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La tangente

Pare che i Renziani si offendano se si paragona il “fund raising” gestito da Renzino con le celebri cene da 1000 euro a cranio, con degli anticipi di tangenti.
Per cui dobbiamo trovare un diverso vocabolo per definire:
"Denaro dato da ricchi imprenditori a persona di potere".
Ovviamente la parola “tangente”, deriva dal latino “tangere = toccare”, per andar quindi leggeri si potrebbe quindi attingere al verbo “sfiorare” con “sfiorante”, ma è una parola così assonante a “sfiorire” che per un virgulto in piena fioritura mi sembra proprio inappropriato.
C’è da dire che il rigido “toccare” è dovuto alle contaminazioni linguistiche degli idiomi nordici e derivi dal tedesco arcaico “zucchon” divenuto poi “zucken”, ben ci starebbe pertanto una bella “zuccante”, ma anche qui andiamo male, per l’uomo più intelligente del pianeta prendere “zuccanti” sarebbe un’onta inenarrabile.
I sinonimi si sprecano: tastare, palpare, premere, spingere, ma anche avere, ottenere, spettare e poi i più violenti percuotere, colpire, picchiare.
Una “spingente” o una “premente” non vanno poi così male, una “spettante” invece ha il sapore di Agenzia delle Entrate (campo già occupato da un’altra persona di Firenze), una “percuotente” no – proprio no – al massimo può essere il nuovo nome da dare alla “gratifica natalizia” di lavoratori, artigiani e pensionati.
Quelli che come me hanno fatto le scuole tecniche, pensando alla tangente, hanno in mente l’immagine della linea che tocca il cerchio (in questo caso magico), così si potrebbe traslare a qualche altra figura geometrica, la “secante”, per esempio, la linea che entra nel cerchio (sempre magico), si potrebbe poi parlare di “cotangente” che essendo il reciproco della “tangente” la potremmo immaginare come “ciò che mi impegno a restituirti”.
La discussione resta aperta. 

Pubblicato il 16/12/2014 alle 14.46 nella rubrica Diario.

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