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La politica in mutande

Dopo molto tempo: tempo dedicato alla stesura degli interventi e delle relazioni per i congressi ai quali sono stato chiamato a partecipare, riprendo la redazione dei miei commenti alla situazione politica.

Scrivo dopo l’aggressione al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al quale non posso che esprimere, per quello che vale, la mia personale solidarietà per il grave episodio che gli è accaduto.

Io credo (e a questo punto spero) che questa seconda metà del 2009 sia ricordata per il periodo in cui la “politica” ha raggiunto il punto più infimo della storia repubblicana italiana.

Il caso Letizia, il caso Marrazzo, il caso Boffo - Avvenire, le intemperanze a Bonn, quelle di Brunetta ed infine l’episodio di Piazza Duomo, danno la cifra dell’atmosfera politica che stiamo vivendo, siamo appunto alla politica in “mutande”.

E non solamente per le cronache legate alle frequentazioni di alcuni politici.

Le mutande sono indumenti che, come impone l’etimo, sono da cambiare spesso, anche più spesso della casacca che pure, tra molti nostri politici, è usuale cambiare velocemente.

Le corrette dichiarazioni del Presidente della Camera Gianfranco Fini, le recenti scelte di Pierferdinando Casini e la nascita del movimento Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli e di Bruno Tabacci, sono fatti tumultuosamente e repentinamente travolti dalla continua emersione di vicende e di esternazioni che hanno ben poca attinenza con la bella politica.

Occorrerebbe che i politici dessero un’immagine di se esemplare e cristallina, dando maggiore peso alla scelta lessicale.

C’è anche in corso un dibattito su “chi ha cominciato prima?”, ebbene, io non dubbi, l’origine di tutto nasce dalla “discesa in campo in condizioni di conflitto di interessi" e la conseguente inaccettabilità del Sig. Silvio Berlusconi come leader politico e ancor più come capo del governo.

Ed è quindi da quindici anni che i toni si alzano di giorno in giorno e di anno in anno, non c’è da stupirsi se oggi siano arrivati a livelli parossistici.

Non sto poi a ripetere quanto si dibatte sui giornali e nei talk show sull’amore e sull’odio, sulla personalizzazione della politica, sul populismo e sul consenso, perché una soluzione a tutto questo c’è: votare e far votare per il PD e per gli altri partiti del centro-sinistra.

Il centro-sinistra ha il dovere di organizzare un’alternativa di governo seria, che metta al centro del programma il lavoro.

Banale forse, trito e ritrito, ma è ciò che serve.

E quando alla chiusura di questa mia breve nota mi comparirà un riquadro all’interno del quale l’editor di testo mi chiederà “Salvare <<La politica in mutande>>?” sarà forte la tentazione di rispondere “No”.

Pubblicato il 19/12/2009 alle 19.16 nella rubrica Diario.

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