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Lo starnuto

Tra tutti gli elementi che si possono analizzare in questi giorni del tumultuoso finale di stagione politica, spicca lo “psicodramma” del senatore Franco Orsi.
Uomo del Presidente Silvio fin dal ’94, un fedelissimo soldato, servile e defere

nte, che improvvisamente si ribella, vota contro le disposizioni del capo, proprio alla vigilia della “scelta” degli eletti.
Ma non è come sembra, ... nessuno l’aveva avvisato: “Questa volta non si dà la fiducia a Monti!” e lui ignaro, vota a favore del decreto sviluppo di quel Passera che pare sia l’unico, della nota specie volatile, che proprio non piace al capo.
Le cronache narrano di un senatore Orsi, che chiede scusa ai colleghi, al capogruppo e al vice, ma non si dà pace: “Diglielo, diglielo tu a Silvio, che non volevo, che è stato tutto uno sbaglio …”.
Con Gasparri tra l’impietosito e il seccato, che gli passa il telefonino: “Toh, parlaci tu …!”.
Così il senatore poté continuare con la sequela di scuse, giustificazioni e attenuanti per il suo comportamento inqualificabile.
Questa è la cifra della specie politica dei nominati da Silvio a cui auguro di non fare la fine di Cervjakov, il principale personaggio de “La morte dell’impiegato” di Anton Checov, dove si racconta di quello sventurato usciere, Cervjakov appunto, che colpì, con l’aerosol di un suo starnuto, la nuca di un suo superiore che a teatro era casualmente seduto davanti a lui.
Dopo aver chiesto scusa più volte, fece scatenare l’ira del superiore e l’uomo morì per la paura di non essere mai perdonato:
"- Vattene! - ripete il generale, pestando i piedi.
Nel ventre di Cervjakov qualcosa si lacerò. Senza veder nulla, senza udir nulla, egli indietreggio verso la porta, usci in strada e si trascino via... Arrivato macchinalmente a casa, senza togliersi la divisa di servizio, si coricò sul divano e... morì."

Pubblicato il 7/12/2012 alle 14.1 nella rubrica Diario.

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