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Relazione introduttiva al 3° Congresso Provinciale UILCEM ASTI

RELAZIONE INTRODUTTIVA DEL SEGRETARIO PROVINCIALE
Mario LANFRANCO


Care delegate e cari delegati, gentili ospiti e invitati,
in questi tempi, nella nostra Italia avremmo molti motivi per iniziare con un momento di riflessione e di cordoglio.
Se pensiamo alle calamità naturali che recentemente hanno colpito il nostro Paese e soprattutto se pensiamo che spesso le tragedie che ne conseguono, non sono del tutto causate delle calamità.
Se pensiamo ai conflitti internazionali nei quali siamo talvolta direttamente coinvolti …
Ma tra i tanti motivi ve ne propongo due.
Il primo è la morte per un incidente sul lavoro avvenuta nella nostra Provincia, la morte di un muratore, un padre di famiglia, un iscritto alla UIL da trent’anni, un ulteriore tributo di sangue che i lavoratori italiani pagano alla mancanza di sicurezza e di controlli.
Il secondo motivo è la scomparsa di Gino Giugni lo scorso 5 ottobre.
Scrivere chiaro, pochi concetti semplici, questo era il modo di fare le leggi di Gino Giugni.
Egli ci ha lasciato in eredità lo Statuto dei Lavoratori che ha realizzato la libertà nei luoghi di lavoro e ha dato pari dignità ad ogni lavoratore.
Oggi probabilmente molti di noi non godrebbero del diritto di essere qui a rappresentare altri lavoratori e a confrontarci sui temi del lavoro, così come molti lavoratori non potrebbero accedere a cariche elettive negli enti locali se non ci fosse lo Statuto dei Lavoratori.

Care delegate e cari delegati, dobbiamo ringraziarvi, voi siete qui in rappresentanza di chi vive quotidianamente nelle fabbriche, sugli impianti e negli uffici, voi con il vostro lavoro costituite una parte importante della ricchezza del nostro Paese.
Ringrazio il Sindaco di Villanova d’Asti, Roberto Peretti, che ci ospita e ci onora/ci onorerà della sua presenza.
Ringrazio tutti gli ospiti, degli altri sindacati e della UIL che hanno aderito all’invito dimostrando, con la loro presenza, interesse verso il nostro congresso.
Devo dire subito che la UILCEM di Asti è stata fortunata a trovare alcuni attivisti che con spirito di dedizione e senso di appartenenza si sono dedicati a far crescere il nostro sindacato e, attraverso esso, dare forza dei lavoratori all’interno delle aziende.
QUESTO È IL NOSTRO PATRIMONIO UMANO, CHE NON DEVE ESSERE DISPERSO E ANZI DOVRÀ, NEI PROSSIMI ANNI, CRESCERE E CONSOLIDARSI.
Se la UILCEM nella Provincia di Asti nasceva come il residuo attivo del sindacalismo dell’ENEL, oggi è una categoria che è rappresentata in tante piccole e medie aziende, naturalmente in ENEL, ma anche in ASP e in ENI Italgas e in SKF.
Una categoria che è passata in quattro anni da poche decine di iscritti a ben 115 iscritti nel 2008, con una piccola flessione nel 2009, ma stabilmente oltre le cento unità.
Flessione dovuta in parte alla quiescenza di molti lavoratori ENEL e della crisi industriale che imperversa anche nei nostri territori.
LA CRISI
Ognuna delle aziende del nostro territorio si è dovuta scontrare con la grave crisi che in questi mesi maggiormente tormenta l’economia e l’industria.
La UTIL, la Dierre, la RFT-SKF, la Marcegaglia, per non parlare delle aziende del polo industriale astigiano, sono in seria difficoltà e pongono le loro maestranze chi in cassa integrazione, chi direttamente in mobilità.
Ma la nostra è una crisi che, sia a livello locale che a livello nazionale, non nasce né oggi né un anno fa, la nostra è una crisi che parte da lontano.
Si sono sprecati anni nei quali siamo stati a guardare una situazione economica che continuava a peggiorare di giorno in giorno di anno in anno.
Dove gli unici interventi attivati sono stati condoni e finanziarie creative senza cercare di mettere mano alle riforme strutturali necessarie.
CHI HA LA RESPONSABILITÀ NELLA GUIDA DEL PAESE, PRENDA CHIARA COSCIENZA DI QUESTO PROBLEMA E INIZI UN PERCORSO CONDIVISO CON LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI E DATORIALI PER IMBOCCARE LA GIUSTA STRADA PER USCIRE DA QUESTA CRISI.
Oggi anche la classe media, della quale facciamo parte, si trova in gravi difficoltà economiche e sociali, è chiaro ormai che la nostra crisi deriva anche dal caos politico del Paese.
La nostra industria è oggi sotto quei livelli di competitività che un tempo la portavano a primeggiare, in diversi settori.
Settori avanzatissimi nei quali possedevamo elevate competenze, come la farmaceutica, la chimica-petrolifera, il manifatturiero.
Alcune produzioni di nicchia, sono praticamente scomparse dallo scenario produttivo.
Queste circostanze nascono da due principali cause: dalla cronica scarsità di risorse nella ricerca scientifica e tecnologica … e dalle cessioni di rami d’azienda e del nostro patrimonio industriale ad aziende straniere o a gruppi finanziari, con la conseguente chiusura di impianti e delocalizzazione all’estero di alcune produzioni.
Oggi l’Italia è davanti ad un bivio: o promuovere una vera politica industriale oppure diventare un paese ancora più povero dedito ad attività di grande interesse, ma purtroppo residuali come il turismo e i servizi.
La UIL è convinta che il nostro Paese abbia necessità della rinascita di una grande industria, vitale per la ricchezza e lo sviluppo.
Aziende che impiegano molte persone, hanno un’elevata richiesta di servizi, distribuiscono molte commesse a imprese medio - piccole e sono motori di ricerca e sviluppo.
LA PROVINCIA DI ASTI: QUALE ENERGIA?
Ma l’Italia è un paese quasi totalmente modificato dall’attività dell’uomo e un qualsiasi ambiente non trasformato e adattato alle esigenze dell’uomo non può essere altro che una “oasi naturalistica”.
Nella nostra piccola Provincia di Asti, in particolare, ci rivolgiamo all’UNESCO per rendere i nostri panorami patrimonio dell’umanità, resta quindi difficile pensare ad una qualsiasi grande opera come una centrale termoelettrica.
Tuttavia gli Astigiani non vogliono scaricare ad altri territori gli impianti sgradevoli anche in considerazione che ogni investimento crea lavoro e non vogliono quindi chiudersi in una pregiudiziale sindrome di chi vuole tutto purché non venga fatto nel proprio giardino.
La UIL anzi intende promuovere politiche industriali a condizione che vengano rispettate le compatibilità ambientali e paesistiche e che l’insediamento di impianti di incenerimento dei rifiuti o di combustione di biomasse siano inserite in un sistema regionale e organico di ciclo dei rifiuti, di produzione di energia elettrica e di teleriscaldamento in modo rendere l’impatto ambientale non dispersivo.
LA PROVINCIA DI ASTI: QUALE OPERATORE?
L’ENEL è, da sempre, l’operatore elettrico della Provincia di Asti e noi come sindacato di categoria intendiamo difendere, senza retorica, le grandi professionalità e lo spirito di abnegazione che hanno contraddistinto le maestranze di questa grande società nel nostro territorio, anche in conseguenza di gravi calamità come l’alluvione e le consistenti nevicate dello scorso inverno garantendo comunque un’accettabile qualità del servizio.
Tuttavia tra i nuovi operatori commerciali troviamo l’ASP di Asti, che riteniamo una società in grado di realizzare una corretta attività di fornitura di energia elettrica.

Intendiamo tuttavia vigilare per verificare che i nuovi operatori osservino un comportamento di corretta concorrenza, adottando il Contratto Nazionale del Settore Elettrico e fornendo ai cittadini consumatori tutti i dettagli del servizio fornito (che purtroppo non sempre è equivalente a quello fornito dall’ENEL e non sempre ciò è ben chiarito in fase di proposta di contratto).
Anche perché la liberalizzazione del settore, non ha ancora prodotto le tanto auspicate riduzioni dei prezzi sul mercato libero.
E’ evidente che le privatizzazioni in Italia sono andate nell’ottica di vendere delle quote di beni pubblici al fine di ripianare una piccola parte del debito pubblico e non nella direzione di affidare dei servizi a privati in regime di libero mercato realizzando regole chiare per una reale concorrenza.
Siamo quindi favorevoli a interrompere questo processo di privatizzazione delle società a direzione statale che operano in settori strategici come l’energia.
Attualmente la maggior parte dell’energia immessa nella rete elettrica proviene da combustibili fossili, che risultano oggetto di speculazioni da parte dei paesi produttori e delle società di mediazione.
Occorre pensare oggi a quale sarà l’energia del futuro, probabilmente un mix: solare, eolico, idroelettrico, carbone, geotermico, idrogeno con l’energia nucleare da vedersi come materia di ricerca scientifica utile per quelle generazioni future che sappiano come gestirla e controllarla.
PRINCIPALI PIATTAFORME CONTRATTUALI
In questo clima di caos istituzionale, politico, sociale e industriale ci andiamo a proporre con le nostre serie e realistiche piattaforme per il rinnovo di alcuni contratti nazionali.
SETTORE CHIMICO
Nel settore gomma – plastica, chiedendo una maggiore sorveglianza delle relazioni industriali, un consistente aumento del welfare contrattuale, attraverso la diffusione della previdenza complementare e dell’assistenza sanitaria integrativa.
Si chiede una maggiore regolamentazione del mercato del lavoro e più formazione in tema di ambiente e sicurezza.
Si chiedono maggiori strumenti per le RSU.
Si chiede di valorizzare le professionalità e la pari tutela della dignità degli uomini e delle donne sul posto di lavoro.
Si chiede l’ampliamento e il rafforzamento della contrattazione di II livello.
Si chiede infine di andare a definire la base retributiva su cui applicare l’IPCA come previsto dagli Accordi del 22 Gennaio e del 15 Aprile 2009.
SETTORE ELETTRICO
Noi chiediamo con forza che si diffonda sempre più l’applicazione del Contratto di Settore Elettrico: in tutte le aziende operanti nelle attività dell’area elettrica anche se solamente correlati all’energia elettrica e anche alle imprese appaltatrici.
Chiediamo un sistema di relazioni industriali e sindacali moderne che guardino all’Europa con una sempre più ampia partecipazione dei lavoratori nelle scelte aziendali.
Occorre un reale decentramento dei vari momenti di contrattazione sindacale, al fine di presidiare con maggiore efficacia l’organizzazione del lavoro, anche attraverso il ruolo delle RSU e degli RLS nei rispettivi ambiti di competenza.
Occorre maggiore formazione anche in considerazione che è sempre minore il lavoro eseguito direttamente dall’ENEL e dalle altre imprese elettriche ed i rischi di ulteriori esternalizzazioni e precarizzazioni, fanno di questo tema un aspetto strategico per il Sindacato.
Occorre verificare che gli strumenti solidali per la gestione del processo di efficentamento garantiscano la salvaguardia dell’occupazione e del reddito.
Il calo degli organici unitamente ai cambiamenti intervenuti nell’organizzazione delle Imprese, ripropongono la necessità di un maggior “controllo degli orari di fatto”.
Chiediamo quindi il rafforzamento del ruolo delle RSU nella definizione contrattata dei diversi regimi di orario, a livello di unità produttiva.
Chiediamo l’inserimento di una chiara regolamentazione del servizio di reperibilità e sulla sua sostenibilità.
Chiediamo la rivisitazione delle normative sul lavoro notturno e sul lavoro straordinario, del trattamento dei “trasfertisti”, con una migliore e più adeguata remunerazione delle ore di viaggio.
Chiediamo una razionalizzazione della normativa sui turnisti.
Riteniamo che uno schema classificatorio basato su 15 livelli retributivi non rappresenti al meglio il panorama del lavoro elettrico per come si è evoluto.
Occorre rivedere se c’è corrispondenza fra l’inquadramento e la mansione realmente svolta, in particolare nelle aree destrutturate.
Si intende, pertanto, avviare, contemporaneamente al rinnovo del CCNL, il confronto per la definizione di un nuovo e adeguato Sistema Classificatorio, capace di cogliere le trasformazioni dell’organizzazione del lavoro.
In particolare nelle aree destrutturate va definito un periodo massimo di permanenza per poter poi accedere all’inquadramento superiore.
La Sicurezza sul Lavoro e la Salute dei Lavoratori sono al centro dell’attività della UILCEM, anche per quanto riguarda gli addetti delle imprese appaltatrici.
Si ritengono necessari interventi di modifica del sistema indennitario, ad esempio per quanto riguarda l’indennità di reperibilità giornaliera, dei trasferimenti e traslochi.
Chiediamo l’introduzione del confronto fra le parti a livello aziendale sulle mense e sulla qualità del pasto convenzionato, nonché la riaffermazione del diritto alla fruizione dello stesso in tutte le Aziende.
Occorre riaffermare il diritto all’elevato sistema solidaristico e associazionistico che ha sempre contraddistinto il nostro settore: Previdenza Complementare, Assistenza Sanitaria Integrativa, Donatori Sangue e Attività Culturali, Ricreative e Sportive.

La difficile congiuntura economica che sta attraversando l’Italia, l’assenza di una adeguata politica dei redditi a favore del lavoro dipendente, contestuale al consistente aumento dei prezzi al consumo, hanno determinato, anche per i Lavoratori Elettrici, una sensibile perdita del potere di acquisto dei salari.
LE IMPRESE DEL SETTORE HANNO INVECE GARANTITO AI PROPRI AZIONISTI COSPICUI DIVIDENDI.
Pertanto, nel quadro complessivo dei rinnovi contrattuali, la richiesta economica sarà determinata dalla redistribuzione della ricchezza complessivamente realizzata nel comparto elettrico.
Chiediamo inoltre una ridefinizione più ampia della base retributiva su cui applicare i parametri per l’individuazione dell’incremento economico.
CHIUSURA
In ultimo, ma non ultimo per importanza un sincero ringraziamento alla Segreteria della Camera Sindacale di Asti qui rappresentata dal Segretario Provinciale Piero Guerrini, a tutta la Segreteria Regionale UILCEM, al suo Segretario Regionale Flaminio Fasetti e a tutti coloro che hanno permesso di far crescere la nostra organizzazione.
Grazie di cuore a tutti.

Villanova d'Asti, 16 ottobre 2009

Pubblicato il 17/10/2009 alle 22.16 nella rubrica Interventi.

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