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Spin-off nel PDL.

“Spin-off” è una locuzione della lingua inglese che indica il distacco di una parte minore da un oggetto principale, ad esempio, di un ramo d’azienda da una società strutturata.

Abbiamo quindi assistito in questi giorni allo spin-off del FLI (Futuro e Libertà per l’Italia) dal PDL, ovvero ad un “processo di accompagnamento (alla porta) volontario, pianificato e non casuale” (da Wikipedia).

Volontario, poiché era da tempo che il clima tra cofondatori del PDL si era arroventato ed era lo stesso Fini a volersi distaccare dal pantano giudiziario nel quale sguazzano i vertici del maggiore partito politico italiano; pianificato, poiché, nelle scelte politiche del Cavaliere, nulla è mai stato lasciato al caso, ma segue i dettami di un attento marketing propagandistico: ogni scelta di tempi, parole e modi è studiata ad uso e consumo della sua telepromozione pubblicitaria (pensiamo al fatto che siamo in agosto e non si svolgono trasmissioni televisive di approfondimento); non casuale, i sodali di Fini non sono una combriccola di potere economico, ma piuttosto una compagine di potere politico, proveniente in larga parte dalla corrente ex rautiana del MSI, come rievoca lo stesso Pino Rauti: «Questo continua a sorprendermi. Li ricordo tutti, giovani, accanitamente rautiani e antifiniani. Viespoli, per esempio...».

Ma la definizione di “spin-off” fornita dall’enciclopedia Treccani è senz’altro la migliore: “serie di telefilm televisivi (ma anche di film, fumetti o romanzi) il cui protagonista appariva come personaggio secondario in una precedente serie.”

Ecco che oggi il Presidente della Camera dei Deputati diventa il principale soggetto di questa nuova serie di eventi, che interessa gli italiani più emotivamente che per logica.

Avrà successo? Farà cadere il Governo? Sosterrà un governo tecnico o ci porterà alle elezioni?

Giuliano Ferrara sbaglia ad affermare che Berlusconi abbia commesso un errore nell’espellere Fini infatti, nella storia politica del nostro Paese, gli spin-off partitici, hanno sempre avuto degli esiti deludenti: talvolta forti in parlamento, ma sempre deboli nelle urne.

Non compresi dai cittadini, poco chiari nelle finalità, considerati un fervore verticistico, visti come tradimento della linea politica della coalizione, hanno vita difficile e morte prematura.

Ecco perché le elezioni sono viste come il fumo negli occhi da tutti i gruppi tranne che dalla Lega Nord e, in parte, dal residuale PDL che si aggiudicherebbero un’ennesima vittoria, spazzando via, una buona volta, i Tabacci e i Follini, i Fini e i Casini.

Come scrive l’osservatore statunitense Alexander Stille, la forza strutturale del berlusconismo è immutata. Una forza costantemente alimentata dal controllo capillare dell’informazione e della comunicazione (televisioni, giornali, internet, editoria e cinema) e dalla gestione di una considerevole parte della finanza (banche e assicurazioni).

La principale forza di Berlusconi è l’influenza persuasiva che mantiene inalterata anche quando è all’opposizione.

Ricordiamo tutti il TG5, durante il periodo dell’ultimo governo Prodi, con quale precisione teneva la contabilità quotidiana degli sbarchi di profughi sulle coste di Lampedusa e, benché il numero degli “sbarcati” nel 2007 rappresenti pressappoco gli arrivi ordinari di cittadini stranieri di 5-6 giorni (con i dati statistici attuali si aggiungono ogni anno in Italia circa 250.000 nuovi cittadini stranieri), faceva apparire l’arrivo di qualche centinaia di sventurati come l’invasione di un’orda di crudeli giannizzeri ottomani.

Ancora una volta quindi, siamo a chiederci se la parabola dell’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri sia nella fase discendente o se, come solitamente avviene, uscirà dalla “vicenda Fini” indenne o addirittura rafforzato.

Penso che stiamo attraversando una fase cruciale della storia della nostra Repubblica, una fase in cui il centrosinistra potrebbe darsi darsi un assetto stabile e strutturato; differentemente, se non riuscisse a cogliere tale opportunità, potrebbe assegnare perenne consenso al populismo e al disfacimento dell’unità nazionale.

Dalla nostra abbiamo la legge elettorale per l’attribuzione dei seggi al Senato dove, un eventuale terzo polo, potrebbe diventare la “Lega Sud” per vocazione (per provenienza di molti dei suoi componenti e per lo scetticismo sul federalismo) e sparigliare i conti al Centro e al Nord, provocando che la maggioranza alla Camera non sarebbe la stessa al Senato.

Ciò frena il furore di Berlusconi nei confronti di Fini, come Ercole vorrebbe colpire cento volte l’abigeo Caco, reo di avergli ha rubato le vacche.

Ciò ci da qualche mese di tempo per pensare ad alleanze che ci permettano di liberarci di Berlusconi e ad un programma che vada al di là del leninismo della “presa del potere” e della sterilità del “poi vedremo”.

Pubblicato il 6/8/2010 alle 13.54 nella rubrica Diario.

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