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20 gennaio 2012
politica interna
L' egemonia sottoculturale.

L'egemonia sottoculturale. L'italia da Gramsci al gossip.

Panarari Massimiliano

 

Una volta il nazionalpopolare era una categoria gramsciana, i giornali e la televisione pubblica erano pieni di scrittori e intellettuali, la sinistra (si dice) dominava la produzione culturale. Oggi nazionalpopolari sono i reality show pieni di volgarità, la televisione (pubblica o privata) è quella che è, e la sinistra pure. Ma si può paragonare l'Italia di Pasolini, Calvino, Moravia con quella di "Striscia la notizia", Alfonso Signorini, "Amici" di Maria De Filippi ? La tesi provocatoria di questo libro è che il confronto non solo è possibile, ma è illuminante. Perché oggi, finita e strafinita l'egemonia culturale della sinistra, trionfa un'egemonia sottoculturale prodotta dall'adattamento ai gusti nostrani del pensiero unico neoliberale, in quel frullato di cronaca nera e cronaca rosa, condito da vip assortiti, che sono diventati i nostri mezzi di comunicazione, ormai definitivamente dei "mezzi di distrazione di massa". E il paradosso è che molte delle tecniche di comunicazione che oggi innervano la società dello spettacolo sono nate dalla contestazione del Sessantotto, dai movimenti degli anni Settanta e dalle riflessioni sul postmoderno degli anni Ottanta. E cosi, in un cortocircuito di tremenda forza mediatica, il situazionista Antonio Ricci produce televisione commerciale di enorme popolarità, Signorini dirige con mano sicura il suo postmodernissimo impero "nazional-gossiparo", i reality più vari sdoganano il Panopticon di Bentham e Foucault per le masse.

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15 dicembre 2011
politica interna
G. Zagrebelsky E. Mauro - La felicità della democrazia. Un dialogo

G. Zagrebelsky E. Mauro - La felicità della democrazia. Un dialogo

Pensi davvero che ci sia da temere per la democrazia, anche solo come forma politica? Non ti pare che ormai, nel mondo occidentale, nessuno oserebbe proclamarsi antidemocratico? Perfino i dittatori, quando prendono il potere, sciolgono il Parlamento e sospendono i diritti, dicono di farlo per restaurare la 'Vera democrazia'. La democrazia è l'ideale del nostro tempo. Ma la democrazia è un sistema di governo molto compiacente. Può ospitare tante cose, senza abbandonare il suo nome. C'è da preoccuparsi perciò della sua salute, cioè della sua efficacia, che è poi la sua capacità di mantenere le promesse. Non è strano infatti che alla massima estensione spaziale della democrazia corrisponda un'insicurezza, anzi uno scetticismo crescente, diffuso e diffusivo nei suoi confronti? Il disincanto democratico, si sta diffondendo sempre di più, non tra chi appartiene ai giri del potere, ma tra chi ne è escluso. E il segno che la democrazia, come ideale politico si sta appannando, anzi, sta facendo una semi-rotazione: dal basso all'alto. Ma se chi ne ha più bisogno rinuncia alla democrazia come ambito di libertà nel quale è possibile l'emancipazione, il cambiamento, la semplice affermazione di diritti, allora la democrazia è mutilata, perché parziale. E dove va chi è deluso dalla democrazia? Non va da nessuna parte, perché non ci si può astenere dalla democrazia come se fosse un'opzione politica. Il fatto è che la democrazia è fragile, è delicata, è manipolabile...

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15 dicembre 2011
politica interna
Massimo Salvadori - Democrazie senza democrazia

Massimo Salvadori  - Democrazie senza democrazia

Oggi viviamo più che mai in un'era di sacralizzazione della democrazia. Ma, mentre celebra i suoi trionfi, la democrazia è soggetta a così forti motivi di deterioramento da indurre a domandarsi se, sotto l'apparenza, non si celi una realtà che ne contraddice i principi e i presupposti istituzionali e sociali. Fatto è che le istituzioni degli Stati nazionali e la tradizionale divisione dei poteri non sono più in grado, come mostrato dagli eventi che hanno provocato la grande crisi economica del 2008, di regolare e controllare le decisioni dei centri di potere "irresponsabili" che presiedono alla produzione e all'allocazione delle risorse materiali, influiscono in maniera determinante sulla politica degli Stati, plasmano l'opinione pubblica, condizionano pesantemente i processi elettorali. Dopo aver indicato i tratti costitutivi delle varie forme di democrazia, l'autore si sofferma in particolare su tre tipi di regimi: il regime liberale non democratico, il regime liberaldemocratico fondato sui partiti di massa e radicato negli Stati dotati di piena sovranità sul loro territorio e a "economia nazionale", il regime liberaldemocratico nell'era dell'economia globalizzata, dell'indebolimento dei partiti, dell'avvento del cittadino "video-dipendente", dello svuotamento progressivo della sovranità degli Stati.

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15 dicembre 2011
POLITICA
Ronald Dworkin - La democrazia possibile. Principi per un nuovo dibattito politico

 

La democrazia possibile. Principi per un nuovo dibattito politico

Negli Stati Uniti, dove la vita politica somiglia sempre più a una guerra, è ancora possibile trovare una base comune per un corretto dibattito politico?

È questo il quesito fondamentale attorno cui Dworkin articola tutto il suo libro. La nazione americana sembra infatti spaccata in due, divisa fra due culture totalizzanti e incompatibili. Tuttavia per Dworkin questa teoria delle due culture onnicomprensive, quella rossa rappresentata dai repubblicani conservatori e quellablu rappresentata dai democratici progressisti, ormai luogo comune, è quantomeno esagerata. Si tratterebbe piuttosto di una riuscita invenzione politica che, anziché fornire una valida spiegazione circa la reale situazione del contesto politico statunitense, ne acuirebbe la contrapposizione finendo con l’impedire un libero e ragionevole confronto politico. Dworkin si pone quindi due obiettivi: innanzitutto trovare, malgrado l’opinione diffusa, principi comuni abbastanza solidi da rendere possibile e proficuo un dibattito politico serio. In secondo luogo, cercare di evidenziare la forza e l’attinenza di tali principi con i grandi problemi che dividono la nazione americana: i diritti umani, il ruolo della religione nella vita pubblica, la giustizia sociale, il carattere e il valore della democrazia.

Il testo si occupa così soprattutto della vita politica statunitense, ma i principi individuati da Dworkin, secondo lui patrimonio comune degli americani, sono condivisi da molte altre nazioni, e gli argomenti trattati trovano applicazione anche nell’arena internazionale, dovrebbero cioè avere valore per qualsiasi interpretazione matura della democrazia. Così pure la diagnosi sullo stato del dibattito pubblico americano e le conclusioni che, come ben sottolinea Mario Ricciardi nella prefazione all’edizione italiana, si possono estendere benissimo anche alla situazione politica italiana.

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11 maggio 2011
politica interna
Enrico Morando - Riformisti e comunisti?
Enrico Morando - Riformisti e comunisti? 

Dal Pci al Pd. I «Miglioristi» nella politica italiana




Riformisti e comunisti? A cavallo tra gli anni ottanta e novanta, un gruppo agguerrito di dirigenti e militanti del Pci provò a declinare, in Italia, l’ultima stagione di quello che oggi appare un ossimoro. Nei decenni precedenti, la «destra comunista», prima con Giorgio Amendola e poi con Giorgio Napolitano, era sembrata più volte al limite dello strappo. Ma il crollo precipitoso del colosso sovietico, con gli esiti nostrani della «Bolognina», apriva ora nuove opportunità e non lasciava più tempo agli indugi. Fu tra il 1989 e il 1994 che si consumò, in effetti, la parabola della corrente «migliorista». Il suo intento dichiarato era di superare l’anomalia della sinistra italiana, promuovendo la costruzione di un grande partito socialista a vocazione maggioritaria. Ma tre fattori ne limitarono le potenzialità: la concezione del partito e della lotta politica interna; un’eccessiva ricerca dell’equilibrio tra istanze di continuità ed esigenze di rottura; e infine la difficoltà a considerare come compiutamente propria la cultura liberalsocialista.
La tesi di questo libro, scritto da uno tra i principali protagonisti di quell’esperienza, è netta: se i riformisti del Pds avessero operato più tempestivamente per la sintesi tra socialismo e liberalismo e si fossero candidati alla guida del processo d’innovazione capace di incarnarla, l’Italia si sarebbe dotata già a metà degli anni novanta di un vero partito di «centrosinistra». E oggi sarebbe un’altra Italia…
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8 giugno 2010
politica interna
I principi e i voti - Gustavo Zagrebelsky

 

"Non seguirai la maggioranza per agire male" è l'ammonimento che viene dall'Esodo ai giudici di ogni tempo. Ed è il precetto che meglio ci introduce alle funzioni della Corte costituzionale. Suprema istituzione non elettiva, la Corte protegge la repubblica limitando la mera quantità della democrazia per preservarne la qualità, contro la degenerazione democratica in regime della maggioranza irresponsabile. La funzione dei giudici costituzionali è dunque altamente politica, pur senza appartenere alla politica. Essi sono chiamati a difendere i principi della convivenza contro la divisione e a diffondere il "bisogno di costituzione" contro la tentazione di fare della materia costituzionale un campo di sopraffazione della maggioranza sulla minoranza.

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7 gennaio 2010
diritti
Adriano Olivetti e il progetto di Comunità - Gianni Cortese

Relazioni e ruolo del sindacato unitario




La mensa Olivetti - opera di I. Gardella"Non abbiamo mai chiesto a nessuno a quale fede religiosa credesse, in quale partito militasse o, ancora, da quale regione d'Italia egli e la sua famiglia provenissero".

A cinquant'anni dalla morte di Adriano Olivetti, questo volume vuole rappresentare il punto di vista di un "sindacalista" della UIL, per testimoniare l'intreccio originale ed unico tra un imprenditore "atipico", colto, lungimirante ed un sindacato di partecipazione, altrettanto "sui generis".
Oggi, nel contesto della gravissima crisi internazionale che stiamo attraversando, si presenta un'occasione storica per mettere al centro del nuovo sistema economico le persone e le loro capacità, lo sviluppo effettivamente sostenibile, il radicamento nel territorio, anche come contrappeso a quel "villaggio globale", veicolo di importanti occasioni e nel contempo di seri rischi identitari.
Un nuovo equilibrio dovrebbe preoccuparsi di assicurare a tutte le latitudini, con un'azione progressiva, la soddisfazione e il rispetto delle istanze sociali, a garanzia di giustizia e, nello stesso tempo, di corretta competitività.
Se gli insegnamenti derivanti dalla crisi daranno l'opportunità di favorire un nuovo paradigma, con un approccio più riformista ed umanista, l'opera di Adriano Olivetti e quella dei tanti che hanno creduto in lui acquisterà quel significato profetico che troppi, frettolosamente, avevano, invece, liquidato come "utopia".

GIOVANNI CORTESE ha 55 anni, è nato in Sicilia e risiede nel Canavese da oltre quarant'anni. E' laureato in giurisprudenza ed è attualmente Segretario Generale Regionale della UIL Piemonte.
Ha iniziato l'attività sindacale nel 1976 nella UIL Sanità del Canavese, diventando prima Segretario Provinciale e poi, nel 1995, Segretario Regionale. Nel 2000 ha assunto l'incarico di Segretario Regionale della Federazione dei Poteri Locali. Nel 2006 è entrato a far parte della Segreteria Regionale UIL, diventando Segretario Generale nell'ottobre del 2008.

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14 agosto 2009
politica interna
Il sultanato


Giovanni Sartori - Dalla riforma elettorale a quella scolastica e universitaria, dai pericoli del federalismo alle incognite del Partito Democratico, dalle omertà verso la mafia alla bioetica, dall’Alitalia alla crisi economica, l’osservatore più autorevole e sferzante della politica italiana ripercorre fatti e personaggi che hanno occupato la scena del Paese negli ultimi tre anni. E con penna impietosa denuncia gli incredibili paradossi e le troppe storture di un’Italia dove anche il buon senso sembra ormai privilegio di pochi. «Le cose che mi spaventano sono ormai parecchie; ma il livello di soggezione e di degrado intellettuale manifestato da una maggioranza dei nostri ‘onorevoli’ mi spaventa più di tutto. Altro che bipartitismo compiuto! Qui siamo al sultanato, alla peggiore delle corti.»

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28 giugno 2009
politica interna
La democrazia in trenta lezioni

Giovanni Sartori - Che cosa vuol dire, esattamente, "democrazia"? Quali sono le condizioni necessarie per rendere "possibile" una democrazia? In quali e quanti modi può funzionare il processo che conduce milioni di elettori a scegliersi poche decine di rappresentanti? Chi sono i filosofi che hanno formulato le grandi leggi della democrazia? Esistono diverse ‘gradazioni’ di democrazia? Quali sono le differenze tra la democrazia dei moderni e quella degli antichi? In che cosa consiste la libertà politica? e l’eguaglianza? Come si sono sviluppati i diversi modelli di sistema politico: il liberalismo, il socialismo? Perché dobbiamo preferire la democrazia? La democrazia si può esportare? Quali sono i rapporti tra democrazia e Islam? È in corso un conflitto di civiltà tra l’Occidente e l’Islam? Qual è il rapporto tra democrazia e sviluppo economico? La democrazia è in pericolo?

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17 maggio 2009
politica estera
La primavera di Praga. 1968: la rivoluzione dimenticata
 

Enzo Bettiza - "Martedì 20 agosto fu un tipico giorno estivo. Praga era piena di turisti, intere famiglie passeggiavano o sedevano nei parchi. Era inconcepibile pensare che nel giro di poche ore i carri armati sovietici ci avrebbero assalito." Con queste parole Alexander Dubcek, leader della Primavera di Praga, ricorda nella sua autobiografia il giorno in cui i carri armati dei paesi aderenti al Patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia, decretando la sconfitta del "socialismo dal volto umano", che a partire dal gennaio 1968 aveva promosso una serie di riforme economiche e politiche, a favore della libertà di stampa e di espressione. Enzo Bettiza, inviato a Praga dal "Corriere della Sera", visse in prima persona quei tragici momenti che segnavano la fine delle aspirazioni democratiche di una buona parte della dirigenza politica e dell'intero popolo cecoslovacco.

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22 gennaio 2009
POLITICA
Il crucifige e la democrazia.
Gustavo Zagrebelsky - La democrazia è un fine o un mezzo? Zagrebelski propone nel volume tre visioni della democrazia: dogmatica, scettica e critica. Ad esse corrispondono tre mentalità, tre visioni del mondo. Il dogmatico non vede che la verità alla quale tutti devono aderire. Lo scettico, la realtà alla quale bisogna piegarsi. Il critico, invece, si fa strada responsabilmente tra le possibilità. La tesi dell'autore è che solo coloro che possiedono una visione critica della democrazia la concepiscono come fine. Per chiarire questo concetto si rifà a uno dei simboli tragici della democrazia: il processo a Gesù dove il dogma dell'infallibilità della volontà popolare si profila come quintessenza della democrazia dogmatica.


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22 gennaio 2009
politica interna
Sindacalista a chi?

Giorgio Quaglia - 1998 - 2008 L'attività sindacale in un decennio di mutazioni profonde della società.
Le questioni sollevate, spesso con interpretazioni profetiche e comunque sempre con la coscienza civile ed etica aperta ad ogni sollecitazione, appaiono tuttora stimolanti e valide.
Un sindacalista, un intellettuale nel complesso, mai allineato, spesso "contro corrente".
Con la prefazione di Giorgio Rossetto.


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3 novembre 2008
politica interna
I ragazzi che volevano fare la rivoluzione - Aldo Cazzullo

Aldo Cazzullo - Marzo 1964, Palmiro Togliatti parla alla Normale di Pisa. Un ragazzo lo apostrofa dall'ultima fila: "Perché non avete provato a fare la rivoluzione?" "Provaci tu, a farla, se sei capace", risponde il segretario. "Lo farò, lo farò." Il ragazzo si chiama Adriano Sofri. Cinque anni dopo, insieme con amici, studenti e operai, darà vita a Lotta continua, il movimento rivoluzionario che ha segnato più in profondità la storia della nuova sinistra italiana. Dal '68 alla condanna del delitto Moro, dalla fascinazione operaista al caso Calabresi, dalle intuizioni politiche alle azioni illegali, Lc è stata un pensatoio politico, ma anche fucina di una generazione di giornalisti, intellettuali, politici, scrittori, oggi in posizioni di prestigio e potere. Con una nuova prefazione, torna un testo fondamentale per capire l'Italia degli anni Settanta. E quella di oggi.

 

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3 novembre 2008
politica interna
Uncorrect - Luciano Violante

Luciano Violante - Perché il progetto del Partito Democratico non deve fallire? Perché il Partito Democratico, così come viene pensato e discusso oggi, corre seri rischi di fallimento? La nascita di un nuovo grande partito riformista può diventare una risposta concreta alla crisi del sistema italiano, ma se nella sua costituzione non si pongono decisive istanze di rinnovamento nel modo di fare politica del nostro Paese e scelte coerenti per recuperare una nuova dignità dello Stato, questa nobile impresa potrà rivelarsi fallimentare. Un'analisi acuta, lucidamente politically uncorrect, che denuncia i rischi di un definitivo allontanamento dei cittadini dalla politica, di un'irrecuperabile deriva oligarchica della democrazia, di uno smarrimento dei valori della Costituzione.

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3 novembre 2008
politica interna
I silenzi degli innocenti - Giovanni Fasanella

Giovanni Fasanella - Qui la voce delle vittime del terrorismo è declinata al plurale: accanto alle testimonianze della figlia di Moro e della moglie di D'Antona, gli autori hanno infatti affiancato quelle di coloro che hanno perso uno o più congiunti nelle stragi "nere". In polemica rispetto alla tendenza verso la contrapposizione tra le vittime "della sinistra" e "della destra", l'intento è duplice. Innanzitutto restituire dignità ai familiari delle vittime. In secondo luogo, infrangere il velo di ambiguità che ancora ricopre gli ultimi trent'anni. In tal senso, l'accertamento della verità diviene un obiettivo primario rispetto alla piena soddisfazione della giustizia, al punto tale che tutte le testimonianze convergono su due nodi decisivi: da un lato, la richiesta di liberare gli incartamenti dal segreto di stato; dall'altro, la proposta di scambiare la verità con l'impunità per mezzo di una "Commissione per la verità e la riconciliazione". Dalla girandola di ricostruzioni, che, pur concedendo spazio al gioco delle fatalità e delle premonizioni, riesce a non scivolare nel noir, emergono in particolare le considerazioni del giudice Sossi, convinto sia della responsabilità della stampa di sinistra nel suggerire gli obiettivi ai brigatisti sia della preferenza di alcuni in merito a un esito tragico del suo rapimento, così come quelle di Benedetta Tobagi, certa che i politici riformisti, più che i presunti "nemici del popolo", fossero gli autentici obiettivi dei terroristi. In conclusione, affiora la sensazione che, basandosi quasi esclusivamente sui racconti dei pentiti, le indagini giudiziarie abbiano individuato sì i responsabili diretti, non sempre e non tutti, ma tralasciato i livelli più alti, forse confusi nel grande magma delle complicità interne e internazionali. Si è trattato di inefficienza o di volontari tentativi di insabbiamento?
Federico Trocini

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3 novembre 2008
politica interna
Otto milioni di biciclette - Romano Bracalini

Romano Bracalini accompagna il lettore attraverso la società del Ventennio fascista, supportato dall'attenta lettura di documenti, testimonianze e soprattutto di giornali dell'epoca. La velleità del regime di "fare ordine" e rendere l'Italia più efficiente ebbe ripercussioni anche sulla vita sociale, che ne fu condizionata in tutti gli aspetti, dalla dimensione lavorativa a quella scolastica e famigliare, dalla sfera sessuale, politico-culturale a quella dei divertimenti.

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3 novembre 2008
politica interna
Imparare democrazia - Gustavo Zagrebelsky

Gustavo Zagrebelsky - Un saggio di Gustavo Zagrebelsky - una riflessione - che poggia su convinzioni maturate in lunghi anni di dedizione all'argomento, in cui vengono descritti significati e storia di un modello politico che aspira all'uguaglianza, al dialogo e all'esercizio dei diritti di ciascuno e di tutti. Completa il volume una scelta di testi sul concetto di democrazia, significativi seppur non tutti canonici, di autori d'ogni tempo: Erodoto, Aristofane, Cicerone, Montesquieu, Tocqueville, Brecht, Orwell, Arendt, Bobbio e Carillo.



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3 novembre 2008
politica interna
Quello che non si doveva dire - Enzo Biagi

Enzo Biagi - Quello che non si doveva dire - E' quello che Enzo Biagi non ha potuto dire in televisione negli ultimi cinque anni, da quando è stato bandito dagli schermi dopo l'"editto bulgaro" di Berlusconi.
Questo libro è dunque una sorta di rivincita: un viaggio attraverso i temi dell'attualità che Biagi e Loris Mazzetti avrebbero trattato nella fortunata rubrica "Il fatto".
Per finire, Biagi regala ai lettori un viaggio nel suo passato, "prendendo ad esempio, per farmi capire meglio, alcune parole che nella mia vita hanno avuto un senso: coraggio, coerenza, umiltà, libertà, rispetto, giustizia, tolleranza, solidarietà".


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3 novembre 2008
politica interna
1977 - Lucia Annunziata

Lucia Annunziata - 1977 - «La cronaca dell'anno è un lugubre bollettino di scontri, il rapido dissolversi delle ultime illusioni rivoluzionarie dentro l'acido muriatico del rancore e degli odi. Una parabola etico-politica che contiene ancora oggi insegnamenti per tutti (radicali e riformisti, ex comunisti e moderati, cattolici e laici) su quello che si deve e soprattutto non si deve fare. Alla fine, l'anno che creò tante utopie si rivelerà come la morte della politica. L'ultima volta che la sinistra tutta, dal Pci a quella radicale, si ritroverà insieme, come in un ultimo ritratto di famiglia. Prima di implodere davanti alla forza delle armi».

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3 novembre 2008
politica interna
La ragazza del secolo scorso - Rossana Rossanda

Rossana Rossanda - La ragazza del secolo scorso - Il racconto di una vita: la politica come educazione sentimentale (in particolare da pagina 368 a fine: il racconto del congresso del PCI del 1969, quando ne fu espulsa e lei esordì dicendo "un paese che definiamo socialista [l'URSS] ha invaso un altro paese veramente socialista [la Cecoslovacchia di Dubcek]": una verità politica che non le fu perdonata.

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3 novembre 2008
politica interna
La Fabbrica del programma - Giulio Santagata
Giulio Santagata - La Fabbrica del programma - Dieci anni di Ulivo verso il Partito democratico Conversazione con Lelio Alfonso Postfazione di Romano Prodi

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30 ottobre 2008
politica interna
Era ieri - Enzo Biagi
“Abbiamo combattuto contro il nazismo e il fascismo, molti hanno dato la vita per la libertà, mai avrei pensato che un giorno nel nostro Paese si tornasse a parlare di epurazione, censura, regime, secessione e si mettesse in discussione la Carta dei Padri della Patria.”

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30 ottobre 2008
politica interna
Crescete & prostituitevi - Oliviero Beha
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.

Pier Paolo Pasolini

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