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A Milano gli anni ’80 sono finiti.

A Milano, comunque vada il ballottaggio, gli anni ’80 sono finiti.

Sono stati belli con la Milano “da bere” e della moda - sempre più cinese- , la Milano della finanza - che gioca a fare Wall Street - e dei SUV - presiin leasing -, la Milano della flessibilità - che è “il nuovo che avanza” - edelle fabbriche - di sedi commerciali-.

Certamente non finiranno di botto, ma sarà un lento risveglio, a poco apoco la maggioranza dei milanesi prenderà coscienza di aver vissuto un belsogno, ma, come diceva Biagi, dai sogni prima o poi ci si sveglia.

Il Berlusconismo  ha scandito le variefasi oniriche, ma è giunto all’ultima: non ha nuovi sogni da proporre, può solamentefar leva sulle angosce e sulle paure.

Al risveglio, la maggioranza dei milanesi si renderà conto che quegli anninon hanno portato a una concreta stabilità economica delle semprepiù larghe fasce di popolazione esposte agli effetti della crisi.

Un primo significativo effetto di questo rinnovamento del vivere Milano emergedall’osservazione delle preferenze: il Vicesindaco De Corato, di fatto unsindaco vicario sia dell’attuale amministrazione che della Giunta Albertini,espone un’evidente debacle, segno di una gestione della cosa pubblica dedita all’affarismoe poco attenta ai cittadini.

In via Dante, la strada che collega il Castello Sforzesco con il Duomo, ilampioni sono quasi sempre spenti: la sensazione di buio non è solamentefisica, è soprattutto psicologica.

Pubblicato il 19/5/2011 alle 16.11 nella rubrica Diario.

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