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Stralcio dell'intervento al 3° congresso regionale UILCEM Piemonte

Ovviamente l'intervento al congresso regionale non poteva che essere una sintesi della relazione presentata al congresso provinciale.
Tuttavia vi propongo due novità: una "battuta" sulla privatizzazione dei dei servizi idrici e un appello, se non all'unità sindacale, almeno alla ripresa del dialogo interorganizzativo.


In accordo con il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2009 – 2013, varato dall’attuale governo, siamo favorevoli a interrompere il processo di privatizzazione delle società a direzione statale che operano in settori strategici quali l’energia elettrica, il gas e l’alta tecnologia.
Ci sarebbe solamente da chiedersi perché non considerare altrettanto strategico il settore dell’acqua.
Nell’attuale clima di caos finanziario, economico, industriale, sociale, politico e sindacale ci andiamo a proporre con le nostre serie e realistiche piattaforme per il rinnovo di alcuni contratti nazionali quali quello del settore elettrico, del settore energia-petrolio e quello del settore gomma-plastica.
La difficile congiuntura economica che sta attraversando l’Italia, l’assenza di una adeguata politica tributaria a favore del lavoro dipendente, contestuale al consistente aumento dei prezzi al consumo, hanno determinato, anche per i lavoratori da noi rappresentati, una sensibile perdita del potere di acquisto dei salari.
MOLTE IMPRESE HANNO INVECE GARANTITO COMUNQUE AI PROPRI AZIONISTI COSPICUI DIVIDENDI.
Pertanto, nel quadro complessivo dei rinnovi contrattuali, la richiesta economica sarà determinata dalla redistribuzione della ricchezza complessivamente realizzata nei vari comparti.
Sarebbe infine necessaria una maggiore unità di intenti tra le organizzazioni sindacali, se è vero che la CGIL spesso si fa carico di gravami non tipici del sindacato, è altrettanto vero che non possiamo isolare una parte così importante della società italiana.
Dovremmo tutti quanti, prendere esempio da Giulio Pastore, il fondatore della CISL, quando nel 1958 difese, in nome della libertà di pensiero sindacale, la CGIL e i suoi iscritti dagli attacchi della FIAT che minacciava di licenziamento chiunque si fosse candidato ai consigli di fabbrica nelle fila del sindacato comunista.
E’ nostro compito risalire alle radici primarie della UIL, come amiamo spesso dirci nei nostri incontri, SENZA PADRINI E SENZA PADRONI.
Ma ricordiamo come il Presidente del Consiglio dei Ministri, … Bettino Craxi, chiese, durante il suo saluto al nostro congresso nazionale del 1985, di rilanciare, se non un sindacato socialista, almeno un sindacalismo socialista.
Questo dovrebbe essere, ancora oggi, il nostro orizzonte: un sindacalismo riformista che si metta al fianco di quelle forze che si prefiggono l’uguaglianza dei cittadini e maggiore dignità ai lavoratori, ai pensionati, ai disoccupati e ai “diversamente” italiani.

UNITI SI VINCE!
E’ importante solamente definire “su che cosa”, non certo appiattendosi alle altrui piattaforme rivendicative, ma cercando, anche a fatica, un “minimo comun denominatore” fra tutte le organizzazioni sindacali.
Io credo che ce lo chiedano i lavoratori.

Settimo T.se, 4 dicembre 2009
 

Pubblicato il 6/12/2009 alle 21.16 nella rubrica Interventi.

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