegno e qualche parola d’ordine, ottiene il risultato di farsi votare.

Le tesi di Reichlin devono far preoccupare e riflettere, come sappiamo la lotta tra classi sociali non ha mai, nella storia più o meno recente, ottenuto risultati che non fossero effimere sensazioni di vittoria e che non si trasformassero in breve tempo nelle peggiori tragedie degli ultimi duecento anni.

Tesi che, caratterizzate dalla metafora della leva di Archimede, mettono ansia per la loro estrema astrazione: - datemi una leva e vi solleverò il mondo! -.

E’ vero però che occorre trovare un collante unificatore e dare delle speranze chiare, semplici e concrete ai cittadini affinché essi diventino elettori.

Occorre tornare a difendere i cittadini.

Romano Prodi, ha scritto recentemente che "la causa della sconfitta di questa grande stagione" è da identificare nel fatto che, nella prassi, i governi liberalsocialisti si sono limitati ad imitare le precedenti politiche dei conservatori, inseguendone i contenuti, senza percorrere le nuove strade del riformismo, ma le vecchie strade dell'inegualitarismo liberista e conservatore.

Per semplificare propongo un esempio: personalmente sono dell’opinione che chi ha sempre pagato le tasse non ne desidera tanto la loro riduzione, ma chiede che i servizi pubblici siano sempre più diffusi ed efficienti a partire da: sanità, scuola e trasporti.

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19 dicembre 2009
politica interna
La politica in mutande

Dopo molto tempo: tempo dedicato alla stesura degli interventi e delle relazioni per i congressi ai quali sono stato chiamato a partecipare, riprendo la redazione dei miei commenti alla situazione politica.

Scrivo dopo l’aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al quale non posso che esprimere, per quello che vale, la mia personale solidarietà per il grave episodio che gli è accaduto.

Io credo (e a questo punto spero) che questa seconda metà del 2009 sia ricordata per il periodo in cui la “politica” ha raggiunto il punto più infimo della storia repubblicana italiana.

Il caso Letizia, il caso Marrazzo, il caso Boffo - Avvenire, le intemperanze a Bonn, quelle di Brunetta ed infine l’episodio di Piazza Duomo, danno la cifra dell’atmosfera politica che stiamo vivendo, siamo appunto alla politica in “mutande”.

E non solamente per le cronache legate alle frequentazioni di alcuni politici.

Le mutande sono indumenti che, come impone l’etimo, sono da cambiare spesso, anche più spesso della casacca che pure, tra molti nostri politici, è usuale cambiare velocemente.

Le corrette dichiarazioni del Presidente della Camera Gianfranco Fini, le recenti scelte di Pierferdinando Casini e la nascita del movimento Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli e di Bruno Tabacci, sono fatti tumultuosamente e repentinamente travolti dalla continua emersione di vicende e di esternazioni che hanno ben poca attinenza con la bella politica.

Occorrerebbe che i politici dessero un’immagine di se esemplare e cristallina, dando maggiore peso alla scelta lessicale.

C’è anche in corso un dibattito su “chi ha cominciato prima?”, ebbene, io non dubbi, l’origine di tutto nasce dalla “discesa in campo in condizioni di conflitto di interessi" e la conseguente inaccettabilità del Sig. Silvio Berlusconi come leader politico e ancor più come capo del governo.

Ed è quindi da quindici anni che i toni si alzano di giorno in giorno e di anno in anno, non c’è da stupirsi se oggi siano arrivati a livelli parossistici.

Non sto poi a ripetere quanto si dibatte sui giornali e nei talk show sull’amore e sull’odio, sulla personalizzazione della politica, sul populismo e sul consenso, perché una soluzione a tutto questo c’è: votare e far votare per il PD e per gli altri partiti del centro-sinistra.

Il centro-sinistra ha il dovere di organizzare un’alternativa di governo seria, che metta al centro del programma il lavoro.

Banale forse, trito e ritrito, ma è ciò che serve.

E quando alla chiusura di questa mia breve nota mi comparirà un riquadro all’interno del quale l’editor di testo mi chiederà “Salvare <<La politica in mutande>>?” sarà forte la tentazione di rispondere “No”.

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11 settembre 2009
politica interna
Fine di Fini?

Ho attentamente ascoltato l’intervento del Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini al Convegno di Gubbio e devo esprimere che, dal punto di vista dell’enunciazione dei reali problemi che tormentano l’Italia, mi è parso condivisibile: sui temi economici come sulla lotta alla mafia e sull’immigrazione.

Egli infatti, come un fulmine a ciel sereno, è salito sul palco e pacatamente, ma fermamente, ha dichiarato che il Governo deve fare un “cambio di passo” per portare a compimento il programma elettorale, che le famiglie e i pensionati hanno dei “problemi”, che se un magistrato ha dei nuovi elementi sulle stragi di mafia ha il dovere di riaprire il caso, che l’immigrazione non può essere banalizzata considerandola un problema di sicurezza e tante altre “belle cose”.

D’altro canto l’incipit del libro “La nuova destra”, proposta editoriale della Fondazione Fare Futuro, recita: “Sarkozy in Francia, Cameron in Gran Bretagna, Reinfeldt in Svezia, Fini in Italia. Da qualche anno, una destra nuova s’aggira per l’Europa: né statalista né liberista, né conservatrice né populista, ma pragmatica, postideologica e modernizzatrice, (…). Una destra, come l’ha definita Sarkozy, immaginativa, generosa, aperta, sensibile all’ecologia, ai diritti civili, alle problematiche del mondo del lavoro, al tema della cittadinanza. (…)”.

Sicuramente non si può dire che l’espressione politica di Fini sia sempre stata del tutto coerente, ne che sia sempre stato coerente il suo rapporto tra l’esposizione teorica dei problemi e delle relative soluzioni e la pratica politica, ma sicuramente si è trattato di un bello sguardo verso quella destra liberale ed europea, alla quale personalmente non aderisco essendo convintamente ancorato alla sinistra popolare e sociale, ma che sicuramente sarebbe utile per raggiungere, anche nel nostro Paese, un bipolarismo maturo.

Stamane, le rassegne stampa, narrano di un Fini divenuto una mina vagante per la stabilità del PdL e del Governo (“chi per amore, chi per timore” di fanfaniana memoria).

Personalmente sono scettico.

Che farà Fini? Una corrente? Una scissione, con i fidi Bocchino e Urso, con probabilità di raggiungere percentuali di consenso simili più a un prefisso telefonico che a un quorum d’ingresso in Parlamento?

O rimarrà, come lui stesso si è definito, un “grillo parlante” in attesa, aggiungo io, di essere colpito dal martello di legno del Pinocchio di turno, che nella favola di collodiana memoria amava, tra l’altro, “mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo”.

Il fatto che il pensiero finiano sia fortemente minoritario all’interno del PdL, si percepiva da un chiaro imbarazzo della platea, evidenziato dalla scarsità di applausi in sala.

Infatti “l’applausometro” ha cominciato a risalire quando ha preso la parola Cicchitto.

Mentre sottolineava le grandi conquiste del Governo in tema di respingimenti e sulle campagne di denigrazione del “Lider Maximo” orchestrate da redazioni e procure, la sala andava letteralmente in delirio.

La gestione del potere, attraverso la demagogia e il populismo, è semplice e sicura, perché dovrebbero abbandonarla?

Perché sciogliere pazientemente i complessi nodi della società italiana quando si può, come novelli Alessandro Magno, tagliarli con un veloce colpo di spada?

Addio Gianfranco, è oramai lontano quel dicembre del 1993 in cui Berlusconi ti preferì a Rutelli, per l’elezione a Sindaco di Roma, ora gli hanno detto chi sei: non sei quello dell’MSI, sei quello dei tortellini!

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28 agosto 2009
POLITICA
Oltre la sinistra c’è solamente la destra.

Credo che possiamo oggi accettare e accertare la morte del “grande centro”.

E' la fine della grande anomalia italiana e di qualche cespuglio francese.



La DC, per anni, fu un conglomerato di anime diverse, radunate, da un lato, dal sentimento anticomunista e, dall'altro, contro l’estremismo nostalgico e golpista dei post-fascisti.

In Francia, l’UDF ha raggiunto con il 18% il suo exploit alle presidenziali del 2007, posto fra due blocchi da 30 – 40 %.
 
Non fu un caso che inserì, in occasione delle elezioni francesi, il mio endorsement alla candidata socialista Segolene Royal in dissenso con l’allora mio Coordinatore Nazionale Francesco Rutelli, alla quale preferiva François Bayrou.

Con la costruzione dell’ASDE nel Parlamento Europeo, con la politica dell’alternanza bipolare, con la possibilità all’interno di ogni aggregazione di avere posizioni anche molto differenziate come nelle migliori democrazie occidentali, credo che possiamo constatare la fine di un’autonoma definizione di “centro”.

Si è parlato molto di "destra europea", ma oggi abbiamo la possibilità di costruire una "sinistra europea" laburista, liberale e riformista, che sia un'alternativa "possibile" e non un'alternativa "ideale".

«Non posso fare il segretario del Pd se non posso usare questa parola, sinistra».


OK, oltre la sinistra c’è solamente la destra!

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31 luglio 2009
politica interna
Altro che nucleare!

Altro che nucleare, enirgivoro, dispendioso e in funzione tra 15 anni con tutti i problemi che si porta appresso. Con un’intervista al “Sole 24 ore” di qualche settimana fa Massimo Ippolito (fondatore della Sequoia Automation di Chieri e inventore del Kitigen) ha dichiarato che prossimamente si avvierà sulle colline di Berzano San Pietro in provincia di Asti un nuovo tipo di centrale eolica che sta nel cielo come un aquilone. Per quanto capisco si può sintetizzare così. Il sole e la rotazione della terra fanno sì che l’atmosfera sia sempre in movimento. Vicino a terra il movimento è – per fortuna – rallentato dai rilievi, dagli alberi e altri ostacoli, ma se si sale di qualche centinaio di metri il vento c’è sempre e basta imbrigliarlo. L’idea di Ippolito e di altri progettisti nel mondo è di far salire in alto una specie di vela-aquilone che trasmette il movimento a terra attraverso speciali funi. Appositi sensori installati sulle apparecchiature permettono di modificare il loro assetto secondo per secondo in funzione di come spira il vento. La centrale che entrerà in funzione a Berzano San Pietro è un prototipo già produttivo con una potenza elettrica di 3Mw, quanto serve per 1000 alloggi. Se tutto funzionerà secondo le previsioni si aprirebbero nuove ed interessanti prospettive per la produzione di energia da fonti rinnovabili, a basso impatto ambientale ed a condizioni economiche competitive rispetto al petrolio, carbone e nucleare. 


Fa piacere sia stato scelto l’Astigiano per provare questa tecnologia all’avanguardia nel mondo, pensata, progettata e costruita dal lavoro italiano, in un momento difficile come l’attuale ed in cui il Governo orienta le risorse verso il nucleare.
L’iniziativa sollecita tutti a pensare come possibile un modo nuovo di vivere, parsimonioso ma di analoga e superiore qualità diffusa rispetto all’esistente e stili di vita in armonia con ritmi e regole cosmiche che governano il Pianeta. Rammentando che i problemi della Terra sono anche altri, come dimostrato da Aurelio Peccei quarant’anni fa ne “I limiti dello sviluppo”: demografia, erosione del suolo, manomissione delle risorse idriche, esaurimento delle risorse minerarie, produzione e smaltimento dei rifiuti, tra i più urgenti. Tutti peraltro alla nostra portata se operiamo con intelligenza, acume e lungimiranza, perseguendo il bene comune come nel caso delle vele-aquiloni che producono energia pulita stando lassù nel vento.

Da "L'opinione di Giovanni Saracco"

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29 giugno 2009
politica interna
"Sarebbe bello" se ...

Quali che siano i candidati alla carica di segretario del PD …









Sarebbe bello se il congresso non si risolvesse solamente in un confronto fra due o più organigrammi.

Sarebbe bello se si sviluppasse un dibattito sulle idee e sulle soluzioni.

Sarebbe bello se alla fine del congresso ci si ritrovasse con le idee chiare in testa sugli obbiettivi della sinistra riformista e progressista in Italia, poiché “non ci sono venti favorevoli per chi non sa dove andare”.

Sarebbe bello se non si cercasse di escludere qualcuno, ma di aggiungere nuove risorse.

Sarebbe bello se il risultato del congresso fosse una “somma a valore positivo” e non quello di una “divisione”.

Sarebbe bello se si vincessero le prossime elezioni …


 

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22 maggio 2009
politica interna
Quale Europa?

 

La decisione del Governo italiano - contenuta nel decreto chiamato con forzata attinenza “sicurezza” - di considerare reato l’ “immigrazione clandestina”, riporta idealmente la storia della nostra area geografica a prima delle costituzione della Comunità europea e getta una luce fosca (al di là di pretesti e giustificazioni vari) sullo spirito che in Italia aleggia, uno spirito nella sostanza razzista e xenofobo che in questi anni - con la complicità più o meno aperta e di certo determinante dei mass media, specie televisivi - si è insinuato in larghi strati della popolazione e in più componenti politiche (fra le quali spicca la Lega Nord).



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18 aprile 2009
politica interna
Quanto ci piace la sicurezza?

Un lungo discorso andrebbe fatto per le attività edilizie della criminalità organizzata, ma intendo limitarmi a una breve analisi dell’ordinarietà delle italiche abitudini.
Purtroppo, passato il periodo di vera o esteriore solidarietà con le popolazioni colpite dal terremoto dell’Abruzzo, ci dimenticheremo di ciò che è accaduto.
Si tornerà a costruire in modo non antisismico per risparmiare e a fare le opere pubbliche pensando più all’estetica che alla precauzione e si tornerà così a non avere disponibilità di bilancio per rendere scuole, strade, sedi istituzionali, ospedali sufficientemente sicuri.
Occorrerebbero molte risorse, ma anche se ci fossero, la politica in Italia è costretta, da una serie di vincoli elettorali, a dover rinunciare alla sicurezza.

Faccio un esempio: “Quale sindaco autorizzerebbe la sostituzione dell’intera rete elettrica degli impianti d’illuminazione pubblica?”.

Eppure è un intervento che servirebbe a scongiurare danni alle persone e a evitare guasti e dispersioni.

Ma sicuramente un intervento costoso, che nessuno vedrebbe e pochi potrebbero apprezzare.

Nessuno, la risposta è nessuno!

Nessun sindaco in Italia potrebbe essere rieletto se destinasse la maggior parte del bilancio alla messa in sicurezza di scuole, strade, ecc. e se non indirizzasse una cospicua parte delle risorse a una serie di interventi d’immagine.
Siamo uno strano popolo: quando succedono le disgrazie ci indigniamo per la mancanza di prevenzione e vogliamo più sicurezza, ma, quando scegliamo i nostri amministratori, difficilmente verifichiamo quanta “sicurezza” mettono nei loro programmi o nei loro mandati, abbiamo sempre lo sguardo rivolto verso altro: alla piazza, al campo sportivo o perfino alla gestione della festa patronale.

Passata la baraonda mediatica si tornerà a fare le scuole di sabbia e le piazze d’oro.

Ma almeno di questo terremoto ci resterà nella memoria la figura del nostro Presidente del Consiglio Pompiere come la grottesca icona di questo terremoto, così simile alla figura di Renato Rascel Corazziere, metafora di quell’Italia piccola, fanfarona e un po’ meschina, che dichiara e promette sapendo che non ci sarà nessuno a controllare la rispondenza delle proprie dichiarazioni e l’esito delle proprie promesse.

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21 febbraio 2009
politica interna
La primavera è finita, attendiamo l'autunno.

La nuova stagione, la primavera di Walter è finita, ma è stata, in ogni caso, una bella stagione di rinnovamento. Con Walter Veltroni la sinistra italiana è comunque cambiata e il riformismo, di cui il PD è portatore, ci permette di guardare al futuro con un maggiore ottimismo e di muoverci nel cambiamento con maggiore efficienza di quanto lo possano fare i residuali frammenti della sinistra.



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10 febbraio 2009
politica interna
Dov'è finita la laicità di destra?

Non entro nel merito della tragedia privata della famiglia Englaro, ma intendo esprimere la mia viva preoccupazione per la strumentalizzazione politica del caso, certamente non spicco per originalità, anzi direi che l’apprensione per la tenuta delle istituzioni democratiche, così come statuite dalla Costituzione, serpeggia tra i siti ufficiali di partiti e di politici affermati come tra i blog dei più sconosciuti.

Antonio Baslini - liberale cofirmatario della legge sul divorzioQuali e quanti interessi hanno da condividere e spartirsi i parlamentari del PDL per essere così ottusamente e disciplinatamente assenti dal panorama laico della politica italiana?

Quali e quanti disegni di mutamento delle istituzioni dello stato sono contenuti nell’attacco perpetrato da Berlusconi contro il ruolo del Presidente della Repubblica e contro il Parlamento?

Vi invito a ri-leggere un articolo Francesco Merlo (Repubblica — 28 settembre 2005) sulla scomparsa dei laici di destra, un opportunistico dissolvimento dettato dalla necessità di ingraziarsi il Vaticano o una sincera redenzione?

il-laico-di-destra

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19 gennaio 2009
politica interna
I costi della politica: difficile rinunciare quando ci tocca.

Quello dei cosiddetti costi della politica è uno di quegli argomenti su cui tutti sono d'accordo fino a quando i costi a cui si deve rinunciare non siano i propri o quelli della propria comunità. Inserisco ancora due articoli dell'amico Giorgio Quaglia riguardanti i microcomuni e le comunità montane del Verbano - Cusio - Ossola, ma sono ovviamente riportabili a tutto il territorio italiano.



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12 gennaio 2009
politica estera
Gaza e il dominio delle armi

Quando decisi di aprire questo blog pensavo di inserire esclusivamente delle riflessioni di politica interna (o di politica generale) e di non affrontare temi internazionali.
In primo luogo per non passare per "tuttologo" e poi perché la politica italiana è già da sola una materia molto vasta.
Però le terribili vicende del Medio Oriente e l'occasione di inserire un autorevole parere dell'amico Giorgio Quaglia, sindacalista e intellettuale, mi hanno convinto a pubblicare questo post.



Dal quotidiano La Stampa del 30.12.2008

"La terribile aggressione perpetrata dal Governo israeliano nei confronti della inerme e segregata popolazione di Gaza, ha ricordato a tutti una verità scontata e ineludibile, ossia la persistente floridità e l’implacabile dominio nel mondo dell’industria degli armamenti.
La crisi globale della finanza e dell’economia infatti non ha toccato per niente la diffusione e l’uso di vari strumenti di morte e distruzione che, di volta in volta, Stati e Governi delle più diverse tendenze utilizzano per i loro scopi interni od internazionali.
E’ il caso così di sottolineare ancora - con pena e rabbia - la condizione di totale soggiogamento o complicità della politica e degli organismi internazionali verso una “produzione” (legale e no) che non conosce e non ammette flessioni o recessioni di sorta (anche e soprattutto nei bilanci di innumerevoli nazioni, fra cui l’Italia).
Certo, in merito ad Israele si sa che - al di là di qualsiasi pretesto o giustificazione - sono due le ragioni vere che gli consentono di riproporre vaste azioni criminali di guerra: da una parte l’appoggio indiscriminato ed interessato degli USA, dall’altro il fatto che i palestinesi non posseggano aerei e carri armati.
Per la seconda ragione, con ironia e assurdità si potrebbe pensare che armamenti in equità distribuiti eviterebbero altri drammi; per la prima invece, il silenzio assordante del presidente americano eletto Barak Obama, appare il preludio di una futura politica estera statunitense poco dissimile da quella che negli ultimi anni - vedi come esempio i casi sempre attuali e scandalosi dell’Afganistan e dell’Iraq - ha reso più tragica e precaria la condizione umana.
Allora, per questo mondo, che nuovo anno ci potremo mai augurare?
Giorgio Quaglia - Segretario Provinciale UIL del Verbano Cusio Ossola"



Naturalmente la situazione è annosa e complicata e occorrerebbero dei testi pressoché infiniti per affrontare il tema dalle radici ad iniziare almeno dal Mandato Brittannico in Palestina per finire al mancato riconoscimento dello Stato di Israele da parte di Hamas, ma quello del mercato delle armi è un tassello aggiunto al mosaico.

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7 novembre 2008
politica estera
B. Obama: "The first swedish President of USA"

Ritengo che la vittoria di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti d’America, al di là dell’euforia, anche eccessiva, con la quale è stata accolta, rappresenti soprattutto una rivalutazione di un modello di gestione della "cosa pubblica" assimilabile alla socialdemocrazia (in USA denominato “liberal”).


Non è un caso che Obama sia stato “accusato” di voler costituire negli Stati Uniti d’America, un impianto economico simile a quello della Svezia, come nell’intervista di Barbara West all'allora candidato Vicepresidente Joe Biden (
http://www.youtube.com/watch?v=ZmjoKYZGysw ).

Ogni conquista sociale che riteniamo ormai scontata e naturale, come l'assistenza sanitaria garantita a tutti, l'istruzione primaria gratuita, la previdenza sociale per le persone anziane, negli Stati Uniti non è affatto ovvia.

Lo spirito socialdemocratico pervade le società europee ed è alla radice del nostro modo di intendere i diritti.

È un modo di guardare ai diritti, che ha costituito, dal dopoguerra in poi, una caratteristica generale della politica europea di centrosinistra, ma anche in gran parte di quella del centrodestra.

Negli USA la politica del liberismo assoluto iniziata dal riflusso della fine degli anni ’70 con Nixon ed esaltata dall’amministrazione Reagan negli anni ’80 e infine stabilizzata da quelle dei Bush, si è scontrata con la globalizzazione.

Semplicisticamente in un sistema economico chiuso chi ha maggiori mezzi economici spende i propri quattrini all’interno del sistema di appartenenza rimettendone in circolazione una parte, differentemente, in un sistema globale, i flussi economici possono avere delle dinamiche unidirezionali producendo un continuo depauperamento finanziario in un’area e un costante afflusso di denaro in altra.

Diventa quindi necessario per alcuni stati, al fine di alleviare il disagio della popolazione e aumentare la competitività delle aziende, intervenire fornendo o maggiori servizi e infrastrutture o con una minore pressione fiscale oppure mettendo in atto entrambe le azioni.

Il programma di Obama ( http://www.barackobama.com/issues/ ) prevede di implementare e di sostenere alcuni servizi (cassa mutua aziendale, scuole superiori gratuite [college], assistenza ai diversamente abili, ecc.), ridurre la pressione tributaria per i meno abbienti e contemporaneamente combattere l’elusione fiscale, oggi molto diffusa in USA e tollerata dai precedenti governi (compresi Carter e Clinton).

Ciò rappresenta un cambiamento epocale per gli USA: si ammette per la prima volta che non è importante che lo stato “non metta le mani nelle tasche” dei propri cittadini, ma è importante che lo stato fornisca dei servizi di livello adeguato alle tasse pagate, così come avviene in Svezia e in molti altri paesi scandinavi.

Purtroppo quegli stati sono molto diversi dagli USA e il funzionamento di quest’impianto economico non è assicurato con una società così complessa e multiforme come quella americana.

Un ulteriore fattore critico è rappresentato da una caratteristica collettiva della comunità americana, ossia quella di pretendere che se un servizio deve essere fornito dallo stato, la "utility" deve essere offerta in modo preciso ed efficiente (ciò posso dirlo con cognizione di causa essendo stato mio padre per parecchi anni alle dipendenze di un ente governativo degli USA).

Ecco perché, in tempi non sospetti, mi ero schierato per Hillary Rodham Clinton che proponeva un programma, come diremmo noi europei, più liberaldemocratico e maggiormente accettabile dalla società americana nel suo complesso e più attrattivo per il ceto medio e per gli elettori incerti e più moderati.

Ma evidentemente mi sbagliavo, la società americana è arrivata ad un passaggio per certi versi rivoluzionario, una loro seconda repubblica.

Da qui la distanza dal centrodestra italiano che non può certo attribuirsi nessuna parentela con la politica di Obama e l’articolo a firma Antonio Martino su Libero del 7 novembre ’08 (di spalla a pagina 9) me ne da ragione.

Oggi forse gli statunitensi possono dire: “Thank you, Europe!”.

Domani torneremo a dirlo anche noi italiani.

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29 ottobre 2008
politica interna
"Procuste! Chi era costui?"

Il D.L. 137/08, detto provvedimento Gelmini, che è ora legge dello Stato è stato definito il “letto di Procuste” della scuola pubblica italiana.
Il brigante Procuste aspettava i viandanti, poi li aggrediva e a forza li metteva su un letto; gli sventurati venivano stirati se troppo corti o amputati qualora i loro piedi sporgessero dal letto.
Questa metafora nasce soprattutto dalla necessità di rappresentare il provvedimento Gelmini che, dietro l’apparenza di qualche colpo di maquillage, attua i tagli alla spesa scolastica decisi da Berlusconi e Tremonti.

Il D.L. 137/08, prevede infatti azioni di sperimentazione volte a favorire l’acquisizione di conoscenze e competenze relative a “Cittadinanza e Costituzione” (poi la Lega ha fatto aggiungere anche lo studio degli statuti regionali).
Ma si dice anche che “l’attuazione di tali misure dovrà avvenire entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili”.
E’ chiaro come, in questo caso, si interviene con una legge per dare evidenza all’azione ove si poteva semplicemente inviare una circolare.
Inoltre occorre che qualcuno avvisi il Ministro che non è una norma tanto innovativa dato che esiste già l’insegnamento dell’educazione civica.

Il D.L. 137/08, prevede la reintroduzione del voto in condotta ovvero che venga valutato ogni studente “con specifico riferimento al suo comportamento”.
La disposizione è motivata dall’esigenza di contrastare i numerosi episodi di prevaricazione e di estorsione tra giovani (bullismo) che si stanno verificando nelle scuole e quindi il voto in condotta diventerebbe, secondo il modello della destra, un deterrente a compiere atti di questo tipo.
Ma sappiamo bene che con la repressione fine a se stessa non otteniamo altro che alimentare il disagio.
Occorrerebbero percorsi di sostegno psicologico per le vittime e per i soggetti devianti, occorrerebbe più integrazione sociale e occorrerebbero maggiori spazi di socializzazione.
Invece vediamo sempre più offrire ai giovani forme di identificazione negativa e si assiste sempre più all’esibizione di modelli di successo che tutto hanno a che fare meno che alla crescita culturale.
Come è noto, per evitare la frustrazione dell’insuccesso alcuni giovani acquisiscono personalità rancorose che generano atteggiamenti di violenza gratuita e distruttiva.

Il D.L. 137/08, dispone nuovi criteri per la scelta dei libri di testo nelle scuole, in particolare, stabilisce che i docenti adottino libri di testo in relazione ai quali l’editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto per un quinquennio.
Nel testo del corrispondente articolo però non è indicata la data di decorrenza di applicazione della norma, che così come espressa appare un’enunciazione di principio.

Il D.L. 137/08, dispone che si ricostituiscano le classi con il maestro unico, secondo il modello organizzativo tradizionale della scuola elementare vigente fino al 1990.
Si passa, dunque, da 3 insegnanti su 2 classi a 1 insegnante per ogni singola classe.
Non è chiaro come in questo contesto si inserisca l’organizzazione del tempo-pieno e la disposizione appare ambigua.
Affida ai regolamenti scolastici l’articolazione di un orario che tenga conto sia delle esigenze didattiche e delle famiglie, ma non dice come, creando sicure disomogeneità sul territorio nazionale e una grande incertezza su quello che sarà il futuro del tempo pieno.

Ma l’organizzazione é demandata ai sensi della Legge 133/08 (ex D.L. 112/08), che al Capo II: “Contenimento della spesa per il pubblico impiego” c’é l’articolo 64: “Disposizioni in materia di organizzazione scolastica” che prevede la “razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell'impiego dei docenti”, la “revisione dei criteri vigenti in materia di formazione delle classi”, la “rimodulazione dell'attuale organizzazione didattica della scuola primaria ivi compresa la formazione professionale per il personale docente interessato ai processi di innovazione ordinamentale senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica”, la “revisione dei criteri e dei parametri vigenti per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale docente ed ATA, finalizzata ad una razionalizzazione degli stessi”, la “definizione di criteri, tempi e modalità per la determinazione e l'articolazione dell'azione di ridimensionamento della rete scolastica prevedendo, nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, l'attivazione di servizi qualificati per la migliore fruizione dell'offerta formativa”.

Il D.L. 137/08, enuncia che: “nel caso di chiusura o accorpamento degli istituti scolastici aventi sede nei piccoli comuni, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono prevedere specifiche misure finalizzate alla riduzione del disagio degli utenti.”
Ciò è molto rassicurante e ci sentiamo tutti più sollevati: i sindaci dei piccoli comuni saranno così autorizzati ad organizzare dei servizi di noleggio limousine con autista per portare a scuola gli studenti disagiati.

Ma soprattutto, il D.L. 137/08, conclude con il verdetto di condanna della scuola pubblica italiana: “dall'attuazione … del presente articolo, devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l'anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l'anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l'anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall'anno 2012”.

Il letto di Procuste è anche quel luogo in cui le persone venivano ridotte ad un’unica misura, ad un unico modello.
Questo è il vero significato della metafora: la volontà della destra di far convergere tutti gli aspetti della vita al business e di allineare tutte le teste al pensiero unico.

“Che la scuola sia anche, o principalmente, un luogo di cultura, che il pane che vi si fabbrica, ben prima della sua messa in vendita e ben oltre il suo prezzo di mercato, sia proprio la cultura degli italiani, non è nemmeno immaginato.”
Da La Repubblica del 09/10/2003 - Il bimbo manager della Moratti di MICHELE SERRA.

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18 settembre 2008
politica interna
Il mal d'informazione
Inserisco una riflessione di Roberta Favrin (giornalista de "La Nuova Provincia" di Asti e de "Il Sole 24 Ore") dalla sua pagina di Facebook. e, di seguito, un mio amaro corsivo.

E' assordante il silenzio di stampa su quello che è accaduto a Cortona: 36 docenti universitari e intellettuali di prestigio riconosciuto a livello nazionale e internazionale riflettono con mille giovani donne e uomini di tutta Italia sulle conseguenze delle globalizzazione, sul futuro del pianeta, sulle responsabilità della politica e, tutto questo, non fa notizia.
Nemmeno personaggi di richiamo mondiale come Vandana Shiva e Jeremy Rifkin fanno notizia. Sui principali quotidiani d'Italia Cortona sostituisce Roma nell'intestazione del pezzo: è solo il luogo dal quale rimbalzano le polemiche sull'agenda politica nazionale (Amato accetterà o no di far parte della commissione Attalì per Roma?) oppure è il soffitto della chiesa sulla quale è ritratto il vescovo Veltroni....
Il Pd è ridotto a una macchietta di sé stesso (pure ieri sul Corriere, a proposito della citazione di Into the wild nel discorso di Vetroni), oppure non esiste.
Non è solo scandaloso, è a dir poco inquietante.
Lo dico da cittadina e lo dico da giornalista che vive un disagio sempre più forte per il modo in cui si fa dis-informazione in Italia, ogni santissimo giorno. Anzi ogni giorno peggio di quello prima. I giornalisti che amano questo mestiere sono ancora tanti, tanti i giovani che aspirano a farlo. Eppure gli editori stanno facendo tutto il possibile per trasformare il giornalista in impiegato passa-veline. Le redazioni si svuotano e si allarga l'esercito dei free-lance a 10 euro a pezzo, senza spiraglio di crescita professionale, sottoposti a ogni genere di ricatto pur di stare appesi alla speranza di una sistemazione migliore. La categoria è allo sbando: i privilegiati difendono le posizioni (dentro le redazioni e dentro gli organismi di categoria), i giovani stanno alla finestra. La politica che fa? Blandisce, compra, corrompe. Oppure protesta ma non fa nulla per cambiare le regole del gioco che sono fondamentali per l'esercizio della democrazia: un sistema dell'informazione libero fatto di professionisti che hanno come unico referente il lettore – cittadino - consumatore; che sono pagati per studiare e analizzare la realtà; per indagare i problemi e scoprirne le connessioni; per fare la guardia ai poteri forti (e non per stare al guinzaglio dei potenti). Spero che all'interno del Partito democratico - e non solo lì - ci sia presto l'occasione per discutere di questi temi.
Roberta Favrin

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Martedì sera, durante la trasmissione Ballarò, il buon Giulio Anselmi ha espresso la sua convinzione in Italia ci sia vera libertà di stampa (e de "La Stampa") prendendo ad esempio la dichiarata ostilità del giornale da lui diretto per il "lodo Alfano".
Ma io mi chiedo: quanti hanno letto i suoi articoli e quindi quanto hanno fatto opinione?
Ormai dei quotidiani si leggono solamente le prime pagine alle rassegne stampa televisive: Il TG5 propone Libero, Il Giornale, Il Tempo con titoli di testa ad effetto.
E poi ci sono i “free papers” che stanno avendo una diffusione dilagante: chissà chi li gestisce? Io una mezz'idea ce l'ho!
Ma se non paghi i “contenuti” che vuoi tu, devi prenderti i “contenuti” di chi paga?

Arrivando con un mio collega nei pressi dell’ufficio, in Torino, veniamo aggrediti da strilloni che ci porgono City, Metro e Leggo. Io garbatamente rifiuto e un mio collega torinese, pensando alla mia "campagnolità" astigiana, mi fa "... prendilo, è gratis!", io rispondo che non leggo i giornali gratuiti e lui “ … ed io quelli a pagamento!”.



Ma infine perché disperarsi?

A chi può interessare che Rifkin ci ricordi “che le attuali risorse energetiche mondiali stiano per esaurirsi”?

Tanto ci penserà “Lui”!

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