Blog: http://mariolanfranco.ilcannocchiale.it

Il risultato nazionale.

Dopo la lettura “a caldo” dei dati elettorali del mio post “Nuova impetuosa avanzata del PD”, voglio esercitarmi, per quel che può valere e per quel che può interessare, in un’analisi dei risultati elettorali più ampia e precisa.
Il risultato delle elezioni per il rinnovo della Camera dei Deputati e del Senato consegna il Paese alla destra, con una maggioranza politica di dimensioni tali da assicurarle stabilità e governabilità per i prossimi cinque anni.
Per noi, invece, si tratta di una sconfitta elettorale dura e profonda (parole di Piero Fassino).
Ognuno di noi sa che una vittoria della coalizione PD-IdV era onestamente inimmaginabile, ma una sconfitta così “dura e profonda” ci ha sorpreso.
E’ chiaro che il progetto politico proposto da PD non è stato sufficientemente attrattivo per l’elettorato moderato (di area UDC,UDEUR e FI), ma ha subito anche la perdita del voto dei cittadini che hanno recepito come un inganno le promesse della campagna elettorale della primavera duemilasei, solo parzialmente compensati dai voti della sinistra radicale richiamati dal “voto utile”.
Coerentemente con la nostra origine politica dell’Ulivo e dell’Unione, abbiamo pagato contiguità al Governo Prodi, che è stato un ottimo governo dal punto di vista delle riforme e del risanamento economico, ma che non ha avuto il tempo di promuovere la politica delle due fasi (prima il risanamento, poi la ridistribuzione), infatti non si arrivava alla quarta settimana con Tremonti e Berlusconi, così come con Padoa Schioppa e Prodi; abbiamo pagato una fase di recessione economica trascinata dalle speculazioni sul prezzo del petrolio; abbiamo pagato un’ondata anomala di antipolitica che, attraverso il “grillismo” e l’enfatizzazione di opere editoriali come “La casta”, ha colpito chi è al “potere”, individuando erroneamente soprattutto nei politici di centrosinistra, chi, dedicandosi alla politica, è passato da una vita “normale” ad un’agiatezza da nababbo; abbiamo pagato la parziale incapacità del Governo Prodi di trasferire, dai propositi alla pratica politica, le politiche sull’immigrazione e sulla sicurezza; abbiamo pagato i distinguo, determinati dall’eterogeneità della compagine politica e dalla voglia di emergere di singoli esponenti (ricordiamo Rizzo e Diliberto, Caruso, Pecoraro Scanio, Turigliatto e Rossi, ma anche Bordon, Manzione, lo stesso Di Pietro e tanti altri), ed una manifesta litigiosità che quotidianamente riempiva le pagine dei giornali e dei servizi dei telegiornali; credo infine che abbiamo pagato gravemente l’incapacità di utilizzare i media: internet, manifesti, radio, giornali e la televisione soprattutto.
Faccio un esempio corsivo: se un sindaco di centrosinistra vuole aumentare le licenze dei taxi, dovrebbe fare prima una lunga campagna di comunicazione sul fatto che i taxi, nella sua città, hanno un tempo di attesa troppo lungo, in modo da creare un’opinione diffusa che è necessario l’aumento delle licenze dei taxi; se invece si fa la stessa operazione senza una dovuta preparazione dell’opinione pubblica, i media trasmetteranno che un “perfido sindaco comunista”, ostile ai lavoratori autonomi che “si arricchiscono e non pagano le tasse”, ha deciso di colpire quei lavoratori per motivi ideologici e qualcuno può salire sul predellino di un taxi per fare il difensore dei tassinari (pardon) … dei tassisti nella totale indifferenza della gente comune.

Che fare?

All’indomani delle sconfitte della nazionale di calcio, ci si trova di fronte a cinquantaseimilioni di commissari tecnici e oggi dobbiamo fare i conti con almeno diecimilioni di segretari nazionali del PD: i blog e i giornali sono pieni di ricette, dei massimi esponenti del PD e di semplici elettori, su come vincere le prossime elezioni.
In ogni caso, dalla lettura di questi vari suggerimenti direi che le maggiori preoccupazioni derivano non tanto dall’orientamento politico quanto dalle future alleanze: ritorno con la sinistra, in viaggio verso l’UDC o ancora avanti “da soli”.
Ognuna di queste ipotesi ha dei pro e contro: con una parte della sinistra si può andare d’accordo per essere contro la destra, ma non per programmare delle politiche di sviluppo economico; con l’UDC, dorotea e andreottiana, si possono programmare ed attuare delle politiche attive, ma un’alleanza simile sarebbe carente sul piano della laicità dello stato (… e poi occorre capire se ci stanno ad avere un dialogo privilegiato verso un centrosinistra che non offre loro sbocchi di immediato potere); infine andare avanti “da soli” darebbe la possibilità di altre conglomerazioni (ex socialisti), ma ci consegnerebbe ad una lunga sequela di sconfitte elettorali poiché, anche dove il centrosinistra è forte, difficilmente la sinistra radicale sarebbe attratta da candidati PD che non l’hanno coinvolta nella redazione dei programmi e nella spartizione delle eventuali cariche.
Tuttavia mi pare indiscutibile che la maggior parte degli elettori del PD si stia orientando una nuova parola d’ordine: “la vocazione maggioritaria non significa autosufficienza”.

Ma dobbiamo farcene una ragione: la linea politica di un partito la decide il suo congresso!

Un congresso da farsi con calma, senza fretta, confrontandoci prima nelle sedi nazionali come nei circoli di quartiere e di paese.
Dibattiti nei quali si discuta apertamente delle nuove strategie del centrosinistra, delle nuove idee riformiste, della rielaborazione dei concetti cari al centrosinistra come l’eguaglianza (portare tutti allo stesso punto di partenza e aiutare chi rimane più indietro), la solidarietà, l’interesse collettivo, prima che delle alleanze di governo, non inseguire la destra sul suo territorio (detassazione, sicurezza, , ma essere credibili ed alternativi.
La mozione di Nichi Vendola per la segreteria di PRC così esorta i suoi: “Dobbiamo imparare a correre cercando la strada”, noi forse stiamo un po’ meglio: la strada l’abbiamo individuata all’orizzonte, ma il percorso è accidentato e pieno d’insidie e a correre dobbiamo imparare anche noi.
Partendo dalle politiche si potranno poi formulare, con chi ci sta, dei programmi che abbiano una larga base di consenso sia a sinistra che al centro.

Ma è un lavoro tutt’altro facile: il New Labour Party inglese ha progettato una politica sociale basata su cinque punti: educazione pubblica, salute pubblica, lotta alla criminalità, stabilità economica e controllo dei flussi immigratori.

I risultati elettorali del NLP di Gordon Brown non hanno dato i risultati sperati, ma anche in Inghilterra e Galles il centrosinistra ha subito un tracollo alle ultime elezioni amministrative.
Si ha l’impressione, leggendo gli interventi dei cittadini inglesi sul forum del sito del NLP, di una società ripiegata su se stessa, impaurita dalla presenza degli stranieri provenienti dall’India e dal Pakistan, in conflitto di culture e di religioni: chi segnala di non aver più votato il NLP perché suo figlio non ha trovato posto al nido, ma il figlio del pakistano sì; chi segnala di non aver più votato il NLP perché si sentito dire da alcuni mussulmani che, secondo la sharia, avrebbero dovuto tagliargli la testa in quanto gay, … .
Interessante è il post di un certo Dale, di cui riporto la traduzione:
Il Labour ha due scelte: 1. Inizi a controllare i nostri confini come la maggioranza desidera che vengano controllati - arresti complessivamente l'immigrazione e obblighi coloro che sono qui ad imparare i nostri valori e non viceversa. 2. Perda le prossime elezioni. ... Ci siamo mai chiesti se il multiculturalismo è ciò abbiamo desiderato? - io non sono mai  venuto in contatto con qualcuno che ne fosse d'accordo.

Già visto?

Occorre aver tempo per riflettere sul voto alla Lega Nord, un voto furente verso chi non riesce a trasferire le “belle politiche” dalla teoria alla pratica, verso chi da per scontato il tuo voto, verso chi pensa a far quadrare i parametri di Maastricht piuttosto che il bilancio famigliare, verso chi vedono distante da loro, sono quasi d’accordo con Chiamparino: tanti convegni, ma anche tanti mercatini!
Infine, ma non ultimo, l’antifascismo: non dobbiamo trovare scuse sulla fine del ‘900 oppure sul fatto che le contrapposizioni ideologiche non ci fanno prendere neanche “un voto in più”, sulla perseveranza all’antifascismo del PD non ci devono essere dubbi, oggi ci troviamo di fronte ad una diffusa ricomparsa dei simboli, degli atteggiamenti, dei linguaggi e dei metodi di stampo squadristico.
Giorgio Bocca, negli anni ’70 ammoniva: “state attenti, sono pochi, ma ci credono!”, bene oggi non sono così pochi.
Come diceva quella vecchia canzone di Fausto Amodei?
    …
    sempre uguale è la canzone che abbiamo da cantare,
    scarpe rotte eppur bisogna andare!
    …

Pubblicato il 13/5/2008 alle 11.6 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web